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Benessere e Salute

Benessere e Salute: informazioni e opinioni su ricerca scientifica medica, ospedali, sanità, malattie, farmaci, integratori, luoghi per cure, strutture benessere, stili di vita e consumi. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

La carne fa male alla salute? Domande e risposte dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro sulle carni rosse e lavorate

Dopo la diffusione da parte dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro(Iarc) del primo rapporto sulla cancerogenicità delle carni rosse e di quelle lavorate, in Italia tutti i giornali, le tv e i siti internet hanno ripreso la notizia scatenando un grande dibattito. Molti si sono schierati a favore dei prodotti nazionali, sostenendo che i consumi sono minori e la qualità è più elevata se si sceglie il made in Italy. Altri si sono mostrati poco sorpresi, visto che da anni i nutrizionisti consigliano di ridurre le porzioni settimanali di carne rossa. Ma la polemica sui media non accenna a diminuire. Per questo motivo la Iarc ha stilato un elenco di domande e risposte per chiarire i dubbi, che riportiamo.

  1. Cosa si intende per carne rossa?

Con questa definizione ci si riferisce a tutte le carni di mammifero, inclusi: manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra.

  1. Cosa si intende invece per “carni lavorate”?

Sono quelle trasformate attraverso la salatura, la stagionatura, la fermentazione, l’affumicatura o altri processi per migliorarne il sapore e prolungarene la conservazione. La maggior parte delle carni lavorate sono di maiale o manzo, ma esistono anche prodotti che contengono altre carni rosse, pollame, frattaglie o sottoprodotti come il sangue. Esempi di carni trasformate sono gli hot dog (wurstel), i prosciutti, le salsicce, la carne in scatola o essiccata e le preparazioni a base di carne e i sughi.

Glifosato, l’erbicida venduto dalla Monsanto classificato dallo IARC come probabile cancerogeno

Glifosato, l’erbicida più utilizzato in Italia e venduto dalla Monsanto classificato dallo IARC come probabile cancerogeno: il verdetto dell’OMS esteso ad altri quattro pesticidi

L’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (Agency for Research on Cancer – IARC), il braccio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa dell’ambito oncologico, ha emesso un verdetto pesante su cinque pesticidi molto usati in agricoltura. Si tratta di un erbicida (glifosato) e due insetticidi (malathion e diazinon), dichiarati probabili cancerogeni per l’uomo e come tali inseriti nel gruppo 2A. Altri due insetticidi, parathion e tetrachlorvinphos, sono stati riconosciuti come possibili cancerogeni umani (2B). Il giudizio, espresso da 17 esperti, è stato sintetizzato in un documento pubblicato su The Lancet Oncology e rientra nella rivalutazione di questi composti in corso da tre anni. Finora l’esposizione ai pesticidi era risultata correlata a un aumento dei casi di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, Parkinson in testa. Dal nuovo documento emerge invece una forte correlazione epidemiologica tra l’impiego del glifosato (riscontrato anche nel sangue e nelle urine degli agricoltori) e il linfoma non-Hodgkin. Nuovi studi sono necessari per fare chiarezza. 

Camminare: una «medicina» efficace passo dopo passo

di Elena Meli

Non ci sono scuse, perché quasi tutti possono dedicarsi all’esercizio fisico più facile: camminare. Si può farlo ovunque e con qualsiasi condizione atmosferica: basta uscire di casa e muoversi, al limite portando un ombrello. Troppo banale per ricavarne benefici? Tutt’altro. Sono moltissimi gli studi che garantiscono l’efficacia del cammino per mantenersi in salute: l’ultimo è un’indagine dell’università del Queensland, in Australia, che ha dimostrato come rimpiazzare due ore al giorno passate stando seduti con due trascorse camminando riduca dell’11% indice di massa corporea e glicemia e del 14% i trigliceridi nel sangue, con un “taglio” medio di 7.5 centimetri di girovita a tutto vantaggio del rischio cardiovascolare.

