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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Bologna, Mafia e lavori pubblici, la giunta Merola: "Faremo una mappa delle ditte indagate"

Inchiesta Aemilia, l’assessore Gabellini relaziona in commissione sui subappalti Civis della ditta Bianchini, il cui titolare è stato arrestato

SILVIA BIGNAMI e ENRICO MIELE

La giunta Merola corre ai ripari e dà il via alla mappatura dei cantieri delle ditte indagate per mafia nell’inchiesta Aemilia. In particolare Palazzo d’Accursio mette sotto la lente i lavori eseguiti dalla ditta Bianchini, accusata dai magistrati antimafia di aver sotterrato rifiuti tossici a San Felice sul Panaro, nel modenese, ma all’opera anche a Bologna, dove ha lavorato in subappalto in diversi cantieri. "Faremo un elenco dei siti e delle opere dove l’azienda ha eseguito lavori, in modo da essere pronti se la magistratura dovesse chiedere chiarimenti", ha spiegato ieri l’assessore all’Urbanistica Patrizia Gabellini, rispondendo a un ordine del giorno del consigliere M5S Massimo Bugani, che chiedeva di eseguire controlli sui terreni in cui ha lavorato la Bianchini.

Approda così anche sotto le Torri l’allarme per le infiltrazioni delle cosche. Un allarme che s’espande, dopo le bacchettate del consigliere della Direzione nazionale antimafia Roberto Pennisi, nella relazione annuale presentata in Senato, alle amministrazioni emiliano-romagnole, "manchevoli", secondo la Dna, nell’aiutare la procura. Bologna era rimasta fin qui in secondo piano nelle indagini, ma ora l’amministrazione accende i riflettori sulla ditta Bianchini, il cui titolare è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta Aemilia con l’accusa di aver triturato dell’amianto e di averlo poi usato per la realizzazione di alcune opere a Finale Emilia. La Bianchini avrebbe infatti lavorato in subappalto anche a numerose opere sotto le Torri. 

LAV: SCANDALO PELLICCE TOSSICHE E CANCEROGENE IN BABY CAPI D’ABBIGLIAMENTO “D&G”, “BLUMARINE BABY” E “WOOLRICH”. Ministero della salute blocca vendita

SCANDALO PELLICCE TOSSICHE E CANCEROGENE IN BABY CAPI D’ABBIGLIAMENTO “D&G”, “BLUMARINE BABY” E “WOOLRICH”: MINISTERO DELLA SALUTE BLOCCA LA VENDITA DEI PRODOTTI SEGNATATI DALLA LAV (INDAGINE TOXIC FUR 2), PER POTENZIALE PERICOLO PER LA SALUTE DEI MINORI E AVVIA NUOVI ACCERTAMENTI 

Salute dei bambini a rischio a causa delle sostanze chimiche, potenzialmente tossiche e cancerogene, nelle componenti di pelliccia animale di alcuni capi d’abbigliamento baby (24-36 mesi) delle note marche “D&G”, “BLUMARINE BABY”, “WOOLRICH”: dopo la denuncia della LAV (www.lav.it), che pochi mesi fa aveva sottoposto alcuni campioni di queste marche a rigorosi e indipendenti test di laboratorio (indagine Toxic Fur 2), per i prodotti segnalati ora finalmente arriva anche lo Stop deciso dal Ministero della Salute

Oggi, infatti, il Ministero della Salute ha notificato alle aziende “D&G”, “BLUMARINE BABY”, “WOOLRICH” il blocco della vendita dei baby capi con pelliccia animale oggetto dell’investigazione della LAV, disponendo: “per tutto il tempo necessario allo svolgimento delle verifiche e degli accertamenti sulla sicurezza del prodotto, ai sensi dell’articolo 107 comma 2 lett d) n.1 del Decreto Legislativo 206/2005 detto Codice del Consumo, il divieto per gli importatori/distributori di fornire, proporre la fornitura o di esporre nella rete di vendita gli articoli coinvolti”. 

