Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Soldi di estorsioni da Cutro a Parma in pullman

Come la malavita faceva affari nel Parmense. Le somme, trasferite su servizi di linea,  riciclate in una rete di aziende edili con sede tra il parmense e il reggiano. Investimenti immobiliari a Sorbolo. Minacce a imprenditore: "Noi le cose le risolviamo alla calabrese"

MARIA CHIARA PERRI

Sonia Masini ex presidente della Provincia di Reggio Emilia: intimidita dalle cosche e abbandonata dal mio Pd

Reggio Emilia, lo sfogo di Sonia Masini, ex presidente della Provincia: "Sollevai il problema, Bonaccini si mostrò infastidito”. E scrive al premier

BOLOGNA - "Solo tre mesi fa, in direzione regionale del Pd, dissi chiaramente: io ho contrastato la ‘ndrangheta e voi mi state escludendo da tutto. Nonostante le consultazioni dei circoli, non sono entrata nella lista per le elezioni regionali, e così voi fate fuori una persona che ha contrastato la criminalità organizzata. Ma quando ci sono persone oggetto di pressioni di questa natura non bisogna lasciarle sole, perché significa metterle in pericolo. Voi in questo modo date un segnale alla ‘ndrangheta che ho combattuto. Queste parole oggi le riconfermerei tutte, anche se Stefano Bonaccini sembrò allora molto infastidito dal mio discorso e cercò pure di interrompermi. Ma io sono andata avanti. Perché questa è una cosa che i mafiosi hanno capito e l’ha capito anche la magistratura". 

Sonia Masini era presidente della Provincia di Reggio Emilia e nella maxinchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Emilia il suo nome è quello di una persona nel mirino degli indagati. Nelle intercettazioni degli investigatori si trova che Giuseppe Pagliani, allora capogruppo del Pdl in Provincia, ora agli arresti, avrebbe voluto riservarle "una “curetta” come dio comanda". E lei, politica classe 1953, un cursus honorum che la vede anche capogruppo Ds in Regione dal 1995 al 2000, quelle pressioni le aveva avvertite, eccome. Ma, denunciò allora e ribadisce oggi, "io sono stata lasciata sola nel mio partito o con pochissime persone intorno".

Le cosche alla conquista dell’Emilia

Il linguaggio in codice delle cosche da Cutro alla conquista dell’Emilia. Nei racconti dei pentiti la scalata di «mano di gomma». E l’aiuto di un sindaco amico
 

BOLOGNA - «Dottò, in Emilia-Romagna il campo ce l’avevamo in mano noi, tutta l’Emilia-Romagna, non è che c’è distinzione tra Bologna, Modena, Faenza, Ferrara, Modena e Carpi, dove potevamo arrivare. Se trovavamo altre cosche ci potevamo parlare». A descrivere ai pm della Dda l’origine dello strapotere della ‘ndrangheta sulla via Emilia è, tra gli altri, il pentito Angelo Cortese, uomo di fiducia di Nicolino Grande Aracri, detto mano di gomma, il boss che prende le redini dell’organizzazione dopo la sanguinosa faida degli anni 90. L’infiltrazione, diventata poi radicamento, risale al 1982 quando Antonio Dragone, capo della cosca di Cutro, viene spedito in soggiorno obbligato in provincia di Reggio Emilia. Il boss fa salire amici e parenti che avviano affari su larga scala. Tutto precipita col suo arresto, quando quel vuoto viene colmato proprio da Nicolino e si scatena la guerra intestina.

Maxi operazione contro la ‘ndrangheta in Emilia: 117 arresti

L’inchiesta, denominata «Aemilia», coordinata dalla procura antimafia di Bologna. Tra gli arrestati un consigliere comunale di Forza Italia e Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo campione del mondo

BOLOGNA - Maxi operazione dei carabinieri contro la `ndrangheta in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. Migliaia i carabinieri impiegati. Centodiciassette gli arresti disposti dalla magistratura di Bologna. Altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia, per un totale di oltre 160 arresti.