Tutti i vantaggi della passeggiata

Intervista a Umberto Veronesi: "Ora è nero su bianco, la via vegetale è l'unica, non ci sono più dubbi"

Giacomo Talignani

Oms: "Carne lavorata cancerogena". Intervista a Umberto Veronesi: "Ora è nero su bianco, la via vegetale è l'unica, non ci sono più dubbi"

Un assist "certificato" per la sua battaglia nella lotta ai tumori. Esulta Umberto Veronesi, presidente e fondatore della Fondazione Veronesi, vegetariano convinto e da anni in prima linea per promuovere una via alternativa alla carne, o per lo meno all'abuso, per prevenire la formazione del cancro. Oggi l'Oms, con i dati forniti dallo Iarc, ha definito le carni lavorate come wurstel, pancetta, prosciutti, salsicce, carne in scatola, secca o preparati a base di sughi di carne come "cancerogene" e le ha inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Inserendo nella lista delle "probabilmente cancerogene" anche le carni rosse.

Oms: "Salumi e carni rosse trattate possono causare il cancro"

Anziché fare il festival del Prosciutto a Parma si organizzerà quello del cancro.
E il comune conferirà il Premio Sant Ilario ai migliori produttori di cancro della Provincia di Parma.
A Natale che specie di cancro porterete in piazza sotto l'albero? LB

L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità conferma le anticipazioni dei giorni scorsi. Wurstel più pericolosi di fumo e benzene. Classificate come "probabilmente cancerogene" quelle non lavorate. Il capo dell'Agenzia: "Il rischio aumenta al crescere del consumo". Wurstel più pericolosi di fumo e benzene. Aiom: "Invito a tornare a dieta mediterranea"

CONSUMARE salumi, prosciutto e ogni genere di carne lavorata causa il cancro e probabilmente anche mangiare carne rossa: l'allarme arriva dall'agenzia di ricerca sul cancro dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, l'Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) - che ha stilato un rapporto sulla base di oltre 800 studi sul legame tra una dieta che comprenda le proteine animali e il cancro - fa rilevare che il dato conferma le attuali raccomandazioni "a limitare il consumo di carne". L'agenzia, che ha rilasciato delle anticipazioni nei giorni scorsi e che oggi ha pubblicato il rapporto su Lancet Oncology, include la carne di maiale tra la carne rossa, insieme a quella di manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre.

Regno Unito, la “fuga” degli infermieri italiani: “Qui possiamo fare carriera ed essere considerati persone non numeri”

Ludovica Liuni 

La mancanza di concorsi e assunzioni dal 2008, l'assenza di prospettive e di contratti a tempo indeterminato spinge molti professionisti sul mercato inglese, dove i nostri connazionali sono oltre 2.500. Tanti di loro vorrebbero tornare, ma a una condizione: "Vogliamo il posto fisso"

Hanno meno di trent’anni, una laurea in scienze infermieristiche e nessuna intenzione di perdere tempo inItalia. Il loro presente è in Inghilterra, il futuro chi lo sa.
Il fenomeno, riferisce l’organizzazione Nursing & Midwifery Council, ormai coinvolge oltre 2.500 italiani e stando alle stime dell’Ipasvi, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, si è registrato un incremento del 70% negli ultimi tre anni. Fino al 2012, infatti, chi decideva di trasferirsi oltremanica lo faceva più per scelta che per necessità. Ma da quando l’Inghilterra si è trasformata in una meta così ambita?

Inghilterra, selezione per merito e possibilità di crescita – In Inghilterra il 40% della forza lavoro negli ospedali è costituita da infermieri e medici stranieri. E se la fetta maggiore di assunti arriva dalle Filippine e dall’India, negli ultimi sei anni anche italiani, spagnoli e portoghesi hanno fatto la loro parte. A oggi il Nursing & Midwifery Council ha stimato che oltre ai 2.500 operatori sanitari arrivati dal nostro paese, ce ne sono più di 10mila che vengono dalla penisola iberica. E, come è emerso da un servizio della Bbc, il boom è avvenuto a partire dal 2011, con l’acuirsi della crisi economica.

Allarme diabete in Emilia Romagna, colpito un cittadino su 20

Una malattia cronica in costante crescita, definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’“epidemia dei primi 25 anni del terzo millennio”. E’ il diabete mellito, che richiede interventi continui e molteplici sui livelli glicemici e sui fattori di rischio cardiovascolari. In Emilia-Romagna (popolazione totale 4,4 milioni di persone, dato al 2014) si stima che gli adulti affetti da diabete mellito (tipo 1 e 2) siano pari a 256mila residenti (di cui circa 15mila con cittadinanza non italiana). I bambini e gli adolescenti (per la quasi totalità con diabete mellito di tipo 1) sono circa 900 (di cui 115 di cittadinanza non italiana). Negli ultimi anni, dal 2006 ad oggi, gli assistiti provenienti dall’estero con diabete sono raddoppiati.

