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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

TAR: IL DIVIETO DI ALIMENTARE I RANDAGI È MALTRATTAMENTO

IL TAR CALABRIA HA ACCOLTO IL RICORSO DI ALCUNE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE CONTRO UN PROVVEDIMENTO CHE STABILIVA IL DIVIETO ASSOLUTO DI ALIMENTARE CANI E GATTI RANDAGI.

Un Consiglio comunale ha deliberato un Regolamento comunale “per la detenzione dei cani e la prevenzione del randagismo”, stabilendo “il divieto assoluto di alimentare, anche saltuariamente, cani vaganti di proprietà altrui o senza proprietario” e ha vietato anche di “lasciare alla portata dei cani vaganti rifiuti contenenti residui alimentari, e favorire l'alimentazione di cani di cui non si conosca la proprietà o la provenienza”.

Alcune Associazioni per la tutela degli animali hanno proposto ricorso al Tar, sostenendo l' illegittimità di questa norma, per contrasto con la Legge statale 14 agosto 1991, n. 281, e con lalegge regionale della Calabria n. 41/1990, entrambe rivolte a favore degli animali e per la prevenzione del randagismo. Il Tar ha accolto il ricorso.

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale

Il Tar Calabria – Catanzaro, Sezione I, con la sentenza n. 1135 del 27 giugno 2015, ha così argomentato:

LAV. GREEN HILL: PROCURA DI BRESCIA CHIUDE INDAGINI

GREEN HILL: PROCURA DI BRESCIA CHIUDE INDAGINI SU DUE VETERINARI ASL E TRE DIPENDENTI PER CONCORSO IN MALTRATTAMENTI, UCCISIONI, OMESSA DENUNCIA E FALSO IDEOLOGICO

LAV: BENE MA VANNO INDAGATI ANCHE VETERINARI IZS, REGIONE E MINISTERO DELLA SALUTE CHE HANNO SEMPRE SCRITTO CHE TUTTO ANDAVA BENE NELLA FABBRICA DEI BEAGLE

 

La Procura di Brescia ha chiuso l'inchiesta bis su Green Hill, l'allevamento di Montichiari di cani destinati alla vivisezione, dopo che il 23 gennaio scorso la responsabile dell'allevamento Ghislane Rondot, il direttore Roberto Bravi e il veterinario Renzo Graziosi  sono stati condannati dal Tribunale al termine del processo di primo grado complessivamente a quattro anni di reclusione, con la sospensione dalle loro attività per due anni. Tutti i 3000 beagle presenti nell’allevamento al momento del sequestro giudiziario sono stati salvati.

Trattamenti inumani e degradanti, la denuncia dal carcere di Parma

Bruno e il Garante comunale Cavalieri: "Il Dipartimento non invii più qui altri reclusi, chiederemo all'Asl una ispezione urgente sui requisiti minimi vivibilità"

Solo quattro ore di aria al giorno, nessuna attività durante i mesi estivi, "ambienti detentivi caldi oltre ogni ragionevole grado di sopportazione" e celle doppie che "hanno uno spazio a disposizione calpestabile ai limiti dei 3 metri quadrati a persona, se non inferiore, parametro al di sotto del quale la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito la configurazione, di per sé, di trattamenti inumani e degradanti".

Sono queste le condizioni della sezione detentiva Alta sicurezza 1 del carcere di Parma che la Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, ha visitato giovedì insieme al Garante dei detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri.

"Il Dipartimento, stanti gli attuali numeri e le attuali condizioni detentive, dovrebbe cessare di inviare nella sezione di alta sicurezza del Carcere di Parma detenuti provenienti da altre carceri- auspicano i due Garanti- riteniamo in ogni caso di interrogare l'autorità sanitarie competenti circa la sussistenza dei requisiti minimi di vivibilità all'interno degli spazi detentivi occupati da due detenuti, richiedendo un'ispezione urgente".

