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La vita sta cambiando pelle

Benessere e Salute

Benessere e Salute: informazioni e opinioni su ricerca scientifica medica, ospedali, sanità, malattie, farmaci, integratori, luoghi per cure, strutture benessere, stili di vita e consumi. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Stimolare il cervello per allontanare la demenza. Convegno lunedì 10 ottobre alle ore 8.30 nella Sala congressi dell’Ospedale di Parma

“Interventi di stimolazione cognitiva nell’invecchiamento e nella demenza” è il titolo del convegno in programma per lunedì 10 ottobre, a partire dalle ore 8.30 nella Sala congressi dell’Ospedale e organizzato dalla Società Italiana Neurologia delle Demenze, in occasione della riunione regionale. L’appuntamento vede come responsabile scientifico Paolo Caffarra, responsabile dell’Unità Operativa di Gestione delle demenze dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e dell’area Neurologia del Centro dei disturbi cognitivi e demenze dell’Azienda Usl.

Sono circa dieci mila anche a Parma le persone affette da demenza, un dato che si allinea alla media europea, con un 45% di persone al di sopra degli 85 anni e il 5,5% al di sopra dei 60-65. “Non si conoscono le cause primarie della malattia – spiega Paolo Caffarra, responsabile scientifico dell’evento – anche se l’accumulo della proteina amiloide nel cervello pare essere la causa più probabile. Sappiamo però che alimentazione, stile di vita e mancata stimolazione cerebrale possono aggravare”. Fattori che diventano fondamentali, dunque, per allontanare l’insorgere della malattia e per contenerne il peggioramento.

Per quanto riguarda l’alimentazione, l’indice è puntato soprattutto contro l’assunzione di zuccheri, grassi animali, e salatura degli alimenti: diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e disturbi vascolari infatti dimostrano una relazione tra la salute vascolare e metabolica e la malattia di Alzheimer.

Le parole d’ordine, oltre al benessere a tavola, sono: esercitare il proprio corpo attraverso il movimento e il cervello  con una continua stimolazione cognitiva. La cosiddetta “riserva cognitiva” infatti contrasta la demenza nell’intero arco di vita.

Tre domande a Iren del medico Maurizio Vescovi sul caso legionella a Parma

Sul caso legionella interviene il medico e consigliere comunale Maurizio Vescovi; a seguire le risposte di Iren.:

"Chiedo ai tecnici IREN:

a) è possibile un contatto della rete idrica con le tubazioni del teleriscaldamento? O una tale evenienza è da escludere in modo totale?

b) presumo esista una mappa delle torri di evaporazione del Quartiere Montebello. Quante sono?

c) una possibile causa potrebbe essere rappresentata - forse - da valvole di ritegno malfunzionanti in impianti domestici- od industriali- di accumulatori di calore che a causa di una bassa pressione potrebbero riversare acqua calda in rete idrica?

Maurizio Vescovi
Medico Componente Commissione Dip.V Sanità e Servizi Sociali

legionella a Parma, Roberto Ghiretti: la Procura ha aperto un'inchiesta per epidemia colposa

legionella a Parma

Non sono bastati 31 casi di infezione da legionella e 2 morti  a convincere il Sindaco Pizzarotti del fatto che sia in atto un'emergenza sanitaria e che questa vada affrontata con la dovuta tempestività. Forse le indagini aperte dalla Procura per epidemia colposa avranno l'effetto sperato, fermo restando che con ogni probabilità si tratta di un atto dovuto e al momento non si segnalano persone iscritte nel registro degli indagati.

Quel che è certo è che la Procura con questa iniziativa ha dimostrato di prendere molto sul serio quanto sta accadendo, francamente altrettanto non si può dire del Sindaco. L'appuntamento con i cittadini – il primo a una settimana dall'evidenza del problema – è infatti fissato per giovedì sera, con tutta calma. Del resto ad oggi le uniche parole proferite dalla massima autorità sanitaria cittadina sono state un generico quanto inutile invito alla calma e a non “spargere allarmismo”.

