Fucili da caccia assassini: finora 13 morti e 43 feriti

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Margherita D’amico

Il silenzio istituzionale e l’apatia mediatica verso i bollettini dell’Associazione Vittime della Caccia sottolineano il malsano privilegio di cui gode la categoria dei cacciatori. Le cui armi da fuoco sono responsabili, a partire dall’inizio della corrente stagione venatoria (databile, viste le preaerture, a inizio settembre, ma ridotta nei fatti dato il continuo maltempo e il diminuire del numero dei cacciatori) fino al 28 novembre, di 13 morti e 43 feriti, per un totale di 56 persone colpite.

Nella ricostruzione dell’Associazione Vittime della Caccia, di questi cittadini, 9 morti e 33 feriti sono cacciatori, in aggiunta a 8 feriti (fra cui un minore) assolutamente estranei alla caccia, ma tutti colpiti in ambito venatorio. Il rimanente, ovvero quattro morti (fra cui un ragazzo di sedici anni) e altri due feriti, sono le conseguenze di incidenti o gesti deliberatamente sconsiderati resi possibili dalla presenza di armi da caccia in famiglia .

Per raccogliere i tragici dati, parziali rispetto a un’imperscrutabile e pericolosa realtà, da dodici anni l’Associazione Vittime della Caccia lavora muovendo soprattutto dalle notizie di cronaca pubblicate dalla stampa locale, e ricostruisce una lista dei caduti sotto i colpi dei fucili da caccia (escludendo gli altri incidenti, come infarti o cadute che spesso impongono l’intervento di elisoccorsi) sia durante le battute che in ambito extra venatorio. I criteri del tragico conteggio sono dunque molto precisi e non contemplano l’uso delle armi da caccia in ambito criminale, come pure i suicidi commessi con le medesime, salvo che a compiere il gesto non sia stato un minorenne, riuscendo a comporre ogni stagione un quadro agghiacciante.

Non abbastanza, a quanto sembra, da essere preso in considerazione, per esempio dal Ministero degli Interni, dalla politica nel suo insieme, dalla capricciosa opinione pubblica.

D’accordo, sottovalutiamo lo sterminio sistematico di un patrimonio faunistico irripetibile a suon di deroghe, preaperture, concessioni incuranti di roghi, alluvioni e siccità in un clima sostanzialmente illegittimo, visto che gran parte dei piani faunistico-venatori regionali (che dovrebbero per legge essere aggiornati ogni cinque anni) sono abbondantemente scaduti, a favore del violento gioco di appena 600mila persone.

Bene: si massacrino pure animali già orfani dei propri territori naturali ormai cementificati, incendiati e avvelenati, sempre più in difficoltà nel procurarsi cibo e accedere all’acqua,  vessati dagli stravolgimenti climatici. Infischiamocene degli animali domestici uccisi per errore o qualche volta di proposito dai cacciatori. E poi, pazienza, si seguiti a inquinare con piombo e boati le campagne e a sprepotenteggiare chi vi abita invadendo le proprietà private in virtù di un assurdo articolo del Codice civile, il n.842, che permette ai cacciatori di entrare nei fondi non recintati e sparare. In fondo sono solo animali, a salvare l’ambiente ci penserà Greta Thunberg e chi abita fuori città, bè dovrà pure farci il callo ad avere gente armata in giardino, perché funziona così.

Ma di fronte a 13 morti e 43 feriti in poche settimane, come può la pur sconclusionata logica delle priorità umane rimanere inerte? Dove sono, di fronte a queste disgrazie, i paladini della pubblica sicurezza, e quali mai interessi vengono tutelati con il rifiuto, persino, a studiare ufficialmente il fenomeno perché se ne possa valutare la portata?

Mentre il Governo tace, scalpita la società civile. Dicono dall’Associazione Vittime della Caccia: “E’ sempre più numerosa la gente che si ribella alla pressione dei cacciatori, tantissime le testimonianze a dimostrare che in un decennio siamo riusciti, almeno in parte, nel nostro scopo: evidenziare la pericolosità della caccia, il diritto a difendersi utilizzando le apposite leggi. Ma la strada è ancora lunga.

“Una recente soddisfazione” proseguono “viene dal Tar di Bologna, che ha respinto la richiesta di sospensiva, promossa dall’Associazione Ambito Territoriale di Caccia, contro la sacrosanta ordinanza del Comune di Rimini, anche da noi tanto incoraggiata, che vieta la pratica venatoria lungo la pista ciclabile e il percorso storico naturalistico che corrono accanto al fiume Marecchia. Un’importante conferma nell’interesse dei cittadini, della natura, della sicurezza e del buon senso”. 13/novembre/2019

@margdam
margdam@margheritadamico.it

Fonte Link: repubblica.it

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