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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Iva sui rifiuti, Federconsumatori avvia causa collettiva

Federconsumatori Parma comunica a tutti i cittadini interessati di avere promosso, con la collaborazione degli Avvocati Simona Carpena e Ferdinando Piccinini, una causa collettiva nei confronti di IREN, per il recupero dell’IVA ingiustamente pagata dagli utenti sul tributo dei rifiuti TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) negli anni compresi tra il 2004 e il 2012.

Fu infatti nel 2012 che la Corte di Cassazione dichiarò illegittima e fece cessare la richiesta di pagamento dell’IVA.

Recentemente, due sentenze, a Bologna e Reggio Emilia (sia presso il Giudice di Pace che presso il Tribunale) hanno dato ragione ai ricorsi promossi da Federconsumatori e in passato anche a Parma si registrarono sentenze favorevoli.

Gli importi IVA di cui gli utenti possono chiedere la restituzione variano da alcune decine ad alcune centinaia di euro. Si tratta comunque di un’azione volta a ripristinare, seppure a posteriori, una situazione di legalità.

Potranno aderire alla causa i residenti nei comuni che in quegli anni adottarono la TIA al posto della TRSU, che sono: Parma, Collecchio, Langhirano, Colorno, Felino, Fontanellato, Fontevivo, Mezzani, Medesano, Sala Baganza, Sorbolo, Tornolo e Torrile.

Gli utenti interessati possono rivolgersi, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 18,00, alla sede provinciale di Federconsumatori a Parma in via La Spezia ,156 (tel. 0521 508949) per avere tutte le informazioni necessarie e per procedere all’adesione formale alla causa collettiva.

Fonte link: http://parma-comunica-stampa-parma.blogautore.repubblica.it/2014/09/16/iva-sui-rifiuti-federconsumatori-avvia-causa-collettiva/ 

Violazione dei parametri assistenziali DGR 564/2000 a Villa Gaj-Corradi di proprietà della Curia Vescovile accertata da ispezione dei NAS il 19 agosto 2014

L'ESSERE “IN MISSIONE PER CONTO DI DIO” GIUSTIFICA PER LA CURIA LA VIOLAZIONE DEI PARAMETRI ASSISTENZIALI MINIMI DA ASSICURARE AGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI?

Mafia, Totò Riina: "Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni"

Nuove rivelazioni del boss intercettato in carcere a Opera sul "patto di protezione". E su Dell'Utri: "Una persona seria"

PALERMO - Salvatore Riina in carcere fa una battuta dietro l'altra sui "festini in Sardegna e in Puglia" di Silvio Berlusconi. "Mubarak Mubarak", ride durante la consueta passeggiata pomeridiana, riferendosi alla versione data dall'ex premier su Ruby, nipote del presidente dell'Egitto. "Che disgraziato, è un figlio di puttana che non ce n'è". E giù con altre risatine. Ma il tono della voce si fa serio quando inizia il racconto degli anni Ottanta e Novanta su Berlusconi: "A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi", spiega il capo di Cosa nostra al compagno di ora d'aria, il pugliese Alberto Lorusso. E anche questa frase è finita nelle intercettazioni disposte dai pm di Palermo nel processo "trattativa". 

Per la prima volta, Riina rivela come si articolò quel "patto di protezione" che la Cassazione ha accertato definitivamente, mandando l'ex senatore Marcello Dell'Utri in carcere. Perché Dell'Utri sarebbe stato l'intermediario fra i vertici della mafia e Berlusconi, che prima temeva un sequestro, poi attentati ai suoi ripetitori in Sicilia. È la storia di una lunga stagione, che Riina racconta così, il 22 agosto dell'anno scorso: "È venuto, ha mandato là sotto ad uno, si è messo d'accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati". Diversamente, come è emerso dai processi, andò a Catania. Conferma Riina: "Gli hanno dato fuoco alla Standa ed i catanesi dicono: ma vedi di.... Non ha le Stande? gli ho detto: da noi qui ha pagato... così li ho messi sotto. Gli hanno dato fuoco alla Standa... minchia aveva tutte le Stande della Sicilia. Gli ho detto: bruciagli la Standa". 