Erano stati gli stessi ristretti, 31 in totale in quel circuito differenziato, a sollevare l'attenzione sulle loro condizioni, con una lettera collettiva in cui denunciavano l'incongruità delle proprie condizioni di detenzione: come sottolinea Bruno, "sono condannati per lo più a pene particolarmente lunghe, molti dei quali all'ergastolo, anche ostativo, e sono sottoposti a un regime detentivo, di fatto, improntato ad una assoluta rigidità".

Ilva: disastro ambientale. 47 persone fisiche a giudizio e due condanne. Il processo inizierà il 20 ottobre prossimo dinanzi alla Corte di assise di Taranto >>

Il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società per l'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Altri due imputati  condannati con rito abbreviato sono don Marco Gerardo, ex segretario dell'ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l'ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari.Tra gli imputati rinviati a giudizio c'è anche l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso. 

'Ndrangheta, i beni e le società sequestrate della Dda

L'elenco di tutte le società per le quali sono scattati i sequestri preventivi dell'intero patrimonio aziendale delle seguenti 11 società estere:

MALTA

UNIQ GROUP LIMITED, con sede in Gzira (MALTA), 120, The Strand, GRZ 1027   -  proprietaria del marchio Betuniq (MT20196517);
UNIQ SHOPPING LIMITED, con sede in Gzira (MALTA) 120, The Strand GZR 1027 (MT21184937);
TEBARAL HOLDING LTD, con sede in  Old Bakery Street 66, Valletta, Malta;
TEBARAL TRADING LTD, con sede in Old Bakery Street, 66, La Valletta  -  Malta (MT20738416);
BETSOLUTION4U Ltd, con sede in Suite 3, 64/1, Agiton Buildings, St. Anthony Street, San Gwann, MALTA (MT20786707);
FAST RUN LIMITED, con sede legale a Malta in Suite 3, 64/1, Agiton Building, St. Antohny Street, San Gwann  -  Malta (medesimo indirizzo della BETSOLUTION4U Ltd), rappresentata da PANTISANO TRUSCIGLIO Antonio.

AUSTRIA

UNIQ GROUP BUCHMACHER Gmbh, con sede in Innsbruck c/o CHG Rechtsanwalte Bozner 4. Managing Director: Valentina Tavilla.

ROMANIA

BE. UNIQ EST SRL, con sede in Romania, Dimitrie Cantemir nr. 22° sect. 4 Bucarest, rappresentata da ZUCCO Marco;
ZETA GAMING SRL, con sede Romania, Brailita n. 9 BL. D9B SC. 1 ET. 2 AP. 44 sect. 3 Bucarest (RO34067919) rappresentata da ZUCCO Claudio;

SPAGNA

Così è stata dissanguata la SPIP

SPIP Quartiere

Da tutta la ricostruzione, non mi convince che Borettini abbia usato una Fiduciaria per coprire solo se stesso quando era già ampiamente esposto insieme ai fratelli. No, proprio non fila. Qualcosa non viene ancora detto! Spero venga fuori nel dibattimento se ci sarà.
Mentre come avevo già più volte scritto, Ubaldi, Buzzi e Frateschi erano ampiamente coinvolti. E sono inoltre convinto che in particolare Ubaldi sia stato coperto per lungo tempo dalla Procura.  LB

CRAC   SOTTO INCHIESTA PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA AGGRAVATA L'EX PRESIDENTE Nando Calestani, L'EX DG Pietro Gandolfi, 6 EX AMMINISTRATORI, L'EX VICESINDACO Paolo BUZZI, Andrea COSTA E Carlo FRATESCHI.

 Chiuse le indagini. All'immobiliarista Paolo Borettini sarebbero finiti quasi 30 milioni di euro

Georgia Azzali

'Ndrangheta e scommesse online: sequestrata società di Noceto (PR)

Sigilli della Dda di Reggio Calabria a una ditta che sviluppava siti di gambling. Indagati due parmensi accusati di aver fatto da prestanome per attività di riciclaggio. 

di MARIA CHIARA PERRI

Ancora una volta si deve parlare di 'ndrangheta nel parmense. C'è una società con sede legale a Noceto, la I-Solutions Srl di piazza Lunardi, tra le 56 imprese di scommesse online (di cui 11 estere) poste sotto sequestro dalla Dda di Reggio Calabria perché ritenute controllate dalla criminalità organizzata calabrese. Tra i 128 indagati compaiono inoltre i nomi di due parmensi, amministratori della I-Solutions: il 40enne Andrea Robuschi e il 43enne Filippo Ceci, entrambi di Medesano.

