RIVOLUZIONI E GUERRE

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Antonella Randazzo

RIVOLUZIONI E GUERRE
La verità sui conflitti del XX secolo

Non si può capire appieno il presente se non si conosce il passato. Gli equilibri e le egemonie di oggi dipendono dai conflitti del XX secolo. Questo libro offre una nuova chiave di lettura delle guerre rivoluzionarie e controrivoluzionarie, scoppiate in moltissimi paesi durante lo scorso secolo. In seguito all’analisi dei documenti resi accessibili a partire dagli anni Novanta, sono emersi nuovi fatti assai chiarificanti.
Nella vecchia storiografia le guerre appaiono per alcuni aspetti imprevedibili, e dovute a intenti egemonici o al tentativo, da parte del popolo, di realizzare un sistema più equo. Oggi sono stati portati alla luce altri elementi, che svelano nuovi aspetti delle guerre "rivoluzionarie" o "controrivoluzionarie", e ci permettono di cogliere le molteplici motivazioni che hanno spinto ad attuarle, e gli effetti scaturiti.

Questo libro risponde a domande a cui la vecchia storiografia non ha mai risposto:
Perché le ideologie social-comuniste, diffuse già a partire dal XIX secolo, non portarono alla nascita di un sistema favorevole al popolo? Quali furono i veri motivi delle due guerre mondiali? Se si doveva combattere contro i tiranni, perché fu dichiarata guerra soltanto alla Germania nonostante anche l’Urss avesse aggredito la Polonia? Perché i cittadini americani di origine italiana subirono arresti e persecuzioni ancor prima che l’Italia entrasse in guerra?
Cosa ebbero in comune i peronisti e i castristi che in alcuni casi lottarono insieme?
In questo libro, che si basa su documenti ufficiali e su testimonianze dei protagonisti, emergono le vere cause delle guerre, e i fatti salienti che consentono di comprenderle in maniera approfondita.
L’opera analizza in maniera approfondita gli eventi bellici più importanti avvenuti nel secolo scorso, anche quelli mai trattati nei libri di scuola, come le guerre coloniali e le rivoluzioni dell’America Latina.
Le guerre del XX secolo, nella loro verità, svelano una storia mai raccontata di crimini e di lucida crudeltà, che fa crollare molte certezze, ma che permette di capire la realtà di molti fatti apparentemente incomprensibili.
Questo è un libro sulla guerra che si propone di rendere possibile la pace. Infatti, soltanto comprendendo le possibilità inscritte nel cambiamento personale e sociale si può far emergere che la vera rivoluzione deve ancora esser fatta: chi inneggia alla violenza come modo per produrre cambiamenti ripropone quello che da secoli è stato fatto, ma non appieno compreso. Oggi il mondo è pronto per un’altra chance: capire la guerra per rendere possibile la pace. Chi sostiene che la guerra è inevitabile, o ripropone l’uso della violenza, non ha ancora capito cos’è davvero la guerra.

INDICE

INTRODUZIONE………………………………………………….5

CAPITOLO I – CAUSE DELLE RIVOLUZIONI
E CONTROLLO DEI POPOLI …………………………………….13

CAPITOLO II – LE RIVOLUZIONI INGANNEVOLI……………..34
Par. I – La rivoluzione in Cina
Par. II – L’ideologia nazifascista

CAPITOLO III – RIVOLUZIONI E CONTRORIVOLUZIONI
IN AMERICA LATINA …………………………………………..79
Par. I – Cuba
Par. II – Haiti
Par. III – Nicaragua
Par. IV – Guatemala
Par. V – El Salvador
Par. VI – Cile
Par. VII – Argentina

CAPITOLO IV – LE RIVOLUZIONI ANTICOLONIALI ……….134
Par. I – Rivoluzioni anticoloniali in Asia
Par. II – Vietnam
Par. III – Cambogia e Laos
Par. IV – Indonesia
Par. V – Timor Est
Par. VI – Rivoluzioni anticoloniali in Africa
Par. VII – Congo
Par. VIII – Ghana
Par. IX – Tanzania e Burkina Faso
Par. X – Angola
Par. XI – Algeria
Par. XII – Le Rivoluzioni anticoloniali dei popoli Islamici
Par. XIII – La Nakba Araba
Par. XIV – Iraq
Par. XV – Siria, Libano e Iran

