Quello che non vi hanno detto sul curriculum di Domenico Arcuri

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Domenico Arcuri Commissario straordinario italia per emergenza Coronavirus

Gli operai dell’ex Fiat e indotto di Termini Imerese hanno accolto con stupore e amarezza la decisione del presidente del Consiglio Conte  di nominare Domenico Arcuri Commissario per l’emergenza Coronavirus

La prima domanda che le Tute Blu, in cassa integrazione da più di un decennio, si sono fatte, è stata se l’Arcuri di cui si parlava, fosse lo stesso che, nel 2007, come amministratore delegato di Invitalia, avrebbe dovuto portare la vertenza ex Fiat in Sicilia ad una svolta definitiva. Vinse lo stupore: “era proprio lui!”

“Un volto molto noto al comprensorio di Termini Imerese dove è ricordato da centinaia di famiglie siciliane per aver messo la parola FINE al sogno di rilancio dell’agglomerato industriale sviluppatosi attorno alla ex FIAT – Blutec” dice Carolina Varchi, giovane parlamentare di FDI, ricordando Domenico Arcuri. L’Onorevole che nei primi anni 2000, giovanissima studentessa, per protesta, insieme a tanti altri giovani ha trascorso la notte sul pilone dell’ex stabilimento FIAT per dire no alla chiusura. Per lei “Certamente non un buon viatico per la gestione dell’emergenza coronavirus per la quale il Governo sembra aver abdicato ai super-tecnici di volta in volta nominati nelle task force o, come nel caso di Arcuri commissario straordinario, forse per scaricare la propria responsabilità nella gestione di questa inaudita emergenza”. Da una emergenza occupazionale mai risolta a questa sanitaria, sempre scelto dagli apparati della politica vicini alla Sinistra.

Chi è il manager calabrese Domenico Arcuri

Il manager calabrese, riconfermato qualche mese fa per la quinta volta, a guidare Invitalia e, ad oggi, Commissario per la lotta al Virus, è considerato da molti operai dell’area industriale della Provincia di Palermo uno dei maggiori protagonisti del mancato rilancio del comprensorio ex Fiat.

“Lui è una delle parti della commedia che in questi anni ha coinvolto tanti attori per il fallimento dello stabilimento FIAT di Termini Imerese: in primis tutti i governi, che si sono susseguiti, nessuno escluso. Arcuri insieme alla Fiat e al governo regionale Crocetta erano presenti all’accordo che hanno sottoscritto con Blutec“ ricorda Roberto Mastrosimone, sindacalista ed operaio dell’ex stabilimento Fiat, spillino della FIOM CGIL e uomo storia della lotta delle Tute Blu nel territorio palermitano, “Il risultato di Arcuri? Un fallimento che è su tutti i giornali. Ma Arcuri non ha deciso in autonomia è figlio della politica che ha avuto il ruolo dominante sulla reindustrializzazione“.

Intanto il territorio del palermitano sprofonda in una crisi economica che appare senza via di uscita: “l’industria in provincia di Palermo, non può vivere di sussidi e cassa integrazione” tuona il Dirigente Nazionale di FDI Giuseppe Di Blasi, imprenditore e Consigliere Comunale a Termini Imerese, ”sembra che una parte della Sicilia sia stata cancellata dal circuito industriale e relegata ai margini della produttività. I Siciliani non vogliono essere mantenuti ma vivere di lavoro, perché è il lavoro che rende l’uomo libero”, e conclude, “sembra che ci sia un disegno sciagurato per accompagnarci verso una lenta agonia che porterà gli ex operai Fiat alla pensione lasciando i più giovani senza nessuna speranza occupazionale”. Secondo Di Blasi “i nostri operai devono tornare a produrre e non a vivere di contributi statali”.

Domenico Arcuri, in questi anni, è stato l’anima del fallimento industriale di questa parte dell’Isola “ha attraversato tutti i governi anche quelli tecnici. Diciamo che lui è sempre stato lì. Io me lo ricordo dal 2009. Anche  per il fallimento dell’accordo con DR Motors era lì, espressione della politica che ha deciso su Termini Imerese” ricorda con amarezza Roberto Mastrosimone.

