“Poveri italiani” di Giovanni Papini

Spread the love

Edoardo Natale

Analisi culturale del testo “ Poveri italiani” di Giovanni Papini tratto dal libro “Le felicità dell’infelice” pubblicato da Vallecchi Editore di Firenze, 1956.
Il libro è stato ristampato nel 2006 da Edizioni di storia e letteratura. 

Questo brano si ritrova nelle pagine 80-81 del libro Le Felicità dell’infelice.

Questo brano consente di analizzare i comportamenti collettivi di tanti italiani individuati da Papini in contraddizione con l’idea ricorrente nella storia d’Italia di paese sostanzialmente povero. Questa rappresentazione degli Italiani come “poveri” rientra in una forma di auto-definizione come aderente alla dimensione culturale di tipo “ costrizione” perché prevale un sentimento di abbandono  nel mio vivere quotidiano come conseguenza di una impossibilità di aver il mio destino nelle mie mani in termini di spazio temporale a lungo termine. Il mio destino si racchiude nella possibilità di essere “ soddisfatto” all’interno di una cornice temporale di breve termine con delle azioni come ad esempio l’abitudine di spendere tanti miliardi per trasformare in cenere il tabacco. In altri termini fumare consente di aderire all’idea che spendere soldi per i consumi nella vita sociale rappresenta un comportamento importante per vivere la propria vita. Lo stesso bisogno di spostarsi in macchina rientra nella possibilità di aver un maggiore controllo della propria vita come modalità di aderire alla dimensione di tipo “ soddisfatti”.

Questo bisogno viene stigmatizzato da Papini perché comporta costi notevoli per l’ambiente e per la vita umana in termini di morte causate dalle automobili. Questo bisogno dell’automobile si può interpretare come un bisogno di faccia positiva con l’enfatizzazione del ruolo delle relazioni dato che si vuole mostrare la propria capacità di spostamento come un successo personale. Qui si rende chiaro come le relazioni siano più importanti dei compiti, vale a dire sulle ragioni dei propri spostamenti. L’ideale italiano sarebbe forse quello di sentirsi bene quando si riesce a vivere con serenità all’interno della dimensione di debole evitamento dell’incertezza accettando la vita così come viene, con una certa tendenza al benessere personale e allo star bene nella propria vita. Papini compie un forte attacco alla consuetudine di andare al cinema come promotore di imbecillità tra gli uomini, vale a dire la sua funzione è quella di distrarre gli uomini come forma di benessere personale rappresentando un parametro di adesione al consumo nella vita sociale come tratto tipico di una dimensione culturale dove prevale un orientamento temporale a breve termine. La povera Italia di Papini è un paese che ama spendere i soldi per star bene perché è in piena assonanza con una dimensione esistenziale del proprio tempo di tipo breve. Tra i comportamenti molto diffusi tra gli Italiani, Papini evidenza come il calcio sia un’attività dove gli italiani spendono molti miliardi. Questo comportamento potrebbe spiegarsi con la funzione sociale ricoperta dal calcio tramite una parvenza di “ collettivismo” tra le persone di un dato contesto urbano. Il calcio enfatizza l’appartenenza con la creazione di un’identità di tipo “ in-group” da contrapporre ad un altro gruppo percepito e vissuto come “out-group”. Inoltre, il calcio rappresenta uno spazio dove la dimensione di tipo “mascolinità” è molto forte con un aumento della differenza di genere tra gli uomini e le donne. La partita di calcio rappresenta il momento di vita dove gli uomini sentono di potere essere più assertivi e ambiziosi rimanendo coperti dalla protezione di un gruppo che offre identità e forza in un periodo storico caratterizzato dalla sensazione di vivere in una società “liquida”. I poveri italiani amano scommettere e partecipare alle lotterie perché rappresenta il modo più rapido di ridurre le distanze sociale tra detentori di “soldi” ed altri gruppi privati di “soldi”. Questo comportamento implica un’adesione implicita ad una società con alto indice di distanza sociale tra i vari gruppi sociali perché tale società può essere modificata soltanto con un drastico cambiamento come ad esempio la vincita di soldi nelle varie lotterie. La miseria antica ed irrimediabile dell’Italia è un tratto tipico molto importante nel passato del paese che non trova più spazio nel racconto dell’Italia perché nessun intende pagare costi troppi elevati in termini di faccia negativa. Nel passato recente dell’Italia non era visto come una minaccia troppo forte al mio bisogno di faccia negativa quello di definirsi come povero mentre oggi nell’Italia post-berlusconiana e renziana, la povertà non ha diritto di cittadinanza perché rovinerebbe la narrazione di un paese\nazione uscito dalla crisi. Quindi sul piano individuale abbiamo una rimozione del concetto di povertà mentre sul piano collettivo italiano rimaniamo un paese ancorato ad un orientamento temporale a breve termine come numerose nazioni non ricche perché non riescono ad avere una programmazione per il loro paese a lungo termine con la costruzione di case popolari per tentare di ridurre le ineguaglianze sociali,  avere delle scuole sicure per i propri figli dovrebbe esser quasi il “ minimo sindacale” per conservare un po’ di faccia positiva all’interno della comunità italiana. La conservazione e restauro del territorio non sono molto diffusi come dovrebbero come se il “ dopo di noi” fosse riservato ad un altro popolo e non per i cittadini italiani.

L’assenza di adesione ad un orizzonte temporale di lungo termine si rivede in fondo nell’assenza di fondi per le università, le biblioteche e per i ristauri. Papini avrebbe detto che “tutte le volte che si tratta di spendere per il decoro delle città, per il progresso della cultura e per l’onore della bellezza” non troviamo mai una traduzione effettiva nella vita italiana.

Bibliografia

http://www.giovannipapini.it/Gianfalco/TPoveri%20italiani.htm

Lascia un commento