ALLA CONQUISTA DELLA DONNA PERDUTA: LA GUERRA DEI SESSI

Spread the love

NonnisIl Prof. Carlo Nonnis Marzano sessuologo, andrologo, ginecologo di Parma, autore di numerose pubblicazioni in tema di sessualità, ha accolto l’invito di rispondere ad alcuni quesiti sul disagio sessuale di coppia – L’evoluzione del comportamento sessuale durante gli ultimi decenni – L’uomo colto da ansia da prestazione – La donna rivendica la "gestione della propria genitalità".

Loredana Mantelli

ParmaonlineE’ possibile Professore tracciare un rapido profilo del cambiamento dei tempi?

Quando nell’ottocento, Proudhon scriveva che "presso le anime d’élite l’amore non ha organi" era in perfetta sintonia con un’epoca puritana e sessuofobica che, scorporando la sessualità dall’interezza dell’uomo, esaltava, quasi a regola, una sublime eccezione. Relegandola ad un fatto privato e non indispensabile della coppia, della sessualità era però meglio parlare il meno possibile, in modo tale che il perbenismo fosse salvo e la frase, come un assioma, potesse sgombrare il campo da ogni dubbio. Se, alle soglie del duemila, la maggiore parte di noi sorride degli eccessi moralistici del periodo vittoriano arrivato a negare persino l’orgasmo nella donna, dovremmo purtuttavia per onestà riconoscere a Proudhon una certa verità dal momento che senza una buona affinità relazionale non sarà mai possibile un duraturo amore di coppia. Esso è infatti anche un accordo, più o meno tacito, su importanti attese narcisistiche che ogni partner proietta sull’altro, secondo una aspettativa che si rivela troppo spesso mitica, illusoria e fantasmatica.

Mai si sarebbe immaginato, nell’ottocento, quale battaglia sarebbe stata compiuta nella seconda metà del novecento da parte del movimento femminista per il diritto alla "gestione della propria genitalità" assunta poi a simbolo della libertà della donna e del suo riscatto dal potere maschile. Senonché la sessualità della donna non è uguale a quella del maschio, e questo avere voluto mettere sullo stesso piano i diritti dei maschi e delle femmine non ha fatto i conti con una diversa realtà biologica della razza umana nella quale la sessualità si è fortemente cerebralizzata. Mentre infatti la sessualità del maschio è ancora prevalentemente incentrata al soddisfacimento della pulsione genitale, nella donna essa è più generalizzata, più rispondente alla sensibilità erogena di tutto il corpo, per questo più raffinata e più ricca, ma per questo anche più esigente. E lo è tanto, che verrebbe da chiedersi se, nell’evoluzione anche sociale della specie, questo fatto non abbia rappresentato l’attitudine a scegliere e a concedersi ad un partner che desse più garanzie di donatività anche nei riguardi della sicurezza propria e della prole.

Una maggiore presa di coscienza della donna ha anche comportato delle aspettative maggiori alle quali il maschio ha saputo sempre rispondere?
Se il recente recupero della gestione della propria sessualità ha da un lato permesso alla donna una maggiore consapevolezza dei propri diritti, esso ha però inaspettatamente finito per rappresentare un motivo di notevole turbativa per il maschio. E così, la potenza e l’infallibilità maschile, fondata su uno dei più grossi equivoci del passato, alimentato anche a costo di faticose e colpevolizzanti menzogne, ha dovuto ben presto fare i conti con la realtà. L’avvento poi della contraccezione e la liberalizzazione delle nascite ha conferito il colpo di grazia allo stereotipo del maschio sempre pronto e potente e ha contribuito a quella sindrome maschile così frequente, chiamata "ansia da prestazione", che rappresenta la quota di maggiore affluenza nei nostri ambulatori sessuologici. Non è poi privo di significato che ad essa sia più esposta la fascia dei maschi più giovani o già di mezza età, entrambi psicologicamente più preoccupati dell’eventuale insuccesso.

Le conquiste delle donne, se da un lato le ha arricchite, dall’altro sembrerebbe allora averle impoverite?
Non c’è dubbio che il modello indiscusso di virilità che in passato ha condizionato un preciso comportamento sociale (quando io ero bambino si cantava l’inno alla maschia gioventù, ma si cedevano alle signore anche i posti a sedere e ci si alzava quando entravano in un salotto), si è ribaltato su un maschio oggi bisognevole della continua conferma "di essere veramente potente!". Accrescendone l’incertezza si è favorito l’innesco di un deleterio meccanismo che ha portato la sessualità maschile ad essere vissuta come meno gratificante ed indispensabile di quanto non fosse ritenuta in passato.
Orbene, se nella crisi relazionale viene ad inserirsi anche una crisi del desiderio, la coppia viene allora privata dell’efficacia ludica della propria sessualità che non potrà più rappresentare, come la chiamava Dicks, "la naturale relazione terapeutica" capace di tenere unita la coppia stessa. In queste condizioni diviene facile l’insorgere di rancori e colpevolizzazioni ed è possibile che il disagio della coppia si trasformi in una sede di competizione, dove lo scambio della sessualità e l’aspettativa del darsi reciproco si è trasformato, da luogo privilegiato di equilibrio e mutuo aiuto, in un luogo di conflittualità continua.

Quale è l’aiuto che possiamo dare a queste coppie ?
Il Counseling di coppia, cioè la consulenza della coppia in crisi, cui con frequenza si ricorre negli Stati Uniti ma che è assai poco conosciuta e richiesta in Italia, è proprio nata per offrire aiuto e chiarezza sulle dinamiche di conflittualità e riesce spesso ad evitare che si giunga ad uno stato di rancore profondo e reciproco che impedisca il ritorno ad una felice vita di coppia.

