Notte di Champions

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Opera di Luigi Boschi, olio su yuta 100×120: “L’albero della felicità”

Notte di Champions

Attraverso la Parma notturna, i borghi dell’Oltretorrente per arrivare a casa. L’acqua della Parma scende dai monti torbida e veemente sotto i ponti.   
Dopo un aperitivo sul terrazzo di un caro amico, da cui la vista splendida ti porta direttamente sulle colline, si prepara la cena. Seppur al calar della sera il sole è ancora caldo, temperato da un lieve folato di vento, rallegrato dal volo di rondini e piccioni..  
Prima di cena ricordo mio padre, il suo lavoro, il suo grande impegno, da alcuni parenti, nel tempo, volutamente dimenticato. Un brindisi… e un boccone della sua specialità, dopo 15 anni, mi porta a ricordi dell’infanzia. In quella casa di paese con il giardino fiorito, le rose, i tulipani, le siepi di bosso, le lucciole a maggio, i cani e i gatti. Quasi un altro mondo.
Cena con gli gnocchi di zucca nel sugo di pomodori ciliegini e fagioli cannellini olio extravergine siciliano, con spolverata di parmigiano.
Vino rosso Marcello dei colli di Arola. Tutti ingredienti di buon cibo.

Poi, partita di calcio finale di Champions 2019: brutta partita. Vinta dal Leverpool di Klopp. Soddisfatto, ma con l’amaro in bocca. Avrei voluto veder un bel gioco, ma Klopp voleva solo vincere, sei finali perse erano troppe. Dopo le amarezze del passato, questa sera a Madrid, non importava come vincere.
Esco dal centro città e mi dirigo con camminata rapida nella fresca serata di prima estate, verso casa. Passo il ponte. Mi soffermo nel mezzo a osservare l’acqua e le luci. Arrivo a casa dove mi aspetta il mio computer per la buonanotte tra musica e scrittura.  Uno strumento che è diventato parte di me, come l’auto l’estensione dei mie arti. E’ il viaggio nel mondo che non ha confini e da escluso cerco di esserne parte come eremita.
Mi lascio prendere il cuore dalla voce di Carole King in “Youve Got a Friends” [LINK]; di Simon & Garfunkel in “the Boxer” [LINK], di Whitney Houston in “I have nothing” [LINK].
La stanza blu con i miei libri, mai sufficienti, in penombra, la  luce accesa sulla tastiera e quella nel mio loggiato che si riflette nel cannicciato, rischiarano la buia notte. Un ambiente nuovo ricostruito dopo l’impegnativo, faticoso inverno. Con la mente mi spingo fuori… tra le fronde degli alti e profumati platani. Una piacevole barriera verde che mi circonda filtrando di giorno il sole, la pioggia, il vento.

Così mi perdo ormai nella tarda notte. Cercando una ragione di vita serena che, solo, difficilmente trovo.
Si lotta per una strada sempre più impervia, che non sei più tu a condurre. Forse non lo sei mai stato. Se smetti di lottare, poi muori.
E allora si va nella confusione di un tuo immaginario perduto unitamente ai talenti, quel che avresti potuto fare e non hai saputo fare… Tutto sepolto senza riesumazione. Circondato da voci interne sempre più flebili che minacciano anche i ricordi. Rimangono i profumi, le musiche, le voci, i sentimenti, gli affetti, gli errori e pure gli orrori. La nostra eredità tutto il resto è vanità. Il cielo si schiarisce. Nuvole scure preparano l’alba della domenica. E’ tempo di andare a dormire. Si prepara il giorno del Signore che ci salva l’ultima speranza.  (Parma, 01/06/2019)

Luigi Boschi  

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