Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Gli affari della Coop Concordia e i Casalesi: sei arresti.

In carcere anche l'ex presidente della Cpl Casari. Nessun arresto per l'ex parlamentare, ma un divieto di dimora per abuso d'ufficio in una diversa inchiesta. Le indagini relative alla metanizzazione di sette comuni del Casertano

di DARIO DEL PORTO

La Coop Concordia a Gomorra, scattano sei arresti. Per ordine della procura di Napoli finiscono in carcere tra gli altri l'ex presidente della Cpl Concordia Roberto Casari e l'ex responsabile commerciale della società Pino Cinquanta, accusati di concorso esterno in associazione camorristica per aver intrecciato relazioni pericolose con esponenti del clan dei Casalesi durante i lavori per la metanizzazione effettuati in sette comuni della provincia di Caserta. In cella anche gli imprenditori Antonio Piccolo e Claudio Schiavone, considerati i referenti locali della cosca malavitosa. La misura degli arresti domiciliari è stata disposta invece nei confronti dell'ex responsabile di esercizio di Cpl Pasquale Matano e l'ex responsabile di cantiere Giulio Lancia.

Il giudice i debiti del Parma Fc ammontano a 22,6 milioni

L'importo reso esecutivo dal giudice Pietro Rogato al termine della verifica dello stato passivo. E' quanto dovrà accollarsi la nuova proprietà per correre in serie B.
La lista dei creditori del Parma Fc. Chi si è ridotto il compenso e chi no e farà causa

Fa un certo effetto leggere ora quei nomi che si solito stanno nelle formazioni di Serie A oppure nel Fantacalcio. Leggerli come creditori del Parma Fc, in una lista di 48 pagine, che promette mille e una battaglia giudiziaria. È la lista del debito sportivo della società gialloblù, dove si spiega chi sono quegli sportivi che hanno accettato per amor di maglia un accordo per ridurre il proprio credito, e chi invece non lo ha fatto e ora rischia di non avere proprio nulla; Chi ha firmato subito e chi ci ha pensato fino all’ultimo giorno; chi nel fallimento del Tardini perde milioni e chi migliaia di euro, che comunque non son pochi.

QUANTO COSTA IL PARMA? 4,5 MLN + 17 DI DEBITO + 5 ALL’INPS (PER ORA)

Il debito sportivo del Parma Fc superava gli 88 milioni di euro, ma i due curatori nominati dal Tribunale dicono di averlo in gran parte tagliato, riducendolo a poco più di 17 milioni di euro (17.130.147,40). Tanto dovrà accollarsi chi dovesse decidere di acquistare il club, che oggi è offerto ad un prezzo di 4,5 milioni. Lo si legge nella relazione firmata da Alberto Guiotto e Luigi Anedda e presentata al giudice Pietro Rogato, i cui contenuti però potrebbero non realizzarli appieno. A questi soldi va aggiunto il debito con lo Stato, per ritenute Irpef e contributi Inps non versati per circa 5 milioni di euro. Totale finale: 26,3 milioni. La cifra non è però così definitiva, perché a luglio arriveranno altre scadenze, che faranno nuovamente lievitare la somma di qualche milione in più.

Tangenti, appalti in cambio di soldi e assunzioni: 44 indagati in Rai, Mediaset, La7 e Infront

L'inchiesta ruota intorno l'attività dell'imprenditore David Biancifiori, titolare di una società per servizi di supporto alle produzioni tv. Secondo gli inquirenti della procura di Roma, il manager avrebbe più volte pagato o reso favori per ottenere i lavori

ROMA - Quarantaquattro tra funzionari e dirigenti di Rai, società del gruppo Mediaset, La7 e Infront sono indagati a Roma nell'ambito di un'inchiesta sull'affidamento di lavori e servizi in cambio di denaro o di altra utilità (vacanze, biglietti aerei ed assunzioni).

