Gli esperti rassicurano: niente paura da superbatterio nei cibi e negli animali

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Ma ”agricoltori e veterinari corrono un rischio maggiore rispetto alla popolazione in generale”

Un gruppo di esperti dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha rilevato che, al momento, ”non vi sono prove che l’ingestione o la manipolazione di alimenti contaminati possa aumentare il rischio per l’uomo di diventare portatore sano o di contrarre l’infezione” da Staphylococcus aureus meticillino-resistente.

Roma, 28 mar. (Adnkronos Salute) – Superbatteri in cibi e animali non devono allarmare troppo i cittadini europei. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha infatti pubblicato un parere prudente ma tranquillizzante sulla rilevanza, in termini di salute pubblica, della presenza dello Staphylococcus aureus meticillino-resistente (Mrsa) in alimenti e animali.

Il gruppo di esperti scientifici sui pericoli biologici (Biohaz) dell’Efsa ha rilevato che, "pur sussistendo la possibilità di una contaminazione degli alimenti da Mrsa, allo stato attuale non vi sono prove che l’ingestione o la manipolazione di cibi contaminati possa aumentare il rischio per l’uomo di diventare portatore sano o di contrarre l’infezione da questo batterio".

Il gruppo ha però concluso che nei luoghi in cui la prevalenza del superbatterio negli animali da produzione alimentare è alta, "gli individui a contatto con animali vivi, soprattutto gli agricoltori, i veterinari e le loro famiglie corrono un rischio maggiore rispetto alla popolazione in generale".

Inoltre nel caso di animali destinati alla produzione alimentare, è emerso un tipo specifico di Mrsa, denominato CC398, di cui quasi sempre sono portatori asintomatici gli animali in allevamenti intensivi. Il gruppo di esperti ha rilevato che questo ceppo rappresenta una piccola parte di tutti i casi di Mrsa nell’Unione europea. Vari tipi di Mrsa, tra cui il CC398, possono essere presenti in macelli e su carni crude, ma gli esperti sostengono che, "in base ai dati attualmente disponibili, il rischio di infezione per i lavoratori dei macelli e per chi manipola la carne sembra essere basso". Dan Collins, che presiede il gruppo, ha sottolineato che "ad oggi non vi sono prove che l’uomo possa contrarre infezione dal ceppo CC398 ingerendo cibi contaminati. E non vi è alcuna prova che questo ceppo abbia causato infezioni alimentari". Il gruppo ha inoltre rilevato che la frequenza di CC398 è molto variabile in Europa. E’ stato individuato un rischio maggiore, rispetto alla popolazione in generale, per gli individui a contatto con gli animali vivi, soprattutto gli agricoltori, i veterinari e le loro famiglie, che corrono il rischio di diventare portatori o di infettarsi.

Nei Paesi colpiti, le principali fonti del superbatterio sono i suini, i vitelli e i polli da allevamento. Anche gli animali domestici possono contrarre l’infezione da Mrsa, ma in quasi tutti i casi "i batteri vengono trasmessi dall’uomo all’animale domestico e viceversa".

Il gruppo ha osservato inoltre che non sono disponibili studi specifici che abbiano esaminato il rischio relativo proveniente da vari animali di piccola taglia e da cavalli come fonti d’infezione per gli esseri umani.

Sulle possibili misure di controllo, gli esperti hanno indicato che sia lo spostamento di animali, sia il contatto fra di essi costituiscono probabilmente un fattore importante per la trasmissione del CC398. "Poiché le principali modalità di trasmissione all’uomo sono legate al contatto diretto con animali vivi e con il loro ambiente, le misure di controllo più efficaci – hanno detto – sono probabilmente da attuarsi a livello di allevamenti". Il gruppo Biohaz ha quindi segnalato la necessità di un monitoraggio sistematico del superbatterio, per valutarne le tendenze di evoluzione negli animali da produzione alimentare, in tutti gli Stati membri. "E’ inoltre necessario proseguire il lavoro sull’armonizzazione dei metodi di campionamento, il rilevamento e la quantificazione dell’Mrsa nell’uomo e negli animali nonché per il suo rilevamento come contaminante negli alimenti e nell’ambiente".

Il gruppo ha infine raccomandato di ampliare le linee guida per lo screening dei pazienti al momento del ricovero negli ospedali, includendo le categorie professionali esposte al contatto con bestiame negli allevamenti intensivi.

Il parere scientifico, al quale ha anche contribuito il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), è stato elaborato in parallelo con il lavoro dell’Agenzia europea per i medicinali (Emea) su altri aspetti collegati al superbatterio. Proprio l’Emea ha infatti pubblicato un documento di riflessione sull’impiego di agenti antimicrobici nel bestiame e negli animali da compagnia, relativo al rischio d’infezione da Mrsa negli animali. E’ prevista, infine, la pubblicazione di un documento di sintesi che raccoglie le conclusioni delle tre agenzie comunitarie sul tema, che arriverà entro l’anno.

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