Felino, oasi di ciclismo professionale

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Autoghettizzatosi in una profonda crisi d’identita’, il ciclismo sa ancora emettere qualche segnale di sana volonta’ di sopravvivenza. La partizione tra ciclismo professionistico, vertice di una piramide di dilettantismo che oltre a etichettare le categorie minori, di fatto informa purtroppo la negativa gestione della componente umana, non ha ragione d’essere per garantirsi il futuro. E’ invece il caso di concentrare energie positive verso un ciclismo professionale in grado di smacchiare immagini deteriorate, falsamente candeggiate di moralismo retorico. Il brevissimo lasso di riflessioni seguito alla 41/a edizione del ”Trofeo Citta’ di Felino” per dilettanti Elite-Under 23, si e’ ulteriormente ridotto quest’anno. Un’edizione che, secondo la misura degli organizzatori del Velo Club, non deve restare memorabile semmai incasellarsi perfettamente in un discorso di qualita’, retaggio abituale del loro impegno. La volata di Alberto Loddo, sprinter da applausi prolungati, si spera di cuore, nel professionismo, ha illuminato con l’azzurro delle maglie della nazionale, unitamente al secondo posto di Antonio Bucciero e al terzo di Marco Corsini, un capitolo ulteriore di una proiezione internazionale appena conquistata.

Al secondo anno di approdo nella massima categoria tra le competizioni anticamera del discusso mondo del professionismo, la professionale competitivita’ del team guidato da Giorgio Dattaro, entusiasmo quieto da ex-corridore, col fido Paolo Ugolotti, concretezza e semplicita’ freschissime nel realizzare l’evento, ha fornito un bell’esempio di nitore a 360°. Immagine curata con hostess polivalenti in barba alle abituali gatte di marmo da sorrisini di circostanza alla premiazione – nota di merito per le gemelline Michela e Margherita, una rarita’ per gli arrivi – ospitalita’ impeccabile agli atleti e soprattutto una valorizzazione tra immagine e comunicazione che non ha trascurato alcuna delle componenti imprescindibili, sponsor e amministrazione locale,  simpaticamente coinvolte semmai in un giusto afflato conviviale in sede di presentazione. Una sede polifunzionale unica al teatro comunale ha evitato la dispersione che, come inviato da cinque anni al seguito delle gare professionistiche, denoto con una continuita’ figlia di un pressapochismo irritante. Senza precludersi orizzonti sicuramente piu’ avvicinabili che con le chiacchiere devastanti, Felino si conferma percio’ epigono dell’unica componente rimasta integra del ciclismo. Ai lestofanti che proliferano nel settore con la patente di tecnico, radicati dalla volonta’ pervicace di giovani e famiglie di farsi garantire un futuro da campioni dipinto con le tinte marce del doping, soprattutto culturale, e’ lecito porre un interrogativo. Le strade-teatro di esaltante ecologia agonistica potrebbero chiudere davvero: troppi oneri pochi onori e da qualche tempo ricadute di immagine nere, leggi rifiuto di fondi al momento di battere cassa, a fronte di mesi di passione consumati nell’arco di un pomeriggio. Se le chiavi del palcoscenico, leggi quattrini, vengono buttate via, sarebbero in grado i signori ammiragli, maestri nella politica dell’arraffo dei rimborsi spese, di vestire obbligatoriamente i panni altrui, trovando percorsi con quel che, gigantescamente come impegno, ne segue, pur di evitare la calata finale del sipario? Motivare con credibilita’ i giovani selezionerebbe tecnici veri, componente partecipe con gli organizzatori, per rigenerare un movimento esausto. ”Tutti vogliono prendersi una fetta di merito a giochi fatti. Io sono discreto e senza smanie di protagonismo, percio’ capisco questi atteggiamenti e non li condanno. Allargare la base per crescere e’ sempre cio’ che conta, senza mai prescindere da un impegno autentico futuro pero” ha sentenziato Giorgio Dattaro. La riflessione, degna dell’estro pittorico fiammingo di Hyeronimus Bosch, e  gia’ svolta dal Velo Club Felino in toto esige un replay nelle menti di tanti operatori di settore.

Fabio Provera

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