È più che giusto non cedere al panico, ma affinché ciò non avvenga sarebbe stato opportuno che i parmigiani fossero tenuti costantemente informati su cosa si stia facendo, quali siano i rischi, quali le cose pericolose e quali non. Questo era il senso delle sei domande che ho posto tre giorni fa e alle quali ovviamente non è stata data alcuna risposta. Il risultato più che prevedibile è che giovedì sera assisteremo ad una assemblea più che infuocata nella quale alle giuste preoccupazioni dei cittadini si cercherà di rispondere con tardive rassicurazioni. Quelle stesse che se fossero state offerte a tempo debito forse avrebbero avuto l'effetto che domani probabilmente non avranno.

Legionella, sei domande di Roberto Ghiretti (PU) al Sindaco Federico Pizzarotti

In attesa di conoscere le decisioni del Sindaco rispetto all'unica cosa che davvero lo appassiona, ovvero la sua permanenza o meno all'interno del movimento di Beppe Grillo, si moltiplicano i casi di legionella in città. Sia chiaro, non sta a Pizzarotti predisporre le necessarie misure sanitarie, altri giustamente stanno lavorando e credo con la necessaria competenza ed efficacia. A lui però spetterebbe il compito di parlare con la città. È il primo cittadino, è la massima autorità sanitaria locale, il punto della situazione dovrebbe essere a tutti noi chiaro in virtù di un suo attivo ruolo di coordinamento e comunicazione. Niente di tutto ciò è avvenuto fino a questo momento, motivo per cui ho deciso di rivolgere 6 domande al Sindaco, nella speranza che possa dedicare un poco del suo tempo a una vicenda che sta angosciando gran parte della città. 

  1. Si ritiene che i focolai di legionella siano circoscritti al quartiere Montebello. Quali garanzie esistono che l'infezione non si sposti in altri quartieri della città? 
  2. Cosa si sta facendo affinché ciò non accada?
  3. L'evoluzione del numero di casi di legionella conclamati sembra indicare una crescita piuttosto che una stabilizzazione dell'infezione. È corretto? Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni?
  4. Ritiene sarebbe utile istituire un numero telefonico per informare i cittadini sull'emergenza? Se sì per quale motivo non è stato ancora attivato?
  5. Da altre fonti sappiamo che si è proceduto ad immettere cloro nel pozzo del Bizzozero. Di conseguenza l'acqua cittadina è ancora considerabile potabile? Se ne consiglia o sconsiglia l'uso?
  6. Mi risulta che nelle mense di alcune strutture comunali si è tornati ad utilizzare le bottigliette di acqua minerale. Quante e quali strutture sono interessate da questo provvedimento? 

Roberto Ghiretti
Parma Unita

Roberto Ghiretti (PU) sull'emergenza Legionella a Parma

La vicenda relativa all'infestazione da Legionella dice qualcosa di come questo Comune interpreti il proprio ruolo di garante della sanità pubblica. Pur essendo infatti il Sindaco la massima autorità cittadina non una sola comunicazione ufficiale è giunta a tutti noi rispetto a quanto sta avvenendo nel quartiere Montebello. Che rischi ci sono per gli abitanti? Cosa si è fatto per contrastare un'eventuale diffusione in altre zone della città? Non ci è dato saperlo se non da fonti interne all'Ausl e a Iren; fonti autorevolissime per carità, ma credo che per rispetto del proprio ruolo dovrebbe essere il Sindaco ad intervenire autorevolmente sulla materia.

Non sorprende dunque che si tratti dello stesso Comune che lascia crescere su un proprio terreno in zona Moletolo una discarica abusiva di 60mila metri quadrati, o che da mesi ignora il moltiplicarsi delle segnalazioni di ratti in giro per la città, l'ultima delle quali proprio oggi in un asilo nido cittadino, per non parlare infine di un sistema di raccolta differenziata che si fonda sull'idea di lasciare per ore il rudo in strada.

Mi si dirà che sono questioni diverse e certamente lo sono, l'una non è direttamente connessa all'altra, ma tutte insieme formano un quadro piuttosto desolante della sensibilità che questa amministrazione mostra concretamente verso i temi della sanità pubblica.

Del resto se il buon giorno si vede dal mattino basti ricordare che questo Sindaco è stato eletto proprio cavalcando i temi della salute pubblica connessa all'avvio dell'inceneritore di Ugozzolo, quello stesso impianto che nelle promesse doveva essere smontato e venduto alla Cina! 

