Parma, l’orchestra Toscanini con Chauhan vola a livelli sempre più alti

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Colgo l’occasione, caro Balestrazzi, per ricordarle quando lei nel 2015 sosteneva strenuamente l’orchestra a chiamata del Teatro Regio srl di Pellegrini e Maghenzani e l’opera di Mauro Meli [LINK]. Senza porre in giusta evidenza la diversità tra un orchestra a chiamata e un’altra stabile, tacendo i buchi di bilancio di Meli. Mi fa piacere si sia ravveduto e oggi plauda al progresso dell’Orchestra Toscanini, di cui Chauhan è la conseguenza di una scelta diversa da quella da lei auspicata e sostenuta [LINK]. LB

Grande successo del direttore e della filarmonica nel concerto al Paganini

di MAURO BALESTRAZZI

Con un nuovo grande successo suggellato da diversi minuti di applausi al termine del concerto (che comprendeva Petruška di Stravinskij e una selezione dal balletto Romeo e Giulietta di Prokof’ev), si è concluso ieri sera il ciclo di presenze stagionali di Alpesh Chauhan come direttore principale della Filarmonica Toscanini.

Si è già detto più volte del grande talento di questo direttore e della sua capacità di guidare l’orchestra. Sarà solo il caso di aggiungere che a ogni nuova prova Chauhan non finisce di stupire e che in serate come quella di ieri ci si dimentica che ha soltanto 29 anni.

Un paio di cose, però, è il caso di sottolinearle.

La prima è che con questo direttore la Filarmonica Toscanini ha raggiunto livelli di compattezza, equilibrio fra le varie sezioni, espressività, bellezza di suono e anche virtuosismo strumentale (che meraviglia gli archi ieri sera in Prokof’ev!) prima forse impensabili.

La seconda, diretta conseguenza della prima, è che autori che qualche anno fa potevano sembrare proibitivi o di scomodo approccio, come Bruckner, Mahler o Stravinskij, ora vengono eseguiti con eccellenti risultati.

La prossima stagione vedrà Chauhan impegnato nell’integrale delle sinfonie di Beethoven, a cominciare dalla Nona che dovrebbe essere il concerto inaugurale.

È vero che il Paganini è la casa della Filarmonica e che, quando sul podio c’è Chauhan, ci si dimentica perfino dell’acustica problematica dell’Auditorium. Ma sarebbe bello poter sentire una volta questa orchestra impegnata in un programma sinfonico con il suo direttore in un teatro come il Regio, per poterne apprezzare meglio la qualità del suono e degli impasti timbrici. Ovviamente fuori abbonamento: per evitare le complicazioni che comporterebbe il trasferimento degli abbonati dal Paganini al teatro.

Fonte: parma.repubblica.it

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