Un giro d'affari da capogiro, diramato su tutto il territorio nazionale, é stato smantellato da una maxi-operazione che ha portato agli arresti 41 persone e al sequestro di beni patrimoniali per ben due miliardi di euro.

 Al vertice di tutto c'era Mario Gennaro, legato alla cosca dei Tegano e fondatore del marchio Betuniq con sede a Malta. Secondo le accuse a lui facevano riferimento società con sedi all'estero e mille e cinquecento punti scommesse distribuiti in tutte le regioni.

Attività legale, in apparenza, ma in realtà la società metteva a disposizione  i propri conti per le giocate on line e, così facendo, il giocatore poteva pagare e incassare in contanti. Un sistema, secondo i magistrati della Dda di Reggio Calabria, che per anni ha consentito di evadere il fisco italiano e di riciclare ingenti quantità di denaro sporco.

La società I-Solutions di Noceto si presenta sul web come azienda di servizi informatici fondata nel 1999, attiva anche nel settore del gaming.

‘Ndrangheta, 41 arresti: “Con gioco online abusivo ripulivano denaro sporco”

Sequestrata la società Betuniq, altre aziende e 1.500 punti scommesse, per un valore di 2 miliardi di euro. Le scatole cinesi con server all'estero erano state create ad hoc per raccogliere le giocate aggirando la legge italiana. Dietro il business la cosca Tegano. In manette tra gli altri Mario Gennaro, ritenuto il dominus dell'organizzazione criminale e legato al boss Giorgio Benestare

Un giro d’affari di diversi miliardi di euro. È con il gioco online che la ‘ndrangheta ripuliva i soldi sporchi facendoli passare da Malta e da altri paradisi fiscali come le Antille olandesi, Panama e la Romania. In tutto sono 41 gli arresti disposti dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, che ha stroncato un’associazione a delinquere di stampo mafioso con proiezione transnazionale che si è servita di società estere di diritto maltese per esercitare abusivamente l’attività di gioco e delle scommesse in Italia. In tutto sono 56 le società coinvolte nell’inchiesta, denominata “Gambling”, che ha portato al sequestro preventivo per un valore di 2 miliardi di euro.

’Ndrangheta e giochi online: sequestri e arresti in tutta Italia

Custodia cautelare per 41 persone, sequestrati imprese, siti e punti commerciali

Duro colpo al gioco illecito on line controllato dalla ’ndrangheta: in corso di esecuzione 41 ordinanze di custodia cautelare e il sequestro di 56 imprese nazionali ed estere, 1.500 punti commerciali e 82 siti nazionali e internazionali, per un valore stimato pari a circa 2 miliardi di euro.

Sequestri per 2 miliardi

Dalle prime luci dell’alba è partita un’operazione dei comandi provinciali dei Carabinieri e della Guardia di finanza, della Squadra mobile della Polizia e della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Reggio Calabria unitamente al Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico) e al nucleo speciale Frodi tecnologiche di Roma della Gdf stanno effettuando su tutto il territorio nazionale un’importante operazione, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria: eseguiti 28 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 13 misure cautelari degli arresti domiciliari, cinque divieti di dimora, cinque obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, nonché al sequestro di 11 società estere, 45 società operanti nel settore dei giochi e delle scommesse operanti sul territorio nazionale, di oltre 1.500 punti commerciali per la raccolta di giocate, di 82 siti nazionali e internazionali di «gambling on line» e di innumerevoli immobili, il tutto per un valore stimato pari a circa 2 miliardi di euro.