Roberto Ghiretti
Parma Unita


Comunicazione del Sindaco Pizzarotti

Legionella: un tavolo di lavoro  fra Sindaco e Aziende Sanitarie

La morte di Alberto Alinovi, la perdita di un amico e un grande professionista.

Dermanhattan

Con Alberto avevo un rapporto di grande amicizia e stima. Appresa la notizia, questa mattina, non riuscivo a crederci. Ci eravamo visti nel suo studio poco tempo fa al suo ritorno dalla Sardegna, avevamo scherzato, lungo la strada, sul suo progetto teatrale. Era poi un attento lettore della mia newsletter, con cui gli trasmettevo i miei ultimi articoli.
Lo conoscevo fin da piccolo da quando una sera venne a casa mia a Felino insieme a Giulio Sergio Pasta che poi divenne mio cognato. Insieme frequentavano a Parma la facoltà di medicina. Fin da allora diceva di volersi specializzare in chirurgia estetica o dermatologia e sarebbe andato in America per la specializzazione una volta raggiunta la laurea in Italia. E così fece. Tornato a Parma entrò nella Clinica dermatologica dell’Università di Parma, diretta da Fulvio Allegra. Divenne quindi professore associato e diresse la Scuola di specializzazione in Dermatologia dal 1997 al 2000. Con l'università nacque qualche scontro, pare, per il mancato riconoscimento a capo della Clica medica, alla morte di Allegra. Era infatti il predestinato a quel ruolo per attività svolta sul campo, esperienza e titoli. Per numerosi anni esrcitò come medico specialista al San Raffaele di Milano. Fu sempre con me e la mia famiglia molto attento e premuroso come persona e professionista.
 

Ricordo quando mi chiese di realizzare visivamente una sua idea sulla dermatologia (Dermanhattan) che feci produrre da un mio collaboratore di computergrafica. Un quadro che portò sempre con sé nei luoghi dei suoi studi professionali.

15.000 euro di multa per pubblicità ingannevole a Emmedent: l’acqua alcalina ottenuta da ionizzatori non previene i tumori

L’autorità garante della concorrenza e del mercato il 6 luglio ha sanzionato Emmedent Forniture di Mittica Domenico per pubblicità ingannevole, con una multa di 15.000 euro. Sul sito internet l’acqua alcalina veniva presentata come in grado di prevenire cancro e malattie degenerative. La pubblicità di Emmedent (società operante nel commercio di apparecchi per il trattamento delle acque e della vendita all’ingrosso di materiale per studi odontoiatrici) è stata segnalata da un consumatore lo scorso mese di ottobre 2015. L’autorità ha portato avanti un’indagine e ha verificato che l’azienda promuoveva nel sito l’utilizzo di ionizzatori per ottenere la cosiddetta acqua alcalina, pubblicizzata come benefica nella prevenzione di tumori e di malattie degenerative.

Ristorazione scolastica: i menù vegetariani e vegani sono già una realtà in molte scuole. 10 mila diete alternative ogni giorno a Milano la metà a Torino

Anche il quotidiano inglese The  Guardian ha ripreso la notizia della nuovo sindaco di Torino Chiara Appendino, di inserire nel programma di governo la «promozione della dieta vegetariana e vegana sul territorio comunale» come «atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali attraverso interventi di sensibilizzazione sul territorio». Le attività promozionali coinvolgeranno con tutta probabilità anche le scuole del capoluogo piemontese, con percorsi educativi per far conoscere stili di vita alternativi. Pochi però sanno che nelle scuole pubbliche di diverse città  le diete vegetariane e vegane  sono da molti anni una realtà quotidiana, che interessa migliaia di bambini e educatori, dagli asili nido alle scuole medie.