Storie, sogni infranti, amarezze, perplessità, volti di fallimenti annunciati: dalla DR Motor della famiglia Di Risio ai gruppi cinesi che dovevano essere i salvatori dell’occupazione fino alla società del gruppo Metec di Rivoli, Blutec. In tutto questo, Invitalia gestiva le pratiche come “advisor” per conto del Ministero dello Sviluppo economico, offrendo rassicurazioni purtroppo, spesso, errate.

Blutec, ultima puntata prima del buio più assoluto su quella Sicilia che produceva automobili.

Invitalia e Blutec, azienda specializzata nella produzione di componentistica per il settore automotive, firmano nel 2016 un contratto di sviluppo per riconvertire, riqualificare e soprattutto rilanciare il polo industriale di Termini Imerese. Un investimento importante di circa 95,8 milioni di euro, di cui 71 concessi da Invitalia (67 milioni sotto forma di finanziamento agevolato e 4 milioni come contributo in conto impianti).

L’accordo, sostenuto da De Vincenti di FCA, fu sottoscritto a Roma da Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, e Cosimo Di Cursi, amministratore unico di Blutec. 

Ma incredibilmente la storia che siamo costretti a leggere oggi sui giornali è ben altra: almeno 16 dei 21 milioni di euro di denaro pubblico versato alla Blutec, l’azienda che avrebbe dovuto gestire il rilancio dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, sono stati invece impiegati in “altro modo” mentre, noi siciliani, siamo costretti a sopportare tante cattedrali delle illusioni in un territorio di grande bellezza: dalla storica Himera fino ai resti paleolitici di Murapregne passando dal circuito della Targa Florio, la gara automobilistica più bella e romantica del Mondo, che vide gareggiare grandi campioni come Ascari, Castellotti, il Conte Giulio Masetti, Achille Varzi, Tazio Nuvolari e il nostro Nino Vaccarella, a cui faceva da contorno una delle spiagge che, con i suoi banchi di sabbia, era considerata tra le più belle di Sicilia. 

Queste sono state le amare conclusioni delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Palermo che hanno portato agli arresti domiciliari Roberto Ginatta e Cosimo Di Cursi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della Blutec. 

Le indagini hanno fatto emergere come i finanziamenti statali, erogati attraverso Invitalia, per la riconversione del polo industriale di Termini Imerese (è l’accusa della GdF) non sono mai stati impiegati per i fini previsti, né restituiti a scadenza delle condizioni entro le quali bisognava realizzare il progetto (31 dicembre 2016, termine poi prorogato fino al 30 giugno 2018). E a tutt’oggi, nonostante la revoca del finanziamento intervenuta ad aprile del 2018, le procedure di restituzione del finanziamento non sembrano ancora siano state avviate.

Cosa sarà dell’area industriale di Termini Imerese? “Ad oggi è tutto fermo siamo in amministrazione straordinaria” dice Roberto Mastrosimone “Dipendiamo dal Mise e da Invitalia direttamente. Dipende esclusivamente dalla politica trovare nuovi investitori per Termini Imerese. Gli stabilimenti sono di proprietà del governo di Roma. Attendiamo il rinnovo dell’accordo di programma. Da parte nostra c’è una grande disponibilità di guardare anche altri sistemi produttivi. Ci vuole la volontà politica e la ricerca di imprese serie. Perché in 10 anni, Invitalia inclusa, ci hanno preso in giro tutti i giorni” conclude il leader delle Tute Blu.

“Un territorio che doveva essere vocato allo sviluppo Turistico per le sue rinomate bellezze storiche, culturali e naturalistiche, e che ha scelto scelleratamente di puntare sull’industrializzazione ed oggi si trova fuori da entrambi i settori” fa notare con l’amaro in bocca l’esponente di FDI Giuseppe Di Blasi che è anche responsabile per la Sicilia dell’Associazione #culturaidentita “magari dopo questo terribile momento legato alla pandemia, potrà tornare a sognare e a sperare che gli possa essere ritornato quello che è stato tolto, per tutto quello che poteva essere e non è stato” mercoledì 22 Aprile

Fonte Link: secoloditalia.it 

 

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