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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Spot Money, Savi e Benecchi rinviati a giudizio

Il pm ha riqualificato il reato da concussione a induzione indebita a dare o promettere utilità. Processo a luglio

Gli ex dirigenti di Stt Ivano Savi e Stefania Benecchi sono stati rinviati a giudizio per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità nell'ambito dell'inchiesta Spot Money, per presunti passaggi di denaro negli appalti Welfare Community Center, progetto della giunta Vignali da tempo tramontato. Il processo, davanti a un collegio di tre giudici, prenderà il via il prossimo 3 luglio.

I due ex dirigenti sono accusati di aver ricevuto una somma di 50mila euro da due imprenditori per garantire l'aggiudicazione del project financing della Fabbrica del Verde.

Il pm Paola Dal Monte ha riqualificato l'imputazione da concorso in concussione, art.317 del codice penale, alla nuova tipologia di corruzione introdotta nel 2012, articolo 319 quater. Si tratta di un reato meno grave della concussione, che prevede il concorso dei privati  coinvolti. In questo caso, però, gli imprenditori non sono imputabili perché la legge non può essere applicata retroattivamente.

Il rinvio a giudizio è stato disposto dal gup Paola Artusi. Nel novembre 2011 i due dirigenti della holding comunale erano finiti agli arresti nell'ambito di questa indagine. (Maria Chiara perri)

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/05/26/news/spot_money_savi_e_benecchi_rinviati_a_giudizio-115302278/ 

Inizia il 16 giugno 2015 il processo sull'Ospedale vecchio di Parma

Il 16 giugno, dopo vari rinvii, si terrà finalmente la prima udienza del processo per abuso d’ufficio nell’iter della gara d’appalto per l’affidamento del project financing per la ristrutturazione dell’Ospedale Vecchio, che vede sul banco degli imputati alcuni membri della precedente giunta, il patron e l’amministratore delegato della Pizzarotti s.p.a., vincitrice dell’appalto.

In attesa che la giustizia faccia il suo corso e si pronunci sulla vicenda, mentre ancora sopravvive questo sciagurato progetto - che prevede la cessione al privato dell’ospedale rinascimentale per 29 anni e sei mesi, in cambio dell’assunzione di parte degli oneri di una ristrutturazione che, in tutti i piani finora presentati, lo comprometterebbe seriamente – siamo qui oggi per testimoniare l’affezione della cittadinanza verso questo edificio monumentale e per denunciare le minacce che lo sovrastano. 

La ormai pluriennale assenza di manutenzione sta generando seri problemi, e l’incuria in cui versa uno dei pochi ospedali rinascimentali esistenti, già orribilmente sfregiato dalla costruzione del cosiddetto ‘mostro di via Kennedy’, è sotto gli occhi di tutti.

Ci troviamo, simbolicamente, a ripulire i portici, quegli stessi portici in cui Nico aveva installato alcune bacheche atte a dare parola alla cittadinanza e, al contempo, a proteggere i muri: quelle bacheche sono state rimosse ed eliminate senza alcun preavviso dall’amministrazione. 

Scuola civica di musica di Cagliari: tre condanne

CORTE DEI CONTI. Danno erariale, la sentenza ha accolto in parte la tesi del pm. 
Nella gestione del centro musicale anche 2 assoluzioni

Corte dei conti «Leggi violate alla Scuola di musica di Cagliari»

Quanto deliberato dal consiglio d'amministrazione della Scuola civica di musica nel gennaio 2011, sei contratti di collaborazione fino al 2016 (e gli incarichi fino al 2021 al direttore artistico e al suo vice), era stata una «scelta illecita e arbitraria, in aperta violazione della legge». Le norme che regolamentano gli incarichi «di collaborazione coordinata e continuativa», e «il divieto di conversione dei rapporti di lavoro precario in rapporti stabili», erano state «totalmente disattese dagli organi di gestione e direzione dell'istituzione».
È solo una parte delle conclusioni con le quali il pm della Corte dei conti Mauro Murtas ha chiamato in causa per danno erariale Maurizio Porcelli (52 anni, presidente del Cda della Scuola di musica), Giorgio Baggiani (49) e Marco Ravasio (62), membri del Cda, il direttore artistico Luigi Puddu (47) e il direttore amministrativo Sergio Manca (69, ex funzionario del Comune). Gli inquirenti chiedono loro un risarcimento di 229.923,38 euro: l'udienza in programma mercoledì è saltata, nuovo appuntamento l'11 luglio. La figura chiave è Sergio Manca: in pensione dal 2001, era stato direttore amministrativo della Scuola di musica sino a fine 2011 (con un compenso di 3.600 euro all'anno) a seguito di «laconica convenzione stipulata dal presidente del cda Maurizio Porcelli». La decisione per il pm integra «gravi e reiterati profili di illiceità» per il «divieto di conferire incarichi ai dipendenti pubblici» in pensione. (an. m.)