L’INCHIESTA- A coordinare l’inchiesta, denominata «Aemilia», la procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro. Tutti reati commessi con l’aggravante di aver favorito l’attività dell’associazione mafiosa. Contestualmente, le procure di Catanzaro e Brescia - in inchieste collegate - hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati. Imponente lo schieramento dei carabinieri impiegati, anche con l’ausilio di elicotteri, in arresti e perquisizioni. In Emilia, sottolineano gli investigatori, la `ndrangheta ha assunto una nuova veste, colloquiando con gli imprenditori locali.

In Albania Taci non paga tasse da anni. Lo Stato ne chiede il fallimento

I debiti con il fisco non sono una cosa nuova, per Rezart Taçi e compagnia. Un paio di giorni fa, dando conto dei debiti della società Eventi Sportivi spa, Parma Quotidiano osservava che rilevando la holding che controlla il Parma calcio, Ermir Kodra, uomo di Taci, ha acquistato un mucchio di debiti, molti con lo Stato italiano: la Eventi Sportivi ha 64 milioni di debiti, dei quali 18 con il fisco italiano (LEGGI QUI). Ma la cosa può spaventare la nuova proprietà dei gialloblù? In Albania, Taçi ha una certa esperienza di conti scoperti con il fisco: di recente, la Taçi Oil, di cui fa parte anche Ermir Kodra, è stata inserita nella lista di società per le quali lo Stato albanese chiede il fallimento, per non aver pagato le tasse. Sarà forse anche per questo che Taçi preferisce non figurare direttamente nella questione del Parma calcio.

In Albania, con i contribuenti morosi lo Stato non è tenero come in Italia. Altro che Equitalia: là c’è la gogna mediatica. I nomi delle società che non pagano le tasse entro la scadenza, vengono divulgati in una lista nera ad opera della Drejtoria e Pergjithshme e Tatimeve, l’equivalente della nostra Agenzia delle Entrate, perché tutti sappiano della mancanza. Ma non solo. Per le società che restano per qualche anno in questa lista, il Governo di Tirana chiede il fallimento, per tentare un recupero forzato delle tasse non versate. Ebbene, nel 2014 è stato chiesto il fallimento di 114 società albanesi: una è la Taçi Oil.

Ermir Kodra, presentato come nuovo presidente del Parma Fc, nella Taçi Oil riveste il ruolo di consigliere, nominato il 14 agosto scorso, con scadenza nel 2017.

Roma, al via il nuovo anno giudiziario: "Mafia Capitale ha corrotto i politici"

La corruzione al centro della relazione del procuratore generale dela Corte di Appello di Roma, Antonio Marini. Che ha aggiunto: "C'è preoccupazione per l'infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo del calcio. Ed necessario istituire una Procura nazionale antiterrorismo". Pignatone: "Indagini a 360 gradi senza pregiudizi"

"La situazione della giustizia penale nel distretto di Roma si è ulteriormente aggravata. L'esempio emblematico è rappresentato dall'inchiesta Mafia Capitale dalla quale è emerso un sistema di complicità tra politica e criminalità, ampiamente strutturato, capillare e invasivo". Con queste parole il procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma, Antonio Marini, ha inaugurato l'anno giudiziario del tribunale di Roma ricordando lo scandalo del 'Mondo di mezzo' scoppiato i primi di dicembre che ha travolto la capitale. Il magistrato ha aggiunto che "l'inchiesta sul clan Carminati ha messo in luce il crescente intreccio tra mafia e corruzione, che costituiscono i due mali endemici della nostra società. Ha svelato l'esistenza di un'organizzazione di tipo mafioso capace di intimidire e corrompere politici di ogni schieramento. Non v'è dubbio - ha proseguito Marini - che tali vicende finiscono per alimentare la sfiducia nella capacità della politica, inquinata sempre più da pratiche corruttive, a risolvere il grave fenomeno della corruzione nel nostro Paese".