Può Professore essere di maggiore aiuto con qualche esempio?
La Squalifica, la Discordanza dei ruoli, i Difetti di decodificazione, l’Eccessivo coinvolgimento, il Mancato distacco totale, sono solo degli esempi di incomprensione nei quali più facilmente incorre una coppia in crisi.
– La Squalifica : come nel caso di un marito poco potente sessualmente e con un livello di autostima molto basso che chiede costanti rassicurazioni alla moglie che, per contro, gli risponde "credi che se non ti stimassi potrei vivere con un impotente come te?"
– La Discordanza dei ruoli : dove la moglie è convinta che debba essere il marito a prendere l’iniziativa e lo accusa di cercarla sempre troppo di rado mentre lui, a sua volta, le rimprovera di non essere mai disponibile.
– I Difetti di codificazione e decodificazione : come in quella coppia ormai sposata da molti anni senza che il matrimonio fosse stato ancora consumato (matrimonio bianco) nella quale, quella sera dopo le nozze, lui aveva voluto apparire disinvolto ma in realtà si sentiva molto impaurito. Aveva cercato di essere spigliato e lei lo aveva inteso come poco rispettoso. Si era tirata indietro e lui, temendo che lei avesse avvertito il suo imbarazzo, aveva finito per assalirla. Lei fuggì spaventata, lui pensò di non essere amato e questa disillusione fu per lui così distruttiva che non la cercò più pur restandole fedele. Per paura di doversi separare, da quella sera entrambi si difesero evitando ogni rapporto sessuale.
– L’Eccessivo coinvolgimento : la figlia ricorreva ai suggerimenti di una madre indiscreta ogni volta che il marito la desiderava perché la loro intesa in tal senso non era felice, ma non lo era anche per le ingerenze della suocera che rendeva sempre più ansiogena la loro performance.
– Il Distacco totale dai genitori : ovvero la necessaria maturazione per gestire un rapporto di coppia può non essere ancora avvenuta, come nel caso di quella signorina fortemente innamorata ma succube di un padre autoritario che si opponeva alle nozze con "quello spiantato", la quale si auto-puniva con un vaginismo. Naturalmente il persistere o l’aggravarsi di queste dinamiche avviene in modo inconscio ed è qui che deve intervenire il momento di chiarezza e decodificazione da parte del terapeuta. Il poterne prenderne conoscenza fornirà alla coppia la chiave per evitare di ferirsi ulteriormente e l’opportunità di "riscrivere", se così si può dire, in nuovi termini, il loro contratto di reciproco aiuto evitando menzogne e tradimenti.

Di questa incomprensione l’uomo ne ha sempre fatto un motivo di giustificazione della propria libertà?
In modo particolare nelle prime tre condizioni un tempo era soprattutto l’uomo a trasgredire il contratto di fedeltà ma, oggi, lo fa anche la donna, forte del recente cambiamento storico del suo ruolo.
Pensiamo alla famosa inchiesta della Hite della Columbia University conseguente all’invio nel 1976 di ben 100.000 questionari che, già venti anni fa, denunciava la palese insoddisfazione sessuale della donna americana.
Su 4500 donne che avevano risposto, ben il 70% di quelle sposate da più di cinque anni aveva relazioni extraconiugali e per il 60% la relazione "era un modo per riaffermare la loro identità!"; il tradimento infatti per lo più non cominciava perché la donna si innamorava ma era, a detta loro, un espediente per mantenere in vita un matrimonio in crisi! Per questo erano molto poche quelle che si sentivano in colpa, anche se l’85% di loro teneva segreta la propria relazione all’infuori del matrimonio.
Per renderci conto di quanto siano cambiate le donne pensiamo ancora al recente successo editoriale sulle più diffuse fantasie sessuali femminili della Friday che sino a pochi decenni fa non si sarebbero credute possibili.

I costumi sono dunque cambiati così velocemente?
Le cifre riferite dalla Hite ci lasceranno forse meno stupiti se penseremo che sinora poco conoscevamo della sessualità femminile descritta, come dice la Horney, quasi esclusivamente dai maschi e in tal senso concepita come una loro proiezione illusoria.
Personalmente però non credo, anche per la mia esperienza di ginecologo oltreché di sessuologo, che le cifre americane siano rapportabili al nostro Paese dove, soprattutto per quanto riguarda la fedeltà coniugale, l’istituto del matrimonio è ancora molto saldo. Bisogna però riconoscere che se il disaccordo della coppia è molto forte, è facile che a pagarne le conseguenze maggiori sia ancora una volta la donna che, per condizionamento morale e rispetto dei figli, è spesso incapace di cercare altrove relazioni affettive di compenso. Potrà così capitare che questa inconsapevolmente imbocchi la strada della somatizzazione del proprio disagio sviluppando una sintomatologia di copertura che altro non è che l’espressione del suo turbamento relazionale. Poco servirà allora che il proprio medico la tranquillizzi dicendole "lei non ha nulla", perché la donna non potrà capire, e si rivolgerà ad un altro medico capace di risolvere la sua somatizzazione, il suo vaginismo, i propri dolori durante il rapporto o durante la mestruazione, sino a che troverà chi le porrà una diagnosi organica, magari di annessite, che aggiungerà al disagio di coppia anche una depressione reattiva per una malattia che in realtà non ha.

(Parma, 19 Ottobre 1996)

Lascia un commento