Dalle prime ore della mattina sono state effettuate una sessantina di perquisizioni in diverse sedi delle emittenti a Roma, Milano e Napoli. Ad operare sono gli uomini del nucelo di polizia tributaria della guardia di Finanza della Capitale. I funzionari e i dirigenti Rai, in quanto pubblici ufficiali, sono indagati per concorso in corruzione, mentre quelli delle società Mediaset, La7 e Infront per appropriazione indebita

Affidata al pubblico ministero Paolo Ielo, l'inchiesta si concentra sull'attività di un imprenditore, David Biancifiori, titolare di una società per servizi di supporto alle produzioni tv. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti della procura di Roma, il manager avrebbe più volte pagato o reso favori come vacanze, biglietti aerei e assunzioni, per ottenere lavori. Biancifiori fornisce gruppi elettrogeni, scenografie, impianti audio e regie mobili anche all'estero attraverso le due società "D and D lighting ad truck" e "di.Bi.Technology".

Per riuscire a prendere appalti dalle emittenti televisive Biancifiori e il fratello erano al centro di un giro di favori e mazzette da destinare a funzionari e dirigenti delle diverse reti. L'ipotesi investigativa

Crac del Parma calcio di Tanzi, Baraldi patteggia

All'ex dirigente del Parma A.C., ora entrato nello staff di Mike Piazza, nei giorni scorsi è stata applicata la pena di un mese incontinuazione con la condanna a un anno e quattro mesi per il crac Parmatour. Accusato di distrazioni per oltre 4 milioni

Luca Baraldi, ex dirigente del Parma A.C.,ha patteggiato una pena di un mese di reclusione, in continuazione con una precedente condanna di un anno e quattro mesi per il crac Parmatour, per il suo coinvolgimento nella bancarotta della società calcistica nell'era di
Calisto Tanzi
 .
Il patteggiamento davanti al gup Alessandro Conti è stato ratificato lo scorso 10 giugno (giorno in cui, per coincidenza, sono state autorizzate le trattative private per l'acquisto del nuovo Parma) ma la notizia è emersa solo oggi. Lunedì il nome di Baraldi è tornato alla ribalta perché l'ex dirigente è entrato a far parte come consulente dello staff di Mike Piazza, capo di una delle due cordate in corsa

Mafia Capitale, Buzzi chiede patteggiamento a 3 anni e 6 mesi

La richiesta che comprende anche 900 euro di multa è stata avanzata dai legali del ras della coop 29 giugno in una istanza depositata al gip. Il processo è fissato al prossimo novembre, la Procura di Roma darà parere negativo

Condanna a tre anni e sei mesi di reclusione e 900 euro di multa. E' quanto chiede di patteggiare Salvatore Buzzi, ras delle cooperative e uno dei principali indagati nell'inchiesta Mafia Capitale. La Procura di Roma darà parere negativo alla richiesta da parte di Buzzi, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione ed altro, che è stata fatta con un'istanza depositata al gip Flavia Costantini a fronte della richiesta di giudizio immediato formulata recentemente dalla Procura per 34 indagati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in occasione della prima 'retata' dello scorso dicembre.

Il processo è fissato per il prossimo novembre. Oltre a Buzzi, tra i personaggi di spicco a processo anche Massimo Carminati, ritenuto a capo dell'organizzazione, l'ex ad di Ama, Franco Panzironi, e Luca Odevaine.

Ora nel mirino della procura è finito anche il patrimonio immobiliare di Mafia Capitale. Ieri

Mafia capitale, sequestri per 16 milioni. Beni riconducibili a Buzzi

Operazione dei finanzieri del comando provinciale di Roma. Sigilli alla società che gestiva anche una casa di accoglienza. Proteste in Campidoglio: consiglieri lista Marchini si autosospendono

Sedici milioni di euro di beni. A tanto ammonta il valore del sequestro eseguito dalla guardia di finanza di Roma nei confronti di Salvatore Buzzi, il 'ras' delle cooperative sociali arrestato a dicembre nella prima ondata dell'inchiesta su Mafia capitale.