Andrea Zanoni: L' arresto dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan

Andrea Zanoni: “Magistrati avanti tutta e senza sconti a nessuno. Proseguire le indagini su tutte le opera in project financing e recuperare i denari dei cittadini finiti in tangenti” 

Treviso, 24 luglio 2014

L’arresto per l’inchiesta del MOSE di Giancarlo Galan, già Governatore del Veneto per ben 15 anni, deve portare a chiarire fino in fondo dove sono andati a finire i soldi dei cittadini per poi restituirli fino all’ultimo centesimo.

Mi auguro che la magistratura vada fino in fondo chiarendo non solo il sistema delle tangenti sul MOSE ma il sistema del project financing alla veneta utilizzato e abusato su molte grandi opere come la Pedemontana veneta e gli ospedali.

Nelle 711 pagine dell’atto del GIP Scaramuzza del Tribunale di Venezia relative al caso Mose sono state citate più volte le mie interrogazioni alla Commissione Europea (1) con le quali tra l’altro denunciavo anche l’estromissione dell’ISPRA, Ente del ministero dell’Ambiente, dal monitoraggio delle opere del MOSE in relazione alla direttiva europea di Salvaguardia della Biodiversità, con sua sostituzione con la stessa Regione (Settore Infrastrutture) avvenuta nel 2013.

Quanto da me denunciato alla Commissione Europea è stato adesso così valutato dai magistrati veneziani: “trattandosi in realtà di decisioni dirette a porre sotto il controllo del Settore Infrastrutture della Regione (e quindi prima del GALAN e del CHISSO e poi solo del CHISSO) le valutazioni ambientali relative all’opera del MOSE, in modo da garantire al politico titolare un ritorno economico dall’adozione di provvedimenti favorevoli al MOSE senza ostacoli.”

La Magistratura deve fare chiarezza su tutto questo malaffare che ha coinvolto sia partiti di centrodestra che di centrosinistra, scoperchiando tutto quello che c’è da scoperchiare, e lo deve necessariamente fare prima dell’appuntamento delle elezioni regionali del 2015.

Andrea Zanoni

Partito Democratico

Così cambierà il processo civile: meno appelli, più arbitrati e mediazioni

Il 29 agosto il governo varerà un provvedimento che il premier Renzi e il ministro Orlando ritengono strategico per modernizzare il Paese e venire incontro anche al mondo delle imprese che chiede tempi più celeri nei contenziosi

LIANA MILELLA

ROMA. Vuole passare alla storia della giustizia in Italia come il "modernizzatore del processo civile". È la scommessa del Guardasigilli Andrea Orlando che il 29 agosto approderà a palazzo Chigi e che il premier Matteo Renzi considera "strategica". Eccone linee guida e relativi possibili problemi. 

Come si è creato l'attuale arretrato civile di 5 milioni di processi pendenti?
È il frutto di lentezze accumulate nel tempo e soprattutto di carichi impropri addossati alla giurisdizione. Solo in Italia vi sono Comuni che non pagano i debiti benché iscritti in bilancio. E solo in Italia lo Stato ha dovuto fare una legge per obbligare se stesso a pagare i debiti. Un vero e proprio paradosso. Si ricorre alla giustizia civile solo come mero espediente dilatorio. Costa meno che chiedere un prestito in banca.

Parma Infrastrutture, esposto di Ettore Manno in Procura

Il consigliere di minoranza chiede alla Procura della Repubblica e della Corte dei Conti di far luce sul rapporto debito-credito tra la partecipata e il socio di maggioranza, perché i dati non corrispondono

Già oggetto di un'indagine penale della Guardia di Finanza, i conti di Parma Infrastrutture finiscono di nuovo sulla scrivania del procuratore della Repubblica di Parma.