Conferenza stampa

Chiuse le indagini su Spip, dodici gli avvisi

Si sono concluse le indagini sul fallimento Spip. La chiusura porta con se ben dodici avvisi, con ovvie conseguenze giudiziarie per i destinatari, e tanti aspetti su cui fare chiarezza. Ad annunciarlo sul numero odierno la Gazzetta di Parma. Secondo il quotidiano locale, per tre degli indagati, ossia l’ex Presidente di Spip Nando Calestani, l’ex dg Pietro Gandolfi e gli ex membri del Cda Cristina Bazzini, Federico Palestro, Mario Mantovani, Marco Trivelli, Nello Mancini e Roberto Brindani, l’accusa è quella di avere aumentato l’indebitamento,soprattutto verso le banche, dissipando il patrimonio sociale, autorizzando, avallando o portando a termine una serie di compravendite di terreni che hanno consentito all’immobiliarista Paolo Borettini di intascare la cifra record di 29.366.256 euro, in parte anche attraverso alcune società a lui riconducibili, la Reig, BBB Investment, Promedil, la Promozione & Progetti e la Mind Re.

Aemilia bis, le intercettazioni: "Ci sono 11mila cutresi, comandano loro"

Anche dopo gli arresti di gennaio gli affari della 'ndrangheta continuavano grazie a prestanome. Territorio dei capi Michele Bolognino e Alfonso Diletto

"A Reggio Emilia ci sono 11mila cutresi, 11mila persone... si sono trasferite a Reggio Emilia, Parma e Modena ok? Comandano loro, mi sono spiegato, non si muove foglia se Dio non voglia... anche per andare a prendere una bottiglia di vino devi andare a chiedere là... sono stato chiaro?".

Le affermazioni catturate dalle cimici della Dia nello studio dell'avvocato romano Giovanni Benedetto Stranieri, legale del boss Nicolino Grande Aracri, mostrano quale sia la consapevolezza del potere della cosca cutrese in Emilia Romagna, che gli inquirenti stanno cercando di smantellare passo dopo passo con una nuova tornata di arresti e sequestri nell'ambito dell'inchiesta Aemilia.

E' lo stesso Stranieri, finito in manette per associazione mafiosa lo scorso gennaio su ordine della Dda di Catanzaro, che parlando con un collega dice: "Allora questi qua c'hanno tutta Reggio Emilia... perché c'hanno 7000 eh... calabresi a Reggio Emilia e 3/4mila a Parma ... allora qua non dobbiamo sbagliare". Parole definite "preoccupanti" dal procuratore di Bologna Roberto Alfonso, finite negli stralci delle intercettazioni di questa nuova operazione scaturita dalla maxi-inchiesta Aemilia.

Aemilia, nuovi arresti e sequestri per 330milioni

Carabinieri impegnati in una vasta operazione anche nella provincia di Parma: nel mirino ristoranti, discoteche, società immobiliari e terreni

Le mani della 'ndrangheta su pizzerie, discoteche, società immobiliari di Parma. La nuova tornata di arresti e sequestri della maxi-inchiesta Aemilia, volta a smantellare le infiltrazioni della criminalità organizzata cutrese in Emilia, coinvolge direttamente la città di Parma: tre delle nove ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite nella notte nel parmense dai carabinieri del comando provinciale; sono scattati i sigilli per un terreno e tre immobili in  via Ludovico Lazzaro, via Parisi Druso e via Lombardini riconducibili a immobiliari controllate dal noto affiliato Diletto Alfonso. Non solo. E' stata posta sotto sequestro la discoteca "La Para" di Baganzola, riconducibile a un altro nome noto dell'inchiesta, Michele Bolognino.

L'operazione è stata condotta tra l'Emilia Romagna, Lombaria, Calabria e Lazio da oltre 300 carabinieri dei comandi provinciali di Modena, Parma e Reggio Emilia e dagli uomini del Ros, supportati da elicotteri e unità cinofile. Sono finiti agli arresti, su ordine del gip Alberto Ziroldi e su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, nove soggetti ritenuti affiliati o fiancheggiatori della 'ndrangheta operativa nei territori da Piacenza a Modena, ma anche a Verona, Mantova e Cremona. Il valore dei sequestri eseguiti ammonta a oltre 330 milioni di euro. Effettuate decine di perquisizioni anche a carico di liberi professionisti.