Canzio: mafia ha occupato il Nord. E per l'Expo è allarme terrorismo islamico

A Milano la relazione del presidente della Corte d'appello: i giudici costretti a operare in "un clima ingiustificato di delegittimazione o addirittura dileggio". E "l'audizione di Napolitano era evitabile

Organizzazioni mafiose, sempre più potenti, e terrorismo islamico. Sono le minacce che incombono su Expo 2015 a meno di 100 giorni dall'inaugurazione dell'esposizione universale. Ed è proprio nel contrasto a criminalità organizzata e fondamentalismo che la magistratura milanese dovrà spendere le maggiori energie in questo anno appena iniziato. È la linea indicata da Giovanni Canzio, presidente della Corte d'appello di Milano, all'inaugurazione dell'anno giudiziario.

"Presenza e attenzione da parte della giustizia sarà riservata alla prevenzione e repressione di ogni forma di violenza di natura eversiva o terroristica o di matrice fondamentalista, che intenda profittare della portata internazionale di Expo 2015", ha detto Canzio. E ancora: "In vista di Expo 2015 lo Stato è presente e contrasta l'urto sopraffattorio della criminalità mafiosa, garantendo, nonostante la denunciata carenza di risorse nel settore giudiziario, la legalità dell'agire e del vivere civile". Expo, a detta di Canzio, potrebbe anche destabilizzare gli equilibri fra le varie organizzazioni mafiose: "Il fiorire di iniziative imprenditoriali collegate allo straordinario evento lasciano presagire che per la criminalità organizzata si aprano, insieme con nuove e più ricche opportunità, impreviste criticità a causa del conflitto latente fra le originarie regole delle 'ndrine e i più ampi orizzonti di profitto".

Il Papa: i processi della Sacra Rota dovrebbero essere gratuiti

Lo ha detto venerdì agli avvocati durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario : «I procedimenti toccano il matrimonio che come tutti i sacramenti non si paga»

Come Benedetto XVI

«Il giudice è chiamato ad operare la sua analisi giudiziale quando c’è il dubbio sulla validità del matrimonio, per accertare se ci sia un vizio d’origine del consenso, sia direttamente per difetto di valida intenzione, sia per grave deficit nella comprensione del matrimonio stesso, tale da determinare la volontà». E’ quanto indica Papa Francesco ai giudici della Sacra Rota, ricordando che «la crisi del matrimonio è non di rado nella sua radice crisi di conoscenza illuminata dalla fede». In questo senso Francesco conferma la linea indicata nell’ormai lontano luglio 2005 da Benedetto XVI ai preti della Valle d’Aosta: se manca una fede matura il sacramento del matrimonio non può essere considerato valido e dunque va invalidato. Ma mentre papa Ratzinger aveva lanciato il tema di una riflessione poi rimasta accademica, Francesco ha già istituito una commissione che entro qualche mese si esprimerà su come si possano istruire processi più rapidi anche nel caso che il matrimonio sia invalido per mancanza di fede.

Brescia, condannati i vertici dell'allevamento Green Hill

Assolto uno dei due gestori. Per gli altri pene da 12 a 18 mesi e il divieto di allevare cani per due anni . La Lav sarà risarcita con 30mila euro: "Sentenza storica". Il pm chiedeva dai due ai tre anni e mezzo

Tre condanne per maltrattamento e uccisione di animali e un'assoluzione: si è concluso così il primo grado del processo Green Hill - un procedimento giudiziario molto atteso dalle associazioni animaliste e ambientaliste, che hanno esultato per la decisione dei giudici - l'allevamento di cani beagle da sperimentazione con sede a Montichiari. La prima sezione penale del tribunale di Brescia ha condannato a un anno e sei mesi Renzo Graziosi e Ghislane Rondot, rispettivamente veterinario e co-gestore di Green Hill 2001, e a un anno il direttore dell'allevamento, Roberto Bravi. Assolto invece Bernard Gotti, co-gestore di Green Hill.

Per i condannati è stata decretata inoltre la sospensione dell'attività per due anni. Pene meno severe rispetto a quelle ipotizzate dal pm Ambrogio Cassiani, che aveva chiesto una condanna a tre anni e sei mesi per Graziosi, tre anni per Rondot e due anni per Bravi e Gotti e contestato il reato di falsa testimonianza a cinque dipendenti della struttura. Gli avvocati difensori di Green Hill, Luigi Frattini e Enzo Bosio, avevano chiesto l'assoluzione per gli imputati perché "il fatto non sussiste e non vi è stata condotta dolosa". Secondo gli avvocati, inoltre, "non ci sono state violazioni: qualora non fossero state rispettate alcune norme, scatterebbe solo una sanzione amministrativa".

