Capire la dimensione culturale del proverbio

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Edoardo Natale

Capire la dimensione culturale del proverbio

La storia della lingua risulta piena di tradizioni che si sono cristallizzate in parole e quest’ultimi in espressioni ben fatte quali ad esempio il proverbio o le espressioni idiomatiche. Il proverbio in particolare può essere definito un evento comunicativo legato alla memoria collettiva di un popolo come viene interpretato negli studi di etnolinguistica di Cardona ( 1985).

Il proverbio diventa come una forma di esperienza linguistica del mondo circostante. Durante le varie fasi storiche dell’umanità, l’uomo ha avuto bisogno di classificare tutto quello che lo circondava adoperando dei simboli e dei segni. Il pensiero in questo modo e’ diventato: suoni, parole, disegni, simboli ed infine scritture. Per fare questo l’uomo ha avuto bisogno di dare nomi alle cose con dei procedimenti conoscitivi validi e facilmente accessibili per rendere questa invenzione utile per tutti gli altri membri del gruppo.

Di fatto la lingua e’ sicuramente un sistema di segno arbitrario ma non lo e’ più quando si colloca nel discorso inserito in una rete di relazioni sociali. La lingua e’ un prodotto sociale della facoltà del linguaggio ed un insieme di convenzioni necessarie adottate dal corpo sociale per consentire l’esercizio di questa facoltà agli individui.

La situazione sociale diventa la cifra per la comprensione dello scambio linguistico permettendo di eliminare tra i vari significati di una parola tutti quelli che non sono pertinenti in quella data situazione sociale. Lo scambio linguistico non avviene mai nel vuoto ma in contesti concreti causando due ordini di realtà:

– due parlanti con differenti stati d’animo che tentano di entrare in sintonia, vale a dire sottoponendoci alla presenza di fattori emotivi e soggettivi che sono sicuramente extralinguistici.

– un riferimento a oggetti, circostanze e pensieri, una complessa realtà che sta dietro la forma della lingua utilizzata. Se prendo ad esempio l’espressione francese ” c’est la fête de maman” oppure ” l’anniversaire de papa” sarebbe opportuno per decifrare effettivamente queste due espressioni quali siano i moduli di vita della famiglia francese, le sue abitudini.

Il cemento tra signifiant e signifie’ viene realizzato ad opera della civiltà per evitare ad ogni parlante di compiere la sua personale interpretazione del messaggio linguistico. Pertanto sin dal periodo dello strutturalismo di Saussure ( 1922) ha avuto un ruolo rilevante la lingua orale inteso come precipitato storico della lingua di un dato popolo. La tradizione orale viene vista come il luogo dove si forma una società nei suoi usi e costumi.  Nei lavori di Freddi ( 1970) aveva parlato di espressioni idiomatiche costituite da più parole fatte da una unita lessicale e sintattica e con una forte ed accentuata carica metaforica, come ad esempio in espressioni come: ingoiare il rospo, scrivere come una gallina, prendere due piccioni con una fava.


L’altra forma condivisa di sapere orale legato alla civiltà di un popolo in assenza di regole grammaticali e’ il proverbio ( Freddi 1970, 206-207) dove ci viene spiegato che i proverbi differiscono abbastanza in termini comparativi con le altre lingue indicando nella loro lapidaria episodicità il legame della lingua con le esperienze storiche di una data comunità di parlanti.  Pertanto la possibilità di accedere al patrimonio di proverbi di una data lingua e cultura può agevolare la conoscenza di una mentalità,, abitudini, storia sociale, modi di dire e fare, cosi come i valori sottostanti al proverbio in questione.


Il proverbio e’ una parola che deriva etimologicamente dalla parola latina ‘verbum” intesa come espressione orale con l’aggiunta del prefisso ‘ pro’ con significato di qualcosa che sta al posto di qualcosa altro. In altri termini il proverbio e’ quella espressione orale che dice qualcosa che sta per qualcosa altro.

Il proverbio avrà il valore di frase definitiva con valore di sentenza all’interno di un dato gruppo umano. Nella lingua italiana ci sono ci sono centinaia di proverbi che hanno raccolto nel tempo il sapere popolare.  Per esemplificare ecco alcuni proverbi molto frequenti in lingua italiana:  chi troppo vuole nulla stringe, chi semina vento raccoglie tempesta, chi tardi arriva male alloggia, chi cerca trova, anche l’occhio vuole la sua parte, meglio solo che male accompagnato, meglio un uovo oggi che una gallina domani, una rondine non fa primavera, ragno porta guadagno, arrampicarsi sugli specchi, non sta ne’ in cielo ne’ in terra, gallina vecchia fa buon brodo, can che abbaia non morde, meglio tardi che mai, la lingua batte dove il dente duole, chi ha tempo non perda tempo, non se ne cava un ragno dal buco, sentirsi come un pesce fuor d’acqua, il lavoro nobilita l’uomo.