Gli affari della Coop Concordia e i Casalesi: sei arresti.

In carcere anche l'ex presidente della Cpl Casari. Nessun arresto per l'ex parlamentare, ma un divieto di dimora per abuso d'ufficio in una diversa inchiesta. Le indagini relative alla metanizzazione di sette comuni del Casertano

di DARIO DEL PORTO

La Coop Concordia a Gomorra, scattano sei arresti. Per ordine della procura di Napoli finiscono in carcere tra gli altri l'ex presidente della Cpl Concordia Roberto Casari e l'ex responsabile commerciale della società Pino Cinquanta, accusati di concorso esterno in associazione camorristica per aver intrecciato relazioni pericolose con esponenti del clan dei Casalesi durante i lavori per la metanizzazione effettuati in sette comuni della provincia di Caserta. In cella anche gli imprenditori Antonio Piccolo e Claudio Schiavone, considerati i referenti locali della cosca malavitosa. La misura degli arresti domiciliari è stata disposta invece nei confronti dell'ex responsabile di esercizio di Cpl Pasquale Matano e l'ex responsabile di cantiere Giulio Lancia.

Il giudice i debiti del Parma Fc ammontano a 22,6 milioni

L'importo reso esecutivo dal giudice Pietro Rogato al termine della verifica dello stato passivo. E' quanto dovrà accollarsi la nuova proprietà per correre in serie B.
La lista dei creditori del Parma Fc. Chi si è ridotto il compenso e chi no e farà causa

Fa un certo effetto leggere ora quei nomi che si solito stanno nelle formazioni di Serie A oppure nel Fantacalcio. Leggerli come creditori del Parma Fc, in una lista di 48 pagine, che promette mille e una battaglia giudiziaria. È la lista del debito sportivo della società gialloblù, dove si spiega chi sono quegli sportivi che hanno accettato per amor di maglia un accordo per ridurre il proprio credito, e chi invece non lo ha fatto e ora rischia di non avere proprio nulla; Chi ha firmato subito e chi ci ha pensato fino all’ultimo giorno; chi nel fallimento del Tardini perde milioni e chi migliaia di euro, che comunque non son pochi.

QUANTO COSTA IL PARMA? 4,5 MLN + 17 DI DEBITO + 5 ALL’INPS (PER ORA)

Il debito sportivo del Parma Fc superava gli 88 milioni di euro, ma i due curatori nominati dal Tribunale dicono di averlo in gran parte tagliato, riducendolo a poco più di 17 milioni di euro (17.130.147,40). Tanto dovrà accollarsi chi dovesse decidere di acquistare il club, che oggi è offerto ad un prezzo di 4,5 milioni. Lo si legge nella relazione firmata da Alberto Guiotto e Luigi Anedda e presentata al giudice Pietro Rogato, i cui contenuti però potrebbero non realizzarli appieno. A questi soldi va aggiunto il debito con lo Stato, per ritenute Irpef e contributi Inps non versati per circa 5 milioni di euro. Totale finale: 26,3 milioni. La cifra non è però così definitiva, perché a luglio arriveranno altre scadenze, che faranno nuovamente lievitare la somma di qualche milione in più.

Tangenti, appalti in cambio di soldi e assunzioni: 44 indagati in Rai, Mediaset, La7 e Infront

L'inchiesta ruota intorno l'attività dell'imprenditore David Biancifiori, titolare di una società per servizi di supporto alle produzioni tv. Secondo gli inquirenti della procura di Roma, il manager avrebbe più volte pagato o reso favori per ottenere i lavori

ROMA - Quarantaquattro tra funzionari e dirigenti di Rai, società del gruppo Mediaset, La7 e Infront sono indagati a Roma nell'ambito di un'inchiesta sull'affidamento di lavori e servizi in cambio di denaro o di altra utilità (vacanze, biglietti aerei ed assunzioni).

