Evasione fiscale, banche nel mirino della Procura di Milano: riflettori sul misterioso ”Progetto Brontos”

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Dal capoluogo lombardo si sta indagando dopo le rivelazioni del quotidiano ‘Guardian’ su alcuni piani elaborati da Barclays per non pagare le tasse coinvolgendo anche Unicredit e Intesa SanPaolo. I due istituti di credito italiani si tirano fuori, quello inglese si limita a un “no comment”

Milano, 5 ago. (Adnkronos) – L’indagine avviata dalla procura di Milano sui rapporti fra Unicredit e Intesa Sanpaolo con la britannica Barclays, per accertare se alcune operazioni finanziarie siano servite per eludere le tasse, ha preso il via tre mesi fa. Tutto ha inizio il 16 marzo quando il “Guardian” di Londra mette su internet alcuni memo di Barclays riguardanti sette progetti elaborati da Barclays Capital per eludere le tasse. Fra di essi ce n’e’ uno denominato Brontos (abbreviativo di Brontosaurus) che vedrebbe coinvolte anche Unicredit e Intesa Sanpaolo.Dall’altra parte della Manica e negli Usa si scatena il putiferio visto che la notizia esce dopo che molti soldi dei contribuenti sono stati spesi proprio per aiutare le banche in difficolta’ e che alcune operazioni sembrano congegnate per “stare un millimetro dentro la legge in ciascuno dei Paesi interessati”, come dice un portavoce del Tesoro inglese. Nel corso della notte del giorno successivo alla pubblicazione, viene ordinato al Guardian dal giudice Justice Ouseley, su richiesta degli avvocati di Barclays, lo studio Freshfields, di togliere quei documenti ottenuti da una “gola profonda” dal proprio sito.Qualche settimana dopo la vicenda scoppia anche in Italia. Il deputato dell’Italia dei lavori Antonio Borghesi presenta un’interrogazione al ministro dell’Economia per avere una ”risposta ufficiale” sul caso, risposta che, dice, ci dovra’ essere, perche’ il documento ”contiene nomi e cognomi dei dirigenti delle due banche” a cui e’ stato proposto il piano. E “Il Sole 24 Ore” pubblica una ricostruzione del caso.UniCredit sarebbe stata coinvolta per investimenti pari a 2,5 miliardi di euro e Intesa per un miliardo. Alla fine, l’elusione avrebbe dovuto generare poco piu’ di 75 milioni di utili extra da dividersi fra le banche italiane e l’istituto inglese.Subito le due banche italiane prendono le distanze. Intesa, come ha ribadito, dice che “non siamo entrati nell’operazione prospettata dal progetto Brontos”. Unicredit, dice una fonte ufficiale al quotidiano finanziario che “l’operazione non e’ comunque stata realizzata da UniCredit nei termini e nelle modalita’ descritte dal documento, ma con modalita’ assai diverse”, mentre Piazza Cordusio ha detto di essere “confidente sulla correttezza dell’operato della banca. Barclays, si e’ invece limitata ad un “no comment”. “Molti degli schemi elaborati da Barclays – scrive il Guardian – vedevano coinvolte elaborate transazioni circolari con banche americane e istituzioni finanziarie” e spesso “coinvolgevano entita’ basate nelle isole Cayman, negli Usa o in Lussemburgo” sfruttando “una serie di espedienti legali”.Allo scoppiare dello scandalo Tommaso Di Tanno, uno dei maggiori tributaristi italiani, gia’ presidente del collegio sindacale di diverse grandi aziende italiane fra cui Bnl e Vodafone Omnitel e attualmente di quello di Banca Monte dei Paschi, intervistato dall’ADNKRONOS, spiega che se si vuole davvero fare la guerra a questo tipo di strumenti le uniche strade sono vietare alle banche di avere filiali in paradisi fiscali. O in alternativa costringere banche e paradisi fiscali all’assoluta trasparenza. Ora e’ arrivata la notizia che al momento a muoversi e’ la procura di Milano.”Nessun commento”, comunque, da parte di Unicredit sull’inchiesta avviata dalla procura di Milano. “Intesa Sanpaolo non ha preso parte al progetto denominato Brontos”, risponde invece un portavoce della banca milanese all’ADNKRONOS che chiedeva un commento alla notizia. “No comment” anche da Barclays (Adnkronos)

Fonte link: soldionline.it

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