Depressione, scoperte 15 regioni di Dna associate alla malattia. “Un aiuto per sviluppare nuove terapie”

La novità della ricerca, pubblicata su Nature Genetics, consiste anche nell’aver coinvolto persone che avevano fatto test genetici. Complessivamente sono stati analizzati i dati di 338.000 persone di origine europea presenti nella banca dati della società americana 23andMe oltre 75.000 dei quali con problemi di depressione

“Identificare i geni che influenzano il rischio di una malattia è un primo passo verso la sua comprensione”. Roy Perlis del Massachusetts General Hospital, è il coordinatore di un gruppo di ricerca che ha identificato 15 regioni di Dna associate con la depressione. I ricercatori, tra cui Ashley Winslow dell’università americana della Pennsylvania e David Hinds, della società specializzata in test genetici 23andMe, hanno svelato che molte di esse sono vicine ai geni coinvolti nello sviluppo del cervello. Pubblicata sulla rivista Nature Genetics, la scoperta potrebbe aiutare a sviluppare nuove terapie.

La novità della ricerca consiste anche nell’aver coinvolto, invece che dei non volontari, persone che avevano fatto test genetici. Complessivamente sono stati analizzati i dati di 338.000 persone di origine europea presenti nella banca dati della società americana 23andMe, oltre 75.000 dei quali con problemi di depressione. Secondo Perlis soperte di questo tipo ”offrono nuovi obiettivi su cui puntare per lo sviluppo di nuovi trattamenti”. Le attuali terapie, ha aggiunto, puntano a colpire neurotrasmettitori scoperti oltre 40 anni fa e “abbiamo davvero bisogno di nuovi trattamenti. Speriamo che la scoperta di questi geni ci offra nuove strategie di cura”.

Gli animali non sono buoni da mangiare

La carne tra etica e consumismo

SANDRO DI MASSIMO*

Il corpo è un luogo di esperienze, è un processo dinamico connesso all’atto di esporsi e di “tendere” al mondo, è una biografia che rinvia alle influenze esercitate dall’ambiente, dalle credenze e dagli stili di vita. In questa ottica l’alimentazione diventa un strumento che permette di entrare in risonanza con i ritmi della Natura, di dialogare costantemente con l’Universo, condividendo atomi, molecole e vibrazioni.

La psicosomatica ci insegna che la paura e le tensioni interferiscono con il funzionamento dell’apparato digerente, influenzando il cosiddetto “secondo cervello” o “cervello enterico”: un complesso di cellule nervose (il suo numero è pari a quello del midollo spinale) in grado di mantenere una propria autonomia funzionale e allo stesso tempo di comunicare costantemente con il “cervello della testa” (un dialogo fatto di neurotrasmettitori, circa 40, tra cui la serotonina).

Il ventre, oltre ad accogliere e digerire il cibo, offre lo spazio attraverso il quale le emozioni incontrano il corpo; per questa ragione ogni frammento di cibo, ogni brandello di materia commestibile è carico di esperienze interiori e di significati simbolici sia individuali che collettivi. Non è un caso che la commercializzazione della carne, quale fonte di cibo e merce di scambio, è stata da sempre al centro di accese discussioni di natura etica.

Svezzamento vegetariano, Veronesi si schiera: "Senza carne va bene a tutte le età"

Parla l'oncologo che da decenni ha scelto di non mangiare carne. "Eliminare i grassi animali è sempre un toccasana"

di ALESSANDRA BORELLA

VITAMINA della discordia. B12. "Contenuta nella carne, ma anche in tutti i derivati animali, tra cui i latticini", spiega Umberto Veronesi. E i genitori del bambino ricoverato per sintomi da carenza di B12 investiti dalle polemiche, non hanno mai negato i latticini al piccolo che, dicono, preferiva il latte materno. "La carenza di B12 può avere ragioni genetiche, per una differenza soggettiva nell'assorbimento delle sostanze", continua il professore. Dunque non è automaticamente correlata a una mancanza di carne o ad una alimentazione vegetariana. "Chiaro che non posso dire di piu', non conoscendo la cartella clinica".

Bisfenolo A nei cibi in scatola: come evitarlo. I consigli dall’associazione di consumatori americani EWG per fare pressione su aziende e autorità

L’impiego di bisfenolo A o BPA, plastificante ubiquitario accusato di aumentare il rischio di alcuni tumori, di perturbare il sistema endocrino e riproduttivo, di causare diabete e malattie metaboliche e cardiache, tiroidee e dello sviluppo, sta lentamente diminuendo, in alcuni paesi dopo l’approvazione di specifiche normative che ne limitano l’utilizzo.  Ma il processo di sostituzione è lento, perché in assenza di altre  sostanze in grado di sostituirlo si usano  i bisfenoli S e F, molto simili dal punto di vista strutturale al BPA. Il problema è che di questi nuovi composti non si sa praticamente nulla, in particolare per i possibili effetti sulla salute.