Il consigliere comunale Ettore Manno (Comunisti Italiani) ha infatti presentato un dettagliato esposto, inviato anche alla Procura regionale della Corte dei Conti, denunciando presunte incongruenze tra i dati di bilancio della Partecipata, messi nero su bianco nel verbale dell'assemblea dello scorso 11 giugno, e i numeri resi noti dal Comune.

La divergenza riguarda l'entità dei reciproci rapporti di debito-credito come evidenziato anche dal verbale dell'ex presidente Isabella Pedroni in un documento pubblicato da Repubblica Parma

Manno denuncia che il Comune di Parma, tenuto a corrispondere a Parma Infrastrutture rilevanti somme anche per l’esercizio 2014, per i primi sei mesi dell'anno non avrebbe corrisposto neppure un euro riferito nonostante le difficoltà economico-finanziarie della società creditrice e l’entità degli interessi passivi che la partecipata è tenuta a corrispondere a istituti di credito e fornitori per i ritardi nei pagamenti.

Compagnia della buona radio. Sentenza del tribunale: diritto di critica esercitato in modo corretto

Pietro Acquafreedda

Compagnia della buona radio (Music@, marzo-aprile 2008). Sentenza del tribunale: diritto di critica esercitato in modo corretto

sabato 7 dicembre 2013 “Un tempo, nella benedetta era democristiana, profitti e ricavi radiofonici ( per diritto d’autore, a seguito di trasmissione ) venivano spartiti fra editori secondo percentuali che, seppur discutibili, assicuravano ad autori ed editori il pane e ad alcuni anche il companatico.

Cassazione sul crack Parmalat: tutte le manovre illecite per volontà di Tanzi

Motivazioni della sentenza di condanna per il crac del gruppo

"Le falsificazioni contabili", le "dissimulazione" dei debiti, "il 'giro dei concessionari' e i finanziamenti occultati", insomma "tutte le illecite manovre contabili ed operazioni dolose dalle quali ha tratto origine il rovinoso tracollo del gruppo, sono state attuate per volontà di Calisto Tanzi". 

Lo scrive la Cassazione, nella sentenza con cui il 7 marzo scorso ha confermato le responsabilità del 'patron', di suo fratello Gianni, morto il giorno stesso, e degli altri 13 imputati, per il crac Parmalat.

Nelle motivazioni del verdetto - di 168 pagine, redatte dai consiglieri relatori davanti alla quinta sezione penale Paolo Oldi e Giuseppe De Marzo - la Corte rimarca come sia certo - in base alla ricostruzione dei fatti "insindacabilmente recepita dalla Corte d'Appello" - che "il dissesto del gruppo fosse non già soltanto prevedibile, ma certamente previsto", per lo squilibrio economico "progressivamente accentuato dalle illecite iniziative assunte di volta in volta".

"Non è contestabile", secondo la Cassazione, che la condotta di Calisto Tanzi, emerso dalla sentenza di merito quale 'dominus' del sistema, "sia pure col concorso di quanti si sono prestati a tradurre in fatti concreti le sue direttive, sia collegata al dissesto", in quanto ogni "falsificazione e operazione" causa del disastroso crac con un buco di 14 miliardi sia stata posta in essere "dietro direttive da lui impartite con coscienze e volontà".

Al patron la Suprema Corte ha comunque concesso un piccolo sconto di pena, di cinque mesi, che ha portato il totale a 17 anni e 5 mesi, per la prescrizione nel 2012 del reato di associazione a delinquere.

