I BECCAI DELL’ARTE

Arte e Cultura, Pilotta
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Sergio Sergi

Credo che nessuno abbia dimenticato come Adolf Hitler abbia continuato a terrorizzare il mondo anche dopo la sua dipartita. Film come “La guerra dei mondi” e la corsa sfrenata agli armamenti della seconda metà del secolo scorso sono solo due tra i tantissimi esempi che lo dimostrano. Ecco che un solo uomo condiziona un mondo, un’ epoca, scelte ed azioni di milioni di altri uomini. Qualcosa di molto simile è accaduto nello stesso periodo anche alla pittura moderna. Un artista eclettico, un vulcano di idee di nome Picasso viene accettato dai galleristi e confermato dai critici. La conseguenza è la nascita di una dittatura a cui il mercato d’arte e tutti o quasi gli artisti hanno dovuto sottomettersi praticamente per tutto il resto del  secolo: la dittatura del “Re Mida”, del diavolo Pablo Picasso. Un uomo al quale bastava firmare una cravatta perché quel modesto capo d’abbigliamento assumesse il valore di parecchi milioni. Critici, galleristi e mercanti d’arte non hanno mai dimenticato il prezzo che hanno dovuto pagare per aver accettato e riconosciuto un eclettico, autentico creativo: la perdita del potere e del controllo del mercato in favore della “dittatura di un pittore”. Scottati dall’esperienza di dover sottostare ad un  artista nel controllo della produzione e delle scelte del mercato d’arte, i critici ed i galleristi hanno così optato per un drastico rimedio: avvantaggiare nella corsa alla carriera gli artisti monotematici e nello stesso tempo spezzare le gambe fin dall’inizio agli eclettici, specialmente se dotati di particolare talento.

Come sempre accade nella società umana la maggioranza prevale sulla minoranza e così l’imperio dello stile fisso ha prevalso nel mercato a discapito della bellezza, dell’amore e della pura creatività. Si è giunti perciò all’arido paesaggio dell’arte contemporanea dove l’uomo descrive se stesso come una paradossale entità avulsa dalla natura, compiaciuto di rivestire il suo potere economico di falso talento e di falsa genialità. Non sanno più, molti artisti di oggi tanto strombazzati dalla critica, usare le loro mani. Quando l’uomo dimentica di essere figlio di una natura che è “prima di lui” in senso assoluto, quando l’essere umano pretende di rappresentare nell’arte solamente la propria persona, il proprio fittizio ego e dimentica la propria Anima, che è una sola cosa con la “Madre”, inizia a scavare la fossa della propria cultura e della propria specie biologica.

Il più grande di tutti i miracoli, il più raro, è un uomo libero che pensa da solo. La mente umana è una scimmia imitatrice, un pappagallo meccanico che sposa concetti, credi e dogmi con una facilità impressionante. È evidente come in un paesaggio siffatto, essere se stessi al cento per cento sia diventato impossibile. Essere se stessi significa manifestare la propria unicità e nello stesso tempo esprimere la propria identità con la totalità della manifestazione naturale.  Ogni disciplina artistica ha una sua precisa connotazione tecnica, e la pittura è costituita da quadri, quadri che possono essere di svariate dimensioni e che vanno ad abbellire le costruzioni architettoniche dove gli esseri umani risiedono e circolano. Nell’ambito di questa disciplina artistica possiamo facilmente notare che nonostante le molte correnti e scuole, ogni artista affermato, anche il più originale, finisce spesso con l’essere monotematico. In totale rottura con questo chiuso schema dell’espressione pittorica, noi proclamiamo la nascita della nuova corrente del POLIEDRISMO ASSOLUTO, dove il talento di un pittore può liberamente esprimere la propria identità con la natura in una creatività a forma di stella, con infiniti raggi espressivi, senza limiti imposti.

A chiunque pratichi una disciplina artistica viene costantemente posta la domanda fatidica: qual è il tuo stile? Che genere fai? Che tipo di pittura, di poesia, di musica, di recitazione? Questa domanda oggi è totalmente priva di senso, anche se la pongono tutti, sempre. Un artista attuale se è tale non può non aver conosciuto tutte le espressioni artistiche dei secoli passati e non può non averle fatte proprie, non possederle. Un artista di oggi è per forza della sua cultura un  POLIEDRICO dai mille stili: egli li ha visti tutti, li possiede tutti, ne è la somma, la  ricapitolazione. Quindi solo l’artista poliedrico è reale avanguardia, è reale partecipe del proprio tempo, poiché la linea, lo stile, il monotematismo appartiene ai pionieri del passato. Oggi, i vasti territori dell’espressione artistica sono stati conquistati e noi, i poliedrici armati di tutte le forme di espressione siamo i VERI NUOVI. Detto questo, come potrebbe ancora colui a cui piace un quadro non avere il coraggio di esprimersi trincerandosi dietro un timido “io non me ne intendo”?

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