Fonte Link: http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=38852 
L'Unione Sarda

Scuola civica di musica di Cagliari, inchiesta chiusa: sotto accusa il cda per abusi e truffa

Assunzioni senza gara pubblica, richiesta di fondi pubblici alla Regione per progetti già pagati da privati, contratti e incarichi assegnati a chi non ne aveva titolo per figure non previste dallo statuto. L'inchiesta della procura di Cagliari sulla Scuola civica di musica scoperchia un vaso di Pandora. Sono cinque gli indagati con l'accusa di abuso d'ufficio: l'ex presidente Maurizio Porcelli (consigliere comunale del Pdl), il direttore artistico Luigi Puddu, l'ex vicedirettore Giorgio Baggiani, il componente del cdaMarco Ravasio e il funzionario Sergio Manca

Per Porcelli e Ravasio si aggiunge l'ipotesi di reato di tentata truffa: avrebbero chiesto un contributo alla Regione allegando un bilancio che attestava false spese per un progetto di musica pop rock, già finanziato invece dall'accademia di musica Fanny di Massimo Cellino. 

Sotto la lente del pm Giangiacomo Pilia anche la nomina di Sergio Manca (nel 2007) a responsabile amministativo. Incarico firmato da Procelli senza gara, senza esigenze straordinarie né delibera del cda. Manca, inoltre, era in pensione dal 2002. E la legge vieta di assegnare incarichi a pensionati della pubblica amministrazione. Tutta da verificare anche le nomine di Baggiani a vice direttore artistico (figura estranea al regolamento della Scuola) sino al 2021, e la proroga di Puddu alla direzione artistica sino allo stesso anno. Anche in questo caso nemmeno l'ombra di un bando di gara. Nel caso di Puddu, poi, il magistrato contesta il fatto che l'incarico sia stato da lui stesso verbalizzato e proposto.

15 gennaio 2014

Lirico Cagliari, aperto il processo al sindaco Zedda

Zedda accusato di abuso d'ufficio per nomina ex sovrintendente. Non è stata ammessa la costituzione di Meli quale parte civile nel processo contro Zedda.

(ANSA) - CAGLIARI, 12 MAG - Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, è comparso questa mattina in aula, assieme ai difensori Giuseppe Macciotta e Fabio Pili, davanti al collegio della prima sezione penale del Tribunale, nella prima udienza del procedimento che lo vede accusato di abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta sulla nomina dell'ex sovrintendente del Teatro lirico Marcella Crivellenti, poi annullata dal Tar Sardegna perché considerata illegittima. Avevano chiesto di costituirsi parte civile, ma 35 lavoratori del Teatro lirico non sono stati ammessi al processo. Mentre si erano già costituiti parte civile, in sede di udienza preliminare, la Fondazione Teatro Lirico e l'ex componente del Cda Giorgio Baggiani, mentre oggi non ha ottenuto di partecipare al processo, anch'egli in qualità di parte civile, il sovrintendente nominato dopo la Crivellenti, il maestro Mauro Meli. Il dibattimento è iniziato con i testimoni dell'accusa. Il primo è stato l'ex componente del Cda Antonello Arru, poi dimessosi nel novembre 2010: "Il presidente della Fondazione, Massimo Zedda - ha spiegato il teste - aveva deciso di usare la manifestazione di interesse per la scelta del sovrintendente, anche se non era previsto dalla norma. Arrivarono quindi le varie candidature". Sulla riunione per la scelta del massimo dirigente del teatro, poi, l'avvocato Arru ha precisato che "il presidente disse che nessuno dei curriculum andava bene e propose quello della Crivellenti. Espressi il voto favorevole assieme ad altri consiglieri, mentre i consiglieri Felicetto Contu e Gualtiero Cualbu espressero contrarietà per capacità e perché il nome non faceva parte della lista". (ANSA).