QUANDO LA GIUSTIZIA ITALIANA CENSURO' ULTIMO TANGO A PARIGI E CONDANNO' BERNARDO BERTOLUCCI

Bernardo Bertolucci fu condannato dalla cassazione alla distruzione del negativo per oscenità


Era il 29 gennaio 1976
, più di 35 anni fa, quando il film di Bernardo Bertolucci Ultimo Tango a Parigi veniva condannato dalla cassazione alla distruzione del negativo per oscenità (con l’aggiunta della perdita dei diritti civili, tra cui la possibilità di votare, per il regista). Il film era uscito poco più di tre anni prima, il 15 dicembre ’72, restò in programmazione otto giorni e finì sotto le forbici della censura per subire una serie di processi che portarono appunto alla sua «distruzione» totale. Per fortuna fu chi si premurò di salvarne il negativo (anche per merito della coproduzione francese) perché undici anni dopo, il 9 febbraio 1987, il film veniva riabilitato con sentenza di «non oscenità» dal momento che era «mutato il comune senso del pudore».

Inceneritore di Parma, esposto di Arrigo Allegri all'Autorità contro la corruzione

Il caso del Paip finisce sulla scrivania di Raffaele Cantone, già impegnato con lo scandalo Mose ed Expo 2015

Parma - L'inceneritore di Parma finisce sotto la lente dell'Autorità per la prevenzione dei fenomeni di corruzione, ente che proprio in questi mesi ha già un bel da fare con lo scandalo del Mose e l'Expo 2015. 

Un esposto firmato da Arrigo Allegri, il legale che ha dichiarato battaglia conto il Paip di Ugozzolo  (Piano Ambientale Integrato), è stato inviato al presidente dell'Anac Raffaele Cantone e alla Procura della Repubblica di Parma. 

Si tratta di un sollecito in merito alla decisione dell'Autorità per la Vigilanza sui lavori pubblici, già interessata da numerose segnalazioni sulla scadenza dell'appalto per lo smaltimento dei rifiuti. La convenzione con Enìa, subentrata alla municipale Amps, è terminata dal 19 dicembre 2011. Da allora Iren ha preso in carico il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Parma, mentre Atersir non ha ancora bandito una nuova gara pubblica che comunque interesserebbe solo la raccolta dei rifiuti e non lo smaltimento. 

"Con la creazione del Polo Ambientale Integrato - si legge nell'esposto - di proprietà di Iren, d fatto Iren si è assicurata il monopolio perpetuo del servizio (...)". Il caso è oggetto di un procedimento penale presso la Procura d Parma e di una procedura di infrazione presso la Commissione Europea. L'Autorità di vigilanza lo scorso settembre ha esaminato la questione disponendo solo un'integrazione istruttoria. Da allora, nessuna decisione ha fatto seguito. (m.c.p.)

Domenico Barili torna in carcere

La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Revocati i domiciliari all'ex manager di Parmalat condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi per il crac

PARMA - Ottant'anni e un caldo agosto da passare dietro alle sbarre. Domenico Barili, ex direttore marketing di Parmalat condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi per il crac, ieri ha varcato di nuovo le porte del carcere di via Burla. 

Dopo la sentenza della Cassazione, pronunciata lo scorso marzo, aveva passato 46 giorni tra il reparto detenuto del Maggiore e il carcere. Il magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia aveva poi accolto l'istanza di detenzione domiciliare degli avvocati difensori, considerata l'età di Barili. 

La legge cosiddetta ex Cirielli consiglia infatti la scarcerazione per i detenuti over 70. Ma, come insegna il caso Tanzi, non c'è nessun obbligo né automatismo. E la decisione non è stata ratificata dal tribunale di Sorveglianza di Bologna. 

Come riporta la Gazzetta di Parma, i giudici hanno ritenuto che Barili sia "una persona assolutamente indifferente rispetto ai gravi danni cagionati a migliaia di risparmiatori", a cui non ha offerto alcun risarcimento. 