CAPITOLO V – LE CONTRORIVOLUZIONI DELLE BANCHE
E DELLE IMPRESE NEL PRIMO MONDO………………….228
Par. I – La Prima guerra mondiale
Par. II – Il primo dopoguerra
Par. III – La guerra di Spagna
Par. IV – La Seconda guerra mondiale
Par. V – Il secondo dopoguerra
Par. VI – La guerra in Jugoslavia
Par. VII – I Veterani

BIBLIOGRAFIA……………………………………………..349

INTRODUZIONE

Questo libro racconta le guerre dello scorso secolo come nessuno le ha mai raccontate, considerando aspetti che sono stati tenuti nascosti, per non svelare responsabilità e crimini di chi le ha volute e organizzate.
Raccontare la verità sulle guerre, smascherando le mistificazioni, consente di capire gran parte della realtà di oggi, privandola delle gravi alterazioni che l’élite egemone ha interesse a creare per proteggere il suo potere.
Dire tutta la verità sui fatti storici significa anche distruggere molti luoghi comuni, e scoprire che spesso la realtà non è così lineare, semplice o evidente come i testi scolastici ci hanno insegnato. Nella vecchia storiografia, le guerre appaiono per alcuni aspetti imprevedibili, e dovute a intenti egemonici o al tentativo, da parte del popolo, di realizzare un sistema più equo. Oggi sono stati portati alla luce diversi elementi, che svelano nuovi aspetti delle guerre "rivoluzionarie" o "controrivoluzionarie", e ci permettono di cogliere le molteplici motivazioni che hanno spinto ad attuarle, e gli effetti, in gran parte previsti e voluti da chi le ha pianificate. In questo libro, che si basa su documenti ufficiali e su testimonianze dei protagonisti, emergono le vere cause delle guerre, e i fatti salienti che consentono di comprenderle in maniera approfondita.
La vecchia storiografia, oltre a non considerare adeguatamente i documenti emersi a partire dagli anni Novanta, non collegava opportunamente alle scelte militari alcuni fatti di natura politica, economica e finanziaria, privando importanti eventi della loro vera causa. All’interno di una prospettiva ampia, che tiene conto di tutti i fattori in gioco (finanziari, economici, politici, egemonici, ecc.), anche fatti incomprensibili acquistano il loro significato. Ad esempio, perché fu dichiarata guerra soltanto alla Germania nonostante anche l’Urss avesse aggredito la Polonia? Oppure, cosa ebbero in comune i peronisti e i castristi che in alcuni casi lottarono insieme? E ancora, perché i cittadini americani di origine italiana subirono arresti e persecuzioni ancor prima che l’Italia entrasse in guerra? Questo libro risponde a queste e a molte altre domande su enigmi rimasti senza risposta, chiarendo fatti mai raccontati dalla Storia ufficiale.
Il termine "rivoluzione" indica una serie di eventi straordinari, che causano cambiamenti radicali nell’ordine politico-sociale. Ciò può avvenire per effetto di nuove conoscenze, per l’emergere di una nuova sensibilità culturale o politica, oppure attraverso un atto violento precedentemente organizzato. Se la rivoluzione ha successo, produce cambiamenti anche di ordine giuridico ed economico.
L’etimologia della parola, che deriva dal latino "revolutio", "revolvere" o "rivolgere", indica il "volgere nuovamente", ovvero, un cambiamento di direzione. La rivoluzione non è dunque originariamente intesa come guerra, anche se la Storia moderna e contemporanea ha visto numerose rivoluzioni cruente. Ciò ha impedito, come questo libro spiega, reali modifiche nell’assetto politico-economico. La vera rivoluzione non è, dunque, armata, e le rivoluzioni armate servono ad impedire le vere rivoluzioni, fiaccando gli entusiasmi popolari e rendendo materialmente impossibile ogni vero cambiamento.
Secondo Persio Tincani, occorre distinguere la rivoluzione dal "colpo di Stato", che consiste "nella presa del potere da parte di un gruppo attraverso un’azione militare", mentre la rivoluzione è "un processo che conduce al sovvertimento traumatico dell’ordine politico attraverso una massiccia partecipazione popolare".(1)