Risposta alla diffida del blog promossa dall'avv. Luca Bauccio per conto del Maestro Mauro Meli

Egregio avvocato Luca Bauccio,

Ricevo la sua lettera di diffida del 6 Maggio scorso che ho provveduto a pubblicare nel blog (vedi link), così come ho quasi sempre fatto, anche in altri casi, ad esempio qualche settimana fa con un’altra diffida dell’avv. Pierandrea Setzu per conto di Renato Chiesa (vedi link).
La scelta di mettere online gli eventuali riscontri divergenti, anche di natura giuridica, rientra nella logica della comunicazione online di questo Blog. Avvenne molto tempo fa (2008) anche con l'avvocato Armao di Palermo (vedi link), con l'avv Lai e De Roma (2010) per conto di Fabio Armiliato (vedi link). 
Due sono gli articoli  (tra tutti gli articoli su Meli nel blog) che vengono da lei indicati come gravemente lesivi dell’onore e della reputazione del suo assistito: "La notte insonne del sindaco Zedda: e Meli torna sul luogo del delitto" (pubblicato il 28 gennaio 2014) e "L'annuario dell'opera Italiana(pubblicato il 24 gennaio 2015), entrambi di Enrico Votio del Refettiero.

Addio ai vitalizi per i condannati, compromesso sulla riabilitazione

Grasso: un segnale forte. Ap non vota, FI esce. I 5 Stelle: porcata al ribasso

ROMA Sembrava un miraggio, una chimera inafferrabile. Invece, dopo mesi di accelerazioni e frenate e un forte scontro sottotraccia fra i partiti e dentro i partiti, il Parlamento ha battuto un colpo contro privilegi che i cittadini giudicano odiosi. Con una delibera votata dai rispettivi uffici di presidenza, Camera e Senato hanno abolito i vitalizi ai parlamentari cessati dall’incarico e condannati in via definitiva per reati «di particolare gravità». Per i cinquestelle è un compromesso al ribasso: «Questa porcata se la votano da soli», ha gridato Luigi di Maio abbandonando l’ufficio di presidenza. 
La ghigliottina scatta per delitti gravi come associazione a delinquere, mafia e terrorismo e per i reati contro la pubblica amministrazione: concussione, corruzione, peculato. Una clausola si riferisce a tutte le condanne definitive superiori a due anni, per i reati la cui pena massima non sia inferiore a sei anni e che, nella legge Severino, rendono un politico incandidabile. Un punto contestato delle nuove norme è l’esclusione dell’abuso d’ufficio e della corruzione per atto d’ufficio, reati che prevedono da sei mesi a tre anni di pena e nei quali spesso incappa chi riveste una funzione pubblica. La cessazione del vitalizio si applica anche a chi ha patteggiato. «Ma solo in caso di sentenze pronunciate dopo l’entrata in vigore della deliberazione», ha chiarito Laura Boldrini. 
La riunione a Montecitorio è filata via liscia. Forza Italia e M5S sono usciti al momento del voto, Area popolare non ha partecipato. Pd, Scelta civica, Sel, Fratelli d’Italia e Lega hanno votato sì. La decisione di tagliare gli assegni a chi ha tradito l’impegno costituzionale alla disciplina e all’onore ha coinvolto anche parte delle opposizioni. E Laura Boldrini esprime «grande soddisfazione per il segnale inequivocabile di moralizzazione della politica». 

Fallimento dell’Unità: pignorati beni all’ex direttore Concita De GregorioFallimento dell'Unità: pignorati beni all'ex direttore Concita De Gregorio

Esplora il significato del termine: Conferenza stampa alla camera: la De Gregorio e altri giornalisti sono stati condannati a risarcire i danni al posto della società editrice. Pignoramenti e ingiunzioni di pagamento per oltre 400 mila euro. L’Unità non paga la sua quota perché è in liquidazioneConferenza stampa alla camera: la De Gregorio e altri giornalisti sono stati condannati a risarcire i danni al posto della società editrice. Pignoramenti e ingiunzioni di pagamento per oltre 400 mila euro. L'Unità non paga la sua quota perché è in liquidazione

Regione Emilia Romagna, spese pazze: chiesto giudizio anche per Garbi e Ferrari

Oltre ai parmigiani coinvolti altri 14 consiglieri, tra cui il deputato Richetti. I pm hanno chiesto l'archiviazione per Antonio Mumolo e Paola Marani. Bonaccini: "Ora giustizia sia veloce"

La procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per sedici consiglieri del gruppo Pd della scorsa legislatura regionale, tra cui i parmensi Gabriele Ferrari e Roberto Garbi, per l'inchiesta delle cosiddette "spese pazze".