Dalle prime ore della mattina sono state effettuate una sessantina di perquisizioni in diverse sedi delle emittenti a Roma, Milano e Napoli. Ad operare sono gli uomini del nucelo di polizia tributaria della guardia di Finanza della Capitale. I funzionari e i dirigenti Rai, in quanto pubblici ufficiali, sono indagati per concorso in corruzione, mentre quelli delle società Mediaset, La7 e Infront per appropriazione indebita

Affidata al pubblico ministero Paolo Ielo, l'inchiesta si concentra sull'attività di un imprenditore, David Biancifiori, titolare di una società per servizi di supporto alle produzioni tv. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti della procura di Roma, il manager avrebbe più volte pagato o reso favori come vacanze, biglietti aerei e assunzioni, per ottenere lavori. Biancifiori fornisce gruppi elettrogeni, scenografie, impianti audio e regie mobili anche all'estero attraverso le due società "D and D lighting ad truck" e "di.Bi.Technology".

Per riuscire a prendere appalti dalle emittenti televisive Biancifiori e il fratello erano al centro di un giro di favori e mazzette da destinare a funzionari e dirigenti delle diverse reti. L'ipotesi investigativa

Crac del Parma calcio di Tanzi, Baraldi patteggia

All'ex dirigente del Parma A.C., ora entrato nello staff di Mike Piazza, nei giorni scorsi è stata applicata la pena di un mese incontinuazione con la condanna a un anno e quattro mesi per il crac Parmatour. Accusato di distrazioni per oltre 4 milioni

Luca Baraldi, ex dirigente del Parma A.C.,ha patteggiato una pena di un mese di reclusione, in continuazione con una precedente condanna di un anno e quattro mesi per il crac Parmatour, per il suo coinvolgimento nella bancarotta della società calcistica nell'era di
Calisto Tanzi
 .
Il patteggiamento davanti al gup Alessandro Conti è stato ratificato lo scorso 10 giugno (giorno in cui, per coincidenza, sono state autorizzate le trattative private per l'acquisto del nuovo Parma) ma la notizia è emersa solo oggi. Lunedì il nome di Baraldi è tornato alla ribalta perché l'ex dirigente è entrato a far parte come consulente dello staff di Mike Piazza, capo di una delle due cordate in corsa

Mafia Capitale, Buzzi chiede patteggiamento a 3 anni e 6 mesi

La richiesta che comprende anche 900 euro di multa è stata avanzata dai legali del ras della coop 29 giugno in una istanza depositata al gip. Il processo è fissato al prossimo novembre, la Procura di Roma darà parere negativo

Condanna a tre anni e sei mesi di reclusione e 900 euro di multa. E' quanto chiede di patteggiare Salvatore Buzzi, ras delle cooperative e uno dei principali indagati nell'inchiesta Mafia Capitale. La Procura di Roma darà parere negativo alla richiesta da parte di Buzzi, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione ed altro, che è stata fatta con un'istanza depositata al gip Flavia Costantini a fronte della richiesta di giudizio immediato formulata recentemente dalla Procura per 34 indagati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in occasione della prima 'retata' dello scorso dicembre.

Il processo è fissato per il prossimo novembre. Oltre a Buzzi, tra i personaggi di spicco a processo anche Massimo Carminati, ritenuto a capo dell'organizzazione, l'ex ad di Ama, Franco Panzironi, e Luca Odevaine.

Ora nel mirino della procura è finito anche il patrimonio immobiliare di Mafia Capitale. Ieri

Mafia capitale, sequestri per 16 milioni. Beni riconducibili a Buzzi

Operazione dei finanzieri del comando provinciale di Roma. Sigilli alla società che gestiva anche una casa di accoglienza. Proteste in Campidoglio: consiglieri lista Marchini si autosospendono

Sedici milioni di euro di beni. A tanto ammonta il valore del sequestro eseguito dalla guardia di finanza di Roma nei confronti di Salvatore Buzzi, il 'ras' delle cooperative sociali arrestato a dicembre nella prima ondata dell'inchiesta su Mafia capitale.