Il punto sui percorsi assistenziali realizzati in base alle linee di indirizzo del Piano Nazionale Diabete verrà fatto lunedì 26 ottobre con il workshop organizzato dalla Regione, in collaborazione con Federazione Diabete Emilia-Romagna (FeDER), annunciato stamani in una conferenza stampa. “In questi anni – ha sottolineato Kyriakoula Petropulacos, direttore generale alla Sanità e Politiche sociali e per l’integrazione della Regione – in Emilia-Romagna si è realizzato un cambio di paradigma nella presa in carico del paziente, con un’integrazione forte delle varie professionalità coinvolte”. Petropulacos ha ricordato il ruolo delle associazioni dei pazienti, “partner fondamentali perché è grazie a loro che riusciamo a creare iniziative davvero innovative, come i campi estivi per i bambini affetti da diabete”.
“Oltre a programmare con la Regione, abbiamo cominciato anche a progettare insieme – ha spiegato Rita Lidia Stara di FeDER, sigla che raccoglie tutte le associazioni di diabetici – . La qualità dell’assistenza  migliora quando i pazienti collaborano con  i professionisti della salute e gli amministratori nella creazione di progetti con obiettivi comuni”.

Roma, truffa al servizio sanitario. Ai domiciliari l’ex direttore Ospedale israelitico e presidente Inps Antonio Mastrapasqua

Quattordici ordinanze di custodia cautelare e tre obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di medici e dirigenti della casa di cura privata. Le ipotesi di reato sono falso e truffa in danno della sanità pubblica: l'accusa è di aver chiesto alla Regione rimborsi gonfiati per le prestazioni sanitarie. Mastrapasqua era noto come "mister 25 poltrone"

L’ex direttore dell’Ospedale israelitico di Roma Antonio Mastrapasqua è finito ai domiciliari con l’accusa di truffa ai danni del Sistema sanitario nazionale nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi gonfiati a fronte di prestazioni sanitarie. Insieme a lui sono stati raggiunti da misure restrittive altri 16 tra dirigenti, medici e operatori della casa di cura privata. Già nel gennaio dello scorso anno era emerso che Mastrapasqua, noto per i 25 incarichi in consigli di amministrazione e collegi sindacali e all’epoca anche presidente dell’Inps e vicepresidente diEquitalia, era indagato per questa vicenda, incentrata sulle schede di dismissione “taroccate” per ottenere dalla Regione Lazio milioni di euro di rimborsi non dovuti. Una settimana dopo il commercialista ha lasciato la poltrona di vertice dell’istituto previdenziale, su cui sedeva dal 2008. Decisione presa a valle dellapresentazione da parte del governo Letta di un disegno di legge sulconflitto di interessi

CANCRO DEL COLON RETTO: A PARMA IL 30 OTTOBRE UN CONVEGNO INTERNAZIONALE

CANCRO DEL COLON RETTO: A PARMA IL 30 OTTOBRE UN CONVEGNO INTERNAZIONALE

Nella Sala Congressi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, con illustri esperti italiani e stranieri

Il cancro del colon retto sarà al centro di un importante convegno internazionale in programma a Parmanella Sala Congressi dell’Azienda Ospedaliero-Universitariavenerdì 30 ottobre.
“Attualità sul cancro del Colon-Retto: diagnosi e terapia” il titolo dell’appuntamento, organizzato  dall’Università di Parma e dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria, i cui responsabili scientifici sonoGian Luigi de’ Angelis, Direttore dell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e docente di Pediatria generale e specialistica all’Università di Parma, Fausto Catena, Direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, e Romano Sassatelli, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Arcispedale S. Maria Nuova - Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia.

Articolo del prof. Raposio sul trattamento chirurgico dell'iperidrosi SULLA RIVISTA SCIENTIFICA INTERNAZIONALE Surgical Laparoscopy Endoscopy & Percutaneous Techniques

ARTICOLO DEL PROF. RAPOSIO SU RIVISTA SCIENTIFICA INTERNAZIONALE PER IL TRATTAMENTO CHIRURGICO DELL'IPERIDROSI

Su “Surgical Laparoscopy Endoscopy & Percutaneous Techniques” l'esperienza operatoria per il trattamento (in regime di one-day surgery) dell'iperidosi palmare ed ascellare

 

Sulla rivista scientifica internazionale “Surgical Laparoscopy Endoscopy & Percutaneous Techniques” (Surg Laparosc Endosc Percutan Tech) è stata pubblicata l'esperienza operatoria del team del prof. Edoardo Raposio che consente di risolvere completamente la problematica dell'iperidosi palmare e ascellare in regime di one-day surgery con solo una notte di degenza.