Il sequestro. Il nuovo provvedimento emesso dal Tribunale di Roma - Sezione Misure di Prevenzione, eseguito da parte del Gico del Nucleo di polizia tributaria, riguarda le quote societarie, il capitale sociale e l'intero patrimonio aziendale, comprese le disponibilità finanziarie, della Sarim Immobiliare S.r.l.: una società operante nel settore della "locazione immobiliare di beni propri", legalmente rappresentata e partecipata (per il 6%) da Emanuela Bugitti - già colpita da due ordinanze di custodia cautelare - nonché dallo stesso Buzzi (6%) e da Carlo Maria Guarany (1%) - e risulta controllata dalla coop "29 Giugno", per il 48%, e "Formula Sociale a r.l. Onlus", per il 4%, entrambe già sequestrate dicembre scorso.

Al patrimonio della Sarim Immobiliare S.r.l. corrispondono disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e, soprattutto, in un palazzo di 2.750 metri quadrati in via Santa Maria di Loreto, zona Castelverde a Roma, utilizzata dalle cooperative di Buzzi come casa di accoglienza, dedicata a donne, minori, rifugiati e richiedenti asilo.

Lotito indagato per tentata estorsione, perquisita sede Figc

Agenti della Digos nella sede della Federcalcio nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Napoli. Nell'indagine indagato il presidente della Lazio. Perquisiti gli uffici di Tavecchio e Macalli. Tutto nasce dalla registrazione di una telefonata tra il numero uno biancoceleste e il dg dell'Ischia, Pino Iodice

di FULVIO BIANCHI

ROMA - Un'altra giornata nera per il calcio italiano. Una perquisizione da parte degli agenti della Digos è in corso nella sede della Federcalcio nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Napoli. Nell'indagine risulta indagato per tentata estorsione il presidente della Lazio, Claudio Lotito. L'inchiesta è scaturita dalla registrazione di una telefonata con Lotito consegnata agli inquirenti dal dg dell'Ischia Calcio, Pino Iodice nei mesi scorsi e resa pubblica da Repubblica.it. I presunti illeciti riguardano l'erogazione di finanziamenti a società calcistiche.

Mafia Capitale, il carabiniere del Quirinale che informava Buzzi

Secondo i Ros, il patron della 29 giugno si serviva di Giampaolo Cosimo De Pascali per ottenere scappatoie giudiziarie e favori negli appalti. Ecco un' intercettazione: "Oh, ma lo sai che la Guardia di Finanza ha concluso l'ispezione non ha trovato nulla, nulla, c'ha fatto i complimenti" dice Buzzi. "E secondo te, perché...? risponde l'uomo in divisa

"Caro Salvatore sto uscendo ora dal tribunale. Sono stati depositati per l'archiviazione tutti i fascicoli inerenti la situazione che ben conosci. Siamo grandi, anzi grandissimi... sono strafelice per quello che sono riuscito a fare... un forte abbraccio". Così il 24 luglio dello scorso anno Giampaolo Cosimo De Pascali, appuntato scelto in servizio presso il reparto carabinieri Presidenza della Repubblica, scriveva, con un sms, a Salvatore Buzzi, il presidente della cooperativa '29 giugno'. Almeno 50 contatti telefonici tra i due, a partire dal settembre 2013, sono stati documentati dal Ros a dimostrazione che Buzzi, ritenuto uno dei principali esponenti dell'associazione di stampo mafioso assieme all'ex Nar Massimo Carminati, si serviva di De Pascali "per acquisire informazioni di natura giudiziaria e per ottenere favori di vario genere". De Pascali, secondo gli investigatori, sarebbe stato presentato a Buzzi da Giovanni Tinozzi, direttore di un ristorante in via Veneto: "Gianni è un amico mio del paese, che mi ha messo in contatto con uno del Quirinale che mi sta a fa..." diceva Buzzi.

