Le magiche atmosfere di Giulio Carmignani

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MOSTRE. A Parma la riscoperta di un pittore dell’ 800 dalla forte qualita’ poetica e visionaria

(corriere.it)  Le magiche atmosfere di Giulio Carmignani Nonostante le sue prove ne facciano "il maggior pittore parmigiano dell’800" (Tassi), Giulio Carmignani (1813 – 1890) e’ rimasto quasi sconosciuto, forse anche perche’ la sua arte maturo’ lentamente e in disparte. Dopo aver assunto la direzione della tipografia di famiglia a 25 anni, egli continuo’ a dipingere nel tempo libero fino ai primi anni ’60, quando abbandono’ ogni altra attivita’ per dedicarsi completamente alla pittura. Forse conto’, nella sua decisione, anche il ritorno a Parma del figlio Guido, destinato a una buona carriera d’artista accademico. Il padre lo aveva invitato a studiare a Parigi, anche per evitargli il rischio, che egli stesso correva, di essere considerato solo un dilettante. Ne venne una maggior fama al figlio, a scapito della piu’ intensa e matura arte di Giulio, che ando’ affinando, piu’ o meno in solitudine (partecipando alle esposizioni delle varie Societa’ di incoraggiamento), il proprio linguaggio personale, in un numero limitato di opere accuratissime.

La riscoperta di questo artista di forti qualita’ analitiche e poetiche si deve al critico e studioso parmigiano Roberto Tassi, recentemente scomparso. Del suo lavoro attestano ora la mostra e il catalogo (Mazzotta), realizzati sulla base delle sue indicazioni. Di un tramonto estivo in contro luce, Sulla Baganza, crepuscolo (1867), Tassi segnala "l’avvio quasi leopardiano", il punto di maggior vicinanza, in Italia, alla pittura di Caspar David Friedrich, "ma tinto di una dolcezza che il grande tedesco non poteva avere nel superno e tragico cielo in cui viveva". E tinto anche, aggiungiamo, di una vena visionaria e fantastica. Nel quadro sembra, infatti, di vedere annunciata l’ombra cupa e demonica del Doganiere Rousseau. Il paesaggio alpino Sulla strada di Cuneo (1869) e’ invece come incantato, sospeso a una falce di luna in una luce crepuscolare raggelata nei riflessi del torrente in primo piano. Un’altra opera dello stesso anno, Un colpo di vento, fa pensare alle bellezze meteorologiche del francese Boudin, descritte da Baudelaire nel Salone del 1859. Sono almeno una ventina (su 50 in mostra) gli ol – i di grande formato che fissano l’immagine della campagna parmense e dei monti svizzeri con progressione nitida, e con effetti di luce e riflessi d’acqua sempre piu’ sorprendenti. Talvolta qualche contadino compare in una natura piena, viva, talvolta invece la scena e’ tutta per i campi, gli alberi, il cielo. Senza indugi descrittivi, senza mai cadere nella pittura di genere, questi quadri contengono la memoria di antichi idilli campestri, e fondono un certo sentimentalismo di provenienza settecentesca con il senso tutto romantico della natura, con la capacita’ di "leggere dei significati nel paesaggio", come scrisse Willian Hazlitt, massimo saggista inglese del periodo. Di alcune opere esistono diverse versioni: Carmignani le vendeva e poi le ripeteva con soluzioni ogni volta nuove. Da segnalare per la magia dell’atmosfera I falo’ nell’ultima sera di Carnevale sulla Baganza (1869), e lo studio di rocce, acque e pini di Svizzera, torrente dopo la pioggia (1874). "Chi se la sente – ha scritto Attilio Bertolucci – di tentare una approssimazione critica a un’opera di cosi’ sconvolgente valore affettivo?".

* GIULIO CARMIGNANI Palazzo Pigorini Parma, fino al 26 gennaio

Krumm Ermanno

Pagina 34
(11 gennaio 1997) – Corriere della Sera

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