L'iperidrosi è un aumento eccessivo della sudorazione
. La sudorazione è un fenomeno naturale nell'organismo umano, necessario alla regolazione della temperatura corporea ma quando la quantità di sudore prodotto dall’organismo supera le richieste di regolazione della temperatura corporea, si parla di iperidrosi.

L’iperidrosi è quindi la sudorazione eccessiva delle mani e delle ascelle ed è una condizione che, ancorché poco conosciuta, affligge il 3% della popolazione, limitando la qualità di vita e i rapporti sociali e interpersonali delle persone affette.

Il prof. Edoardo Raposio fa parte della Sezione di Chirurgia Plastica del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università degli Studi di Parma ed è responsabile della struttura semplice dipartimentale di Chirurgia della cute, mininvasiva, rigenerativa e plastica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma

Dipendenza dal gioco d’azzardo, come vincerla

Secondo i dati della Regione Emilia-Romagna, nel 2014 sono stati 1.277 i soggetti con patologie collegate alla dipendenza dal gioco in trattamento presso il Servizio sanitario regionale, il 15% in più del 2013. E se si prende in considerazione il periodo 2010-2013, l’incremento dell’utenza Sert per gioco d’azzardo è stato del 116,8%. Si stima, inoltre, che siano oltre 10.000 i giocatori d’azzardo sul territorio regionale. Il recente caso del promotore finanziario residente a Forlì che ha bruciato 9 milioni e 400.000 euro affidatigli per investimenti, è l’ultimo eclatante caso di un problema dalle proporzioni enormi. L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna dà il suo contributo per favorire l’aumento della consapevolezza sul tema.

I giochi d’azzardo sono quei giochi il cui scopo è vincere denaro e nei quali il risultato dipende, del tutto o in parte, dalla fortuna piuttosto che dall’abilità del giocatore. Vi sono persone che sono in grado di giocare in modo responsabile e saltuario, liberamente, senza diventare dipendenti. Il gioco d’azzardo rappresenta un problema quando da passatempo diventa dipendenza, configurandosi come un disturbo psicopatologico. Questo tipo di dipendenza si pone lungo un continuum che va dal gioco occasionale, al gioco abituale, fino al gioco compulsivo, cioè dominato da un impulso irrefrenabile al gioco con manifestazioni molto simili a quelle che si evidenziano nella dipendenza da sostanze stupefacenti.

Alzheimer, che fare? Se ne parla in un incontro a Langhirano

L’Alzheimer, forma più comune della demenza, colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni, in Italia si contano circa 500mila ammalati. Ha un inizio subdolo: le persone cominciano a dimenticare alcune cose, per arrivare al punto in cui non riescono più a riconoscere nemmeno i familiari e hanno bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici.

Si parlerà di come affrontare questa malattia e quali sono i servizi di assistenza presenti sul territorio all’incontro aperto alla cittadinanza organizzato alla Casa della Salute di Langhirano, il 20 ottobre, dalle 18 alle 20.

Dopo i saluti del sindaco Giordano Bricoli e del direttore del distretto sud-est Stefano Lucertini, Enrico Montanari, direttore dell’unità di Neurologia dell’ospedale di Vaio, presenta il quadro clinico epidemiologico della malattia e le azioni messe in campo da AUSL e Regione Emilia-Romagna a sostegno di pazienti e loro familiari. Pio Pelliccioni e Sandra Copelli del Centro disturbi cognitivi di Langhirano illustrano, rispettivamente, gli aspetti cognitivi e comportamentali della demenza e le attività del Centro. Segue la tavola rotonda con Claudio Secchi presidente di Aima – Associazione Italiana Malattia Alzheimer, sezione di Parma, Carlo Missorini, medico di famiglia, Lisa Dellapina del servizio assistenza anziani.

E’ un’iniziativa dell’Ausl di Parma, in collaborazione con il Comune di Langhirano. L’ingresso è gratuito, la cittadinanza è invitata a partecipare.

