Dalla via Emilia al mondo: viaggi, operai e discoteche a Fotografia Europea

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Torna dal 6 maggio a Reggio Emilia uno dei festival più amati in Italia. Punto di partenza, la storica strada attorno alla quale nacque un’intera regione e i fotografi che l’hanno raccontata. Tutti gli eventi di quest’anno, a partire dalla mostra sul gigante americano Walker Evans

BOLOGNA – Trent’anni dopo, la via Emilia solca ancora una regione di terra e d’acqua, una fetta d’Italia che ancora si estende dagli Appennini alle onde (del Po e dell’Adriatico), attraversando il parmigiano, le discoteche e i carrelli elevatori, come quando la videro Luigi Ghirri e lo straordinario dream team di veggenti che mise assieme allora. Ma rivederla e rifotografarla oggi è un’avventura nuova. Cambiano i luoghi. Cambiano gli occhi. Da venerdì e fino al 10 luglio, a Reggio Emilia e altrove, questa terra torna a guardarsi allo specchio in un’edizione speciale, e allargata, di Fotografia Europea.

L’appuntamento clou per la fotografia. Doveva aspettare forse la sua maturità, il festival reggiano che è un appuntamento clou dell’anno fotografico, per affrontare quel mito che furono le Esplorazioni sulla via Emilia del 1986, libro che rivoluzionò la fotografia italiana di paesaggio, che ora torna virtualmente visibile nelle immagini recuperate dagli archivi: oltre a Ghirri, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Vittore Fossati, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Klaus Kinold, Claude Nori, Cuchi White, Manfred Willman. Messe a confronto, in un intero piano degli splendidi Chiostri di San Pietro, con le “nuove esplorazioni” di autori di una generazione successiva, Alain Bublex, Stefano Graziani, Antonio Rovaldi, Sebastian Stumpf, Davide Tranchina, Paolo Ventura, Lorenzo Vitturi.

Discoteche, viaggi e operai. Ma il tema prosegue allo spazio Gerra con il viaggio di Gabriele Basilico nelle discoteche degli anni Ottanta (rivisitato da altri autori) e a Palazzo da Mosto con Dalla via Emilia al mondo, nove autori internazionali che lavorano attorno al tema del viaggio. E quest’anno, appunto, lungo la mother road della pianura padana, altre mostre in altre città indagano storie e cronache della terra che nacque da una strada. A Bologna, il Mast, il museo della fotografia industriale, contribuisce con una selezione (fino all’11 settembre), a cura di Urs Stahel, di duecento grandi immagini sull’Emilia Romagna al lavoro, dagli operai ancora contadini di Enrico Pasquali alla fabbrica del latte di William Guerrieri, dall’industria meccanica di Gabriele Basilico alle ceramiche di Paola De Pieri, ai centri commerciali di Olivo Barbieri, alla surreale strada-aeroporto di Franco Vaccari, allo sfregio cementizio dell’alta velocità di Tim Davis, John Gossage, Walter Niedermayr e Bas Princen. A Parma è lo Csac a ripescare dal suo prezioso archivio le immagini di un grande documentarista come Bruno Stefani e quelle professionali del bolognese studio Villani. A Rubiera, l’associazione Linea di Confine ritrova le esplorazioni di Guidi e di Ghirri e le mette a confronto con le visioni sperimentali di Sabrina Ragucci e Marco Signorini.

Il gigante Evans. Tornando a Reggio Emilia, da non perdere a Palazzo Magnani il doppio omaggio a un gigante della fotografia americana, Walker Evans: Anonymous è la riscoperta, finalmente, del suo straordinario e spesso incompreso lavoro di editor oltre che di fotografo, mentre Walker Evans Italia indaga l’influenza di Evans (ispiratore riconosciuto di Ghirri) sulla fotografia italiana. Come ogni anno a Reggio c’è molto di più, ma non è difficile scoprire cosa sul sito della manifestazione.

Fonte Link repubblica.it

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