Inoltre, l'ex manager avrebbe manifestato l'intenzione di tornare al lavoro, quindi esisterebbe un concreto pericolo di recidiva. Dopo due mesi e mezzo a casa il beneficio della detenzione domiciliare è così stato revocato e per l'ex vicepresidente di Parma, inaspettatamente, si sono riaperte le porte di una cella

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/07/22/news/barili_torna_in_carcere_nessun_pentimento-92119004/

La satira politica secondo Dario Fo tradotta in termini giuridici

(avv. Antonello Tomanelli)

La satira è “un atto di rifiuto e come tale non può che essere acceso”. La satira è “una controaggressione che risponde allo smacco del Potere con uno sghignazzo che non può essere elegante”. La satira è “nata per mettere il re in mutande”. Per questo “il linguaggio della satira non può che essere virulento, sfacciato, insultante”. Sono parole di Dario Fo, indiscusso re della satira, estrapolate da un’intervista resa a Micromega all’indomani del “No Cav Day” dell’8 luglio, e pronunciate a difesa di quei comici, prima fra tutti Sabina Guzzanti, le cui performance lanciate dal palco di Piazza Navona sono state oggetto di attacchi bipartisan.

Il pensiero di Dario Fo è volutamente rivolto alla satira politica, quel genere di satira che si sostanzia in un attacco al Potere. L’autore satirico reagisce dal basso ad un discutibile uso del Potere imposto dall’alto. E lo fa con uno “sghignazzo”.

Lo sghignazzo cui allude Dario Fo è l’elemento che distingue la satira dalla critica, e che meglio rappresenta la diversità del linguaggio attraverso cui essa si manifesta. La critica è valutazione negativa ma lucida, che implica l’analisi di un fatto o di un comportamento. E il suo linguaggio può essere duro nella misura in cui sia utile a far meglio comprendere al pubblico quella valutazione. La satira invece deride, sbeffeggia, colloca il personaggio pubblico in una dimensionegrottesca. La satira non vuole valutare, ma mettere “il re in mutande”, come dice Dario Fo. Per questo necessita di un linguaggio che “non può essere elegante”.

Caso Terremerse, In Appello Errani condannato a un anno: "Mi dimetto"

"Un gesto di responsabilità". In primo grado il governatore era stato assolto dall'accusa di falso ideologico nell'inchiesta sul finanziamento regionale ottenuto dalla cooperativa del fratello. Il suo avvocato: "Sentenza sconcertante". Nessuna interdizione dai pubblici uffici. Ora l'Emilia-Romagna verso le elezioni

BOLOGNA - Il governatore Vasco Errani si dimette dopo la sentenza di appello Terremerse che lo vede condannato a un anno con la condizionale per falso ideologico. Un anno a lui, un anno e due mesi sempre con la condizionale per i due funzionari della Regione Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini. L'avvocato Alessandro Gamberini, difensore del governatore, commenta a caldo: "Sentenza sconcertante", e annuncia il ricorso in Cassazione. Il giudizio è arrivato in rito abbreviato; non è prevista alcuna interdizione dai pubblici uffici. 

La sua dichiarazione: "Davanti a tutto l'onore della Regione". Errani, alla guida dell'Emilia-Romagna da tre mandati (la prima elezione avvenne nel 1999), è stato anche Commissario straordinario per la ricostruzione post-terremoto. "E’ un momento di amarezza. Ma per prima cosa non parlo di me. Parlo della Regione, perché il mio compito è tutelare l’istituzione, il suo onore, la realtà pulita e di esempio a tanti che è questa Emilia-Romagna", scrive Errani nella nota con la quale, a pochi minuti dalla notizia della condanna, annuncia le sue dimissioni da presidente della Regione. "Ho sempre messo l’istituzione davanti ad ogni altra considerazione - a me stesso -  e non cambio ora". 

Cdm, il piano del governo sulla giustizia

ROMA - Riduzione dei tempi e dimezzamento dell'arretrato nella giustizia civile, riforma del Csm, falso in bilancio e autoriciclaggio contro la criminalità economica, accelerazione del processo penale e riforma della prescrizione, revisione delle intercettazioni bilanciando diritto all'informazione e tutela della privacy. Sono alcuni dei dodici punti presentati dal premierMatteo Renzi e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando al termine del Consiglio dei ministri.