Se dagli imballaggi esterni e dalle stoviglie e dai biberon per bambini, il BPA è sempre meno presente, lo stesso principio non vale per i cibi in scatola. Da più di vent’anni le lattine di metallo sono rivestite all’interno con pellicole volte a evitare il contatto diretto degli alimenti con i metalli.

L’associazione di consumatori americani Environmental Working Group (EWG), che da anni si batte contro il BPA ha presentato un rapporto in cui ha analizzato 252 prodotti. Il risultato è desolante: il 12% dei marchi (31) usa lattine BPA-free per tutti i prodotti, il 14% (34 brand) lo impiega per uno o più alimenti, ma il 31% (78 marchi) impiega ancora il BPA per tutti i cibi in scatola, e il 43% di tutti i brand fornisce informazioni incomplete o ambigue. Di più: solo 13 produttori hanno rivelato che cosa utilizzano come sostituto del BPA.

Come se ne esce? Per agevolare un processo che è in atto, ma che è anche molto lento e poco lineare, l’EWG ha stilato una lista di raccomandazioni per i decisori e per i consumatori.

Resistenza agli antibiotici: se non si interviene subito, nel 2050 ci saranno dieci milioni di morti l’anno

I batteri stanno diventando sempre più resistenti agli antibiotici e nel 2050 dieci milioni di persone l’anno, circa una ogni tre secondi, potrebbero perdere la vita per la mancanza di farmaci in grado di curare alcune infezioni. È quanto emerge dallo studio Review on Antimicrobial Resistance, condotto su richiesta del Premier britannico, David Cameron, da un team di ricercatori britannici diretti dall’economista Jim O’Neill, secondo il quale “dobbiamo smettere di assumere gli antibiotici come se fossero caramelle. Se non risolviamo il problema, andremo incontro a tempi bui e moltissime persone moriranno”. Tutto questo avrà anche un impatto finanziario, calcolato in cento trilioni di dollari nel 2050.

Il rapporto dedica ampio spazio all’uso e all’abuso degli antibiotici in agricoltura e nella zootecnia, ricordando che negli Stati Uniti oltre il 70% di farmaci definiti importanti per l’uomo è venduto per l’utilizzo sugli animali, mentre altri Paesi non raccolgono neppure i dati o non li rendono pubblici. Vi è anche una crescente preoccupazione riguardo all’uso degli antimicrobici, in particolare gli antifungini, nelle coltivazioni agricole.

Negli USA oltre il 70% degli antibiotici è usato sugli animali

Resistenza agli antibiotici: se non si interviene subito, nel 2050 ci saranno dieci milioni di morti l’anno

I batteri stanno diventando sempre più resistenti agli antibiotici e nel 2050 dieci milioni di persone l’anno, circa una ogni tre secondi, potrebbero perdere la vita per la mancanza di farmaci in grado di curare alcune infezioni. È quanto emerge dallo studio Review on Antimicrobial Resistance, condotto su richiesta del Premier britannico, David Cameron, da un team di ricercatori britannici diretti dall’economista Jim O’Neill, secondo il quale “dobbiamo smettere di assumere gli antibiotici come se fossero caramelle. Se non risolviamo il problema, andremo incontro a tempi bui e moltissime persone moriranno”. Tutto questo avrà anche un impatto finanziario, calcolato in cento trilioni di dollari nel 2050.

Il rapporto dedica ampio spazio all’uso e all’abuso degli antibiotici in agricoltura e nella zootecnia, ricordando che negli Stati Uniti oltre il 70% di farmaci definiti importanti per l’uomo è venduto per l’utilizzo sugli animali, mentre altri Paesi non raccolgono neppure i dati o non li rendono pubblici. Vi è anche una crescente preoccupazione riguardo all’uso degli antimicrobici, in particolare gli antifungini, nelle coltivazioni agricole.