Arrestata Helga Schmidt del Valencia Palau de les Arts

Helga Schmidt

Enrico Votio Del Refettiero

Arrestata la Sovrintendente del Palau de Les Arts nell’ambito di un’inchiesta giudiziara? 

Da qualche giorno la stampa spagnola tutta l’aveva presa di mira, da quando era trapelata la notizia che Helga Schmidt, da 10 anni a capo del Palau de les Arts di Valencia e legata da amicizia duratura con il gotha della musica classica internazionale, da Placido Domingo a Zubin Mehta, da Lorin Maazel a Riccardo Chailly (la cui figlia Luana era stata assunta al Palau proprio dalla Schmidt), era indagata per aver incassato negli anni oltre mezzo milione (la cifra esatta riportata dalla stampa spagnola è 508'000 Euro) di commissioni illecite sulle sponsorizzazioni pagate al teatro tramite la società Patrocini de les Arts, della quale era stata consigliera di amministrazione tra il 2008 e il 2009.

I giudici: «Buzzi è una concreta minaccia per le istituzioni»

TRIBUNALE DEL RIESAME

Pubblicate le motivazioni della sentenza che ha negato la scarcerazione a 14 arrestati. «Panzironi e l’Ama asserviti agli interessi di Mafia Capitale». Mancini «corrotto, ma non sembra faccia parte dell’associazione»

ROMA - Salvatore Buzzi, Franco Panzironi e Riccardo Mancini. Sono tre dei protagonisti dell’inchiesta Mafia Capitale al centro della sentenza del tribunale del Riesame pubblicata lunedì 19. Nell’ordinanza, il collegio presieduto da Bruno Azzolini scrive che il ras delle cooperative, braccio destro di Massimo Carminati, rappresenta «una concreta minaccia per le istituzioni» ed «è pericoloso per la società a tutti i livelli». Per questo la sua richiesta di scarcerazione, lo scorso 2 dicembre, è stata respinta. Una sorte che Buzzi ha condiviso con altri 13 arrestati.

Perché i detenuti non lavorano?

Anche se un detenuto volesse riverniciare gratis il muro del carcere non può farlo . Se il detenuto lavora la legge impone di pagargli lo stipendio, solo che non ce n’è per tutti.

Visiti un carcere e misuri il grado di civiltà di un Paese. Rispetto a tutto il mondo occidentale l’Italia, “a parole”, ha maggior sensibilità per il disagio umano, salvo poi infilare 6 detenuti in uno spazio dove ce ne dovrebbero stare 2. Quando la situazione si fa calda, si rimedia velocemente con indulti e decreti svuotacarceri. Il risultato è che il 70% dei condannati, una volta scontata la pena, torna a delinquere. Se la funzione del carcere è quella di restituire alla società un individuo riabilitato, è evidente che qualcosa non va. Eppure, già nel 1975, siamo stati fra i primi ad introdurre le misure alternative al carcere con l’affidamento in prova al servizio sociale. Oggi gli affidati sono circa 12.000, ma è difficile sapere se chi ha evitato il carcere, poi mantenga un comportamento corretto (non spacciare droga, fare il lavoro che gli è stato assegnato...). Questo perché l’assistente sociale, che dovrebbe incontrare l’affidato una volta la settimana, sia a casa che al lavoro, lo vede se va bene 1 volta ogni 2 mesi. Del resto, a Padova, sono in 8 a seguire più di 1000 casi; a Roma in 36 con 3000 casi.

Mafia Capitale, Riesame: "Carminati capo di una organizzazione ramificata. Con Alemanno sindaco salto di qualità"

Le motivazioni al rigetto della revoca degli arresti di cinque indagati. Per i giudici: "La struttura operava a Roma da anni nei settori criminale, economico e della pubblica amministrazione e si è ingrandita in seguito alla nomina dell'ex primo cittadino". L'ex Nar "fulcro del sistema ma nessuno denunciò"

Un'organizzazione che operava nella Capitale da anni nei settori criminale, economico e della pubblica amministrazione, che si espande in "seguito alla nomina di Alemanno quale sindaco di Roma". Così il Riesame spiega l'evoluzione di Mafia Capitale nelle motivazioni al rigetto della revoca degli arresti di 5 indagati.