Il sequestro. Il nuovo provvedimento emesso dal Tribunale di Roma - Sezione Misure di Prevenzione, eseguito da parte del Gico del Nucleo di polizia tributaria, riguarda le quote societarie, il capitale sociale e l'intero patrimonio aziendale, comprese le disponibilità finanziarie, della Sarim Immobiliare S.r.l.: una società operante nel settore della "locazione immobiliare di beni propri", legalmente rappresentata e partecipata (per il 6%) da Emanuela Bugitti - già colpita da due ordinanze di custodia cautelare - nonché dallo stesso Buzzi (6%) e da Carlo Maria Guarany (1%) - e risulta controllata dalla coop "29 Giugno", per il 48%, e "Formula Sociale a r.l. Onlus", per il 4%, entrambe già sequestrate dicembre scorso.

Al patrimonio della Sarim Immobiliare S.r.l. corrispondono disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e, soprattutto, in un palazzo di 2.750 metri quadrati in via Santa Maria di Loreto, zona Castelverde a Roma, utilizzata dalle cooperative di Buzzi come casa di accoglienza, dedicata a donne, minori, rifugiati e richiedenti asilo.

Lotito indagato per tentata estorsione, perquisita sede Figc

Agenti della Digos nella sede della Federcalcio nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Napoli. Nell'indagine indagato il presidente della Lazio. Perquisiti gli uffici di Tavecchio e Macalli. Tutto nasce dalla registrazione di una telefonata tra il numero uno biancoceleste e il dg dell'Ischia, Pino Iodice

di FULVIO BIANCHI

ROMA - Un'altra giornata nera per il calcio italiano. Una perquisizione da parte degli agenti della Digos è in corso nella sede della Federcalcio nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Napoli. Nell'indagine risulta indagato per tentata estorsione il presidente della Lazio, Claudio Lotito. L'inchiesta è scaturita dalla registrazione di una telefonata con Lotito consegnata agli inquirenti dal dg dell'Ischia Calcio, Pino Iodice nei mesi scorsi e resa pubblica da Repubblica.it. I presunti illeciti riguardano l'erogazione di finanziamenti a società calcistiche.

Mafia Capitale, il carabiniere del Quirinale che informava Buzzi

Secondo i Ros, il patron della 29 giugno si serviva di Giampaolo Cosimo De Pascali per ottenere scappatoie giudiziarie e favori negli appalti. Ecco un' intercettazione: "Oh, ma lo sai che la Guardia di Finanza ha concluso l'ispezione non ha trovato nulla, nulla, c'ha fatto i complimenti" dice Buzzi. "E secondo te, perché...? risponde l'uomo in divisa

"Caro Salvatore sto uscendo ora dal tribunale. Sono stati depositati per l'archiviazione tutti i fascicoli inerenti la situazione che ben conosci. Siamo grandi, anzi grandissimi... sono strafelice per quello che sono riuscito a fare... un forte abbraccio". Così il 24 luglio dello scorso anno Giampaolo Cosimo De Pascali, appuntato scelto in servizio presso il reparto carabinieri Presidenza della Repubblica, scriveva, con un sms, a Salvatore Buzzi, il presidente della cooperativa '29 giugno'. Almeno 50 contatti telefonici tra i due, a partire dal settembre 2013, sono stati documentati dal Ros a dimostrazione che Buzzi, ritenuto uno dei principali esponenti dell'associazione di stampo mafioso assieme all'ex Nar Massimo Carminati, si serviva di De Pascali "per acquisire informazioni di natura giudiziaria e per ottenere favori di vario genere". De Pascali, secondo gli investigatori, sarebbe stato presentato a Buzzi da Giovanni Tinozzi, direttore di un ristorante in via Veneto: "Gianni è un amico mio del paese, che mi ha messo in contatto con uno del Quirinale che mi sta a fa..." diceva Buzzi.

