Enzo Minarelli: “L’absolu ou rien. Frammenti al margine del silenzio”

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Presentazione del libro:

"L’absolu ou rien
Frammenti al margine del silenzio"
di Enzo Minarelli

(Campanotto Editore, Udine, 2010)

 L’Associazione culturale Club di Fantomas invita pubblico e stampa a partecipare
Lunedì 7 Febbraio 2011, alle ore 21,  presso il Teatrino di Fantomas, in vicolo Vinazzetti 1, a Bologna (zona universitaria),alla presentazione del nuovo volume di Enzo Minarelli:

"L’absolu ou rien
Frammenti al margine del silenzio"
(Campanotto Editore, Udine, 2010)

Dialogano con l’Autore il Prof. Giorgio Celli e il Prof. Renato Barilli
Intervengono: Maurizio Garuti, Maurizio Osti e Daniela Rossi

Nel corso della serata verranno letti alcuni brani e aforismi del libro da Enzo Minarelli e Claudio Beghelli

Enzo Minarelli ha voluto tenacemente far cozzare due mondi l’uno contro l’altro armati , o tutto o nulla, l’assoluto o il niente, riproponendo l’aspro assioma d’Artaud in un’epoca come quella odierna dove tutto tace, regnante un silenzio d’indifferenza e staticità, sullo sfondo del quale, lo scontro viene ambientato. Il libro si avvale di una girandola di osservazioni, espresse sotto forma di frammenti, uno zibaldone ad uso e consumo del fruitore disincantato del Duemila; note, commenti, riflessioni svolte dall’autore a tutto campo, senza esclusione di colpi o censure tematiche: si va dall’arte alla poesia, dall’architettura alla musica, dalla fotografia all’archeologia, dal teatro alla danza, dalla filosofia alla storia, dal cinema alla performance, alla linguistica, alla religione, alla psicologia, alla natura, ma anche al grande teatro della vita, variando all’uopo forma di scrittura, che spazia dal diario al saggio, dalla poesia alla narrazione, dal dialogo al monologo, dall’articolo all’intervista, con l’intento di trasformare l’atto dello scrivere in una festa del sapere, secondo la formula di Barthes.
Minarelli attraverso un procedimento di progressive riduzioni estrapola da tale binomio assoluto-niente un piccolo fenomeno inteso come allegoria di una totalità in continuo divenire, un frammento che, arginandone il flusso, lo fissa come simbolo di tale contrasto, con la variante di un valore aggiunto diverso o nuovo rispetto al contesto di partenza; questi quadretti, talora sequenziali, o diacronici, talora provenienti dai più disparati contesti, si riuniscono nella sua ossessiva ricerca dell’assoluto, come tasselli di un puzzle specchio fedele della selezione in atto, nel corso della quale si coglie come direbbe Benjamin, una vena melanconica, quando il nulla sembra così opprimente, accanto ad un’altra più sotterranea ma altrettanto presente, quella decadente quando l’assoluto dispensa i suoi piaceri.

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