Appalti pilotati in ospedali: sequestri per olttre 1 milione di euro

Operazione dei Nas di Parma in 8 regioni. La vicenda coinvolgerebbe in particolare il Policlinico di Modena

Dalle prime ore di stamane i Carabinieri del NAS di Parma e i colleghi dell’Arma territoriale di 16 province e 8 Regioni stanno eseguendo sequestri preventivi di beni per oltre un milione di euro a pubblici amministratori di un ospedale per appalti pilotati. Nell’operazione, chiamata 'Last business', sono indagate 63 persone.

L’indagine dei Nas è stata coordinata dalla Procura di Modena e ha ha portato a smascherare un "collaudato sistema di tangenti per l'acquisto di strumentazioni mediche e per l’affidamento di lavori al Policlinico di Modena". Per l’accusa, alcuni pubblici amministratori procedevano con appalti pilotati, all’ aggiudicazione di lavori e forniture con l’individuazione diretta della ditta violando il Codice degli Appalti.

Fonte Link:  http://www.gazzettadiparma.it/news/news/191861/Appalti-pilotati-in-ospedali--.html

Mafia Capitale: Se Buzzi canta i boss l'ammazzano

Mafia Capitale, nelle intercettazioni successive all'arresto le minacce degli intermediari con la 'ndrangheta Confermati i legami con i clan. Il capo della "29 giugno" ai suoi: "Adesso che sono in carcere non mettetevi a litigare"

di MARIA ELENA VINCENZI

ROMA -  Minacce di morte, pizzini e regole sulla successione. Roba da associazione mafiosa, per l'appunto, quella che ieri la procura di Roma ha depositato al tribunale dei Riesame, chiamato a decidere sulla revoca della custodia cautelare di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, entrambi calabresi ed entrambi in carcere dall'11 dicembre scorso nell'ambito dell'inchiesta su Mafia Capitale (i giudici si sono riservati). 

Gli SMS di Micaela Campana membro della segreteria nazionale del PD, con deleghe al welfare e al terzo settore. Coinvolta in mafia capitale

L’onorevole Micaela Campana ha ragione a protestare per l’eccessivo peso dato a un suo saluto per Salvatore Buzzi – uno dei maggiori accusati nell’inchiesta su “Mafia Capitale” – e a ricordare che la pretesa di capire significati e implicazioni nelle trascrizioni delle telefonate e degli SMS genera mostri: ci sono troppe cose che non sappiamo e sfumature la cui lettura è spesso del tutto arbitraria. Quindi è giusto piantarla con la gogna supponente su quel saluto.
Però l’onorevole Campana usa uno straw man argument quando dice “il tutto per un saluto che io uso abitualmente”: il suo è un inganno dialettico. Infatti il problema non è quel saluto, giustamente fatti suoi come i suoi rapporti umani con chiunque, Buzzi compreso. Il problema è la disponibilità che secondo le carte dell’inchiesta l’onorevole Campana avrebbe offerto alle richieste di Buzzi di accusare una giudice del TAR intervenuta contro gli interessi di una sua cooperativa. Buzzi si diede molto da fare – dicono le indagini del ROS – per ottenere che Campana e altri parlamentari presentassero un’interrogazione parlamentare contro quella giudice. Adesso Campana quindi scrive, a proposito dell’SMS in questione e di quel famigerato saluto per Buzzi:

“L’sms in questione, se letto nella sua interezza, e non nel solo stralcio maliziosamente riportato dai media, dimostra che non avrei mai presentato l’interrogazione richiesta dal Buzzi”.