Negli USA oltre il 70% degli antibiotici è usato sugli animali

In Emilia Romagna il primato del colesterolo

Uno studio dell'associazione dei cardiologi mette la nostra regione in cima alla classifica del contenuto di grassi nel sangue

di VALERIO VARESI

Mortadella e tortellini lasciano il segno. Una traccia che non sfugge alle provette dei laboratori di analisi il cui referto è impietoso: gli emiliano-romagnoli sono gli italiani col più alto tasso di colesterolo. La buona tavola ha le sue controindicazioni, come hanno rilevato le statistiche dell’Associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri riuniti a Rimini per fare il punto sulle malattie cardiovascolari, infarto e ictus in primis, principale causa di morte in Italia e in occidente.

Per la verità, il pericoloso primato emiliano è quasi a pari merito con la Sardegna, non a caso terra di “porceddu” e buoni formaggi. Se l’analisi si limitasse alla sola popolazione maschile, i sardi ci supererebbero visto che la media della colesterolemia nell’isola è di 238 contro i 237 degli emiliani. A farci primeggiare sono però le donne, la cui media è addirittura 245, un record. Del resto la percentuale di analisi superiore ai 200 milligrammi per decilitro riguarda al nord il 36% delle donne e il 35% degli uomini, mentre nelle altre macro aree la forbice tra maschi e femmine è anche superiore. In centro è rispettivamente 29% contro 34%, mentre al sud è 36% rispetto a 39%.

Quando la pubblicità è un attentato alla salute

Nuoce gravemente alla salute

Spettabili reti televisive,
sono trascorsi alcuni mesi da quando sono stati resi noti i risultati scientifici dei 22 esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, provenienti da 10 Paesi, e gli 800 dossier prodotti ma pare che nessuna azienda che si occupa di comunicazione li abbia presi in considerazione.  Il denaro versato nelle Vostre casse dalle lobby dell’industria zootecnica e chimico-farmaceutica è più forte di qualunque senso di responsabilità verso il sociale. Pecunia non olet.

E’ inaccettabile che la televisione pubblica, soprattutto quella di Stato, sponsorizzi prodotti alimentari causa delle peggiori patologie umane, favorendone addirittura il consumo.

L'eccesso di cibo nuoce gravemente alla salute

Più educazione, stop agli spot soprattutto quando potrebbero essere esposti i bambini, maggiori tasse per scoraggiare i consumi, la rimozione dei grassi artificiali da cibo e bevande entro cinque anni e persino il cambiamento delle autorizzazioni al commercio. Le stesse ricette messe a punto in questi anni per diminuire il consumo di sigarette potrebbero 'tornare buone' anche per contrastare l'epidemia di obesità, che ormai è anche più pericolosa del fumo.
A sostenerlo sono Consumer International e World Obesity Federation, due delle principali associazioni mondiali in occasione dell'assemblea generale dell'Oms.
Le due associazioni lanceranno il prossimo mercoledì l'ipotesi di una vera e propria 'Convenzione Globale' contro il cibo poco salutare, sul modello di quella contro il tabacco approvata nel 2003 e legalmente vincolante per i paesi che l'hanno ratificata. L'obiettivo è ottenere una serie di misure più rigide contro l'industria alimentare.
In questo contesto anche l'adozione di etichette con messaggi che avvisino del pericolo per la salute o addirittura con immagini shock degli effetti dell'obesità potrebbero essere efficaci.
Sarebbe una vera rivoluzione. E' ora di cominciare a scuotere le coscienze!

Antibiotico resistenza, quando gli antibiotici uccidono

antibiotici

Enrico Moriconi

01 06 2016 - La scoperta, alcuni giorni fa, di un batterio negli Usa resistente a tutti gli antibiotici finora conosciuti riapre clamorosamente la questione dell'antibiotico resistenza, rilanciata dalla trasmissione televisiva Report. In parole semplici l'antibitioco resistenza significa che i batteri si adattano agli antibitici con cui vengono in contatto a dosi non in grado di ucciderli  e in seguito resistono alle concentrazioni che dovrebbero essere letali.  La trasfomazione può avvenire all'interno di un organismo vivente, umano o animale, ma anche nell'ambiente esterno, dove sono presenti i residui dei chemioterapici. L'antibiotico resistenza poi può essere trasmessa da un batterio ad un altro non solo nel momento della moltiplicazione dello stesso ma anche per scambio di pezzi di dna tra batteri diversi.