Il pm antimafia Di Matteo: "Lo Stato ha ancora rapporti con Cosa Nostra, serve un'altra guerra di Liberazione"

Per il magistrato palermitano, al quale oggi la Città di Torino ha consegnato la cittadinanza onoraria, "norme come la prescrizione garantiscono l'impunità e non si può delegare la lotta solo al giudice penale. Ecco perchè contro le cosche non si riesce ancora a vincere" 

"Ancora lo Stato non ha dimostrato con i fatti la volontà di recidere i legami con la mafia. Per questo non riusciamo ancora a vincere la guerra" contro le organizzazioni malavitose. "Per vincere la mafia, infiltrata nell'amministrazione pubblica, e la corruzione l'Italia deve affrontare un'altra grande guerra di Liberazione, di forza non così diversa da quella che vide questa città in prima fila". Lo ha detto il pm Antonino Di Matteo ricevendo a Torino la cittadinanza onoraria a Palazzo di Città. Il magistrato ha sollecitato a "una riflessione su cos'è diventata mafia" che "pericolosamente si annida sempre più' all'interno delle amministrazioni pubbliche".
Il nostro Paese, ha aggiunto il magistrato, "si è dimostrato inadeguato a combattere la mafia e ancora il quadro normativo in vigore garantisce impunità, come nel caso della prescrizione, che delegittima tutti quei cittadini che chiedono trasparenza. La lotta a Cosa Nostra non spetta solo al giudice penale: non è più concepibile delegare alla sola magistratura la battaglia contro la criminalità organizzata".
Secondo Di Matteo "è nel dna della mafia, da 150 anni, la ricerca del rapporto con la politica, le istituzioni, il mondo delle imprese e dell'economia. Senza questi rapporti la mafia non avrebbe mai potuto raggiungere la pericolosità che la contraddistingue". Il pm antimafia ha poi ribadito che "continua a esistere una divaricazione tra la giusta repressione, che si opera sulla parte armata, e la sostanziale inadeguatezza degli strumenti per colpire gli appoggi esterni alla mafia". Di Matteo ha parlato di "due facce della stessa medaglia".

Mafia Capitale, altri indagati: anche un sottosegretario siciliano e un ex assessore di Alemanno

Sotto inchiesta Giuseppe Castiglione (Ncd) per la gestione del Cara di Mineo, l'ex responsabile all'Ambiente del Pdl in Campidoglio e Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto di Zingaretti che già si era dimesso tre mesi fa. Nuove perquisizioni alle coop, sia cattoliche che rosse

di MARIA ELENA VINCENZI e GIOVANNA VITALE

Mafia Capitale e business dei migranti, dopo gli arresti una nuova ondata di 21 provvedimenti tra indagati e perquisizioni. Tra questi Marco Visconti, ex assessore all'Ambiente della giunta capitolina allora guidata da Gianni Alemanno. Ma c'è anche il sottosegretario all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione (Ncd), che risulta sotto inchiesta per turbativa d'asta in un'altra indagine, della Procura di Catania, sull'appalto per la gestione del Cara di Mineo assieme ad altri cinque, tra cui Luca Odevaine. Castiglione ha replicato: "Si ripete la stessa storia di sei mesi fa, apprendo dalla stampa di essere indagato ma io non ne so nulla. Tutta questa vicenda è semplicemente assurda".ù

Green Money, patteggiamenti: no del giudice, pene troppo lievi

Nigro non ha ratificato gli accordi per pene inferiori a due anni per sei imputati, tra cui Moruzzi, Iacovini e Balisciano, ritenendoli non congrui

di MARIA CHIARA PERRI

Pene troppo lievi, da rimettere in discussione. Green Money, una delle più importanti inchieste sulla corruzione a Parma che il 24 giugno di quattro anni fa portò in carcere 11 persone, era destinata a chiudersi oggi in fase di indagini preliminari con la ratifica da parte del giudice di patteggiamenti al di sotto di due anni di reclusione per la maggior parte degli imputati, con pena sospesa.