Spese pazze in Regione Emilia Romagna. Spunta finanziamento da 80.000 euro al Pd

Tra le fatture a rimborso una di 12 mila euro per «utilizzo sala polivalente in via Rivani»

BOLOGNA - Promette sobrietà il governatore Stefano Bonaccini. Ce ne sarà bisogno. Il consiglio regionale uscente è stato rottamato dagli avvisi di garanzia per le presunte spese senza freni con i soldi dei gruppi. L’inizio dell’anno porterà una pioggia di richieste di rinvii a giudizio per gran parte dei 41 ex consiglieri indagati per peculato. Rischiano anche gli unici tre rieletti: Antonio Mumolo del Pd, cui vengono contestate spese illegittime per 6.159 euro, Enrico Aimi (58 mila) e Galeazzo Bignami (39 mila). Il primo s’è affrettato a farsi interrogare, gli altri saranno sentiti a breve dalle pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi che, col coordinamento del procuratore Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini, hanno setacciato le spese dei gruppi dal maggio 2010 al dicembre 2011. In pochi usciranno dall’inchiesta, gli stralci si conteranno sulle dita di una mano. Lo stesso Bonaccini, per cui la Procura ha chiesto l’archiviazione, attende che un giudice metta la parola fine sui 4.300 euro oggetto di iniziale contestazione.

La pista siciliana di Mafia Capitale


Non poteva mancare Parma anche in questo scandalo nazionale. LB

La Procura di Caltagirone indaga sui milioni arrivati al Centro rifugiati di Mineo, ente che ha avuto tra i propri consulenti Luca Odevaine, intercettato mentre sosteneva di essere in grado di “orientare” i flussi dei migranti.

L’inchiesta Mondo di Mezzo della Procura di Roma contiene anche una pista siciliana che porta al Centro rifugiati di Mineo, in provincia di Catania, territorio che alle ultime europee ha regalato il 39% dei consensi al Nuovo centrodestra. Al momento non ci sono indagati ufficialmente ed è scesa in campo la Procura di Caltagirone, competente territorialmente.

Spese pazze, sequestrati 1,2 milioni ai capigruppo in Regione Emilia Romagna

L'inchiesta sulle spese del 2012. I partiti coinvolti sono Pd, Pdl, Udc, Idv, Movimento 5 Stelle, Sel, Fds e gruppo Misto

BOLOGNA - La Guardia di Finanza di Bologna, su delega della Procura Regionale della Corte dei Conti, sta sequestrando in queste ore beni immobili e crediti di natura retributiva nei confronti di ex otto capigruppo dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna. I partiti coinvolti sono Pd, Pdl, Udc, Idv, Movimento 5 Stelle, Sel, Fds e gruppo Misto. Il capogruppo della Lega Nord, Mauro Manfrendini, è scomparso nei mesi scorsi.

IL DANNO - La Procura Regionale della Corte dei conti felsinea ha chiesto e ottenuto dalla locale Sezione Giurisdizionale un decreto di sequestro conservativo in favore dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna – amministrazione ritenuta essere ente danneggiato – per il danno patrimoniale contestato, quantificato globalmente in oltre 1,2 milioni euro.

I CONTI DEL 2012 - Le verifiche amministrativo-contabili hanno riguardato le spese sostenute dai singoli gruppi consiliari dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna nell’anno 2012. Al termine degli accertamenti la Corte dei conti ha avuto modo di rilevare che i contributi posti a carico del bilancio regionale erano stati utilizzati dai rispettivi gruppi per spese ritenute non inerenti all’attività istituzionale e al funzionamento del gruppo stesso.

Expo 2015, Cantone chiede le carte sul megastore di Eataly.

Dopo l'interrogazione di Sel, il presidente dell'Anticorruzione vuole verificare le procedure dell'aggiudicazione diretta di uno store per realizzare "l'osteria più grande del mondo"

Il presidente dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, ha chiesto di visionare le carte che hanno portato all'aggiudicazione diretta di uno store di Expo 2015 a Eataly di Oscar Farinetti per capire se le procedure si sono svolte in maniera corretta. "Eataly è una delle più note realtà nel mondo, dopo l'interrogazione parlamentare ho chiesto di vedere le carte", ha detto Cantone spiegando di essere abituato a esprimersi "sulla base dei documenti". Quanto la notorietà di Eataly possa aver inciso ai fini della gara (non avvenuta), "mi riservo di verificarlo". La replica di Farinetti, affidata ai microfoni di Radio Capital, non si è fatta attendere: "Se continuano le polemiche di gente che non fa e che ha un sacco di tempo da perdere per criticare chi fa, noi ci ritiriamo senza problemi".