Lo scorso novembre erano stati recapitati gli avvisi di fine indagine per il reato di peculato in concorso con l'allora capogruppo Marco Monari: vengono contestati rimborsi indebiti tra il 2010 e il 2011. La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dai pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, titolari dell'inchiesta, e vistata dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, coordinatore del gruppo dei pm che si occupa di pubblica amministrazione.

Chiesta l'archiviazione per gli ex consiglieri Antonio Mumolo e Paola Marani, poiché i giustificativi e le pezze d'appoggio presentate hanno convinto gli inquirenti.

I pm contestano a Ferrari una somma complessiva di 11.402 euro. Secondo l'accusa, il politico avrebbe giustificato come spese inerenti all'attività consiliare iniziative di genere diverso quali "costi sostenuti per la partecipazione ad attività del partito anche al di fuori dell'ambito regionale ovvero spese esclusivamente personali (...)". Il capogruppo è coinvolto per aver approvato i rimborsi di Ferrari, così come di tutti gli altri esponenti del suo gruppo. Tra le contestazioni figurano oltre 5mila euro di spese per ristoranti e oltre 1.300 euro in "omaggi", acquisti vari in negozi d'arredamento, supermercati e caseifici. Il resto delle contestazioni riguarda spese postali, di tipografia, rimborsi chilometrici, attrezzature.

Roberto Garbi risulta indagato per una somma complessiva di 6.889 euro, la quasi totalità sono spese per pasti in ristoranti e bar.

Nicola Gratteri: "La mafia in Emilia ormai è radicata"

(ANSA) - BOLOGNA- «Bisogna rimboccarsi le maniche, guardare le cose con più serietà e severità e fare anche un pò di autocritica, per essere più attenti e emarginare questo fenomeno». Lo sostiene Nicola Gratteri, presidente della commissione per l’elaborazione di proposte normative in tema di lotta alle mafie, a proposito delle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna. 
Gratteri ha partecipato alla festa nazionale dell’Unità di Bologna dove ha presentato il suo libro 'Oro biancò sul narcotraffico, scritto con Antonio Nicaso. «La 'ndrangheta - ha detto Gratteri - è presente in Piemonte e in Lombardia da quarant'anni, in Emilia-Romagna da almeno 25 anche se a macchia di leopardo. Nel corso degli anni si è sottovalutato il fenomeno, ormai si può parlare di radicamento, almeno in alcune parti del territorio». (ANSA).

Mafia Capitale: confiscati beni per 25 milioni a Diotallevi

L’uomo è considerato dalla procura di Roma il referente di Cosa Nostra nella Capitale

ROMA - Quote societarie, immobili a Roma e Olbia, un hotel a Fiuggi, conti correnti ed opere d’arte, per un ammontare di 25-30 milioni di euro, riconducibili a Ernesto Diotallevi, ritenuto dalla procura di Roma il referente locale di Cosa Nostra sono stati confiscati dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma.

La decisione dei giudici

La decisione è stata presa in accoglimento di una richiesta dei pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini che, sotto la direzione del procuratore Giuseppe Pignatone, indaga sulla cosiddetta Mafia Capitale. Esclusi dalla confisca, con revoca del sequestro, si legge nel provvedimento di 110 pagine firmato dal collegio presieduto da Anna Criscuolo, il 50 percento della società «Lampedusa srl», alcuni quadri, una vettura, il 49% del patrimonio aziendale della «Gamma Re srl» e una decina di conti correnti con importi intorno ai 1.000 euro. Il tribunale ha anche rigettato i ricorsi di Banca Carim, Banca Sella e Banca Tercas, in relazione a contratti di mutuo e di apertura di credito, garantiti da ipoteca sugli immobili, stipulati in favore dei fratelli Diotallevi e di Carolina Lucarini, moglie di Ernesto, ritenendo che questi siano stati concessi in malafede. La sentenza emessa dal tribunale di Roma, impugnabile da Diotallevi in Corte di appello, apre la strada ad analoghe iniziative già sollecitate dalla procura per altri indagati nell’inchiesta su Mafia Capitale. Tra questi Massimo Carminati, accusato di essere il «dominus» dell’associazione per delinquere di stampo mafioso.