            I batteri più coinvolti nella trasformazione, come si trova sul sito dell'EFSA, l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, sono Escherichia coli, Campylobacter, Salmonelle,  Listeria.

Queste le nozioni basilari, però di maggior interesse sono le considerazioni relative alla diffusione della resistenza. Partiamo da un dato: l'EFSA stima che in Europa ogni anno muoiano circa 25.000 persone per tale motivo, numero che sale a 90.000 negli USA, dove con la solita precisione asettica si calcolano in 2 milioni le persone colpite, per una spesa tra i 4 e 5 miliardi di dollari l'anno.

L’uso continuo di antibiotici negli allevamenti minaccia la salute umana

Adriana Doicaru
Agerpress Medipedia.ro 

Mentre l'Europa e negli Stati Uniti devono affrontare la minaccia di organismi che sono resistenti agli antibiotici, l’edizione del venerdì del quotidiano “The Independent” ha riportato che negli ultimi dieci anni tra gli agricoltori del Regno Unito è fortemente aumentato l'uso di farmaci che rischiano di sviluppare ceppi letali, che vanno a indebolire la possibilità dei medicinali di curare le malattie. 
Negli ultimi dieci anni è aumentato fino a un massimo di otto volte l’utilizzo negli allevamenti di tre classi di antibiotici ritenuti dall’OMS "di notevole importanza per la salute umana": le cefalosporine, i macrolidi e fluourochinoloni. Nello stesso periodo, il numero di animali è diminuito del 27% nei suini, del 10% nei bovini e dell’11% negli uccelli.

Gli esperti dicono che l'agricoltura intensiva, che alleva migliaia di animali in condizioni di ristrettezza di spazio per la pressione esercitata sui prezzi dalle grandi catene di supermercati, consente all'infezione di diffondersi più rapidamente e necessità sempre di una quantità maggiore di antibiotici. L'impiego diffuso degli antibiotici negli animali da allevamento viene riconosciuto come un fattore importante nel facilitare lo sviluppo di batteri resistenti.

Tumori, il primo vaccino universale testato su tre pazienti in Germania. “Provoca una forte risposta immunitaria”

Il vaccino è costituito da una capsula di molecole di grasso e contiene un cuore genetico, un piccolo Rna su cui sono scritte le istruzioni per attivare le difese dell'uomo contro il cancro. Il ricercatore Ugur Sahin: "Abbiamo un'evidenza clinica ancora limitata, ma i tumori hanno smesso di crescere dopo la somministrazione"

1 giugno 2016 - Un passo importante nella ricerca contro il cancro: è stato testato per ora su tre pazienti, tutti con melanoma in stadio avanzato, unvaccino potenzialmente universale contro i tumori. Ideato da esperti dell’università Johannes Gutenberg a Mainz, in Germania, il vaccino è costituito da una capsula di molecole di grasso e contiene un cuore genetico, un piccolo Rna su cui sono scritte le istruzioni per attivare le cellule del sistema immunitario del paziente a sferrare una forte risposta immunitaria contro il tumore.

“Per ora – spiega all’Ansa Ugur Sahin, ricercatore che ha condotto il lavoro – abbiamo ancora una evidenza clinica limitata, poiché abbiamo testato il vaccino su soli tre pazienti. Comunque questi sono rimasti stabili, il che significa che i loro tumori hanno smesso di crescere dopo la vaccinazione e per tutto il periodo di osservazione. Nel 2017 testeremo il vaccino su altri pazienti con diversi tipi di tumore”.

Il segreto di questo vaccino sta, dunque, nella capsula di goccioline di grasso con cui viene veicolato. La capsula, infatti, iniettata endovena, raggiunge spontaneamente i distretti immunitari del corpo del paziente (milza, linfonodi, midollo osseo) e, una volta giunta a destinazione, viene ingoiata dalle cellule dendriticheche poi leggono le istruzioni in essa contenute – l’Rna – e le traducono in un “antigene tumorale specifico”, una “etichetta” molecolare che direziona le difese immunitarie in maniera mirata contro il tumore. La risposta immune scatenata è molto forte.