LAV: SCANDALO PELLICCE TOSSICHE E CANCEROGENE IN BABY CAPI D’ABBIGLIAMENTO “D&G”, “BLUMARINE BABY” E “WOOLRICH”

SCANDALO PELLICCE TOSSICHE E CANCEROGENE IN BABY CAPI D’ABBIGLIAMENTO “D&G”, “BLUMARINE BABY” E “WOOLRICH”: MINISTERO DELLA SALUTE BLOCCA LA VENDITA DEI PRODOTTI SEGNATATI DALLA LAV (INDAGINE TOXIC FUR 2), PER POTENZIALE PERICOLO PER LA SALUTE DEI MINORI E AVVIA NUOVI ACCERTAMENTI 

Salute dei bambini a rischio a causa delle sostanze chimiche, potenzialmente tossiche e cancerogene, nelle componenti di pelliccia animale di alcuni capi d’abbigliamento baby (24-36 mesi) delle note marche “D&G”, “BLUMARINE BABY”, “WOOLRICH”: dopo la denuncia della LAV (www.lav.it), che pochi mesi fa aveva sottoposto alcuni campioni di queste marche a rigorosi e indipendenti test di laboratorio (indagine Toxic Fur 2), per i prodotti segnalati ora finalmente arriva anche lo Stop deciso dal Ministero della Salute

Oggi, infatti, il Ministero della Salute ha notificato alle aziende “D&G”, “BLUMARINE BABY”, “WOOLRICH” il blocco della vendita dei baby capi con pelliccia animale oggetto dell’investigazione della LAV, disponendo: “per tutto il tempo necessario allo svolgimento delle verifiche e degli accertamenti sulla sicurezza del prodotto, ai sensi dell’articolo 107 comma 2 lett d) n.1 del Decreto Legislativo 206/2005 detto Codice del Consumo, il divieto per gli importatori/distributori di fornire, proporre la fornitura o di esporre nella rete di vendita gli articoli coinvolti”. 

Il pm: «Veneti ubriaconi? Non è reato» Chiesta l’archiviazione per Toscani

«Quelle affermazioni sono solo un luogo comune»

VERONA «Veneti ubriaconi e alcolizzati atavici». Parole che fecero insorgere un’intera regione, quelle pronunciate dal fotografo Oliviero Toscani alla trasmissione La Zanzara di Radio 24. Poche ore dopo quell’infelice uscita, si scatenò immediata la bufera: dal web alla politica, inevitabilmente il caso è finito sul tavolo della magistratura. Ad appena venti giorni di distanza, è la procura di Verona a pronunciare il primo verdetto, chiudendo a tempo-record l’inchiesta per diffamazione che vedeva indagato Toscani con un’istanza d’archiviazione su cui l’ultima parola spetterà prossimamente al gip. Al di là della decisione di «assolvere» l’architetto per quelle sue provocatorie dichiarazioni che avevano fatto gridare i veneti all’«insulto», sono le motivazioni poste nero su bianco dal pubblico ministero Marco Zenatelli che sembrano destinate a far discutere: ad avviso del magistrato, dare ai veneti degli ubriaconi «non ha rilevanza penale».

Easy Money, Onlus benefica Francesca Rava si costituisce parte civile

La Fondazione Francesca Rava si ritiene parte lesa nel caso della presunta appropriazione indebita di fondi per i bimbi di Haiti da parte dell'ex assessore Bernini. Processo al via

Al via la prima udienza del processo a carico dell'ex assessore ai Servizi per l'infanzia Giovanni Paolo Bernini e di Mauro Tarana, amministratore della ditta Copra, entrambi rinviati a giudizio nell'ambito dell'inchiesta Easy Money sulla corruzione negli appalti per le mense scolastiche. Oggi si è aperto il dibattimento davanti al collegio di giudici presieduto da Pasquale Pantalone, ma il processo è stato subito rinviato alla fine di ottobre per un difetto di notifiche a Tarana.

C'è stata però un'ulteriore costituzione di parte civile, esclusivamente nei confronti di Bernini, da parte della Fondazione Francesca Rava - NPH Italia Onlus. L'associazione benefica si ritiene parte lesa nella vicenda della presunta appropriazione indebita di 16mila euro dal conto corrente dell'iniziativa Parma per Haiti, sostenuta all'epoca del catastrofico terremoto dal Comune tramite la Onlus. Oltre all'associazione, si era già costituito parte civile il Comune di Parma, che chiede i danni d'immagine.

Bernini si è sempre dichiarato estraneo dalle accuse: "Non mi stupisce la costituzione di parte civile - dice, contattato da Repubblica Parma - vista la confusione mediatica fatta su questa vicenda. Sono certo che sarà chiarito una volta per tutte a giudizio che tutti i soldi sono stati destinati per l'acquisto della macchina medica che sta curando centinaia di bambine e bambini all'interno dell'ospedale Saint Damien". 

