Biscotti Mulino Bianco Barilla: arriva il decalogo della “Carta” per l’agricoltura sostenibile

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Sara Rossi

Barilla scende in campo con la “Carta del Mulino” un progetto sull’agricoltura sostenibile, composto da un decalogo di buone regole, che riguardano il principale ingrediente dell’azienda di Parma: la farina di grano tenero. Per il momento solo i nuovi biscotti Buongrano sono preparati con la farina che rispetta la “Carta”. Le regole prevedono spunti interessanti come la rotazione delle colture, la tracciabilità dei lotti di grano tenero, la destinazione del 3% dei campi alla coltivazione di fiori utili per gli insetti impollinatori. 

Si tratta – spiega l’azienda – di uno step della nostra missione  “Buono per Te, Buono per il Pianeta”, che ha come obiettivo  di portare nel mondo un’alimentazione sana, proveniente da filiere pulite e responsabili. Siamo di fronte a proposte molto diverse rispetto alle dichiarazioni rilasciate nel 2015 dai fratelli Paolo e Guido Barilla, quando rivendicavano la bontà e la sostenibilità dell’olio di palma, presente in quasi tutti i prodotti Mulino Bianco.  Il cambio di direzione si registra un anno dopo, quando in seguito alla nostra campagna contro l’invasione dell’olio tropicale Barilla rileva un calo progressivo e costante delle vendite e in pochi mesi sostituisce il palma in tutti i prodotti. Ma questa è una storia del passato. Il nuovo disciplinare sottoscritto dall’azienda di Parma con 500 imprese agricole è stato siglato con l’obiettivo di raggiungerne 5.000 entro il 2022,  per coprire il fabbisogno, valutato intorno alle 240mila tonnellate l’anno.

La Carta del Mulino elaborata assieme a Wwf, Università di Bologna e della Tuscia, non presenta elementi sconvolgenti, ma sarebbe ingeneroso non ammettere la significatività di alcuni aspetti. La lista comprende rotazioni agrarie in luogo della mono-successione, obbligo di una micro-area tampone (3% della superficie totale) su cui coltivare altre specie erbacee senza ricorrere a insetticidi, sementi non conciate con insetticidi neonicotinoidi (responsabili della moria delle api e di altri impollinatori), divieto dell’uso dell’erbicida glifosate in tutte le fasi della produzione (per legge in Italia il suo uso è vietato solo nella fase di pre-raccolta e trebbiatura), limitazione degli insetticidi nella fase di stoccaggio, tracciabilità, controlli di parte terza. Un altro aspetto interessante è il prezzo pagato ai produttori  leggermente superiore a quello del frumento standard, per compensare il calo di produzione dovuta all’obbligo del 3% di aree seminata ad altro.

Ignoriamo se il decalogo sia una sintesi per presentare il disciplinare ai consumatori o se esiste – riteniamo di sì – una parte più tecnica che entra nel merito delle modalità di fertilizzazione, del diserbo (fermo restando il divieto del glifosate), di trattamenti fungicidi e insetticidi in campo e in post raccolta, della logistica, delle condizioni occupazionali, di eventuali deroghe eccetera. A questo punto un ulteriore elemento di trasparenza dovrebbe essere quello di rendere pubblico il testo integrale del disciplinare, senza limitarsi a una accattivante narrazione. L’azienda da anni presenta un proprio rapporto sulla sostenibilità, rendendo noti, con apprezzabile trasparenza, dati che altre imprese mantengono nel più stretto riserbo, come le quantità delle diverse materie prime utilizzate e la percentuale (in crescita) di filiere gestite in modo responsabile. 12 Aprile 2019

Fonte Link: ilfattoalimentare.it

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