I cellulari provocano i tumori? La storia infinita: ora uno studio trova un legame (nei ratti)

Si tratta dei risultati preliminari di una ricerca americana costata 25 milioni di dollari. durata due anni. Solo pochi giorni fa uno studio australiano aveva affermato l’opposto

di Cristina Marrone

È di appena qualche giorno fa la pubblicazione di un vasto studio australiano che per 30 anni ha monitorato la popolazione e ha concluso che non ci sono dimostrazioni certe dell’esistenza di un «legame pericoloso» tra cancro al cervello e telefoni cellulari. Ora però un altro studio, in fase preliminare e condotto solo sui topi, afferma l’opposto: l’esposizione alle radiofrequenze tipiche dei cellulari aumenta i casi di tumore nei ratti maschi. A dirlo è un maxi studio durato due anni del National Toxicology Program statunitense, secondo cui gli aumenti, piccoli ma statisticamente significativi, riguardano i gliomi, un tipo di tumore al cervello abbastanza diffuso, e Schwannomi (detti anche neurinomi, tumori benigni) gli stessi riscontrati da alcuni studio epidemiologici sull’uomo.

Il test sui roditori

Super batterio resiste a tutti gli antibiotici, colpita donna negli Usa

Per la prima volta negli Stati Uniti trovato in una donna una specie di «escherichia coli» che non reagisce neppure ai trattamenti più potenti. I primi casi già segnalati in Cina

di Cristina Marrone

Per la prima volta è arrivato negli Stati Uniti un super-batterio resistente a qualsiasi tipo di antibiotici: a lanciare l’allarme gli scienziati del Dipartimento alla Difesa Usa, che hanno individuato la specie di «escherichia coli» nelle urine di una donna di 48 anni della Pennsylvania. Il dettaglio più allarmante è che l’agente patogeno in questione - spiega il rapporto pubblicato sulla rivista della Società americana di microbiologia «Antimicrobial Agents and Chemotherapy» -è resistente persino all’antibiotico di ultima generazione «colistin». La colistina infatti è considerata l’ultima spiaggia degli antibiotici e se un batterio riesce a sopravvivere anche a questa è impossibile fermarlo. Potrebbe essere, scrivono i media americani, «la fine della strada» per gli antibiotici.

Fonte Link corriere.it 

Policlinico di Modena, chiesto il processo per 50 persone. “Giro di tangenti per assegnare lavori a coop rosse”

Secondo la procura, l'ex direttore generale Stefano Cencetti intascò mazzette per assegnare appalti senza bando a imprese conosciute. Contestati a vario titolo i reati di turbativa d'asta, corruzione, abuso d'ufficio. Le intercettazioni tirano in ballo anche il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini

di David Marceddu e Gianmarco Aimi

24 maggio 2016 - Al centro dell’inchiesta c’è un vero e proprio sistema di turbativa d’asta e corruzione che coinvolge manager di spicco delle più importante cooperative rosse emiliane. Almeno questa è la convinzione della procura della Repubblica di Modena, che ha inviato una cinquantina di richieste di rinvio a giudizio per il caso del Policlinico della città. Al centro dell’indagine, partita all’inizio del 2014, c’è Stefano Cencetti, ex direttore generale della struttura ospedaliera. Secondo il procuratore capo Lucia Musti e i sostituti Pasquale Mazzei e Marco Nicolini, l’ex manager faceva in modo che i lavori (spesso milionari) finissero in mano ad aziende, nella maggior parte dei casi coop, in cambio di denaro che transitava attraverso società intestate allo stesso Cencetti. Il tutto “nel quadro di una sistematica spartizione delle commesse”, avevano ribadito più volte i pm al momento della chiusura dell’inchiesta un anno fa. Sarà ora il giudice per le udienze preliminari a decidere chi dovrà andare a processo e chi invece sarà prosciolto. I reati contestati – tutti in ipotesi commessi fino al 2012, quando Cencetti lasciò la poltrona – sono diversi a seconda degli imputati: i più ricorrenti sono turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio. ù

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