L’interesse per lo studio dei proverbi risale sin dall’Antichità passando per autori come Aristotele, Plauto, Erasmo, Cervantes, Shakespeare.

Questi proverbi sono stati tramandati oralmente senza potere affermare oggi di potere risalire a qualche documentazione scritta sulle loro origini.

Per esempio oltre ai proverbi menzionati prima abbiamo anche una tradizione di proverbi di matrice latina come ad esempio:  De gustibus, in vino veritas, in medio stat virtus o do ut des.


La fortuna del proverbio


I proverbi possono avere una funzione di tipo normativa, descrittivi, antitetici o meteorologici.

I proverbi usano metafore e immagini per descrivere fatti reali e contingenti.

I proverbi possono essere divisi in vari gruppi: esperienze e regole di vita, vizi e virtù dell’animo umano, vita in famiglia, vita di comunità, vita contadina e mestieri, tempo, mesi, stagioni.

Il proverbio diventa il luogo dove si parla con la fantasia, le similitudini per parlare alla mente dell’altro. Questa capacita’ e’ tipica  degli specialisti della comunicazione come gli oratori, poeti e scrittori.

I proverbi hanno la funzione di commentare un evento, concludere un ragionamento o una discussione giungendo alle labbra del parlante come forma istantanea e richiamo inconscio al tesoro di memoria presente in quella data comunità di parlanti. 

Le caratteristiche del proverbio per essere memorizzato sono: la brevità, la frequenza dell’immagine, la rima, il ritmo. Tutti questi elementi linguistici vengono forniti dall’osservazione attenta del mondo circostante. Questo uso del proverbio come linguaggio figurato serviva per ottenere una maggiore efficacia comunicativa. Questo tipo di linguaggio rimanevo impresso maggiormente nella memoria della comunità. In questo modo diventa un evento comunicativo che ha la funzione di condivisione sociale di un sapere ma rappresenta spesso un intervento di comprensione fra due interlocutori, all’interno di una conversazione, prevalentemente informale. Raccontare un’esperienza con l’uso di un proverbio implica di volere in un secondo momento ottenere una conferma per essere sicuri di essere stati ben compresi. Questa mutua comprensione crea tra gli interlocutori una piacevole sensazione di appartenenza e complicità. Il proverbio fa leva su un sapere condiviso da tutti e consente di sentirsi parte di un tutto. I proverbi consentono di entrare a far parte di una comunità di parlanti.

Lo studio e la conoscenza dei proverbi può essere molto utile per un parlante straniero che voglia capire un popolo, con le sue abitudini, speranze, regole e criticità.

 



Bibliografia


BOGGIONE V., (2007) Logos, dialogo, letteratura, XLI, in Dizionario dei proverbi, UTET, Torino.

  

CARDONA G. R., (1985) La foresta di piume,BUL, Bari.

  

CARDONA G. R., (2006)I sei lati del mondo. Linguaggio ed esperienza, Editori Laterza, Bari.

  

CARDONA G. R., (1976) Introduzione all’etnolinguistica, Il Mulino, Milano

 

FREDDI G., (1970) Metodologia e didattica delle lingue straniere, Minerva Italica, Bergamo.

 

Trevini Bellini, L. (2015) Bollettino ItalsAnno 13, numero 59, Venezia.

 

 SAUSSURRE F. DE, (1922) “Cours de linguistique générale”, Editions Payot, Paris; (1989)“Corso di linguistica generale”, tr.it. di Tullio De Mauro Laterza, Bari.

 

 Sitografia

 

https://www.itals.it/sites/default/files/pdf-bollettino/trevinibellini.pdf

 

 

 

https://www.grazianoserragiotto.it/wp-content/uploads/2011/08/Il-binomio-lingua-cultura.pdf


https://www.itals.it/sites/default/files/pdf-bollettino/trevinibellini.pdf


https://ausserhausfuoricasa.files.wordpress.com/2017/03/mondo_modi-di-dire.pdf


http://amsacta.unibo.it/4097/1/Comunicazione%2C_cultura%2C_lingua.pdf

 

 

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