La differenza è che il colpo di Stato viene attuato all’interno delle stesse autorità statali, mentre la rivoluzione richiede l’operato del popolo, che è "esterno" al potere statale. Le rivoluzioni sarebbero dunque attuate dai popoli, tuttavia, i popoli, nella maggior parte dei casi, non hanno tratto alcun vantaggio da guerre considerate rivoluzionarie.
Dall’analisi delle rivoluzioni, a partire dalla Rivoluzione francese fino alle rivoluzioni social-comuniste, osserviamo che, a parte alcune eccezioni, il risultato è stato l’instaurarsi di un nuovo assetto elitario. Se durante queste rivoluzioni c’è stata la sollevazione popolare e la lotta contro il sistema precedente, cosa è avvenuto "dopo"? La partecipazione popolare poteva garantire di per sé risultati favorevoli al popolo?
Osserva lo studioso Herbert Hart: "Benché implichi sempre la violazione di alcune delle norme dell’ordinamento esistente, (la rivoluzione) può portare soltanto la sostituzione giuridicamente non autorizzata di un nuovo gruppo di individui al governo, e non una nuova costituzione o un nuovo ordinamento giuridico".(2) In altre parole, anche se c’è l’intenzione popolare al cambiamento, esso non è garantito dalla guerra rivoluzionaria.
Questo libro prende in analisi le cause delle rivoluzioni armate, chiarendo i motivi che hanno convinto i popoli a lottare, e in che modo l’élite dominante ha reagito alle speranze di rinnovamento delle classi popolari.
Il libro distingue le rivoluzioni "ideologiche" o "ingannevoli" dalle rivoluzioni anticoloniali. Le "rivoluzioni ingannevoli" o "ideologiche" sono quelle che, pur partendo da ideologie apparentemente favorevoli alle classi popolari, non sono andate a vantaggio dei popoli che le hanno fatte. In queste rivoluzioni, le masse sono state attivate da motivazioni e promesse che non saranno affatto rispettate dal gruppo che salirà al potere.
Le ideologie che indussero i popoli alla guerra rivoluzionaria nacquero in seguito all’Illuminismo. A partire dal Settecento, i popoli diventarono sempre meno propensi ad accettare le ideologie (sangue blu, potere divino, ecc.) che giustificavano l’iniquo potere di un gruppo di persone. Nell’Europa dell’Ottocento si diffusero le idee social-comuniste, che convinsero sempre più i popoli della possibilità di poter cambiare la realtà a proprio favore, per eliminare lo strapotere delle classi alte. In realtà, numerosi documenti provano che alcune ideologie a favore delle classi deboli furono elaborate e utilizzate dall’élite ricca per ingannare e istituire un sistema di potere soltanto in apparenza diverso da quello precedente.
L’ideologia marxista creava odio fra le classi, e divisione sociale, per scatenare la guerra, che avrebbe avvantaggiato l’élite. Quest’ultima, esperta nel preparare e condurre guerre, in Russia e in Cina, utilizzerà la rivoluzione per imporre una dittatura.
Il successo del marxismo fra le classi povere era dovuto alle condizioni di miseria e di frustrazione delle masse europee, che videro in questa ideologia la possibilità di realizzare un futuro migliore. In seguito all’industrializzazione, si era formato un gruppo compatto di persone sfruttate e costrette a vivere in miseria (operai). Il marxismo puntò a contrapporre tale classe a quella degli sfruttatori, sostenendo la necessità storica della guerra rivoluzionaria. Molti operai non si interessarono granché allo studio approfondito del sistema elaborato da Marx, essendo attratti soprattutto dal messaggio di cambiamento, che dava loro speranza di essere liberati dall’oppressione e dallo sfruttamento.
Molti proletari europei, a partire dalla fine del Settecento, organizzarono sollevazioni e proteste contro il sistema iniquo. Nell’Ottocento tali lotte furono estese e organizzate in molti paesi, e subirono sanguinosissime repressioni ovunque. Le classi povere lottavano per ottenere risultati concreti: un salario più alto, orario di lavoro ridotto, situazioni lavorative più umane ecc., e le teorizzazioni filosofiche relative al "materialismo storico" oppure "dialettico", non interessavano loro granché.
Le rivoluzioni "comuniste", come quella sovietica e cinese, furono organizzate e dirette da persone che servivano l’oligarchia, e che da essa ricevevano finanziamenti.