Mafia capitale, 44 nuovi arresti. Nel mirino il business dei migranti

l blitz dei carabinieri è in corso in Lazio, Abruzzo e Sicilia. Ci sono anche 21 indagati a piede libero. Tra i reati contestati, associazione di tipo mafioso, turbativa d'asta, false fatturazioni. E' sempre il gruppo riconducibile a Massimo Carminati

ROMA - Non è finita. E' scattato stamattina all'alba un nuovo blitz contro Mafia capitale. E' il secondo capitolo dell'inchiesta "Mondo di Mezzo" della procura di Roma e dei carabinieri del Ros: 44 gli arresti in corso di esecuzione in Sicilia, Lazio e Abruzzo per associazione per delinquere ed altri reati. Ventuno gli indagati a piede libero. Sullo sfondo il business legato ai flussi migratori e alla gestione dei campi di accoglienza per migranti. Il blitz dei carabinieri è in corso nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L'Aquila, Catania ed Enna. Nell'ordinanza di custodia cautelare, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Roma, vengono ipotizzati a vario titolo i reati di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori ed altro. Oltre agli arresti, sono in corso perquisizioni a carico di altre 21 persone indagate per gli stessi reati.

Indagati dalla Fbi. arriva la conferma degli investigatori statunitensi. Platini: «Un gesto coraggioso»

INVIATO A NEW YORK

Il presidente della Fifa Sepp Blatter è indagato negli Stati Uniti. Lo hanno confermato al New York e ad altri media americani gli investigatori che hanno aperto e condotto l’inchiesta sulla Fifa. Questo sarebbe il motivo per cui il presidente è stato costretto a dimettersi.   

«La Fifa è ciò che amo più di qualunque altra cosa, e voglio fare solo il suo bene». Con queste parole Sepp Blatter aveva spiegato il suo passo prima che la notizia dell’indagine a suo carico venisse diffusa. L’ormai ex presidente ha detto che l’organizzazione «ha bisogno di una profonda ristrutturazione», perché «le sfide che ha davanti non sono ancora finite». Quindi ha detto che resterà in carica fino a quando una elezione speciale sceglierà il suo successore. Per statuto il voto deve essere comunicato con almeno 4 mesi di anticipo per cui è probabile che si torni a decidere tra dicembre e marzo, non prima. Platini ha definito la decisione di Blatter «coraggiosa e difficile» sottolineando però che va «nella giusta direzione».  

ANALISI - Via il tiranno, ma adesso la Fifa dovrà fare pulizia (di Paolo Brusorio) 

Processo promosso da Rodrigo Meershon Vergara contro Luigi Boschi

Rodrigo Meershon Vergara

Processo promosso da Rodrigo Meershon Vergara contro Luigi Boschi. 

Mi rivolgo a tutti voi, al giudice Eliana Genovese, al pubblico Ministero Laila Papotti, all’avvocato della difesa Massimo Giannotti, sostituito dall'avvocato Maria Teresa Cornicello, al mio avvocato Francesco Giuseppe Coruzzi
Nel processo promosso nel 2008 da Rodrigo Meershon Vergara nei miei confronti, che mi vede coinvolto come imputato, non vi è stato alcun testimone, ad eccezione della persona presunta offesa e in parte dal figlio Marcos, che abbia riferito di aver appreso o letto dal mio blog notizie diffamatorie sul conto di Rodrigo Meershon Vergara.
Non risulterebbe sufficientemente provata la sussistenza del reato di diffamazione. L’articolo 21 della nostra Costituzione tutela la libera manifestazione del pensiero: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Spot Money, Savi e Benecchi rinviati a giudizio

Il pm ha riqualificato il reato da concussione a induzione indebita a dare o promettere utilità. Processo a luglio

Gli ex dirigenti di Stt Ivano Savi e Stefania Benecchi sono stati rinviati a giudizio per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità nell'ambito dell'inchiesta Spot Money, per presunti passaggi di denaro negli appalti Welfare Community Center, progetto della giunta Vignali da tempo tramontato. Il processo, davanti a un collegio di tre giudici, prenderà il via il prossimo 3 luglio.

