Chi ha tagliato la Sanità in Italia

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DI PIER PAOLO FLAMMINI 

L’Osservatorio Gimbe ha calcolato 37 miliardi di definanziamento al Sistema Sanitario Nazionale. Responsabilità che hanno nomi e cognomi: dalla lettera di Draghi-Trichet all’avvento di Monti, e poi governi incapaci di invertire la tendenza. I documenti e l’occasione storica per il governo in carica: ribaltare il paradigma imperante


Potremmo dire che sia un caso il fatto che la Germania ha 28 mila posti letto in terapia intensiva, e l’Italia 5 mila (clicca qui) tanto che l’emergenza coronavirus fa tremare i polsi proprio per il rischio di saturazione di questi spazi, senza i quali la cura per i malati colpiti più gravemente (circa il 10% dei contagiati rilevati) rischia di diventare impossibile.

Potremmo dire che sia un caso il fatto che la spesa sanitaria in tutti i paesi del G7 sia cresciuta costantemente negli ultimi 10 anni, mentre quella italiana sia rimasta pressoché stabile e comunque inferiore al tasso di inflazione (dunque con una somma simile si acquistano meno beni e servizi rispetto a dieci anni prima). Qui la fonte dell’Osservatorio Gimbe, il definanziamento 2010-19 del Servizio Sanitario Nazionale Report Osservatorio Gimbe il definanziamento 2010-19 del Servizio Sanitario Nazionale

I presidenti del consiglio italiani che hanno tagliato e ridotto la spesa sanitaria nel decennio scorso e Mario Draghi, co-autore della lettera della Bce del 2011

Potremmo dire dei luoghicomunismi degli sprechi (che ci sono sempre, forse anzi in percentuale superiore quando la spesa totale diminuisce), dei fannulloni del servizio pubblico oggi applauditi come eroi, dei pizzicagnoli che sono evasori fiscali.

Fatto sta che siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione nell’approccio alla spesa sanitaria pubblica, oltre che al ruolo precipuo del settore pubblico nell’economia e nella società: austerità, tagli, disoccupazione, emigrazione, classismo, persino terremoti sono trascorsi inutilmente, pur tra le proteste sempre più partecipate, e studi empirici incontestabili che testimoniavano la dannosità delle politiche intraprese. C’era il pilota automatico, come diceva Draghi, con il volante di guida tra Francoforte e Bruxelles. Persino il centro studi di Cottarelli ci ricorda che per il disastroso terremoto del 2016 la Commissione concesse le briciole di una flessibilità dello 0,18% del Pil, 3,1 miliardi di spesa aggiuntiva che sono uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani, specie quelli che stanno sempre zitti ad obbedire.

Potremmo dire tutto, affermare che siamo di fronte ad un cambio di paradigma epocale e inaspettato che cancella “30 anni di cazzate del neoliberismo” (lo ha detto Carlo Calenda a proposito di se stesso già qualche mese fa), che i 25 miliardi di spesa del governo (in una settimana passati da 3,5 a 25, e poi da spendere subito) e la promessa di altri investimenti rapidissimi già dal mese di aprile sono, obbligati o meno, una giravolta totale rispetto al mantra sciocco dei “conti in ordine” che ha impedito allo Stato Italiano di aiutare davvero i terremotati o creare lavoro stabile quando necessario.

Potremmo dirlo, e va detto. Ricordando però che se la confessione monda dai peccati, la gestione della cosa pubblica non può tornare nelle mani di chi ha operato non per il bene dei cittadini rappresentati, e in applicazione delle disposizioni della Costituzione Repubblicana. Ma in obbedienza a poteri economico-finanziari e a indicazioni di Stati o organizzazione straniere che non rispondevano ai principi della democrazia.

I tagli alla Sanità italiana portano il nome, primo fra tutti, del governo Mario Monti (2011-12): così l’ex presidente del think tank Bruegel, che aveva per membri le più grandi aziende multinazionali europee, ha agito in pochi giorni, sulla scorta dello choc dello spread. 19 MARZO 2020 

Fonte Link: rivieraoggi.it

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