L'attrezzatura sanitaria ha permesso di creare un Centro protesi nell'ospedale pediatrico diretto da padre Richard Frechette ad Haiti. La Fondazione Francesca Rava aveva fatto da tramite tra "Parma per Haiti" e l'ospedale per la causa benefica. 

"La Fondazione si era impegnata

Torino:appalti informatici truccati, 25 indagati

Avrebbero messo in piedi tra le altre cose , una rete per favorire un'azienda di Parma la Audiolink srl

‘Ndrangheta, altri arresti a Bologna

‘Ndrangheta, altri arresti a Bologna. Si muovono i finanzieri da Firenze

Sequestrati anche 280 kg di cocaina, valore 43 milioni

BOLOGNA - Associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanza stupefacenti, con l'aggravante del fine di agevolare associazioni mafiose. E' questa l'ipotesi di reato con cui i finanzieri del nucleo di Polizia tributaria di Firenze (gruppo investigativo criminalita' organizzata, il Gico), stanno eseguendo 16 arresti nelle province di Reggio Calabria, Bologna, Alessandria, Palermo, Modena, Parma, Genova, Milano e Pavia. In manette, fa sapere la Gdf di Firenze, «soggetti prevalentemente di origine calabrese, collegati alle `ndrine degli Avignone e dei Paviglianiti, rispettivamente di Taurianova e di San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria".

Nell'operazione sono stati sequestrati 280 chilogrammi di cocaina purissima, per un valore di oltre 43 milioni di euro. L'ordine di custodia cautelare e´ stato emesso dal Gip del Tribunale di Firenze, Erminia Bagnoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica (Direzione distrettuale Antimafia)- diretta dal procuratore Giuseppe Creazzo. (Dire) 

ANAC dà ragione al ricorso di Allegri e De Angelis nei confronti dell'Inceneritore di Parma

decisione Anac sull'inceneritore PDF 

INTERVISTA AUDIO ALL'AVV. ARRIGO ALLEGRI

Deliberazione ANAC (Agenzia Nazionale Anticoruzione) sull'esposto degli avvocati Allegri e De Angelis: il Paip è un'opera privata di interesse pubblico e il Comune deve riscuotere gli oneri da Iren. Il teleriscaldamento è una rete pubblica. Sollecitato nuovo bando per la gestione dei rifiuti. Rvisione del Tariffario.

CONCLUSIONI AUDIO DELL'AVVOCATO ARRIGO ALLEGRI 

Procura di parma chiede fallimento del Parma calcio per debiti col fisco: 18 mln

I pubblici ministeri Paola Dal Monte, Giuseppe Amara e Umberto Ausiello della Procura di Parma hanno chiesto il fallimento del Parma football club per i molti debiti accumulati nei confronti del fisco. Il Parma deve allo Stato italiano oltre 18 milioni di euro. La notizia è stata data oggi da Sport Mediaset, nella stessa giornata in cui Equitalia ha effettuato il pignoramento di auto e pulmini della squadra, prelevati col carroatrezzi a Collecchiello.

Secondo indiscrezioni, all’interno del fascicolo della Procura sono già tutti i conti della società, mandati alla procura dallo stesso giudice fallimentare che alla fine di gennaio ha tenuto un’udienza chiesta da alcuni creditori minori del Parma, che avevano però ritirato la loro richiesta dopo aver ricevuto dalla societù quanto dovuto. In tempi recenti, il Tribunale fallimentare di Parma ha fatto saltare diverse società per i molti debiti scaduto verso il fisco. Per il Parma c’è stato un passaggio in più, in Procura.

Il Parma di Manenti è ancora convinto di poter salvare la situazione pagando tutto il dovuto prima che il caso arrivi di nuovo davanti al giudice, che ha fissato un’udienza per il 19 marzo prossimo.

Ma quanto deve il Parma Fc all’erario italiano? Al 30 giugno 2014, i debiti tributari della società di calcio ammontavano a 16.746.682 euro euro, circa 4,7 milioni di euro in più rispetto ad un anno prima. Ad oggi, è probabile che la somma si sia incrementata, probabilmente di un paio di milioni. Il Parma deve versare al fisco 8.443.982 euro di trattenute sulle buste paga dei dipendenti, altri 565.559 euro da trattenute sul compensi dati a lavoratori autonomi e 520.827 da quelle su compensi a collaboratori. C’è poi un debito Irap da 7.218.189 euro.