I due ex dirigenti sono accusati di aver ricevuto una somma di 50mila euro da due imprenditori per garantire l'aggiudicazione del project financing della Fabbrica del Verde.

Il pm Paola Dal Monte ha riqualificato l'imputazione da concorso in concussione, art.317 del codice penale, alla nuova tipologia di corruzione introdotta nel 2012, articolo 319 quater. Si tratta di un reato meno grave della concussione, che prevede il concorso dei privati  coinvolti. In questo caso, però, gli imprenditori non sono imputabili perché la legge non può essere applicata retroattivamente.

Il rinvio a giudizio è stato disposto dal gup Paola Artusi. Nel novembre 2011 i due dirigenti della holding comunale erano finiti agli arresti nell'ambito di questa indagine. (Maria Chiara perri)

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/05/26/news/spot_money_savi_e_benecchi_rinviati_a_giudizio-115302278/ 

Inizia il 16 giugno 2015 il processo sull'Ospedale vecchio di Parma

Il 16 giugno, dopo vari rinvii, si terrà finalmente la prima udienza del processo per abuso d’ufficio nell’iter della gara d’appalto per l’affidamento del project financing per la ristrutturazione dell’Ospedale Vecchio, che vede sul banco degli imputati alcuni membri della precedente giunta, il patron e l’amministratore delegato della Pizzarotti s.p.a., vincitrice dell’appalto.

In attesa che la giustizia faccia il suo corso e si pronunci sulla vicenda, mentre ancora sopravvive questo sciagurato progetto - che prevede la cessione al privato dell’ospedale rinascimentale per 29 anni e sei mesi, in cambio dell’assunzione di parte degli oneri di una ristrutturazione che, in tutti i piani finora presentati, lo comprometterebbe seriamente – siamo qui oggi per testimoniare l’affezione della cittadinanza verso questo edificio monumentale e per denunciare le minacce che lo sovrastano. 

La ormai pluriennale assenza di manutenzione sta generando seri problemi, e l’incuria in cui versa uno dei pochi ospedali rinascimentali esistenti, già orribilmente sfregiato dalla costruzione del cosiddetto ‘mostro di via Kennedy’, è sotto gli occhi di tutti.

Ci troviamo, simbolicamente, a ripulire i portici, quegli stessi portici in cui Nico aveva installato alcune bacheche atte a dare parola alla cittadinanza e, al contempo, a proteggere i muri: quelle bacheche sono state rimosse ed eliminate senza alcun preavviso dall’amministrazione. 

Scuola civica di musica di Cagliari: tre condanne

CORTE DEI CONTI. Danno erariale, la sentenza ha accolto in parte la tesi del pm. 
Nella gestione del centro musicale anche 2 assoluzioni

Corte dei conti «Leggi violate alla Scuola di musica di Cagliari»

Quanto deliberato dal consiglio d'amministrazione della Scuola civica di musica nel gennaio 2011, sei contratti di collaborazione fino al 2016 (e gli incarichi fino al 2021 al direttore artistico e al suo vice), era stata una «scelta illecita e arbitraria, in aperta violazione della legge». Le norme che regolamentano gli incarichi «di collaborazione coordinata e continuativa», e «il divieto di conversione dei rapporti di lavoro precario in rapporti stabili», erano state «totalmente disattese dagli organi di gestione e direzione dell'istituzione».
È solo una parte delle conclusioni con le quali il pm della Corte dei conti Mauro Murtas ha chiamato in causa per danno erariale Maurizio Porcelli (52 anni, presidente del Cda della Scuola di musica), Giorgio Baggiani (49) e Marco Ravasio (62), membri del Cda, il direttore artistico Luigi Puddu (47) e il direttore amministrativo Sergio Manca (69, ex funzionario del Comune). Gli inquirenti chiedono loro un risarcimento di 229.923,38 euro: l'udienza in programma mercoledì è saltata, nuovo appuntamento l'11 luglio. La figura chiave è Sergio Manca: in pensione dal 2001, era stato direttore amministrativo della Scuola di musica sino a fine 2011 (con un compenso di 3.600 euro all'anno) a seguito di «laconica convenzione stipulata dal presidente del cda Maurizio Porcelli». La decisione per il pm integra «gravi e reiterati profili di illiceità» per il «divieto di conferire incarichi ai dipendenti pubblici» in pensione. (an. m.)

