Tutta l’Italia zona protetta

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Il governo estende all’intero Paese la stretta adottata già nella zona arancione. Il Pd e la maggior parte delle Regioni chiedevano scelte più severe

di GIULIANO FOSCHINI E GIOVANNA VITALE

Un intero Paese in quarantena. Assediato da un nemico invisibile. Da sconfiggere con ogni mezzo, prima che sia tardi.

Alle dieci sera Giuseppe Conte va in tv per annunciare che l’ora delle scelte irrevocabili è arrivata. «I numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante delle persone in terapia intensiva e purtroppo delle persone decedute» esordisce. «Le nostre abitudini vanno cambiate adesso: dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa per il bene dell’Italia. Lo dobbiamo fare subito e ci riusciremo solo se ci adatteremo a queste norme più stringenti». Una decisione per nulla indolore, fa capire il capo del governo, adottata dopo aver informato il Quirinale. Perché «se a repentaglio è la salute dei cittadini bisogna scegliere» insiste. E usare le maniere forti. Dunque gli spostamenti saranno consentiti solo in casi strettamente necessari; scuole e università resteranno chiuse fino al 3 aprile; il campionato verrà fermato; gli assembramenti vietati. «Il futuro è nelle nostre mani, ognuno faccia la propria parte» l’appello finale rivolto ai cittadini perché rispettino le nuove norme «con senso di responsabilità».

Ha cercato di resistere fino all’ultimo, il premier. Per un giorno intero ha provato ad arginare il pressing del Pd, delle opposizioni e dei presidenti di Regione che sin dal mattino gli chiedevano tutti la stessa cosa: misure di contenimento più drastiche e omogenee sull’intero territorio nazionale per fermare l’epidemia. Una serie di restrizioni senza precedenti, che l’avvocato pugliese tenta fino all’ultimo di evitare per paura delle ricadute sull’economia. Quando però gli leggono l’ultimo bollettino della Protezione civile, più 25 per cento di contagi in meno di ventiquattrore, capisce che «tempo non ce n’è». A sera riunisce i capidelegazione del governo e dà l’annuncio: «Nella penisola non ci sarà più una zona rossa», dirà poi in conferenza stampa, «ci sarà l’Italia zona protetta». Già a partire da oggi. Tutta di un colore solo, quello del massimo rischio, senza più differenze fra la Lombardia e il resto del Paese.

A metà pomeriggio i governatori l’avevano ribadito ai ministri Boccia, Speranza e De Micheli collegati in videoconferenza da Roma: la progressione del virus è impressionante, non possiamo più aspettare, servono provvedimenti più forti, regole uguali per tutti, altrimenti è il caos. Pronti, in caso di inerzia dell’esecutivo, a fare ciascun per sé, adottando singole ordinanze di contenimento. «I locali pubblici devono chiudere alle 18» ha tuonato il presidente della Campania Vincenzo De Luca, «l’apertura di bar e ristoranti mantenendo un metro di distanza è ingestibile e non ha risconti nella realtà». In linea con il vicepresidente del Lazio Daniele Leodori, che il giorno prima sui social aveva lanciato la campagna #iorestoacasa, ieri adottata dal premier. «Dobbiamo fare un’unica zona rossa per tutta Italia» la richiesta perentoria del governatore pugliese Michele Emiliano, spalleggiato dal collega del Friuli Massimiliano Fedriga. Una spinta impossibile da frenare. Di cui Boccia si fa subito portatore presso il premier. Costringendolo di fatto a capitolare.

Da giorni sia il Pd sia Leu con il ministro Speranza avevano chiesto a Conte un intervento più severo. Invocato ieri pure dal centrodestra, che ha proposto anche la nomina di un supercommissario all’emergenza in grado di caricarsi sulle spalle la gestione dei fondi e il coordinamento di tutte le operazioni necessarie a sconfiggere l’epidemia. Un ruolo delicatissimo per il quale sia Salvini sia Berlusconi hanno fatto il nome di Guido Bertolaso. Insidiato nelle ultime ore da Gianni De Gennaro. Un’opzione che però non piace a tutti nel governo. Non al M5S, preoccupato che una personalità forte finisca per commissariare il capo della protezione civile Angelo Borrelli, vicino a Conte. Mentre il Pd ha manifestato qualche perplessità. Ma incertezze ed errori hanno i convinto Palazzo Chigi che qualcosa va cambiato. «Stiamo ragionando sul da farsi» dirà Conte alla fine della conferenza stampa, «io avverto l’opportunità di un coordinamento per l’approvvigionamento di macchinari e attrezzature sanitarie. È un ruolo che potrebbe affiancare il capo della protezione civile”.

Fonte Link: repubblica.it

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