La mostra Mater a Palazzo del Governatore di Parma per l'8 marzo 2015, si farà? A Torino il curatore Elena Fontanella della Fondazione DnArt è stata condannata in primo grado per un reato di 700.000 euro. Nei guai anche Riccardo Bertollini

Una mostra interamente dedicata al tema della maternità, alla sua storia, alla sua lettura da parte degli artisti nei secoli. Arriva a Parma la mostra Mater, a Palazzo Governatore a partire dal prossimo 8 marzo, ma la Fondazione Dnart, organizzatrice della mostra, è nell’occhio del ciclone. Perché se la mostra ha il nobile compito di raccontare la maternità “attraverso quel valore ancestrale e antico che da sempre accompagna il destino dell’Umanità, ricreando l’emozione del mistero più immenso e profondo della nostra esistenza”, per ora al centro delle cronache ci sono le vicende giudiziarie della Presidente della Fondazione DnArt Elena Fontanella. Condannata in primo grado, la Fontanella ha infatti rimediato una condanna a due anni di carcere.
Al centro di tutto, una eredità contesa, quella della zia della Fontanella, deceduta nel 2008. L’imputata era in possesso di un testamento olografo del 2002, ma nella abitazione della donna ne era stato rinvenuto uno più recente. Ovviamente, a valere è il secondo. Ovviamente l’eredità non arriva. E non avendola ricevuta, la Fontanella avrebbe scritto il valore su due assegni in bianco di proprietà della parente deceduta, intestandoli ad un complice, e poi avrebbe richiesto l’emissione di un decreto ingiutivo nei confronti di quanti avevano incassato l’eredità. Valore degli assegni, più o meno lo stesso dell’eredità, ossia 700mila euro. Una bella somma.
Nei guai c’è anche un membro del CdA della Fondazione, Riccardo Bertollini, sotto indagine per le sue possibili responsabilità nella vicenda. Del resto, la “complice”, ossia l’intestataria degli assegni, era l’anziana madre di Bertollini. Secondo i giudici, una prestanome.

Quando nel 2009 il Prefetto di Parma Paolo Scarpis definì le infiltrazioni mafiose a Parma delle "sparate di Saviano" e sosteneva "non vi fossero indagini su possibili infiltrazioni"

Libro 'Ndrangheta all'EmilianaIl Prefetto di Parma Paolo Scarpis
Alla luce del libro sull''ndrangheta  all'Emiliana" distribuito da La Repubblica e le 8 pagine sulle intercettazioni pubblicate dalla Gazzetta di Parma il 14/02/2015  si può dire che il Prefetto Paolo Scarpis*, nella migliore delle ipotesi, stesse mentendo perché non poteva non sapere, o ha voluto depistare l'opinione pubblica, visto che dopo queste dichiarazioni è passato a capo dei Servizi Segreti militari italiani (AISE - Agenzia informazioni Sicurezza Esterna). Claudio Fava (vicepresodente commissione antimafia): "La mafia in Emilia non è una sorpresa. Stupisce il bisogno di far finta di nulla".
Scriveva Guy Debord in "La società dello spettacolo": "La mafia trova dappertutto le condizioni migliori sul terreno della società moderna. La sua crescita è rapida quanto quella degli altri prodotti del lavoro col quale la società dello spettacolo integrato plasma il suo mondo. La mafia aumenta con gli enormi progressi dei computer e dell'alimentazione industriale, della ricostruzione urbana integrale e delle bidonville, dei servizi speciali e dell'analfabetismo".  LB


Giacomo Talignani

IL TAR DEL LAZIO DICHIARANDO ILLEGITTIMO IL NUOVO DECRETO SULL'ISEE

Importante sentenza del TAR del Lazio sul nuovo ISEE: le indennità di disoccupazione, le pensioni d'invalidità e tutti gli altri emolumenti connessi alle situazioni di disabilità non fanno reddito!Quindi avanti, il nuovo ISEE è tutto da riscrivere.
Cordiali saluti,
Associazione CartaCanta onlus


L'INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO, LE PENSIONI D'INVALIDITÀ E TUTTI GLI ALTRI EMOLUMENTI CONNESSI ALLA SITUAZIONE DI DISABILITÀ NON FANNO REDDITO!