"Una riforma della giustizia in dodici punti. La scommessa è discuterne per due mesi". Renzi ha annunciato la rivoluzione del suo governo in campo giudiziario,così come anticipato da Repubblica alcuni giorni fa. Per il momento si tratta solo di linee guida, che dovranno essere vagliate e discusse dal 1° luglio al 31 agosto su rivoluzione@governo.it . E il premir ha sollecitato il contributo di tutti, "cittadini e operatori che nei prossimi due mesi potranno dialogare e dare suggerimenti attraverso la stessa mail della riforma della P.A.".  

Colpo alla nuova Cupola: 91 arresti. Una cimice svela dopo 100 anni gli assassini di Joe Petrosino

Blitz a Palermo di carabinieri, finanza e polizia dentro i segreti di Cosa nostra. I negozi e i cantieri edili della parte occidentale della città nella morsa del pizzo. I boss imponevano anche le proprie forniture di carne alle macellerie più in vista del centro e riciclavano i soldi sporchi con le scommesse sulle partite di calcio. Divieto di soggiorno per un politico: Pietro Franzetti organizzava manifestazioni antimafia, è accusato di aver comprato voti dai clan. Un'intercettazione ha sorpreso i boss a festeggiare cento anni di mafia: "I nostri discendenti hanno ucciso il tenente Petrosino"

Preso in Germania il mafioso che faceva affari a Parma

PARMA – I carabinieri di Parma hanno arrestato il latitante di mafia messinese Vincenzo Crascì, che per anni ha operato a Parma, facendo debiti e gestendo attività, come riferito da Parmaonline in un'inchiesta a giugno. Il 54enne era scomparso per sfuggire alla condanna a 21 anni di reclusione confermata in Cassazione nel 2011: dopo essere uscito di galera per decorrenza dei termini aveva fatto perdere le sue tracce. I militari lo hanno catturato seguendo i familiari, tra cui la moglie moldava e la figlia, che vivevano in città e nel marzo scorso si sono trasferiti in Germania. I carabinieri hanno avviato un’indagine che ha portato a individuare il covo del latitante nello stato del Baden Wurttemberg, a Singen, sul lago di Costanza. Crascì non viveva nello stesso domicilio dei familiari e si era inserito nella comunità locale dei siciliani e calabresi facendo l’imbianchino. Ad agosto è stato individuato e il 3 settembre è stato catturato dalla polizia tedesca, in collaborazione con le autorità italiane. I dettagli dell'operazione sono stati forniti questa mattina dal colonello Giorgio Sulpizi, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Parma. A Parma vive ancora un fratello dell'uomo.
L’inchiesta di Parmaonline 
Parmaonline si era occupata del mafioso a giugno in un’inchiesta sul mercato ortofrutticolo
, dal momento che la moglie ha gestito per mesi un negozio di ortofrutta in via Cappelluti e ha rifilato insoluti da migliaia di euro ai grossisti del Cal. 

Aflatossine nel latte: 4 ai domiciliari, 2.400 forme sequestrate di Parmigiano Reggiano

In tutto ci sono 63 indagati. Le tossine vengono dal mais contaminato a causa di caldo e siccità

Quattro persone agli arresti domiciliari, il direttore del Centro servizi per l'agroalimentare Sandro Sandri e tre imprenditori agricoli, 63 persone indagate e 2400 forme di Parmigiano Reggiano sequestrate. Sono questi i numeri di una maxi operazione conclusa la scorsa notte dai Nas di Parma. Al centro delle indagini il ritrovamento di aflatossina nel latte usato per produrre formaggio. Si tratta di una tossina proveniente da mais risultato contaminato a causa caldo e siccità. 

Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e alla commercializzazione di sostanze alimentari nocive e tentata truffa aggravata finalizzata alla ricezione di pubbliche erogazioni per il latte qualità. 

