Conte chiude rifilandoci bugie

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Franco Bechis

Ancora una volta ha mentito. Ai ristoratori infatti ad ottobre Giuseppe Conte disse, ricevendone qualcuno a palazzo Chigi, che non era stato lui a stabilire le chiusure serali e in qualche regione totali di bar, pub e ristoranti ma il comitato tecnico scientifico che era preoccupato della curva crescente dei contagi. Lo ricorda bene il viterbese Paolo Bianchini, che guida l’associazione di categoria Mia fondata proprio durante il primo lockdown per difendere le ragioni dei ristoratori e cercare di avere risarcimento economico dei danni loro inflitti con le chiusure. Lui e i suoi colleghi che furono ricevuti a palazzo Chigi sono certi di quel che hanno sentito dalla bocca del premier per giustificare i nuovi danni economici che venivano inflitti dall’esecutivo. Figuratevi la faccia che hanno fatto quando nella tarda sera di martedì sul sito de Il Tempo abbiamo pubblicato il verbale finalmente svelato della riunione del comitato tecnico scientifico che secondo Conte aveva deciso quelle parziali chiusure di ristoranti e bar.

È il verbale del 17 ottobre 2020, ed ecco cosa scrissero gli «scienziati», come li definisce il premier quando deve scaricare qualcosa sulle loro spalle: «Per ciò che concerne il settore della ristorazione, il Cts rimarca il rigoroso rispetto e controllo delle misure già più volte indicate dal CTS ed oggetto delle norme attualmente in vigore (es. distanziamento, prevenzione degli assembramenti, obbligo nell’uso della mascherina negli esercizi commerciali e di ristorazione) con intensificazione della vigilanza e delle azioni di contrasto che devono essere rese più agevoli nella loro possibilità di adozione (es.: obbligo di affissione del numero massimo di clienti che è possibile accogliere negli esercizi). Il CTS suggerisce la coerenza della limitazione già prevista dalle raccomandazioni vigenti per i contesti domestici relativa al numero massimo di persone che possono condividere il medesimo tavolo all’interno dei locali di ristorazione». Quindi nessuna chiusura suggerita, ma solo la richiesta di applicazione rigorosa delle precauzioni contenute nei protocolli che lo stesso Cts aveva elaborato a maggio per concedere la riapertura di quei locali. E magari qualche controllo in più per pizzicare chi avesse voluto fare il furbetto. Quella detta dal premier ai ristoratori quel giorno era dunque una clamorosa bugia, e ovviamente loro sono oggi furiosi apprendendolo: «Allora Conte ci ha preso per i fondelli», esplode Bianchini che ha perso l’ultimo scampolo di fiducia nel premier.

Beato lui che ne aveva ancora un pizzico, perché è tutto l’anno che questo governo rimbambisce gli italiani con bugie che è termine fin troppo mansueto: raccontano balle grandi come una casa. Basta rileggersi cosa dicevano a febbraio sulla preparazione del governo italiano all’emergenza pandemica, quando sostenevano che l’Italia era il paese più attrezzato d’Europa. Non era così: mancavano mascherine, camici, guanti, respiratori, terapie intensive, posti letto ospedalieri e tamponi. Eravamo a mani nude, l’esatto opposto delle panzane che premier e ministri ripetevano.

Poi hanno magnificato l’ammirazione del mondo per la grande risposta italiana al coronavirus, e adesso salta fuori che anche quella era una bugia: i rapporti dell’Oms c’erano, ed erano assai critici. Li hanno fatti sparire dalla circolazione, rinnegare dallo stesso Oms che si è rimangiato qualche bella critica come diceva allora Ranieri Guerra in una mail inviata al ricercatore censurato, perché il governo italiano aveva allungato un contributo extra non dovuto all’Oms, che rischiava di essere ritirato se loro criticavano la gestione della pandemia italiana. Di fatto Conte & c. si erano comprati il silenzio delle organizzazioni internazionali sul disastro della gestione italiana. Brutta cosa, ovviamente. Ma dopo averlo fatto avere anche la faccia di bronzo di lodarsi e dire che eravamo un esempio per tutto il resto del mondo non è da tutti. E’ da ballisti seriali e incalliti a livelli mai visti nemmeno in un ambiente certo non vergine come la politica italiana.

Un anno di balle. Che si conclude in degno modo, come vedremo questa mattina, con gli italiani messi in gabbia dal governo per tutte le vacanze di Natale: divieto di spostamento fra Regioni, divieto di spostamento perfino fra comuni nei giorni di Natale, Santo Stefano, Capodanno e primo dell’anno nuovo. Poi fingeranno di lasciare aperti i ristoranti a pranzo, che tanto nessuno alla fine ci andrà: massimo quattro posti a tavola, meglio starsene a casa e sfidare il governo a venirti a prendere pure lì, fra le mura domestiche, come accade nelle dittature. Lasciano aperti anche i ristoranti di Fregene, Fiumicino o dei Castelli. Ma nessuno di Roma potrà andare lì a pranzo, quindi è come lasciarli chiusi senza chiuderli, così non devi dare nemmeno quella mancetta che il governo chiama ristoro.

Per altro fino ad oggi il governo ha causato perdite di 40 miliardi di fatturato alla catena della ristorazione, e ha ristorato con quattro decreti ristori appena 4 miliardi, il 10 per cento. Anche qui un po’ di balle a contorno: «Abbiamo dato il 150% o il 200%», ha spiegato Conte, senza aggiungere che si riferiva non alle perdite subite, ma al nulla che aveva dato loro in primavera. Ha raddoppiato il nulla, appunto, che è cosa assai diversa. Figurarsi se tante bugie pubbliche vengono seminate, quante ce ne saranno quando le notizie lambiscono più direttamente la sua persona: come l’utilizzo generoso della scorta a lui assegnata dall’Aise (non dal ministero dell’Interno chiamato inutilmente a risponderne per alzare un po’ di polvere negli occhi) e utilizzata a protezione della fidanzata dal terribile assalto di un giornalista. O le cene fatte fregandosene delle regole imposte a tutti gli altri italiani (raccontammo ad esempio quella da Benito al Bosco con foto opportunity senza mascherine)…

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