LO HA STABILITO IL TAR DEL LAZIO DICHIARANDO ILLEGITTIMO IL NUOVO DECRETO SULL'ISEE PER LA “NOZIONE DI REDDITO DISPONIBILE ECCESSIVAMENTE ALLARGATA”.

Parma, sospesa attività commerciale cinese in zona stazione e denunciati i titolari

Sospesa attività commerciale cinese in zona stazione e denunciati i titolari. Azione congiunta di Guardia di finanza e Polizia Municipale

In data odierna si è svolto un servizio congiunto della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale di Parma, con la collaborazione del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell’AUSL di Parma, mirato al controllo delle attività commerciali nella zona della Stazione FFSS della città.

Nello specifico, l’intervento ha riguardato un’attività commerciale gestita da cinesi, sulla quale vi erano numerose segnalazioni di irregolarità.

Già all’atto dell’ingresso, sono emerse numerose violazioni inerenti all’etichettatura dei prodotti ed alla loro conformità alle direttive comunitarie. Grande è stato poi lo stupore degli accertatori, al momento del controllo dei generi alimentari immagazzinati in 3 congelatori ubicati in un locale a parte dell’esercizio commerciale: carne ed altri alimenti non etichettati e senza la tracciabilità obbligatoria, confezionati artigianalmente, in cattivo stato di conservazione, presenza di cristalli di ghiaccio e di brina evidenzianti un cattivo stato di conservazione e sporco diffuso e pregresso sulla pavimentazione e sulle superfici dei banchi frigo.

Anche i giocattoli posti in vendita non erano conformi alla normativa CE.

Inoltre, sono stati rinvenute numerose etichette adesive di stampo artigianale con le traduzioni in italiano di vari prodotti (alimentari e non), tali da lasciar intendere un’attività di etichettatura della merce, in breve una vera e propria frode in commercio.

In considerazione dell’accertamento di una serie di violazione anche di natura penale, il controllo veniva esteso ad un appartamento ubicato sopra il negozio, adibito anche a magazzino.

MOZZARELLA DI BUFALA: INCHIESTA DELLA PROCURA SULLA DOCUMENTATA UCCISIONE BUFALOTTI

MOZZARELLA DI BUFALA: INCHIESTA DELLA PROCURA SU UCCISIONE BUFALOTTI DOCUMENTATA DA VIDEO FOUR PAWS

A seguito della video investigazione di Four Paws sulla uccisione dei vitelli maschi delle bufale da latte, da noi diffusa in Italia lo scorso settembre, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un’inchiesta per accertare fatti e responsabilità.

E’ quanto leggiamo oggi da un articolo pubblicato su “Controcorrente”, l’inserto del lunedì de Il Giornale.

Esprimiamo la nostra soddisfazione per la decisione della Procura di avviare questa indagine e  ci auguriamo che si faccia chiarezza su una prassi zootecnica tollerata ma illegale, che presenta profili di indicibile crudeltà nei confronti degli animali.

Le immagini che abbiamo diffuso, infatti, riprendevano vitelli caricati a calci nella pala di un trattore, colpiti con pesanti mazze, annegati nelle pozze di conferimento dei liquami, lasciati morire di fame e sete nel fango, sotto gli occhi delle loro stesse madri: questa è la drammatica fine dei cuccioli maschi delle bufale da latte.

Dopo quel video, da parte dei produttori della filiera e della Regione Campania abbiamo registrato soltanto parole. Dietro un prodotto di presunta eccellenza come la mozzarella di bufala, ci sono consolidate prassi illegali che le istituzioni e la Magistratura non devono lasciare impunite.

