Marchi, nel cibo il podio è italiano: Barilla al secondo posto

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Ferrero guida i brand alimentari del Reputational Institute, Barilla al secondo posto

Vince l’orologio. Oggetto da tempo inutile, nell’era dei telefonini. Ormai nessuno lo acquista per sapere che ora è. Lo compera per poterlo esibire al polso. E allora nulla di strano se l’oggetto più vanesio finisce in cima alla classifica dei brand considerati più seri.

La reputazione, in fondo, è la sua forza principale. Non per caso è nato un business per imitare i Rolex e guadagnarci qualche cosa, ovviamente illegalmente. Il lusso, il lusso assoluto, prevale sulle auto, sulle scarpe da ginnastica, sui cartoni animati. E relega fuori dalla top ten del Reputational Institute l’industria regina per gli italiani, quella che identifica più di altre il Made in Italy nel mondo: il cibo. Meglio e più finemente identificato come «food and beverage», settore nel quale non abbiamo rivali nel mondo.
Siamo ai primi posti: nelle cinque aziende alimentari più note piazziamo ben tre aziende. Il mondo si fida soprattutto di Ferrero, Barilla, Lavazza. Dolci, pasta e caffè. Il marchio più forte tra gli italiani continua ad essere quello della Nutella. Alla faccia delle diete, delle campagne contro l’olio di palma che sarebbe più dannoso di quello di colza, anche se sul punto gli scienziati si dividono quasi come sui treni veloci. La società del cioccolato batte le polemiche, prevale, si piazza al diciannovesimo posto assoluto, 38 posti sopra la mela di Apple che, a dispetto del simbolo, non è un marchio del food. Ferrero finisce poco sotto Visa, la più considerata nel mondo delle carte di credito, reputazionale per eccellenza.

Nel cibo italiano conferma un’ottima fama la Barilla. Il Mulino Bianco macina in molte parti del mondo grazie alla pasta ma anche ai biscotti e alle merendine. Sale di undici posti in classifica il caffé Lavazza. Anche in virtù della politica di acquisizioni degli ultimi anni che ha allargato i mercati. Entrando in modo deciso in Usa, il chicco italiano è diventato più conosciuto nel mondo. Nella classifica assoluta dietro Rolex arriva il meraviglioso mondo dei giochi e della fantasia, nato per i bambini e diventato presto appannaggio anche degli adulti.

Lego e Disney sono così al secondo e terzo posto. Nella corsa delle scarpe da tennis i francesi di Adidas, quarti, battono gli americani di Nike, solo quindicesimi. Ma la vera new entry è Netflix che arriva direttamente al nono posto sull’onda del cinema da device. Nella moda Armani è al 24esimo posto, dieci posizioni meglio di Ralph Lauren.

Negli aerei gli americani di Boeing (41) battono nettamente gli europei di Airbus (65) che invece rivaleggiano da vicino sui fatturati. Nella corsa degli pneumatici Pirelli è al 23esimo posto, poco sotto Bridgestone mentre Michelin è ancora inarrivabile all’ottavo. Pirelli profitta della grande visibilità garantita dall’essere il fornitore ufficiale di tutti i team di Formula 1.

Nella classifica non compare invece Ferrari, che pure è considerato, da altri sondaggi, il brand più forte del mondo. Come mai? Perché, spiegano al Reputation Institute, le società testate sono state indicate da Forbes sulla base della notorietà, della diffusione sui mercati mondiali e del fatturato. Se non c’è dubbio che Ferrari sia nota e conosciuta nel mondo, il fatturato è quello di un produttore di nicchia. Insomma, per entrare nella classifica (e probabilmente vincerla) il Cavallino dovrebbe aumentare di molto i prezzi delle sue automobili. O ridurli drasticamente, diventando un produttore di massa. Due strade che a Maranello, ovviamente, non intendono percorrere. 09 marzo 2019

Fonte Link: parma.repubblica.it

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