Una "cupola" per gli appalti pubblici in Sardegna. Arrestati 5 sindaci, coinvolti tecnici comunali

Maxi operazione dei Carabinieri e della Guardia di Finanza in tutta l'Isola. Coinvolti anche tecnici comunali e professionisti.

Una maxi operazione dei carabinieri della compagnia di Tonara e della Guardia di Finanza di Oristano è in corso in tutta l'Isola nell'ambito di un'inchiesta per corruzione coordinata dal procuratore capo di Oristano Andrea Padalino Morichini. Gli uomini dell'Arma e delle Fiamme Gialle hanno eseguito 21 ordinanze di custodia cautelare per una serie di reati legati a irregolarità sulla gestione degli appalti e degli incarichi in vari Comuni. Tra gli arrestati anche alcuni amministratori.

LA CUPOLA - E' un ingegnere di Desulo, Salvatore Paolo Pinna, 62 anni, titolare dello studio Essepi engineering srl, l'uomo indicato dagli inquirenti come il capo della "cupola" che si sarebbe spartita gli incarichi professionali di una lunga serie di appalti in piccoli comuni delle province di Nuoro, Cagliari e del Sulcis. L'inchiesta è partita alla fine del 2013 sulla base di un esposto anonimo relativo a un appalto per lavori da eseguire nel centro storico di Aritzo.

L'INCHIESTA - Sarebbero decine gli appalti truccati finiti sotto la lente della Procura. Le gare bandite in diversi centri dell'Isola sarebbero state condizionate da una sorta di "cupola" che pilotava gli incarichi in modo da accontentare gli amici: professionisti e società di progettazione, ingegneria e consulenza tecnica, operanti in tutta la Sardegna per la realizzazione di opere pubbliche. Sono coinvolti amministratori e professionisti di Desulo, Ortueri, Belvì, Tonara, Aritzo, Nuoro, Siniscola, Villasalto, San Giovanni Suergiu, Quartu, Cagliari, San Vito, Sant'Antioco, Irgoli e Posada.

Anche gli scimpanzè avranno diritto all'avvocato

A New York un giudice dà ragione agli animalisti che protestavano contro la detenzione degli animali-cavia

NEW YORK - Gli animalisti cantano vittoria, Hercules e Leo - due scimpanzé destinati alla sperimentazione animale applicata dalla Stony Brook University di Lond Island (New York) - o per essere più esatti chi li rappresenta, potranno far valere le proprie ragioni in tribunale.

Per la prima volta un giudice (Barbara Jaffe della Corte Suprema di New York) ha equiparato in qualche modo la condizione dei due animali a quella dei detenuti umani. Non si tratta del riconoscimento dell'Habeas Corpus (che nel diritto anglosassone è l'ordine di un giudice per portare un prigioniero al suo cospetto onde verificarne le condizioni ed eventualmente riconoscere una detenzione illegale) per gli scimpanzé. Lo ha voluto precisare la stessa Jaffe dopo che il Nonhuman Right Project (l'organizzazione che si era rivolta al tribunale) aveva invaso la rete con i propri comunicati e le agenzie di stampa avevano (erroneamente) rilanciato la notizia dell'"Habeas Corpus per gli scimpanzé".

La giudice ha chiarito che si tratta solo di un modo di convocare le parti per esporre in aula il proprio punto di vista. Quindi non il riconoscimento della personalità giuridica dei primati, ma piuttosto delle ragioni che spingono il Nonhuman Right Project a perorarne la loro causa di "scarcerazione". "Habeas Corpus" o meno, quella del giudice newyorchese è una "sentenza" di grande importanza. Per il Nonhuman Right Project - che si batte per liberare Hercules e Leo dalla "prigionia" alla Stony Brook University e vuole che vengano trasferiti in un santuario naturale in Florida ("Save the Chimps" a Fort Pierce, dove centinaia di altri scimpanzé vivono in una struttura dove è stato ricreato un habitat simile a quello africano) - la cattività dei due primati è del tutto illegale in quanto sono creature "autonome ed intelligenti".