ALLEVAMENTI: CITATI A GIUDIZIO A BRESCIA I RESPONSABILI DELLA MATTANZA DEI PULCINI

ALLEVAMENTI: CITATI A GIUDIZIO A BRESCIA I RESPONSABILI DELLA MATTANZA DEI PULCINI, SCHIACCIATI CON I PIEDI, TRA ATROCI SOFFERENZE LAV, CUSTODE GIUDIZIARIO DEGLI ANIMALI SUPERSTITI: BENE L’ESITO DELL’INCHIESTA, ORA ATTENDIAMO CONDANNA. NECESSARIO VIGILARE SU VIOLAZIONI DEGLI ORGANISMI DI CONTROLLO CHE CHIUDONO GLI OCCHI Sono stati chiamati a giudizio con decreto immediato il veterinario e i proprietari di un’azienda di produzione di polli del Bresciano, che uccideva i pulcini giudicati “non idonei”, tra atroci sofferenze. Il reato ipotizzato dalla Procura della Repubblica è di maltrattamenti e di “uccisione senza necessità”. La citazione fa seguito all’inchiesta avviata dopo il blitz dello scorso giugno, quando il Sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, lo stesso del caso giudiziario Green Hill, insieme agli uomini del Corpo Forestale dello Stato, aveva fatto irruzione nell’allevamento, filmando la mattanza dei pulcini che venivano brutalmente schiacciati sotto i piedi degli operai dell’azienda. In quella occasione venne disposto il sequestro dei 74 pulcini superstiti, che furono affidati alla LAV in qualità di custode giudiziario. “Un sequestro esemplare – commenta Roberto Bennati, Vice Presidente LAV – 74 pulcini destinati alla macerazione, perché considerati inutili o difettosi, proprio come i beagles uccisi a Green Hill, furono salvati.” Una storia che la LAV aveva raccontato in un proprio video. “Oggi esprimiamo la nostra soddisfazione per gli esiti dell’inchiesta, che ha portato all’accusa di maltrattamento di animali e di uccisione non legale per i proprietari dell’azienda ed il veterinario responsabile – prosegue Bennati, sottolineando – è più che mai necessario contrastare la violazione dei diritti degli animali, proprio in quegli ambiti economici dove tutto viene considerato normale, come l’allevamento a fini di macellazione o a fini di sperimentazione, come nel caso Green Hill.

Palermo, Giuseppe Faraone il politico ambasciatore dei padrini. 14 commercianti denunciano il pizzo, 27 arresti

In manette il consigliere comunale Giuseppe Faraone, è accusato di concorso in tentata estorsione: per conto dei boss avrebbe chiesto soldi a un imprenditore. Alle ultime regionali in Sicilia era stato candidato nella lista del governatore Crocetta, risultò il primo dei non eletti. All'alba, il blitz di carabinieri, squadra mobile e nucleo speciale di polizia valutaria

SALVO PALAZZOLO

In campagna elettorale Giuseppe "Pino" Faraone si definiva un "paladino della legalità" e urlava a squarciagola il simbolo della sua lista: "Amo Palermo". Ma poi andava ad abbracciare uno dei boss più in vista della città, Francesco D'Alessandro. Tanta affettuosità non è sfuggita ai carabinieri del Reparto Operativo, grazie alle immancabili intercettazioni. Eccola, l'ultima cartolina da Palermo. Il padrino del potente clan di San Lorenzo e il politico, attualmente consigliere comunale. Questa mattina, Faraone è stato arrestato insieme ad altre 26 persone, accusate di essere i nuovi boss del pizzo. Adesso, deve difendersi da un'imputazione pesante per un incensurato, tentata estorsione aggravata: la procura distrettuale antimafia di Palermo lo accusa di essere stato l'insospettabile ambasciatore dei clan, avrebbe recapitato addirittura una richiesta di pizzo a un imprenditore. E' un nuovo scossone per la politica siciliana. Perché Giuseppe Faraone, 69 anni, è stato deputato regionale e poi assessore provinciale, negli ultimi vent'anni è passato dall'Udc alla lista del governatore Crocetta, il Megafono, risultando nel 2012 il primo dei non eletti al parlamento siciliano. 2.085 voti non gli sono bastati per la Regione. 896 sono stati invece sufficienti per il consiglio comunale, dove Farone aderisce proprio al gruppo del Megafono. 

Spese pazze in Regione Emilia Romagna, verso il processo la maggioranza dei consiglieri indagati

Conclusi gli interrogatori dei politici della passata legislatura: non è escluso che qualcuno possa essere archiviato

Se Stefano Bonaccini è stato archiviato, la maggioranza dei consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna indagati per peculato per i rimborsi dei gruppi consiliari, sembrano indirizzati verso la richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, che hanno coordinato l'inchiesta con la supervisione del procuratore aggiunto Valter Giovannini e del procuratore Roberto Alfonso.

