Crescita zero per Parma, preoccupa la disoccupazione giovanile

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Nonostante si registrino assunzioni, per lo più interinali, lo scenario rimane debole. Pesano la crisi dei consumi e lo spettro della deflazione. Disoccupati a quota 17mila. Bene l’export, ma non basta a trainare l’occupazione

Timidi, timidissimi segnali di ripresa, ma l’impressione che si ricava dal rapporto dell’Osservatorio del mercato del lavoro è di uno scenario fragile, caratterizzato da crescita zero, bassi consumi e dal fantasma della deflazione, che si aggira per l’Europa, e si è già fatto vedere in Italia tra agosto e settembre. 

Parma ha fatto registrare una ripresa di assunzioni (+2.7% congiunturale rispetto al secondo trimestre 2013) nell’interinale e nella manodopera tecnica altamente qualificata, ma il saldo resta negativo. Resta al palo l’occupazione giovanile, con il tasso di disoccupazione arrivato al 22,8% (dato 2013). Fermi edilizia e manifatturiero, settori chiavi del tessuto economico.

Secondo i dati del rapporto, relativo al secondo trimestre 2014, presentato in Provincia, nell’anno in corso, nonostante le assunzioni, si sono persi già 877 posti di lavoro. La disoccupazione è al 7,5% (2013). La stima per la fine dell’anno è di superare i 900. Crescono gli utenti dei Centri per l’impiego provinciali, con oltre 23mila patti attivi per le persone in difficoltà lavorative. 

Ai settori già fortemente in crisi – costruzioni e manifatturiero – si aggiunge la crisi di alberghi e ristorazione. In base ai dati diventano il secondo comparto dove si perde occupazione, con meno 200 posti. Il segnale più evidente della stagnazione dei consumi. Il primato rimane all’edilizia, che prosegue la sua emorragia apparentemente inarrestabile. Nel 2014 per ora sono stati polverizzati altri 523 posti di lavoro. Frena la caduta il commercio, che però cala di altre 171 unità.

Nel complesso i disoccupati passeranno da 16mila a 17mila unità. E il dato più preoccupante rimane quello legato ai giovani. Seppur la disoccupazione giovanile – al 22,8% nel 2013, ultimo dato disponile – resti la metà di quella nazionale (40%) e pur considerando che molti nella fascia 15-24 studino, emerge “un radicale peggioramento con fenomeni inediti, crescenti e preoccupanti di fuga dei cervelli e distruzione del capitale umano”. Permangono infatti carenti gli impieghi per i lavoratori della conoscenza e più in generale i posti di lavoro qualificati. 

Segnala la difficoltà dei giovani ad accedere al lavoro il fatto che le loro assunzioni, in termini congiunturali, sono cresciute meno (lo 0,9%)di quelle delle adulti, pari al 3,4% rispetto al secondo trimestre 2013. La crisi poi grava in particolare sugli stranieri. Le stime indicano tasso di disoccupazione attorno al 20%. Non a caso per la prima volta in 20 anni l’immigrazione è in calo.

A trainare le assunzioni sono per lo più i posti di lavoro interinale, quantitativamente, ma pure qualitativamente, insufficienti a garantire una ripresa robusta dell’occupazione. Continua a generare impiego, trainato dall’export, il farmaceutico, cresciuto del 6,3%  in termini congiunturali rispetto al periodo precedente. Si tratta di un’isola felice, probabilmente il più attrezzato a competere sullo scenario globale, con realtà produttive di eccellenza e fortemente aperto all’internazionalizzazione. 

Assunzioni in particolare nel comparto della fabbricazione dei prodotti chimici e delle fibre sintetiche artificiali. Il secondo trimestre ha fatto registrare un più 4,7% congiunturale. Un trend costante ma che in cifre assolute, vista l’alta specializzazione richiesta, significa un numero limitato di occupati. 

Va bene anche il settore della meccanica generale, in particolare i laminati metallici con una crescita congiunturale del 18,2%. Ma è un comparto che rappresenta solo il 6,5% del manifatturiero. La meccanica strutturale, che ne rappresenta il 30%, cala del 3,1% in termini congiunturali rispetto al secondo trimestre 2013, continuando una tendenza già negativa e che si traduce in una sostanziale stagnazione dei posti di lavoro. Alla luce delle serie storiche sembra difficile un ritorno ai valori pre crisi, vista anche la dimensione medio piccola delle imprese, che hanno difficoltà a competere in scenari fortemente internazionalizzati. 

Tirano le esportazioni nell’industria alimentare, con una variazione congiunturale positiva dello 0,5%, assecondando un trend di crescita più che positivo. Ma l’estero da solo non può compensare la stagnazione della domanda interna. Il settore anticiclico per eccellenza, che tra 2008 e 2009 ha fatto da scudo, dal 2011, con la crisi dei debiti sovrani e le politiche di austerità, ha cominciato ha registrare un calo delle assunzioni, con una media che è passata da oltre 600, a poco meno di 400. Limitati sono stati gli effetti della “bolla del pomodoro” nel 2013, un boom fatto per lo più da contratti. stagionali. I sacrifici chiesti alle famiglie dalle politiche di rigore ormai colpiscono anche i consumi alimentari.

In sintesi il territorio non vede una ripresa tale da poter fare ripartire in modo vigoroso l’occupazione, dove si registrano o posti di lavoro a bassa qualità o legati a figure altamente specializzate in realtà a vocazione globale.

Le stime per la crescita e l’attività industriale, così come nel resto del Paese, sono ancorate al segno zero. Dal rapporto emerge che Parma e più in generale l’Emilia Romagna potrebbero decollare rapidamente, visto il tessuto economico, in presenza di una ripresa che garantisca almeno un tasso positivo di crescita dell’un per cento. Una ripresa sui cui aleggia lo spettro della deflazione e che all’orizzonte non si scorge né in Italia né in Europa, che rimane il principale mercato per il territorio.

IL COMMENTO DI VESCOVI – Il consigliere provinciale Maurizio Vescovi: “Nel secondo trimestre 2014 le assunzioni sono sì in crescita, ma questa crescita è insufficiente dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Essa non compensa la crescita delle cessazioni dei rapporti di lavoro, non sta avvenendo ancora nella attività manifatturiere e nelle costruzioni. Il cuore del sistema industriale non si è rimesso ancora in moto, la domanda interna langue e le esportazioni da sole non riescono a trainare l’economia e il lavoro. Il rapporto ci evidenzia qualche segnale positivo, come la ripresa dei tecnici da parte delle imprese competitive, ma se non ci sarà una crescita più decisa non incideremo sull’occupazione”. 

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/11/27/news/crescita_zero_per_parma_disoccupazione_giovanile_al_palo-101554723/

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