Prima della diffusione dei sistemi social-comunisti, il popolo veniva di solito coinvolto emotivamente nelle guerre attraverso i simboli della Patria, della Nazione, e facendo leva sul concetto di dover difendere la libertà dallo straniero. Tutti gli inni nazionali pongono l’accento sul prendere le armi contro il nemico che vuole togliere la libertà: "All’armi cittadini, formate i battaglioni, marciate… si armano contro di noi… quei despoti sanguinari… Sacro amore per la Patria, guida, sostieni le nostre braccia vendicatrici. Libertà, cara libertà".(3) Gli inni delle nazioni sono incitazioni alla guerra. Col formarsi delle masse diseredate tali argomenti risultarono secondari rispetto all’esigenza di combattere la miseria e non morire di fame. Occorrevano dunque altri argomenti, altre ideologie che presentassero le guerre come favorevoli agli interessi delle classi povere, e come decisive per cambiare la realtà di sfruttamento e miseria.
Il pericolo che le ideologie social-comuniste nascondessero un inganno è stato sostenuto da tutti i teorici di questi sistemi, Marx compreso. Alcuni teorici, come Pierre-Joseph Proudhon, notarono che anche dopo le rivoluzioni si insediavano governi a difesa del vecchio sistema:

"Se il popolo, a ogni rivoluzione, seguendo le ispirazioni del suo cuore, ha creduto di correggere i vizi del suo governo, è stato invece tradito dalle sue stesse idee: credendo di ripristinare il potere a suo favore, in realtà se lo è ritrovato sempre contro; invece che a un protettore, esso si è consegnato a un tiranno".(4)

A partire dall’Ottocento, i popoli iniziarono ad alimentare sentimenti assai negativi contro i sovrani o le autorità che prima avevano ammirato e invidiato, e coglievano la cattiveria e il dispotismo di un’oligarchia che li disprezzava ed era disposta ad uccidere per rimanere al potere. Il gruppo dominante doveva ormai nascondersi per poter continuare ad esercitare il suo potere totalitario e opprimente. Le autorità, siano esse religiose o secolari, si indebolirono notevolmente lungo il secolo XIX, e nel secolo XX avranno bisogno di mascherare il loro potere dietro governi fantocci, e parlamenti apparentemente eletti dal popolo. Nel corso del XX secolo, il gruppo egemone riuscirà ad acquisire nuovo potere grazie alla strumentalizzazione delle nuove ideologie, oppure scatenando sanguinosissime guerre controrivoluzionarie.
Nel XIX e XX secolo, moltissimi proletari europei furono attratti dal movimento anarchico. Tale movimento è da sempre trattato dai media come un tabù terribile. La stessa parola "anarchia" è stata gravata dei significati più nefasti, ancor più che il termine "comunismo". Gli anarchici venivano descritti come sovvertitori dell’ordine, ribelli alle leggi, estremisti, violenti e pericolosi per il quieto vivere. Varie importanti personalità del movimento anarchico, come Bakunin, pur dotate di carisma, non diventarono mai delle icone popolari, come sarebbe accaduto a personaggi come Garibaldi o Che Guevara. La censura e la criminalizzazione contro di loro era massiccia, e proveniva in molti casi persino dalle stesse formazioni social-comuniste.
L’anarchismo, storicamente, appare come la vera ideologia del popolo e per il popolo. Non propugna necessariamente una lotta armata, ma fa sempre emergere un nuovo modo di intendere i rapporti politici e sociali. Un modo decisamente rivoluzionario, ma non bellico. Gli anarchici ritengono assai nefasto ogni rapporto di dominio, perché distrugge la libertà, la crescita e la vita stessa. Essi non accettavano la lotta teorizzata da Marx, in quanto essa risultava come una sostituzione di un sistema di potere con un altro. Se il potere rimane nelle mani di pochi, sarà istituito uno Stato repressivo, che continuerà a saccheggiare le ricchezze pubbliche e a proteggere se stesso anche con la guerra.
Il comunismo e l’anarchismo, tuttavia, non furono antitetici. Nella misura in cui il primo rinunciava allo statalismo e alla dittatura, poteva essere del tutto conciliato col secondo. Infatti, gli anarchici ritenevano che la distribuzione equa delle ricchezze fosse un requisito fondamentale per evitare che un determinato gruppo acquisisse talmente potere da dominare sugli altri.
Il comunismo, inteso come sistema di redistribuzione equa delle ricchezze, risulta essere, agli occhi di molti anarchici, il sistema economico ideale per una società libera e capace di autodeterminarsi. Gli anarchici non erano affatto contrari alle forme di organizzazione liberamente scelte dal popolo, ciò che avversavano era lo Stato come manifestazione del potere di un gruppo di persone che si trova a possedere la maggior parte delle risorse economiche e finanziarie. Tale gruppo non ha alcun interesse a che il popolo sia libero di scegliere ciò che vuole, poiché il loro potere e la loro ricchezza non avrebbero alcuna realtà senza la sottomissione e lo sfruttamento del popolo. Quindi, il gruppo egemone è sempre un gruppo di potere, e agisce sempre a favore del proprio interesse e per preservare il potere. Il militarismo e l’esercizio della forza appaiono agli anarchici come del tutto negativi. Scrive Errico Malatesta:

