CONTRO L’ABBANDONO DELLA MONTAGNA PARMENSE

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“Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”(Martin Luther King JR)

La montagna parmense è un corollario di disastri.

Frane, frazioni abbandonate, strade interrotte o difficilmente percorribili per il manto quasi sempre sfondato.

Senza un’economia è impossibile fare prevenzione e attuare una cura attenta del territorio.

In questi trent’anni l’industria ha distrutto l’artigianato e l’agricoltura di sussistenza, costringendo le genti a trovare occupazione altrove

Oggi l’80% degli abitanti delle terre alte sono anziani, mentre i giovani lavorano nella pedemontana.

Prato Spilla, con l’impianto di risalita e l’albergo, è la testimonianza lampante degli errori fatti in passato dalle amministrazioni, dei soldi buttati al vento per un progetto turistico sbagliato.

Oggi, quei pochi finanziamenti si concentrano sulla legna.

Soldi dalla Regione per finanziare centrali a cippato, teleriscaldamento e produzione di energia elettrica e soldi per finanziare cooperative di taglio.

Questo nuovo filone si aggiunge alla devastazione causata dalla speculazione sulla legna da ardere in tutt’Italia.

Autorità e statistiche affermano che la superficie boschiva è in continuo aumento, mentre i boschi, in realtà, vanno in fumo.

Sembra un paradosso ma è la realtà : aumenta la superficie boscata ma diminuicono i boschi.
100.000 Km2 di superficie boschiva in Italia produce di suo un accrescimento annuale di 1.000 m2 al minuto, cioè 500 km2 di superficie in più ogni anno.
Che corrisponde a circa 5,4 milioni di tonnellate in più di legna. Che vanno a sopperire alla sottrazione dei 2 milioni di tonnellate di legna dichiarata tagliata, oltre ai 3,3 milioni
di tonnellate di legna importata, quasi totalmente per rifornire le centrali a cippato e le stufe a pellet.
Apparentemente siamo a posto, quello che viene tagliato è uguale a quello che riscresce naturalmente. Tutto si tiene, sembra non esserci alcun problema!

Ma statistiche di AIEL e di altre aziende del settore legno affermano che il consumo reale di legna in Italia è di circa 25 milioni di tonnellate.
Ciò vuol dire che se l’accrescimento naturale+la legna ufficialmente tagliata+ quella importata sono poco più di 10 milioni di tonnellate, gli altri 15 milioni sono tagliati in nero.
15 milioni di tonnellate corrispondono a 1.500 km2 di boschi che spariscono ogni anno dal nostro patrimonio boschivo. Tre volte tanto l’accrescimento naturale.
Certo la superficie boschiva non scompare, ma per almeno trent’anni i boschi tagliati non ci sono, stanno solo ricrescendo lentamente.
Così i nostri boschi vanno in fumo, è la speculazione sulla legna da ardere.

Si finge poi che il taglio della risorsa bosco crei un’economia, inondi di soldi i borghi e impedisca che negozi e servizi chiudano.

I soldi invece sciamano lontano, come i camion verso la pianura, per giungere nelle tasche di chi la legna la commercia.

Ancor meno economia creano le centrali a cippato, né lavoro.

Centrali che sono impianti industriali senza filtri, con solo un multiciclone per raccogliere le ceneri volanti.
Del cui calore possono usufruire solo i residenti nel capoluogo, mentre le frazioni  ne sono totalmente escluse.

Per contrastare i tagli speculativi, le frane, il dissesto delle strade, per fermare l’abbandono della montagna occorre crearvi un’economia.


Canalizzare i finanziamenti nell’edilizia per il recupero dei borghi col risparmio energetico, capace di costruire una ricezione dignitosa, oggi inesistente, per un turismo diffuso.
Una ricezione capace di contrastare l’abbandono sempre più massiccio delle seconde case ed il loro totale disfacimento.

Un turismo basato inizialmente su una serie di piccole strutture nei borghi in grado di supportare a livello di accoglienza e logistica i percorsi turistici della alte vie, coordinati ai rifugi esistenti e soprattutto a quelli abbandonati e da ripristinare.

Un turismo collegato ai parchi e alla possibilità che questi non rimangano solo sulla carta, ma si facciano portavoce della praticabilità della natura nelle scuole e nell’università.

Lo scoutismo è un’esperienza positiva che va allargata alla scuola dell’obbligo, con una leva di guide volontarie capaci di  organizzare e condurre i ragazzi, anche dal punto di vista descrittivo e culturale.

Tramite le unioni di comuni occorre costruire condizioni infrastrutturali (ad esempio macelli intercomunali), fornire incentivi finanziari, locativi e disponibilità bancarie ad iniziative per la produzione e la stagionatura artigianali di eccellenze alimentari che l’aria pulita e l’elevata umidità possono garantire con un livello superiore di qualità rispetto alla loro produzione industriale.
Che si è impiantata anche nella nostra montagna con stalle di 500 vacche che, oltre ad imporre condizioni insostenibili di vita agli animali, non producono lavoro in loco.

E’ pensabile trasformare dei giovani senza lavoro in artigiani di montagna, dei laureati senza occupazione in imprenditori di se stessi con idee giuste per un agroalimentare di eccellenza. mercoledì 22 maggio 2019 

serioli giuliano

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