Sabbia n.23 intitolata: “Intarsio”.

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Sabbia 23 Intarsio

Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it
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Dopo aver bagnato la sabbia in posizione centrale costruisce le immagini nella sabbiera e poi inizia a parlare. Pensando all’intarsio dice che le è venuto in mente che i vari pezzettini debbono combaciare, Aggiunge che, mentre eseguiva la sabbia, si sentiva dentro ai pezzettini di legno che stava costruendo e questo le dava calore. Commenta: ” Le mie giornate sono dei piccoli canyon. Sembra che all’interno vi sia una situazione di ‘protezione’ invece è di ‘reclusione’.

Guardando dall’alto si nota una realtà di reclusione.  Una persona per fare il musicista si deve buttare!  Chi canta si diverte e prende dei soldi………………… Io, invece, debbo fare gli esami universitari e se non ‘passo’ il mio morale va sotto i tacchi…………………..

Non sono riuscita a trovare un regalo per Alessandra e non ho avuto nemmeno il tempo per pensare a che regalo avrei voluto farle. Non voglio farle un regalo poco carino, anche se il budget è limitato!  Gli spazi del canyon sono le ripetizioni del quotidiano. Finché non mi vedo al di là del quotidiano va tutto bene, ma quando si guarda con ampio sguardo questa situazione ci si ritrova a non vedere una diretta correlazione con il portare avanti i propri progetti. So bene che devo studiare, ma tutto questo sembra che rimanga in me. Tutto lì………… In questo circolo non ci si espande. Tutto questo è rassicurante.  Questi percorsi che hanno un loro valore sono dentro di me.  Esperienze che ho fatto e che si collegano ad altre esperienze. I percorsi sono belli e mi fanno essere simile a quello che vorrei essere: però ci sono anche cose che non appartengono a queste esperienze e non risentono di quest’esperienza e non fanno parte di questi percorsi e queste cose non riesco a condividerle con le persone con cui mi rapporto attualmente: le compagne dell’Università. L’intarsio è per me come trovarmi davanti alla costruzione di una scultura. L’agire in questo modo ha, per me, una valenza importantissima: in questi momenti io potrei descrivermi…          
Ciò che ho qui descritto vale più di tante volte che sono andata a ballare con le amiche al liceo………!

Osservando questa sabbia con sguardo che abbraccia dall’alto la totalità del vassoio si può focalizzare la realtà psicologica che la giovane paziente sta vivendo. “Canyon” è la parola ‘ chiave’ che aiuta a dare un primo senso a questa sabbia. Il canyon indica una valle stretta e profonda con pareti ripidissime. Entrare in esso significa muoversi in uno spazio angusto, a volte buio, dove non è facile scorgere né la destra né la sinistra. L’unica realtà certa è quella di essere in questo luogo che per Eloisa è paradossalmente: pieno e vuoto nel medesimo tempo. Pieno di ‘studio’ che, dal punto di vista umano non l’appaga come desidererebbe (sembra non permetterle di sviluppare positivi rapporti umani) e pertanto dà un senso di vuoto alla sua esistenza. Da un lato Eloisa vive: la fatica, il disagio la solitudine dell’impegno dello studio; dall’altro sente il bisogno di realizzare rapporti sociali positivi e dare spazio alla propria creatività.  La mia giovane paziente sta sperimentando ‘la tensione fra gli opposti ‘. Eloisa sembra possedere ‘molte energie creative’, ma si sente ‘a pezzi’ perché non ha ancora trovato il modo di incanalarle positivamente.

Probabilmente questi ‘pezzi’ rappresentano la varie realtà della sua personalità e della sua vita. Per mettere insieme in modo positivo ‘ i pezzi’ dovrà imparare a muoversi ‘con moto pendolare’ che permetterà di conciliare ‘la tensione degli opposti’.

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