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PROCREAZIONE: GIUDICE DI FIRENZE, SI' AI TEST SUGLI EMBRIONI

(ansa.it) FIRENZE - E' lecito eseguire i test sugli embrioni da impiantare in una fecondazione assistita se c'é il rischio di trasmettere una grave malattia genetica. Lo ha deciso un giudice di Firenze con una ordinanza, che ha valore di sentenza. La notizia è stata anticipata da Repubblica e confermata dal legale della coppia che ha presentato ricorso contro la decisione del Centro Demetra che, seguendo la legge, non aveva accettato di fare i test sugli embrioni.

"La decisione scardina la legge sulla fecondazione assistita", ha detto l'avvocato Gianni Baldini, docente di biodiritto all'università di Firenze e legale dell' associazione "Madre provetta". Protagonista del ricorso che ha portato a questa ordinanza è una coppia trentenne milanese. Lei è portatrice di una grave malattia, la esostosi, che genera la crescita smisurata della cartilagine delle ossa. "Questa malattia - ha spiegato Baldini - ha una trasmissibilità superiore al 50%, ecco perché la coppia ha chiesto il test sugli embrioni". Il giudice stabilisce anche che è lecito rifiutare il numero obbligatorio di tre embrioni se una gravidanza gemellare può mettere a rischio la salute della madre. "L'ordinanza non è revocabile - ha detto l' avvocato Baldini - quindi se il Centro Demetra non farà ricorso in appello diventerà esecutiva".

CENTRO DEMETRA, "SEGUITO LA LEGGE"
"Il rifiuto di svolgere test sugli embrioni è avvenuto a norma di legge. Non si poteva decidere diversamente". Così l' avvocato Cristina Baldi spiega perché il Centro Demetra si era espresso negativamente sulla richiesta della coppia milanese. "In base alle più diffuse interpretazione di legge - ha detto Baldi - non era possibile dire sì a quella domanda".

L'avvocato Baldi ha sottolineato come "la decisione del giudice sia stata estremamente coraggiosa aprendo spiragli significativi per una revisione della legge". Anche Claudia Livi ed Elisabetta Chelo, responsabili del Centro Demetra "sconfitto" hanno accolto con soddisfazione l'ordinanza del giudice fiorentino. "Questa decisione - hanno detto - apre nuove prospettive per un recupero di una autonomia decisionale del medico che, sino a qui è stato sostanzialmente costretto dalla legge ad una scelta terapeutica obbligata. Come si legge nel dispositivo, l'operatore è tenuto ad operare 'secondo le migliori regole della scienza in relazione alla salute della madre' come d'altra parte previste dallo stesso codice deontologico medico". Grande apprezzamento ha espresso anche Monica Soldano, presidente dell' associazione Madre Provetta che da anni si batte "per modificare nell'interesse dei pazienti una legge brutta e crudele, causa di un esodo dal nostro Paese di tante coppie (secondo l' Istat circa il 20% delle giovani coppie manifesta problemi procreativi) che vanno a cercare soluzione all'estero".