Sono infatti terminati gli interrogatori di chi ha chiesto di essere sentito e a breve le varie posizioni verranno definite dagli inquirenti. Non è escluso, come riferisce l'Ansa, che qualcuno possa uscire dall'inchiesta con una richiesta di archiviazione, ma per la maggioranza degli indagati l'impressione è che si profili la richiesta al Gip di rinvio a processo. A novembre erano stati 42 gli avvisi di fine indagine, 41 consiglieri di tutti i gruppi politici della passata legislatura e un'impiegata.

Fonte link: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/02/04/news/inchiesta_spese_pazze_verso_il_processo_la_maggioranza_dei_consiglieri_indagati-106543524/ 

Roberta Tattini e i capi cosca, i rapporti con il boss cutrese Nicolino Grande Aracri

Roberta Tattini


Gli incontri tra la consulente finanziaria bolognese Roberta Tattini e i capi cosca per discutere affari da milioni di euro e imparare a sparare: «Si fa così...»

Nel suo personale e presunto gioco di mafia, che di virtuale non sembra avere un granché, era previsto che Roberta si esaltasse fino alla pelle d’oca nel vedere il boss cutrese Nicolino Grande Aracri fare irruzione a sorpresa nel suo ufficio bolognese di consulente finanziaria («Il sanguinario! Un grande onore perché lui non va…, anche per ragioni di sicurezza…» dice intercettata al telefono con voce rotta dall’emozione). O che prendesse lezioni di arma da fuoco da un altro pezzo grosso della cosca che spadroneggiava in Emilia, Antonio Gualtieri («Quando ti capita di sparare a qualcuno – le dice il boss nell’insolita veste di istruttore -, spara così…»; e Roberta, che frequenta il poligono di tiro: «Però dà un contraccolpo notevole…»).

Il brivido proibito dell’incontro con il boss

Bonaccini: "La Regione sarà parte civile" in tutti i processi contro il radicamento e le infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio.

Il governatore convoca la giunta a San Felice sul Panaro, cratere del sisma nel 2012: "Via i container entro l'anno". Cinque Stelle all'attacco

BOLOGNA - La giunta della Regione Emilia-Romagna si costituirà parte civile in tutti i processi contro il radicamento e le infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio. Lo annuncia il governatore Stefano Bonaccini, al termine della riunione della sua giunta convocata oggi al comune di San Felice sul Panaro, nel cratere del sisma 2012. Durante l'incontro, il presidente ha anche promesso che entro l'anno saranno superati i container per i terremotati. 

"Anche i Comuni si uniscano a noi". Alla luce dell'inchiesta della Dda contro la 'ndrangheta al nord e in Emilia in particolare, allora, Bonaccini rilancia e chiede ai sindaci della cinquantina dei comuni coinvolti nella zona del sisma di fare lo stesso: "Come Regione ci costituiremo parte civile nei processi futuri, e proporrò al coordinamento dei sindaci del territorio di farlo congiuntamente, ovunque si possa registrare - rimarca il presidente della Regione - un danno sia materiale sia di immagine per le nostre istituzioni".

Fonte Link: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/02/02/news/_ndrangheta_bonaccini_la_regione_sar_parte_civile-106356130/

Gli emiliani nell'inchiesta sulla mafia in regione

Scorrendo le oltre duemila pagine dell’inchiesta “Aemilia” non è lo spessore criminale degli ‘ndranghetisti a impressionare. Sono piuttosto gli “emiliani” che mostrano di aver perfettamente introiettato le tecniche e le modalità operative della criminalità calabrese, entrando in totale sintonia con i suoi metodi. Fanno naturalmente effetto le estorsioni, le auto bruciate, le minacce, la corruzione, il riciclaggio di denaro, l’usura, lo spaccio di droga, le armi. Ma quello che suscita l’inquietudine maggiore è la familiarità verso questo ambiente mostrata da un gruppo di insospettabili con solide radici nella nostra terra. 

IL VICEPRESIDENTE
Un imprenditore, vicepresidente della Cna di Reggio Emilia, affida oltre un milione di euro a una signora appena conosciuta. I soldi devono servire a pagare tangenti per ottenere un appalto, ma la signora sparisce nel nulla con il denaro. L’imprenditore che fa? Va dai carabinieri? No. Grazie ai buoni auspici di un giornalista, per cercare di recuperare i suoi soldi si rivolge a un gruppo di delinquenti calabresi. 