Sull'affidamento diretto a Eataly era stata presentata un'interrogazione parlamentare di due deputati di Sel al ministro Maurizio Martina. E il commissario unico del governo per Expo 2015, Giuseppe Sala, ha difeso la scelta: "Possiamo non fare una gara quando c'è unicità. E dal nostro punto di vista, Eataly è unico", ha detto durante un incontro all'Expo Gate. Un riferimento alla capacità

Il tribunale di Parma respinge il ricorso di Carlo Frateschi

 

Aveva chiesto oltre 5 milioni di euro, per il Tribunale di Parma non gli va neanche una lira.

E il fondo di riserva del Comune può tirare un sospiro di sollievo.

Si tratta della causa intentata contro il Comune di Parma dall’ex direttore generale Carlo Frateschi, che ha retto le sorti della struttura comunale  al tempo delle amministrazioni di Ubaldi e Vignali.

La causa di lavoro  è stata  intentata dall’ex Direttore Generale per ottenere la condanna del Comune al pagamento di oltre 5milioni di euro a titolo di risarcimento per pretesi danni .

Il riconoscimento di questa richiesta  sarebbe inevitabilmente  ricaduto sul Comune e quindi sulla città.

Consorzio agrario di Parma: 35 indagati

Gli ultimi anni prima del commissariamento, dal 2006 al 2011. Quando i debiti (e per la verità anche i crediti) del Consorzio agrario sono esplosi. Fino a a quel buco da quasi 80 milioni, quando l'ente è entrato in concordato preventivo. E' quello il periodo su cui si sono concentrati i riflettori della procura: 35 - per ora - le persone finite nel registro degli indagati, tra ex amministratori, presidenti compresi, ma anche sindaci e alcuni revisori dei conti, tutti sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta. A vario titolo, vengono contestate operazioni dolose e false comunicazioni sociali.

 Verrebbero contestate a vario titolo operazioni dolose e false comunicazioni sociali dal 2006 al 2011. L'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza è in corso: in questi giorni sono stati convocati alcuni degli indagati perché possano chiarire le proprie posizioni. Dopo l'omologazione del piano di concordato nel 2012, con l'alienazione del patrimonio immobiliare, il Consorzio Agrario ha proseguito l'attività nella sede di via dei Mercati

 

Mafia ed estorsioni, 8 arresti sull'asse Italia-Usa

Operazione della procura distrettuale lucana con gli agenti dello Sco e della Mobile di Matera. I provvedimenti eseguiti in Basilicata, Sicilia, Milano e New York. Confermati i legami oltre oceano di Cosa nostra e 'Ndrangheta

ROMA - Otto persone sono state arrestate dalla polizia tra Milano, Matera, Trapani e New York, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Potenza. Gli ordini di custodia cautelare in carcere sono stati emessi dal gip di Potenza e contestano agli indagati l'accusa di associazione per delinquere transnazionale, finalizzata alla tentata estorsione ed aggravata dalle modalità mafiose.

I provvedimenti sono stati eseguiti da agenti del Servizio centrale operativo della polizia e dalla squadra mobile di Matera. Le indagini, avviate oltre un anno fa, si sono sviluppate a margine dell'inchiesta della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria denominata 'New Bridge', che nel febbraio scorso portò all'arresto di 26 persone appartenenti a un sodalizio mafioso, tra Calabria e Stati Uniti, dedito al traffico internazionale di stupefacenti. Le investigazioni hanno permesso di scoprire le proiezioni internazionali di Cosa nostra e 'ndrangheta in America, nonché le attuali dinamiche in seno ai gruppi storici mafiosi di New York. Tra i destinatari di provvedimento cautelare c'è anche Francesco Palmieri, ritenuto appartenente alla famiglia dei Gambino. Palmieri, venuto in Italia nei mesi scorsi per riscuotere un credito dei boss delle famiglie americane, è stato bloccato dai poliziotti in un appartamento di Brooklyn, dove abitava senza risultare registrato. Oltre a Palmieri, è stato arrestato a New York anche Amabile. All'operazione hanno partecipato anche funzionari della polizia italiana.