"Il terrore è sempre stato strumento di tirannia. In Francia servì alla bieca tirannia di Robespierre e spianò la via a Napoleone ed alla susseguente reazione. In Russia ha perseguitato ed ucciso anarchici e socialisti, ha massacrato operai e contadini ribelli, ed ha stroncato insomma lo slancio di una rivoluzione che poteva davvero aprire alla civiltà un’era novella. Il terrore… piuttosto che servire a difendere la rivoluzione serve a screditarla, a renderla odiosa alle masse e, dopo un periodo di lotte feroci… si arriva sempre alla costituzione di un governo forte, il quale assicura agli uni la pace a spese della libertà e agli altri il dominio senza troppi pericoli".(5)

Durante il XX secolo, il socialismo fu uno strumento per generare larghi consensi. Persino le formazioni nazifasciste lo utilizzarono per convincere le masse di avere a cuore i diritti dei lavoratori. Mussolini, Hitler e altri dittatori, utilizzarono termini e concetti tipici delle rivendicazioni socialiste. Ad esempio, "plutocrazia", "potere ai lavoratori" o "cambiamenti rivoluzionari". Il nazifascismo è stato l’esempio più evidente della strumentalizzazione delle idee socialiste per instaurare un regime occultamente dominato dall’élite. Nella logica paradossale della difesa ad oltranza del vecchio sistema, le controrivoluzioni diventarono rivoluzioni. Mussolini era convinto di realizzare una rivoluzione, che chiamava "rivoluzione fascista". E anche il bolscevismo fece altrettanto, chiamando una guerra che avrebbe insediato un nuovo sistema tirannico, "rivoluzione comunista".
Rivoluzioni sono state anche quelle dei tanti patrioti africani e asiatici, che combatterono contro l’asservimento coloniale. Molte guerre rivoluzionarie hanno insanguinato l’America Latina: con innumerevoli colpi di Stato militari furono massacrate milioni di persone.
I rivoluzionari anticoloniali, anche quando erano disposti a percorrere vie pacifiche e civili, si trovarono all’interno di una spirale di persecuzioni, arresti, torture e morte. Furono accomunati da questa sorte molti politici del Terzo Mondo, che avevano come unico obiettivo il benessere del loro popolo, come Patrice Lumumba, Thomas Sankara, Achmed Sukarno, Salvator Allende e Aung San.
Le guerre controrivoluzionarie sono le guerre organizzate e dirette dall’élite dominante per piegare il popolo e indebolirlo politicamente ed economicamente. Questo libro spiega come le guerre controrivoluzionarie sono servite a rafforzare privilegi e potere. Anche le due guerre mondiali firono guerre controrivoluzionarie, come le più recenti documentazioni, che questo libro analizza, fanno emergere.
Per molti anni, le due guerre mondiali sono state raccontate in modo ingannevole, per insabbiare responsabilità e per mantenere la propaganda favorevole ai vincitori. Le due guerre mondiali sono state descritte all’interno della retorica della "difesa della libertà" o della lotta per i valori democratici, ma in realtà esse furono progettate anni prima dalle Imprese e dalle banche, per impedire cambiamenti in ordine alle idee social-comuniste e anarchiche e per accrescere il potere oligarchico.
Questo libro svela numerosi retroscena che permettono di capire il vero senso che le due guerre mondiali hanno avuto, e le vere motivazioni che le hanno provocate, facendo emergere fatti che nessun libro scolastico racconta.
L’oligarchia che progettò le due guerre mondiali, ebbe, grazie ai conflitti, vantaggi enormi, cambiando profondamente la società e acquisendo un potere che in precedenza non aveva. Dopo le guerre, la situazione cambiò a tal punto che l’élite poteva imporre il sistema elettorale partitico, attraverso cui tenere sotto controllo tutte le formazioni politiche. Come osservava Carlo Pisacane, "Finché la società verrà composta da molti che lavorano e da pochi che dissipano, e nelle mani di questi pochi sarà il governo, il popolo deriso col nome di libero e di sovrano, i molti non saranno che i vilissimi schiavi".(6)
Le rivoluzioni e le controrivoluzioni del XX secolo, dunque, nella loro verità, svelano una storia mai raccontata di crimini e di lucida crudeltà, per impedire ai popoli l’autodeterminazione e la libertà, e affinché pochi gruppi si dividessero le ricchezze e il potere. Comprendendo in profondità cosa sono davvero le guerre è possibile confutare l’idea che esse siano fenomeni inevitabili.