Troppi antibiotici negli allevamenti, i farmaci non fanno più effetto sull’uomo: migliaia di morti ogni anno

I dati più recenti indicano come ogni anno tra 5mila e 7mila persone muoiano in Italia per infezioni nosocomiali, ovvero per essere stati infettati da batteri tra le mura di un ospedale. Cifre impressionanti, dovute allo sviluppo di batteri sempre più difficili da affrontare con i normali antibiotici per il fenomeno della resistenza agli antibiotici, che per giunta causa al nostro sistema sanitario un peso di oltre 100 milioni di euro l’anno. Un’emergenza in cui l’Italia è tra i fanalini di coda in Europa, e non è un caso se il nostro Paese è il peggiore anche nell’utilizzo negli allevamenti, dove finiscono due terzi dei farmaci antibiotici venduti.

Finisce l’era degli antibiotici?
«Gli antibiotici ci hanno permesso di trattare alcune patologie che prima erano infezioni gravi, che portavano a morte in una certa percentuale di casi», spiega Gian Maria Rossolini, esperto microbiologo in forze all’ospedale Careggi di Firenze. «Se però l’infezione diventa un’infezione da batteri resistenti, l’antibiotico perde efficacia. Quindi ritorniamo a quella che era la situazione nell’era pre-antibiotica, dove si moriva per meningite all’80 per cento, dove si moriva in tutti i casi di endocardite e si moriva di polmonite al 60 per cento. Non solo, ma ci sono tutta una serie di procedure mediche che senza antibiotici non si possono fare».

Nell'ospedale dove iniziò il chirurgo Marino: "Così chiudemmo ogni rapporto"

Parlano i medici del centro universitario di Pittsburgh in cui lavorò il sindaco: "Ha cominciato a operare con noi, gli abbiamo affidato il centro di Palermo. Poi abbiamo scoperto le doppie note spese e i suoi rapporti con altri ospedali americani". Tra le fatture, la ricarica per una stilografica: otto euro, chiesti due volte

dal nostro inviato CORRADO ZUNINO

PITTSBURGH. Al 600 di Grant street dicono che quel nome - Ignazio Marino - vogliono solo dimenticarlo. "Era un chirurgo, trapiantava organi. Non era indispensabile, ci ha creato tanti problemi". Davanti alla fontana che spruzza acqua rosa, sotto la sede distribuita su venti piani, parlano due dirigenti del Medical center universitario di Pittsburgh, l'Upmc che gestisce venti ospedali nella Pennsylvania dell'Ovest e trentotto centri oncologici negli Stati Uniti: "Il dottor Marino si è formato da noi, ha iniziato a operare con noi, gli abbiamo affidato il centro di Palermo, una frontiera in Europa. Poi abbiamo scoperto le doppie note spese, i suoi rapporti con altri ospedali americani. Gli abbiamo imposto le dimissioni dall'Ismett di Palermo e non avremmo voluto più occuparci di quella storia, né del medico italiano. Avremmo solo sperato nel silenzio".

Succo di aronia: proprietà e benefici

Rinforza il tuo sistema immunitario e migliora la tua efficienza psico-fisica grazie ai frutti di Aronia

La Aronia (Aronia melanocarpa è il suo nome botanico) è un arbusto originario dell’emisfero boreale, avendo il suo habitat naturale nelle steppe nord-americane e nelletundre siberiane.

Il suo aspetto è cespuglioso o arbustivo e può raggiungere un’altezza anche di 3-4 metri. Utilizzata anche per scopo ornamentale grazie alla sua buona adattabilità alle varie condizioni del suolo, l’Aronia è oggi coltivata specie nell’est Europa.

I frutti che produce sono piccole bacche nere di circa 1 cm di diametro raccolte in corimbo; il gusto delle bacche è aspro e pungente ma prolungando la maturazione fino ad autunno inoltrato esso diventa più dolce e gradevole.

L’utilizzo tradizionale che le popolazioni autoctone facevano dell’Aronia è stato comericostituente, tonico, stimolante del sistema immunitario.

Nella composizione del suo fitocomplesso, le ultime ricerche scientifiche rilevano Vitamina C,Vitamina K (utile per una buona coagulazione sanguigna) e Sali minerali, in particolare diManganese, elemento fondamentale per le funzioni di protezione antiossidante ed immunitaria dell’organismo.