Processo Ciappazzi, il procuratore: "Geronzi e Tanzi si spalleggiavano l'un l'altro ". Non vi fu estorsione

Nella vicenda dell’acquisto delle acque minerali Ciappazzi, da parte della "vecchia" Parmalat, l’ex presidente della Banca di Roma-Capitalia Cesare Geronzi e l’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi «si fregavano l’un l’altro». Lo ha sottolineato il sostituto procuratore della Cassazione, Pietro Gaeta, in un passaggio della sua requisitoria al processo Ciappazzi-Parmalat davanti alla Quinta sezione penale della Suprema corte. 
«Era una situazione nella quale ognuno pressava l'altro quanto più poteva: Banca di Roma aveva bisogno che Parmalat comprasse le acque di Ciarrapico per l’impatto straordinariamente forte con il quale il debito accumulato da Ciarrapico pesava sulla banca che aveva bisogno di alleggerire questa posizione dopo i solleciti della vigilanza della Banca d’Italia». 
A sua volta - ha proseguito il Pg Gaeta - Parmalat «aveva bisogno della Banca di Roma alla quale continuava a chiedere prestiti». Ad avviso del Pg, non si è trattato di «estorsione" però «nemmeno di scelte esercitate in assoluta libertà». Per Gaeta, ad ogni modo, semmai la procura di parma abbia avuto in mente di formulare l’ipotesi estorsiva, ha comunque fatto bene ad accantonarla». Nella requisitoria il Pg Gaeta, inoltre, ha messo in evidenza come Matteo Arpe «abbia ricevuto un flusso informativo costante sulla vicenda del finanziamento alla Parmalat» come dimostrato dallo scambio di mail, appunti e testimonianze. «La linea difensiva di Arpe era che lui era fuori Roma, ad Eurodisney, e avrebbe firmato un finanziamento senza saperlo - ha sottolineato il Pg - ma in questo modo si vuol far credere che Arpe sia stato raggirato dai suoi "fedelissimi" che gli avrebbero messo sotto il naso un foglio da firmare con un finanziamento da 50 milioni di euro, per Parmalat, dicendogli "firma, firma". E lo sventurato firmò!». 

Giorgio Pagliari minaccia ancora di portare tutta la documentazione dei lavori della Commissione per la nomina del DG del Teatro Regio di Parma in Procura

Senatore Pagliari, non si minaccia di andare in Procura attraverso i media, ci si va!! E poi si trasmettono le informazioni ai media. La sua dietrologia non è certo frutto di un pensiero indirizzato alla trasparenza. Fatti, senatore, non parole! LB

Il senatore PD: pronto a portare tutta la documentazione in Procura. Si tace su una vicenda che esige risposte chiare: si tace per effettuare altre intromissioni di esterni, e fare cambiamenti discutibili ?

Ai cittadini e alle cittadine di Parma p.c. al sindaco di Parma Federico Pizzarotti

Carissime e carissimi,

Intorno ai lavori della Commissione per l’individuazione del Direttore del Teatro Regio è sceso uno “strano” silenzio. La quiete non dopo ma prima della tempesta? Tenere tutto sotto traccia per preparare l’annuncio a compimento della operazione, nefasta per Parma, da sempre perseguita?
I lavori della Commissione sono proseguiti in segreto (nessuno ha smentito la notizia) alla presenza e con la consulenza del Direttore della Fondazione Toscanini, la quale con il Regio collabora e che ha tutto l’interesse, insieme ad altri, a contribuire ad un assetto della governance del Teatro Regio che agevoli i rapporti. Una volta sarebbe stato un evidente conflitto di interessi, quando la trasparenza aveva un minimo di significato e non era invece proclamata e non praticata, come avviene nel Comune di Parma. La città, però, sa, e sa anche che le interferenze sono continuate non solo tramite il suddetto Direttore ma anche da parte dei massimi vertici comunali.

Condividi contenuti