NOTE

1) Tincani Persio (a cura di), "Viva la rivoluzione! Come dire no al potere. Da Robespierre a Che Guevara", Edizioni BUR, Milano 2006, p. 8.
2) Hart Herbert, "Il concetto di diritto", Einaudi, Torino 1965, p. 71.
3) La Marsigliese di J. Rouget de l’Isle, in Tincani Persio, op. cit. p. 185.
4) Proudhon Pierre-Joseph, "Critica della proprietà e dello Stato", Elèuthera, Milano 2001.
5) Malatesta Errico, "Il buon senso della rivoluzione", Elèuthera, Milano 1999.
6) Pisacane Carlo, "Saggio sulla rivoluzione", Einaudi, Torino 1944.

ALCUNI ARGOMENTI TRATTATI NEL LIBRO:
– Quali sono le ideologie che hanno motivato le guerre.
– Chi sono i gruppi che ricavano vantaggi dalle guerre.
– Caratteristiche storiche, economiche, finanziarie dello scorso secolo.
– Cosa sono il colonialismo e il neocolonialismo.
– Ruolo degli Istituti internazionali nel provocare le guerre.
– Significato delle "rivoluzioni" e delle "controrivoluzioni".
– Significato delle lotte anticoloniali in Africa, Asia e Sudamerica.
– Eventi rimasti sconosciuti della Seconda guerra mondiale.
– Rivendicazioni dei popoli islamici.
– Cos’è la Nakba Araba.
– Situazione in Medio Oriente.
– Cos’è accaduto negli anni Novanta nei territori della ex Jugoslavia.
– Patologie psichiche prodotte dalla guerra.
– La situazione dei paesi trattati è aggiornata fino ai nostri giorni.

Antonella Randazzo si è laureata in Filosofia all’Università di Pavia, città nella quale ha insegnato. Si occupa da tempo di Storia Moderna e Contemporanea, Scienze dell’Educazione e Diritti Umani.
Ha vinto il Premio Ibiskos con il saggio "Se il futuro è nero. L’Africa che nessuno racconta", in cui analizza le caratteristiche più significative del colonialismo e del neocolonialismo, nel tentativo di trarre una maggiore comprensione dei problemi dell’Africa di oggi. Nel 2006 ha scritto il libro "Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943" (Kaos Edizioni), e nel 2009 ha pubblicato la ristampa del volume "Dittature. La Storia Occultata" (Espavo). Ha pubblicato anche "Il travagliato Travaglio. Lo strano caso di un informatore disinformato", "Pirati & Mafiosi. La vera Storia del crimine organizzato" e "Dissimulazioni Massoniche" (Espavo 2010).
Da alcuni anni si occupa anche di giornalismo d’inchiesta, con particolare riferimento alle violazioni dei diritti umani, e cura la pubblicazione del periodico NUOVA ENERGIA http://antonellarandazzo.blogspot.com/2010/01/campagna-abbonamenti-2010.html.

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