Public Money, Costa e Vignali trattano il risarcimento

Udienza preliminare rinviata a luglio per permettere ai due noti imputati di trovare un accordo con il Comune e le partecipate, che si sono costituite parti civili, in vista del patteggiamento

Sono in corso le trattative per un risarcimento dei danni alle parti civili da parte di due dei più noti inquisiti nell'inchiesta Public Money, l'ex sindaco Pietro Vignali e l'ex amministratore delegato di Stt Andrea Costa.

L'udienza preliminare fissata nella mattinata di martedì è stata rinviata al sette luglio per permettere di definire alcune questioni legate proprio al pagamento di eventuali danni al Comune di Parma e alle sue partecipate Stt e Alfa e a Iren, parti lese nella maxi-inchiesta su peculato e corruzione.

In particolare ci sarebbe in ballo la vendita o la cessione di alcuni immobili, come l'appartamento di Vignali di via XX Settembre già posto sotto sequestro nei mesi scorsi dalla Guardia di Finanza. Se le trattative dovessero andare a buon fine, per i due imputati si prospetta il patteggiamento. Il risarcimento dei danni è, in questo caso, una condizione indispensabile perché la Procura dia il consenso ai patteggiamenti per Vignali e Costa. sugli importuni ballo vige il riserbo, ma per quanto riguarda l'ex sindaco il valore dei beni da cedere al Comune potrebbe sfiorare il milione di euro.

Terremerse, assolto Giovanni Errani: ''Il fatto non sussiste''

Il fratello dell'ex governatore Vasco era stato condannato in primo grado per truffa aggravata

BOLOGNA - Giovanni Errani, fratello dell'ex presidente della Regione Emilia-Romagna, è stato assolto in appello dall'accusa di truffa aggravata nell'ambito dell'inchiesta Terremerse. In primo grado, Errani era stato condannato a due anni e sei mesi. La sentenza, letta questo pomeriggio in corte d'appello a Bologna, è netta: assolto "perché il fatto non sussiste". Insieme all'assoluzione, è stato disposto anche l'annullamento delle pene accessorie (come il divieto di avere rapporti con la pubblica amministrazione per tre anni), la revoca della confisca e il dissequestro dei beni, che erano stati bloccati per pagare le spese processuali e risarcire il danno subito dalla Regione in separata sede.

Insieme al fratello dell'ex presidente, è stato assolto in appello anche il progettista Giampaolo Lucchi, che era stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi. Errani e Lucchi furono condannati per truffa limitatamente allo svincolo della fidejussione chiesta alla Regione a favore della cantina vinicola di Imola. Sulle altre accuse di truffa e di falso, invece, era stata dichiarata la prescrizione. La sentenza di primo grado per Giovanni Errani arrivò il 30 luglio 2014, neanche un mese dopo la condanna in appello per falso ideologico a carico del fratello Vasco Errani, che per questo diede le dimissioni da governatore dell'Emilia-Romagna. 

Cragnotti e Geronzi condannati in appello per il crack Cirio

Otto anni e otto mesi per il manager e 4 anni al banchiere

Condannato in appello per il crack Cirio Sergio Cragnotti che ha avuto a Roma 8 anni e 8 mesi. Il banchiere Cesare Geronzi, 4 anni. Per quest' ultimo è stata confermata di fatto la sentenza di primo grado.

E' stata quindi confermata in applello la condanna del 4 luglio del 2011 per il dissesto della società agroalimentare Cirio. In particolare i giudici hanno confermato la condanna a Sergio Cragnotti per bancarotta distrattiva riducendo comunque a 8 anni e 4 mesi la pena a 9 anni che gli era stata inflitta in primo grado. Confermata invece per Cesare Geronzi la condanna a 4 anni.

Ridotte poi per altri le pene, in particolare il figlio di Cragnotti, Andrea, ha avuto 2 anni e 4 mesi. Il genero dell'imprenditore Filippo Fucile a 3 anni 10 mesi mentre sono state dichiarate prescritte le accuse per altri due figli di Massimo ed Elisabetta Cragnotti che in primo grado avevano avuto 3 anni ciascuno.

Altre condanne inflitte oggi anche se minori rispetto a quelle di primo grado quelle a Ettore Quadrani, a Piero Locati e Antonio Nottola. Locati e Nottola hanno avuto 2 anni ciascuno mentre Quadrani 3 anni e 4 mesi. Molte delle accuse sono state eliminate per prescrizione. Confermate poi le assoluzioni decise in primo grado per altri 13 imputati.