Secondo le indagini dei Nas, gli sforamenti sui livelli di aflatossina presente nel cereale, utilizzato per l’alimentazione dei bovini da latte, raggiungeva anche il doppio di quanto consentito dalla legge e dalle regole comunitarie. 
L’inchiesta, coordinata dal pm Fabrizio Pensa, ha rilevato che le analisi condotte dal Centro servizi per l'agrolimentare di Parma non indicavano la reale presenza di aflatossina nelle partite latte. 
Un fenomeno che si sarebbe ripetuto dal febbraio del 2013 ad oggi coinvolgendo 2.402 forme di Parmigiano Reggiano in diversi caseifici del Parmense, permettendo così di immettere nella produzione il prodotto contaminato che, secondo la legge, doveva invece essere consegnato all’Asl di competenza per la distruzione. 

Carne bovina infetta, sequestri dei Nas in 21 province

L'operazione dei carabinieri è scattata all'alba partendo da Perugia, ma riguarda gran parte del territorio nazionale, da Verona a Potenza

ROMA - I carabinieri del Comando per la tutela della salute stanno eseguendo 78 decreti di perquisizione e sequestro in tutta Italia nell'ambito di un'indagine, denominata 'Lio' e condotta dal Nas di Perugia, relativa all'illecita commercializzazione di bovini infetti, con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata.

L'operazione è condotta nelle province di Arezzo, Avellino, Bari, Foggia, L'Aquila, Latina, Lodi, Matera, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Ravenna, Rieti, Roma, Siena, Terni, Torino, Verona e Viterbo.
I dettagli dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che avrà luogo alle 11 presso la sala conferenze del Comando provinciale dei carabinieri di Perugia.

Parma calcio no alla licenza Uefa: le motivazioni della sentenza

Per la Corte non si tratta di una sanzione ma dell'applicazione del "manuale" in materia

Il testo integrale della sentenza dell'Alta Corte, pubblicato sul sito del Coni

(Italpress) - Parma fuori dall’Europa League. L’Alta Corte di Giustizia del Coni ha respinto il ricorso del club crociato in merito alla mancata concessione della Licenza Uefa.

Arrestato l'ex ministro Corrado Clini

(ANSA) -  L’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini è stato arrestato dalla Guardia di finanza. Nei suoi confronti, e di un imprenditore, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il reato ipotizzato è peculato

Renzi gioca carta Cantone per Expo 2015

Politica reagisce, 'task force' e leggi anticorrotti. Boldrini, corruzione non endemica. Grasso, ora nuove norme. Pm, Frigerio sostenne sul piano elettorale Mantovani


Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, avrebbe chiesto a Raffaele Cantone di seguire, con l'Autorità nazionale sulla corruzione da lui presieduta, i lavori dell'Expo. Secondo quanto si apprende, martedì a Milano con il premier sarà presente anche Cantone. "Milano ce la farà, noi non molliamo". L'Expo è "un'occasione troppo grossa per buttarla via', avrebbe commentato il premier conversando con i suoi. 

EXPO 2015: arrestati Angelo Paris e altri sette

Il responsabile delle Costruzioni arrestato assieme all’ex senatore Grillo e ai due protagonisti della stagione di Mani Pulite, Primo Greganti e Gianstefano Frigerio

Gli altri arresti

Arrestati anche il mediatore Sergio Cattozzo e l’imprenditore Enrico Maltauro, altro già indagato negli anni ’90. La Procura aveva chiesto altri 12 arresti nel mondo della sanità lombarda, che però sono stati respinti dal gip per mancanza delle esigenze cautelari. Oltre a loro, una nuova ordinanza cautelare ha raggiunto Antonio Giulio Rognoni, ex dg di Infrastrutture Lombarde, già ai domiciliari per un’altra inchiesta. Sono state eseguite 80 perquisizioni a Milano, Rima, Torino, Vercelli, Alessandria, Pavia, Lecco, Vicenza, Bologna, Ferrara, Reggio Emilia, Pescara, La Spezia e Genova nei confronti di altre persone, società ed enti pubblici coinvolti nella vicenda.