L’IMPRENDITORE

Soldi di estorsioni da Cutro a Parma in pullman

Come la malavita faceva affari nel Parmense. Le somme, trasferite su servizi di linea,  riciclate in una rete di aziende edili con sede tra il parmense e il reggiano. Investimenti immobiliari a Sorbolo. Minacce a imprenditore: "Noi le cose le risolviamo alla calabrese"

MARIA CHIARA PERRI

Sonia Masini ex presidente della Provincia di Reggio Emilia: intimidita dalle cosche e abbandonata dal mio Pd

Reggio Emilia, lo sfogo di Sonia Masini, ex presidente della Provincia: "Sollevai il problema, Bonaccini si mostrò infastidito”. E scrive al premier

BOLOGNA - "Solo tre mesi fa, in direzione regionale del Pd, dissi chiaramente: io ho contrastato la ‘ndrangheta e voi mi state escludendo da tutto. Nonostante le consultazioni dei circoli, non sono entrata nella lista per le elezioni regionali, e così voi fate fuori una persona che ha contrastato la criminalità organizzata. Ma quando ci sono persone oggetto di pressioni di questa natura non bisogna lasciarle sole, perché significa metterle in pericolo. Voi in questo modo date un segnale alla ‘ndrangheta che ho combattuto. Queste parole oggi le riconfermerei tutte, anche se Stefano Bonaccini sembrò allora molto infastidito dal mio discorso e cercò pure di interrompermi. Ma io sono andata avanti. Perché questa è una cosa che i mafiosi hanno capito e l’ha capito anche la magistratura". 

Sonia Masini era presidente della Provincia di Reggio Emilia e nella maxinchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Emilia il suo nome è quello di una persona nel mirino degli indagati. Nelle intercettazioni degli investigatori si trova che Giuseppe Pagliani, allora capogruppo del Pdl in Provincia, ora agli arresti, avrebbe voluto riservarle "una “curetta” come dio comanda". E lei, politica classe 1953, un cursus honorum che la vede anche capogruppo Ds in Regione dal 1995 al 2000, quelle pressioni le aveva avvertite, eccome. Ma, denunciò allora e ribadisce oggi, "io sono stata lasciata sola nel mio partito o con pochissime persone intorno".

Le cosche alla conquista dell’Emilia

Il linguaggio in codice delle cosche da Cutro alla conquista dell’Emilia. Nei racconti dei pentiti la scalata di «mano di gomma». E l’aiuto di un sindaco amico
 

BOLOGNA - «Dottò, in Emilia-Romagna il campo ce l’avevamo in mano noi, tutta l’Emilia-Romagna, non è che c’è distinzione tra Bologna, Modena, Faenza, Ferrara, Modena e Carpi, dove potevamo arrivare. Se trovavamo altre cosche ci potevamo parlare». A descrivere ai pm della Dda l’origine dello strapotere della ‘ndrangheta sulla via Emilia è, tra gli altri, il pentito Angelo Cortese, uomo di fiducia di Nicolino Grande Aracri, detto mano di gomma, il boss che prende le redini dell’organizzazione dopo la sanguinosa faida degli anni 90. L’infiltrazione, diventata poi radicamento, risale al 1982 quando Antonio Dragone, capo della cosca di Cutro, viene spedito in soggiorno obbligato in provincia di Reggio Emilia. Il boss fa salire amici e parenti che avviano affari su larga scala. Tutto precipita col suo arresto, quando quel vuoto viene colmato proprio da Nicolino e si scatena la guerra intestina.

Maxi operazione contro la ‘ndrangheta in Emilia: 117 arresti

L’inchiesta, denominata «Aemilia», coordinata dalla procura antimafia di Bologna. Tra gli arrestati un consigliere comunale di Forza Italia e Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo campione del mondo

BOLOGNA - Maxi operazione dei carabinieri contro la `ndrangheta in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. Migliaia i carabinieri impiegati. Centodiciassette gli arresti disposti dalla magistratura di Bologna. Altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia, per un totale di oltre 160 arresti.

L’INCHIESTA- A coordinare l’inchiesta, denominata «Aemilia», la procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro. Tutti reati commessi con l’aggravante di aver favorito l’attività dell’associazione mafiosa. Contestualmente, le procure di Catanzaro e Brescia - in inchieste collegate - hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati. Imponente lo schieramento dei carabinieri impiegati, anche con l’ausilio di elicotteri, in arresti e perquisizioni. In Emilia, sottolineano gli investigatori, la `ndrangheta ha assunto una nuova veste, colloquiando con gli imprenditori locali.

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