I frutti di Aronia contengono inoltre molti pigmenti vegetali, in particolar modo Flavonoidi ad attività antiossidante come Antociani, Carotenoidi, Luteina e Zeaxantina, che permettono alle bacche di Aronia di avere effetti immunostimolanti e di aumento della protezione dell’organismo da infezioni batteriche e virali.

Radioterapia, non chiudete il centro scientifico modello

Umberto Veronesi

C’è in Lombardia un centro di radioterapia avanzata che non solo l’Europa, ma tutto il mondo ci invidia. Ho sottoscritto con altri scienziati un appello per evitare il rischio della sua chiusura, a causa dei tagli ai finanziamenti. È un progetto d’avanguardia che io stesso ho voluto fortemente, creando le condizioni per la sua nascita, quando ero ministro della Sanità nel 2001. Ne rimasi affascinato da subito, fin dai primi incontri con Ugo Amaldi, suo straordinario ideatore. Si chiama Cnao (Centro nazionale di adroterapia oncologica) ed è uno dei centri di fisica nucleare più evoluti a livello internazionale, dopo il Cern di Ginevra: si occupa del futuro della lotta al cancro attraverso un nuovo tipo di radiazioni, più mirate e più efficaci, che utilizzano le particelle pesanti o adroni (dal greco adros che significa pesante), vale a dire protoni e ioni carbonio.

La caratteristica degli adroni è che hanno una forza di impatto maggiore e si possono concentrare meglio sul bersaglio da colpire, evitando danni ai tessuti circostanti. Quindi la adroterapia può trattare tumori che si trovano in sedi vicine a organi critici, come ad esempio quelli dell’occhio che nascono in prossimità del cervello. La vicenda Cnao non è dunque soltanto una questione di eccellenza scientifica per la Lombardia e per l’Italia, ma è soprattutto una questione di speranza per le centinaia e in futuro migliaia di malati che potrebbero ricevere a Pavia cure salvavita.

In Italia gli «adroni» si trovano a Pavia

Per ciascun ciclo di trattamento occorrono 24mila euro, ma non sono a carico del paziente. NEL PRIMO CENTRO SONO GIÀ STATI TRATTATI 250 PAZIENTI

di Adriana Bazzi

È uno dei sette centri al mondo che sfruttano gli ioni carbonio, oltre che i protoni, per la cura dei tumori e si trova a Pavia: il Cnao, il Centro di adroterapia oncologica, ha avviato la sua attività nel 2011 e il sincrotrone, il sistema per l’accelerazione delle particelle, ha avuto la certificazione CE il 13 dicembre dello scorso anno e dal primo gennaio 2014 la struttura è riconosciuta e accreditata dal sistema sanitario lombardo. Quest’ultimo ha anche stabilito un tariffario per il rimborso delle prestazioni, gratuite per il malato. «A tutt’oggi abbiamo trattato 250 pazienti con vari tipi di tumore, soprattutto rari, resistenti alla chemioterapia e difficilmente aggredibili con la chirurgia - dice Roberto Orecchia, Direttore scientifico della Fondazione Cnao -. In un’ottantina di casi si trattava di cordomi, condrosarcomi, neoplasie della base del cranio e della colonna, tumori della testa e del collo per i quali abbiamo utilizzato i protoni. Abbiamo, invece, sfruttato gli ioni carbonio per le neoplasie della prostata, del pancreas e delle ghiandole salivari».

Cancro alla prostata: malattia sessualmente trasmessa?

STUDIO DI RICERCATORI ITALIANI, AMERICANI E ARGENTINI. Si stanno accumulando prove scientifiche che le infezioni da «Trichomonas» (un parassita) potrebbero favorire la nascita di tumori

di Adriana Bazzi (abazzi@corriere.it)

Il cancro alla prostata potrebbe essere una malattia sessualmente trasmessa. Lo ipotizza un gruppo di ricercatori italiani, americani e argentini che hanno appena pubblicato le proprie osservazioni sulla rivista scientifica Pnas. Secondo gli studiosi il germe in questione, trasmesso appunto attraverso i rapporti sessuali, è il Trichomonas vaginalis: sarebbe lui a favorire la comparsa della malattia. Non si tratta di un virus ma di un protozoo ed è molto diffuso in tutto il mondo: ne sono infette almeno 275 milioni di persone.

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