Scajola arrestato dalla Dia

"Sconcertato e sconvolto": così è apparso l' ex ministro Claudio Scajola agli uomini della Dia che l'hanno arrestato all'alba in un albergo della capitale in via Veneto. Scajola ha detto di non aspettarsi il provvedimento e ha chiesto di conoscerne le motivazioni. L' ex ministro è ora nel Centro operativo della Dia di Roma. 

Otto sono i provvedimenti complessivamente eseguiti. Tra gli arrestati figurano persone ritenute legate al noto imprenditore reggino ed ex parlamentare Amedeo Matacena, anch'egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis. Matacena è latitante, dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

L'ex ministro Scajola è stato arrestato perché avrebbe aiutato Matacena a sottrarsi alla cattura. "Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all'arresto", ha affermato il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho. Matacena è un imprenditore, noto non solo in Calabria, figlio dell'omonimo armatore famoso per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina e morto nell'agosto 2003.

L'operazione che ha portato all'arresto dell'ex ministro rientra nell'indagine "Breakfast", che da più di due anni vede impegnata la Dia di Reggio Calabria nella ricerca dei reinvestimenti di capitali illeciti, movimentati dalla 'ndrangheta in Italia ed all'estero. Oltre a Scajola ed alla madre dell'imprenditore reggino Amedeo Matacena, figurano Martino Politi, Antonio Chillemi e la segretaria di Scajola, Roberta Sacco. Gli indagati sono accusati a vario titolo di aver, con la loro interposizione, agevolato Matacena ad occultare la reale titolarità e disponibilità dei suoi beni, nonché di aver favorito la sua latitanza all'estero.

Chi sono quei 10 padroni delle curve d'Italia

Ognuno "governa" la sua Curva, il suo territorio, con ferree regole non scritte che prevedono botte, minacce e complicità 

di PAOLO BERIZZI E FABIO TONACCI

Da Napoli a Torino, da Roma a Milano e poi Catania, Brescia, Verona. Ogni curva il suo capo. Ogni capo il suo territorio. Ogni territorio le sue regole scritte a suon di botte e minacce. Un uomo solo (o quasi) al comando. Uno che decide, fa e disfa per tutti. Nelle curve metropolitane "tutti" vuol dire anche 10 o 15mila persone. Che ti obbediscono e ti seguono. Pure all'inferno, se occorre. Ecco chi sono i ras del tifo. 

Loris Grancini, capo dei Viking della Juventus, è considerato uomo vicino a Cosa nostra e alla cosca calabrese dei Rappocciolo. 

Lusi condannato a 8 anni

Ex tesoriere della Margherita condannato per essersi appropriato di oltre 25 milioni di fondi del partito

L'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi è stato condannato ad otto anni di reclusione per essersi appropriato di oltre 25 milioni di euro di fondi destinati al partito. Lo ha deciso il tribunale di Roma.

I giudici della IV sezione penale hanno assolto Lusi dall'accusa di associazione a delinquere ma per l'ex tesoriere Dl resta, oltre alla condanna per appropriazione indebita, anche quella relativa all'accusa di calunnia ai danni di Francesco Rutelli.

Il tribunale di Roma ha condannato anche gli altri tre imputati. In particolare, condanne per i commercialisti Mario Montecchia (a tre anni e 6 mesi) e Giovanni Sebastio (a due anni e 8 mesi). Condanna anche ad un anno e 2 mesi per l'ex collaboratrice Diana Ferri per la quale la procura aveva chiesto l'assoluzione.

"Giustizia è fatta. Vengono dimostrate le esclusive responsabilità dell'ex tesoriere e dei suoi complici, e la nostra totale onestà, di politici e persone perbene". Così Francesco Rutelli commenta la condanna di Luigi Lusi. "Con la condanna di Lusi per calunnia nei miei confronti, si spazzano via tutti i veleni che furono diffusi".


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