Fonte Link: http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=38852 
L'Unione Sarda

Scuola civica di musica di Cagliari, inchiesta chiusa: sotto accusa il cda per abusi e truffa

Assunzioni senza gara pubblica, richiesta di fondi pubblici alla Regione per progetti già pagati da privati, contratti e incarichi assegnati a chi non ne aveva titolo per figure non previste dallo statuto. L'inchiesta della procura di Cagliari sulla Scuola civica di musica scoperchia un vaso di Pandora. Sono cinque gli indagati con l'accusa di abuso d'ufficio: l'ex presidente Maurizio Porcelli (consigliere comunale del Pdl), il direttore artistico Luigi Puddu, l'ex vicedirettore Giorgio Baggiani, il componente del cdaMarco Ravasio e il funzionario Sergio Manca

Per Porcelli e Ravasio si aggiunge l'ipotesi di reato di tentata truffa: avrebbero chiesto un contributo alla Regione allegando un bilancio che attestava false spese per un progetto di musica pop rock, già finanziato invece dall'accademia di musica Fanny di Massimo Cellino. 

Sotto la lente del pm Giangiacomo Pilia anche la nomina di Sergio Manca (nel 2007) a responsabile amministativo. Incarico firmato da Procelli senza gara, senza esigenze straordinarie né delibera del cda. Manca, inoltre, era in pensione dal 2002. E la legge vieta di assegnare incarichi a pensionati della pubblica amministrazione. Tutta da verificare anche le nomine di Baggiani a vice direttore artistico (figura estranea al regolamento della Scuola) sino al 2021, e la proroga di Puddu alla direzione artistica sino allo stesso anno. Anche in questo caso nemmeno l'ombra di un bando di gara. Nel caso di Puddu, poi, il magistrato contesta il fatto che l'incarico sia stato da lui stesso verbalizzato e proposto.

15 gennaio 2014

Lirico Cagliari, aperto il processo al sindaco Zedda

Zedda accusato di abuso d'ufficio per nomina ex sovrintendente. Non è stata ammessa la costituzione di Meli quale parte civile nel processo contro Zedda.

(ANSA) - CAGLIARI, 12 MAG - Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, è comparso questa mattina in aula, assieme ai difensori Giuseppe Macciotta e Fabio Pili, davanti al collegio della prima sezione penale del Tribunale, nella prima udienza del procedimento che lo vede accusato di abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta sulla nomina dell'ex sovrintendente del Teatro lirico Marcella Crivellenti, poi annullata dal Tar Sardegna perché considerata illegittima. Avevano chiesto di costituirsi parte civile, ma 35 lavoratori del Teatro lirico non sono stati ammessi al processo. Mentre si erano già costituiti parte civile, in sede di udienza preliminare, la Fondazione Teatro Lirico e l'ex componente del Cda Giorgio Baggiani, mentre oggi non ha ottenuto di partecipare al processo, anch'egli in qualità di parte civile, il sovrintendente nominato dopo la Crivellenti, il maestro Mauro Meli. Il dibattimento è iniziato con i testimoni dell'accusa. Il primo è stato l'ex componente del Cda Antonello Arru, poi dimessosi nel novembre 2010: "Il presidente della Fondazione, Massimo Zedda - ha spiegato il teste - aveva deciso di usare la manifestazione di interesse per la scelta del sovrintendente, anche se non era previsto dalla norma. Arrivarono quindi le varie candidature". Sulla riunione per la scelta del massimo dirigente del teatro, poi, l'avvocato Arru ha precisato che "il presidente disse che nessuno dei curriculum andava bene e propose quello della Crivellenti. Espressi il voto favorevole assieme ad altri consiglieri, mentre i consiglieri Felicetto Contu e Gualtiero Cualbu espressero contrarietà per capacità e perché il nome non faceva parte della lista". (ANSA).