Fonte link: http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/04/10/news/cragnotti_e_geronzi_condannati_in_appello_per_il_crack_cirio-111603038/?ref=HREC1-2

Alla Diaz di Genova: Corte Strasburgo condanna l'Italia per tortura

La condanna non riguarda solo le violenze, ma anche il fatto di non avere una legislazione sul reato di tortura: "Colpevoli non puniti per mancanza di leggi adeguate"

STRASBURGO - Quanto compiuto dalle forze dell' ordine italiane nell'irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l'Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti durante ilG8 di Genova , ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.

Movida a Torino, il gestore di un pub deve cacciare i clienti rumorosi

La Cassazione dà torto a una proprietaria che non ha fatto nulla per evitare gli schiamazzi: "Responsabilità penale per i disturbi alla quiete pubblica provenienti dal suo locale"

I clienti del pub sono particolarmente rumorosi? Il gestore del locale, se non vuole avere guai giudiziari, ha il dovere di adottare "i vari mezzi offerti dall'ordinamento per evitare che la frequentazione del locale da parte degli utenti sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell'ordine e della tranquillità pubblica". Tra le misure estreme è compresa anche la cacciata dal locale del cliente particolarmente chiassoso. Lo ha sottolineato la Cassazione, intervenendo su un caso legato alla movida torinese, ricordando che un gestore può arrivare a inibire, con la cacciata, il locale a un cliente particolarmente "facinoroso". La cacciata del cliente, ha osservato la Suprema Corte, rientra nella "attuazione dello "ius excludendì". La Terza sezione penale, con la sentenza 12967, ha stilato un vero e proprio vademecum per i gestori di locali pubblici alle prese con clienti rumorosi. Risponde, dunque, del reato punito dall'art. 659 c. p. "il gestore di un locale pubblico che ometta di ricorrere ai vari mezzi offerti dall'ordinamento (come l'attuazione dello "ius excludendì" o il ricorso all'autorità) per evitare che la frequentazione del locale da parte degli utenti sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell'ordine e della tranquillità pubblica".

LAV, : TRIBUNALE DI CHIETI CONDANNA IL CIRCO VICTOR PER DETENZIONE INCOMPATIBILE DI ANIMALI (ART.727 C.P.) E NE DISPONE LA CONFISCA

CIRCO VICTOR: TRIBUNALE DI CHIETI CONDANNA, SU DENUNCIA LAV, IL RESPONSABILE DEL CIRCO PER DETENZIONE INCOMPATIBILE DI ANIMALI (ART.727 C.P.) E DISPONE LA CONFISCA  DI TUTTI GLI ANIMALI

Il Tribunale di Chieti ha condannato il titolare del Circo Victor a 5.000 euro di ammenda e alla confisca di tutti gli animali, ai sensi dell’articolo 727, comma 2, del Codice Penale, per detenzione incompatibile, perché “deteneva animali, e segnatamente pitoni ed anaconda, un leone marino, n.4 alligatori, degli istrici africani, alcuni esemplari di rapaci ed altri volatili in gabbie ed in altre strutture di contenimento, inadeguate ed incompatibili rispetto alle caratteristiche etologiche delle singole specie e tali da produrre alle bestie gravi sofferenze”.

“Questa condanna segue di pochi mesi quella inflitta dal Tribunale di Tivoli (Roma), che a settembre del 2014 aveva condannato il titolare al pagamento di un’ammenda di 2.000 euro, per lo stesso reato.dichiara la LAVAncora un passo avanti in una vicenda che dura ormai dal 2008, quando denunciammo per la prima volta il Circo Victor”.

Nel  gennaio 2012 gli animali furono sequestrati dagli agenti del Nirda del Corpo Forestale dello Stato, su disposizione della procura di Rieti, e il sequestro fu convalidato dalla Corte di Cassazione, con sentenza n° 1614-2012-000 del 12/7/2012, che rigettò l’istanza di dissequestro degli animali, presentata dal titolare del circo/mostra faunistica "Victor, lo Spettacolo delle Meraviglie", avvalorando la sentenza del Tribunale del Riesame di Rieti che confermava la decisione del Gip del Tribunale di Rieti, relativamente alla convalida del sequestro.