Il pm antimafia Di Matteo: "Lo Stato ha ancora rapporti con Cosa Nostra, serve un'altra guerra di Liberazione"

Per il magistrato palermitano, al quale oggi la Città di Torino ha consegnato la cittadinanza onoraria, "norme come la prescrizione garantiscono l'impunità e non si può delegare la lotta solo al giudice penale. Ecco perchè contro le cosche non si riesce ancora a vincere" 

"Ancora lo Stato non ha dimostrato con i fatti la volontà di recidere i legami con la mafia. Per questo non riusciamo ancora a vincere la guerra" contro le organizzazioni malavitose. "Per vincere la mafia, infiltrata nell'amministrazione pubblica, e la corruzione l'Italia deve affrontare un'altra grande guerra di Liberazione, di forza non così diversa da quella che vide questa città in prima fila". Lo ha detto il pm Antonino Di Matteo ricevendo a Torino la cittadinanza onoraria a Palazzo di Città. Il magistrato ha sollecitato a "una riflessione su cos'è diventata mafia" che "pericolosamente si annida sempre più' all'interno delle amministrazioni pubbliche".
Il nostro Paese, ha aggiunto il magistrato, "si è dimostrato inadeguato a combattere la mafia e ancora il quadro normativo in vigore garantisce impunità, come nel caso della prescrizione, che delegittima tutti quei cittadini che chiedono trasparenza. La lotta a Cosa Nostra non spetta solo al giudice penale: non è più concepibile delegare alla sola magistratura la battaglia contro la criminalità organizzata".
Secondo Di Matteo "è nel dna della mafia, da 150 anni, la ricerca del rapporto con la politica, le istituzioni, il mondo delle imprese e dell'economia. Senza questi rapporti la mafia non avrebbe mai potuto raggiungere la pericolosità che la contraddistingue". Il pm antimafia ha poi ribadito che "continua a esistere una divaricazione tra la giusta repressione, che si opera sulla parte armata, e la sostanziale inadeguatezza degli strumenti per colpire gli appoggi esterni alla mafia". Di Matteo ha parlato di "due facce della stessa medaglia".

Mafia Capitale, altri indagati: anche un sottosegretario siciliano e un ex assessore di Alemanno

Sotto inchiesta Giuseppe Castiglione (Ncd) per la gestione del Cara di Mineo, l'ex responsabile all'Ambiente del Pdl in Campidoglio e Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto di Zingaretti che già si era dimesso tre mesi fa. Nuove perquisizioni alle coop, sia cattoliche che rosse

di MARIA ELENA VINCENZI e GIOVANNA VITALE

Mafia Capitale e business dei migranti, dopo gli arresti una nuova ondata di 21 provvedimenti tra indagati e perquisizioni. Tra questi Marco Visconti, ex assessore all'Ambiente della giunta capitolina allora guidata da Gianni Alemanno. Ma c'è anche il sottosegretario all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione (Ncd), che risulta sotto inchiesta per turbativa d'asta in un'altra indagine, della Procura di Catania, sull'appalto per la gestione del Cara di Mineo assieme ad altri cinque, tra cui Luca Odevaine. Castiglione ha replicato: "Si ripete la stessa storia di sei mesi fa, apprendo dalla stampa di essere indagato ma io non ne so nulla. Tutta questa vicenda è semplicemente assurda".ù

Green Money, patteggiamenti: no del giudice, pene troppo lievi

Nigro non ha ratificato gli accordi per pene inferiori a due anni per sei imputati, tra cui Moruzzi, Iacovini e Balisciano, ritenendoli non congrui

di MARIA CHIARA PERRI

Pene troppo lievi, da rimettere in discussione. Green Money, una delle più importanti inchieste sulla corruzione a Parma che il 24 giugno di quattro anni fa portò in carcere 11 persone, era destinata a chiudersi oggi in fase di indagini preliminari con la ratifica da parte del giudice di patteggiamenti al di sotto di due anni di reclusione per la maggior parte degli imputati, con pena sospesa.

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