Paolo Maddalena: Draghi al potere. È un bene o un male?

Opinioni Interviste Inchieste, Sorgenti
Spread the love
Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

L’infezione da corona virus sembra che cominci a flettere in Italia. Ma diversa è la situazione nel resto del mondo.

Il fatto più importante che occupa i giornali odierni è il conferimento, da parte di Mattarella a Mario Draghi, dell’incarico di costituire il nuovo governo.

Renzi, che ha dimostrato di essere nemico del popolo italiano e di guardare solo ai suoi personali interessi, ha dunque vinto la sua battaglia.

La scelta del Capo dello Stato era a questo punto inevitabile: in una situazione di rovina economica e con una pandemia in atto, non si poteva che chiamare al governo se non colui che ha acquisito in Europa e nel mondo la fama di essere capace di gestire al meglio le funzioni dell’economia.

Purtroppo non è questo il nostro convincimento. A nostro sommesso avviso Mario Draghi è il più alto esponente del neoliberismo imperante, che usa come strumento economico la privatizzazione delle fonti di produzione di ricchezza del Popolo.

Per convincersene basta rileggere un passo del suo discorso, tenuto il 2 giugno 1992, sul panfilo Britannia, davanti alla Regina Elisabetta e 100 delegati della City londinese.

Egli pronunciò le seguenti parole: “

Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità.

Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico.

Durante gli ultimi quindici mesi, molto è stato detto sulla privatizzazione dell’economia italiana. Alcuni progressi sono stati fatti, nel promuovere la vendita di alcune banche possedute dallo Stato ad altre istituzioni cripto-pubbliche, e per questo la maggior parte del merito va a Guido Carli, Ministro del Tesoro. Ma, per quanto riguarda le vendite reali delle maggiori aziende pubbliche al settore privato, è stato fatto poco.

Non deve sorprendere, perché un’ampia privatizzazione è una grande – direi straordinaria – decisione politica, che scuote le fondamenta dell’ordine socio-economico, riscrive confini tra pubblico e privato che non sono stati messi in discussione per quasi cinquant’anni, induce un ampio processo di deregolamentazione, indebolisce un sistema economico in cui i sussidi alle famiglie e alle imprese hanno ancora un ruolo importante. In altre parole, la decisione sulla privatizzazione è un’importante decisione politica che va oltre le decisioni sui singoli enti da privatizzare…”

Come si nota, nella mente di Mario Draghi, manca ogni riferimento alla nostra Costituzione e, soprattutto, il fatto che questa vede due soggetti giuridici: il singolo e la Collettività, considerando gli interessi di tutti, cioè del Popolo, prevalenti rispetto a quelli dei singoli.

Prova ne sia che egli considera fattori negativi i sussidi alle famiglie alle imprese. Dal 1992 ad oggi, dopo 29 anni di privatizzazioni, l’Italia non ha mai conosciuto una perdita economica così ampia e un così ampio aumento della disoccupazione, essendo passate allo straniero le sue fonti di produzione di ricchezza e cioè: le industrie strategiche, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia e le situazioni di monopolio, di cui all’articolo 43 della Costituzione.

L’Italia è diventato un luogo dove gli stranieri fanno il loro shopping, in modo da acquisire profitti lasciando agli italiani qualche minima possibilità di lavoro e, in ogni caso, la terribile conseguenza dei licenziamenti in massa, operati da centinaia di industrie straniere.

Fonte Link: attuarelacostituzione.it

Lascia un commento