LIBERI DI  TORTURARE E UCCIDERE

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Macaco

LIBERI DI  TORTURARE E UCCIDERE

Perché il male trionfi e’ sufficiente  che i buoni rinuncino all’azione

Franco Libero Manco

            Dopo una prima temporanea vittoria, il Tar del Lazio dà via libera alla sperimentazione sui macachi. Lo studio era stato congelato dal Consiglio di Stato dopo un ricorso presentato dalla LAV. Il progetto consiste nell’accecare 5 sventurati sensibili e intelligenti animali (per il 98% in tutto simili a noi) e osservare gli effetti per 5 lunghi anni prima di ucciderli. La mostruosità di tale metodo , non dissimile di tantissimi altri che si consumano giornalmente negli oscuri meandri degli stabulari, porterà vantaggi solo agli esecutori e ai sostenitori del progetto, che a mio avviso meriterebbero di subire la stessa sorte.

            Questa non è una sconfitta degli animali e del movimento animalista ma della civiltà umana, della  giustizia, della compassione: ha vinto l’egoismo, l’interesse di parte, la scienza malata, l’indifferenza, il disprezzo della sofferenza altrui. Ha vinto il più retrogrado, inutile, crudele, dispendioso metodo di ricerca che denigra la vera scienza medica e tradisce il giuramento di Ippocrate “Primo non nuocere”. Il prof. G. Pickering di Oxford, affermava: “Si pretende di applicare agli animali alcune verità scoperte nel corso di esperimenti sugli animali. Poiché sono fisiologo mi sento autorizzato a giudicare in merito a tali pretese. E’ una stupidaggine”. Che tuttavia è fonte di lauti guadagni per chi li pratica, e mentre si sperperano ingenti risorse umane e finanziare in metodi primitivi che ostacolano lo sviluppo della vera scienza medica, si tralascia di seguire metodi alternativi utili e meno costosi, come la coltura di tessuti umani, i batteri in vitro, i controlli matematici al computer, l’osservazione clinica ecc.

            I macachi strappati alla loro patria, al loro gruppo, ai loro genitori o figli, imprigionati in gabbie metalliche, non capiranno perché sono stati condannati ad un dolore che porta alla pazzia, alle tenebre. E gli effetti negativi sulla coscienza collettiva saranno indelebili e mille volte più pesanti degli improbabili vantaggi.

            Questa è la civiltà in cui il sacrificio dell’innocente viene giustificato a vantaggio del colpevole, vittima del suo stesso male e della sua predace condotta di vita. Oh, si aprissero le voragini sotto i piedi di chi sacrifica a proprio vantaggio una innocente: l’umanità starebbe molto meglio senza chi disonora la specie umana.

            E’ l’irresponsabile non curanza degli effetti prodotti dalle nostre scelte quotidiane che preclude il progresso morale e spirituale. E’ l’indifferenza verso la sofferenza delle nostre vittime ciò che inaridisce il cuore e rende l’uomo capace di qualsiasi delitto. E’ il sacrificio forzato dei deboli a vantaggio dei forti che ha fatto di questo mondo un luogo di dolore.

            E noi animalisti della domenica, meteore passeggere, che scendiamo in piazza a chiedere tutela per gli animali, siamo un popolo di  tiepidi, senza il fervore, senza orgoglio, incapaci di opporci a questa pseudo civiltà che condanna non solo l’umanità ma tutta la creazione in un oceano di dolore: un popolo di arrendesti, lassisti che vorrebbe un mondo migliore ma si rassegna ad dominio dei forti; un popolo che si ribella se gli viene versato in ritardo lo stipendio ma consente l’ecatombe di tutte le creature che, senza tregua, vengono squartate nei mattatoi, tormentare negli istituti di sperimentazione, uccise nei mari, nei boschi, nelle arene ecc. senza la dignità di inorridire, sprofondare nella vergogna.

            Quando si ha il coraggio di mettersi a tavola o andare a letto sapendo che in questo stesso istante milioni di creature innocenti sono nello strazio, nell’agonia,  questo  ci rende colpevoli. Non avere il coraggio di incatenarci ad oltranza ai cancelli dei mattatoi e degli istituti di sperimentazione finché le leggi degli uomini non giudicheranno in ugual misura lo stesso crimine, questo non ci assolve. Come non ci assolve quando usiamo farmaci, cosmetici o qualunque altro prodotto sperimentato sugli animali.             Troppo spesso ci limitiamo a lamentarci, a sperare che le cose cambino e magari versiamo il nostro obolo alle associazioni impegnate in questo campo o nella migliore delle ipotesi partecipiamo alle manifestazioni di protesta, giusto per fare numero, e mentre chiediamo rispetto  per gli animali magari, senza vergogna, ce li mangiamo a tavola.

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