Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

NORD COREA: DA ACCORDO SU DISARMO SPERANZA CAMBIAMENTO

Beniamino Natale

(ansa.it) PYONGYANG - Le statue sono enormi, gli edifici sono enormi. Sulle larghissime strade poche automobili procedono lentamente. Le file alle fermate degli autobus sono lunghissime. E' mattina presto e per gli abitanti di Pyongyang, capitale del "paradiso socialista" della Corea del Nord, è ora di andare al lavoro. Molti, moltissimi non aspettano neanche i rari autobus e usano l' unico mezzo a loro disposizione, le gambe. Camminano le donne, vestite con i tailleur anni cinquanta, camminano gli scolari, che portano al collo degli enormi fazzolettoni rossi. Camminano i soldati, con le loro divise verde oliva scuro e i loro berretti rigidi. Tutti portano sul petto un distintivo che rappresenta Kim Il-sung, padre fondatore del paese e oggetto, col suo figlio e successore Kim Jong-il, di un culto semi-religioso. Non ci sono cartelloni pubblicitari ma enormi murales di propaganda che rappresentano proletari felici che marciano verso il Sol dell' Avvenir - non sono molto diversi dai quadri che alcuni artisti cinesi vendono oggi a peso d' oro nelle gallerie d' arte europee e americane. Al contrario della vicina Cina, le biciclette sono una rarità. Chi ha vissuto a lungo in questa città sospesa in un' atmosfera irreale, dove il tempo sembra essersi fermato agli anni della guerra di Corea e agli albori dell' era industriale, spiega che per la grande maggioranza degli abitanti di Pyongyang - dei privilegiati rispetto ai loro compatrioti che vivono nelle città minori e nelle campagne - anche le due ruote sono un lusso. Lo scarso traffico è diretto da vigili donne giovani e bellissime (alcuni dicono che le scelga personalmente Kim Jong-il, ma si tratta di una delle tante informazioni impossibili da verificare). Indossano gonne di un blu acceso, lunghe fino ad appena sotto il ginocchio, giacche bianche e grandi cappelli bianchi, sotto ai quali spuntano i capelli neri, spesso raccolti in una treccia. Si muovono a scatti, come dei militari, ma allo stesso tempo con grazia. Oltre alle automobili degli alti burocrati - vecchi modelli di Mercedes e di Volvo o addirittura Volga provenienti da un paese che non esiste più, l' Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche - e ai pulmini delle sempre più numerose delegazioni straniere, ogni tanto passa un vecchio camion con a bordo soldati-operai, in larghe divise marroni o blu avion, come quelle delle Guardie Rosse che quarant' anni fa dettavano legge in Cina. "Ci sono molti più veicoli del solito - dice un residente straniero di Pyongyang - nelle ultime tre settimane c' è stato un grande aumento del traffico". Da quando, cioé, è arrivata dalla Corea del Sud la prima nave carica di petrolio, come previsto dagli accordi raggiunti nei negoziati internazionali per il disarmo nucleare di Pyongyang. Disarmo in cambio di aiuti energetici ed alimentari e della garanzia che la Corea del Nord verrà cancellata dalla lista dei "cattivi" stilata nel 2002 dal presidente americano George W.Bush. Il processo è appena cominciato. Il diplomatico americano Christopher Hill, - uno dei protagonisti delle trattative - ha detto che ogni passo è più difficile di quello precedente, "come quando si sale di livello nei giochi sui computer". Fino ad ora, funziona. La Corea del Nord, l' ultimo paese rimasto oltre la "cortina di ferro" (o, se si preferisce, di bambù), sembra pronto ad aprirsi al resto del mondo. Per le strade della capitale sono comparsi dei baracchini - delle tende bianche e blu - che vendono bibite e biscotti, un primo tentativo di iniziativa privata. Davanti alla gigantesca statua di Kim Il sung che dalla collina di Mansudae domina la città, le coppie di sposi vengono a celebrare il Gran Giorno con i parenti e sorridono ai giornalisti stranieri che - vincendo le timide obiezioni degli immancabili accompagnatori - li fotografano. I soldati che arrivano marciando non sorridono ma non obiettano quando si accorgono delle videocamere. Dalla capitale si esce da un' autostrada a dieci corsie, completamente deserta. Per arrivare alle antiche tombe costruite nel quinto secolo per i sovrani della dinastia Koguryo - che verranno restaurate dalla cooperazione italiana - si attraversano villaggi nei quali la povertà è evidente ma dignitosa. I campi di riso sembrano normali ma si tratta di un' apparenza ingannevole: in realtà, spiegano gli esperti, in questa zona le alluvioni estive hanno colpito pesantemente e il riso è impregnato di acqua. Se si salverà più del dieci per cento delle coltivazioni, aggiungono, sarà un miracolo. Le alluvioni hanno colpito duramente tutta l' Asia orientale e nella Corea del Nord hanno interessato un arco che va dalla provincia dell' Hamgyong del Sud, sulla costa orientale, fino a sud della capitale, dando un ulteriore colpo ad un paese che non si è mai ripreso dalla devastante carestia del 1995-96. La notte di Pyongyang è fonda e silenziosa. Si procede in un buio pesto squarciato dalle luci che illuminano i monumenti - simbolo del paese: la statua di Kim Il-sung, il cavallo che rappresenta la "chollima", la mobilitazione di massa lanciata negli anni cinquanta per l' industrializzazione accelerata, e la Torre della Juche, l' ideologia creata dalla dinastia dei Kim, basata sul nazionalismo e sull' autosufficienza. E' un' altissima torre in cima alla quale "brucia" una finta fiamma al neon. Sulle scalinate che scendono verso il fiume Taedong, due ragazze suonano con un violino ed una fisarmonica una musica malinconica. L' ha scritta Kim Il-sung, spiegano, durante la guerra contro "il colonialismo giapponese".