Risposta alla diffida del blog promossa dall'avv. Luca Bauccio per conto del Maestro Mauro Meli

Egregio avvocato Luca Bauccio,

Ricevo la sua lettera di diffida del 6 Maggio scorso che ho provveduto a pubblicare nel blog (vedi link), così come ho quasi sempre fatto, anche in altri casi, ad esempio qualche settimana fa con un’altra diffida dell’avv. Pierandrea Setzu per conto di Renato Chiesa (vedi link).
La scelta di mettere online gli eventuali riscontri divergenti, anche di natura giuridica, rientra nella logica della comunicazione online di questo Blog. Avvenne molto tempo fa (2008) anche con l'avvocato Armao di Palermo (vedi link), con l'avv Lai e De Roma (2010) per conto di Fabio Armiliato (vedi link). 
Due sono gli articoli  (tra tutti gli articoli su Meli nel blog) che vengono da lei indicati come gravemente lesivi dell’onore e della reputazione del suo assistito: "La notte insonne del sindaco Zedda: e Meli torna sul luogo del delitto" (pubblicato il 28 gennaio 2014) e "L'annuario dell'opera Italiana(pubblicato il 24 gennaio 2015), entrambi di Enrico Votio del Refettiero.

Addio ai vitalizi per i condannati, compromesso sulla riabilitazione

Grasso: un segnale forte. Ap non vota, FI esce. I 5 Stelle: porcata al ribasso

ROMA Sembrava un miraggio, una chimera inafferrabile. Invece, dopo mesi di accelerazioni e frenate e un forte scontro sottotraccia fra i partiti e dentro i partiti, il Parlamento ha battuto un colpo contro privilegi che i cittadini giudicano odiosi. Con una delibera votata dai rispettivi uffici di presidenza, Camera e Senato hanno abolito i vitalizi ai parlamentari cessati dall’incarico e condannati in via definitiva per reati «di particolare gravità». Per i cinquestelle è un compromesso al ribasso: «Questa porcata se la votano da soli», ha gridato Luigi di Maio abbandonando l’ufficio di presidenza. 
La ghigliottina scatta per delitti gravi come associazione a delinquere, mafia e terrorismo e per i reati contro la pubblica amministrazione: concussione, corruzione, peculato. Una clausola si riferisce a tutte le condanne definitive superiori a due anni, per i reati la cui pena massima non sia inferiore a sei anni e che, nella legge Severino, rendono un politico incandidabile. Un punto contestato delle nuove norme è l’esclusione dell’abuso d’ufficio e della corruzione per atto d’ufficio, reati che prevedono da sei mesi a tre anni di pena e nei quali spesso incappa chi riveste una funzione pubblica. La cessazione del vitalizio si applica anche a chi ha patteggiato. «Ma solo in caso di sentenze pronunciate dopo l’entrata in vigore della deliberazione», ha chiarito Laura Boldrini. 
La riunione a Montecitorio è filata via liscia. Forza Italia e M5S sono usciti al momento del voto, Area popolare non ha partecipato. Pd, Scelta civica, Sel, Fratelli d’Italia e Lega hanno votato sì. La decisione di tagliare gli assegni a chi ha tradito l’impegno costituzionale alla disciplina e all’onore ha coinvolto anche parte delle opposizioni. E Laura Boldrini esprime «grande soddisfazione per il segnale inequivocabile di moralizzazione della politica». 

Condividi contenuti