Mafia capitale, Odevaine ai pm: "Buzzi mi pagava, avevo il ruolo di facilitatore"

L'ex vice capo di Gabinetto della giunta Veltroni, agli arresti ha reso dichiarazioni spontanee: "Prendevo 5mila euro al mese, ero lo spicciaproblemi"

Ha ammesso di aver preso soldi da Salvatore Buzzi, l'uomo delle cooperative, spiegando che per lui svolgeva "un ruolo di facilitatore". E' quanto detto oggi ai pubblici ministeri di Roma daLuca Odevainearrestatonell'ambito dell'inchiesta "Mafia capitale", nel corso di dichiarazioni spontanee.  In quattro ore Odevaine, ex capo della polizia provinciale di Roma ed ex vice capo di gabinetto di Veltroni in Campidoglio, ha ricostruito ai pm romani i suoi rapporti con Buzzi spiegando che i 5.000 euro mensili che, secondo l'accusa, il clan Carminati gli garantiva erano soldi "dovuti al suo ruolo di facilitatore e spicciaproblemi". In merito al suo ruolo nel tavolo sull'immigrazione, l'indagato ha spiegato che si trattava di una "struttura meramente tecnica e operativa" che "non aveva funzioni di natura politica".

La “parentopoli” al Cara di Mineo assunzioni e sagre con i soldi dei migranti

MINEO - Dalla sagra del carciofo all’assunzione del nipote del sindaco; dalla festa del patrono al posto di lavoro per il candidato trombato o per il consigliere comunale disoccupato. Tutto sotto lo stesso “conto”: paga l’industria dell’accoglienza. E non c’è alcun dubbio che il Calatino sia una terra accogliente. Perché, oltre ai circa 3.200 aspiranti rifugiati politici ospiti del Cara di Mineo (oltre 4mila nei picchi del flusso di sbarchi), sul territorio si è consolidata una fittissima rete di strutture di supporto. Con decine di milioni di euro spalmati sul territorio: circa 97 milioni solo per la gestione triennale del Cara, con un indotto (fra stipendi e forniture) stimato in un milione al mese; a queste cifre bisogna aggiungere i fondi che arrivano dal ministero per Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e minori non accompagnati. Ma la fabbrica dell’integrazione è talmente fiorente che sul territorio - nei 9 comuni affiliati al consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, stazione appaltante per il Cara, ma anche in molti altri del comprensorio - vengono spalmati contributi a pioggia per sagre, feste patronali, rassegne estive e natalizie; una vera e propria “tabellina H” di cui ci occupiamo in dettaglio in un altro articolo. Fatti sui quali la procura di Caltagirone ha da poco aperto una inchiesta al momento contro ignoti. 

Calciopoli, il pg della Cassazione: «Prescrizione per Moggi e Giraudo»

Il procuratore: «Sussiste l’associazione a delinquere ma il reato è prescritto». «Dal Sistema Moggi dossieraggio contro Della Valle»

«Annullamento senza rinvio per avvenuta prescrizione». Questa la richiesta del procuratore generale di Cassazione, Gabriele Mazzotta, lunedì mattina davanti ai giudici della terza sezione penale chiamati a pronunciarsi sul processo di Calciopoli, per Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus che in appello nel dicembre 2013 è stato condannato a due anni e quattro mesi (sentenza più che dimezzata rispetto a quella di primo grado arrivata nel novembre 2011). L’accusa, quindi,per Moggi, condannato per associazione a delinquere e frode sportiva, non ha chiesto l’assoluzione. Ha invece chiesto l’annullamento senza rinvio per alcune singole imputazioni di frode sportiva perché «il fatto non sussiste».

Giraudo, Pairetto, Lotito e Della Valle

Il pg ha chiesto inoltre di dichiarare la prescrizione anche per Antonio Giraudo, ex direttore generale bianconero, condannato a un anno e otto mesi, sia per il reato associativo che per frode sportiva. Andrebbero prescritti anche i processi a carico del designatore arbitrale Pierluigi Pairetto e l’ex vicepresidente della Figc, Innocenzo Mazzini. Verrebbero rigettati anche i ricorsi di Claudio Lotito, patron della Lazio e Andrea e Diego Della Valle, della Fiorentina, i cui reati erano però già stati prescritti.

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