TENTAZIONI

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Don Umberto Cocconi

Dal Vangelo secondo Marco: Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

E’ lo Spirito che “obbliga” Gesù ad andare nel deserto. Si è appena immerso nel male del mondo (le acque del Giordano) e adesso lo deve affrontare direttamente. Assistiamo a un “prodigioso duello”: Vita e morte si affrontano. In che modo satana tenta Gesù? Quali carte gioca l’avversario dell’uomo? Procedendo nella lettura continua di tutto il vangelo di Marco, veniamo a conoscere le tentazioni che Gesù dovrà affrontare durante la sua missione. Sono sicuramente le stesse che ha affrontato nel deserto.

La prima tentazione è “uscire subito allo scoperto”. Rivelare subito il segreto sulla sua persona, magari in un modo spettacolare. Quante volte anche noi diciamo: “Lei non sa chi sono io”. Ma Gesù non usa i suoi titoli o i suoi poteri miracolosi per dare autorità alle sue parole e ai suoi atti. Zittisce i demoni che agli esordi del suo ministero sembrano quasi febbrilmente preoccupati di dire a tutti: “Lui è il figlio di Dio”. Paradossalmente, sono loro a fare “pubblicità” a Gesù, anzi, addirittura una sorta di professione di fede nei suoi confronti. Del resto, sanno a memoria tutta la Bibbia e tutto il catechismo. Visto che tutti si chiedono: “Ma chi è costui?”, loro rispondono esattamente, affermando la verità: è il Cristo di Dio. Per una volta, non sono bugiardi. Perché ai demoni interessa tanto che gli uomini conoscano l’identità di Gesù? Qual è il loro piano? Che trappola gli hanno preparato? Vogliono creargli intorno il consenso. Vogliono che Gesù abbia successo, che sia acclamato e fatto re. Sulla sua testa vogliono una corona d’oro e non una corona di spine. Non vogliono che sia un re da burla, ma un re vero e proprio. Vogliono che non sia crocifisso. Stanno salvando Gesù dalla morte e dalla morte di croce. Ti sembra strano? Non lo è. Il più delle volte, il tentatore non propone cose squallide. Spinge a fare quello che a prima vista sembra giusto. Che cosa c’è di più giusto del fatto che Gesù sia riconosciuto come Messia, come il Cristo? Ma Gesù non vuole salvare la propria vita. Quando Pietro gli dirà: “Tu non morirai”, Gesù gli risponde: «Va’ dietro a me, satana. Tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini». Ancora una volta, Gesù è tentato. E dal suo amico Pietro, questa volta, che gli dice una cosa assolutamente sensata e giusta: l’innocente non deve morire. Ma è sempre satana che parla e vuole che Gesù si difenda, pensi a se stesso, non accetti di morire come un fallito, scomunicato dal suo stesso popolo, messo in croce in compagnia dei malfattori. A Gesù non preme di salvare la propria vita a qualunque costo. Se il prezzo da pagare per non perdere la mia vita è che la perdano gli altri, che gli altri perdano se stessi, allora io preferisco andare in croce, purché gli altri si accorgano di quanto Dio li ama. Gli uomini sono salvati quando si accorgono che Dio li ama. E a questa verità i demoni non fanno pubblicità. Non vanno in giro a proclamare: “Dio vi ama”. Sono disposti a farti  credere che Dio esista, ma perché tu ne abbia paura. Invece a Gesù quasi non importa di farti credere che Dio esista, vuole che tu creda fermamente che Dio ti ama.  «Mi ha amato e ha dato la sua vita per me».

Dopo la prova, la pace. Dopo l’inferno (la lotta contro satana), il paradiso: «Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano». Ritorna l’armonia tra l’uomo e tutti gli esseri viventi, anche quelli feroci. Dopo che hai vinto te stesso, anche le persone più “selvatiche”, più fastidiose diventano per te presenze arricchenti. Tu hai cambiato atteggiamento verso di loro e automaticamente “le bestie” (come nelle fiabe) si trasformano in principi, ossia in persone belle e amabili. Se ti metti a servire, diventi un angelo. Se non ti metti a servire, sei superbo come un demonio.   

«Gli amici pensano che solo perché vivo alle Hawaii io sia in un paradiso». Parole di Matt King (un inedito George Clooney), marito distratto, padre assente, avvocato a tempo pieno assorbito solo dall’idolo del lavoro, che si “converte” e assume pienamente il proprio ruolo di padre nella famiglia. L’occasione di questa conversione è una tragedia: sua moglie Elizabeth, rimasta vittima di un incidente, è in coma, clinicamente morta. Da “genitore di riserva” qual era sempre stato, Matt diventa l’unico genitore. Scopre verità che fanno male a proposito di sua moglie. Il suo mondo cade a pezzi. Che fare? Che si possa essere morti ancha da vivi (fuori dal sepolcro ma dentro la vita) è il messaggio che il regista Alexander Payne lancia con il film Paradiso amaro. Il Film racconta «più di tutto, della famiglia, questo complesso arcipelago di isole che non comunicano tra loro: e di padri, mogli, figli. E del tempo delle scelte: che arriva sempre, anche quando gli altri hanno già deciso per te. Nel lungo addio di quello che abbiamo perso o che, semplicemente, non abbiamo mai avuto. Là dove oltre la rabbia e il dolore c’è ancora tempo e luogo per incontrarsi ancora, prima che sotto un plaid davanti alla tv ci si riscopra una cosa sola» (Filiberto Molossi). Questa è la storia di un uomo che proprio quando tutto sembra perduto sa trovare la forza di ricominciare da capo, di uscire dal sepolcro. Lui la trova nella famiglia e in un certo senso anche nella bellezza della natura, di quel “paradiso amaro” che per lui sono le Hawaii. A scatenare questo processo di rivitalizzazione è il parallelo e doloroso spegnimento della moglie Elizabeth. Lui non era nemmeno un padre e un marito ora deve occuparsi di tutti questi problemi affettivi. Gli mancano le parole e i gesti, si potrebbe quasi dire le “competenze”. Invece di piangerla al capezzale, scopre di non conoscerla affatto  e, in questa contraddizione, di non conoscere nemmeno se stesso. Ricercare la verità diventa il cammino obbligato per capire non tanto chi era la moglie, ma perchè ella era arrivata ad avere una seconda vita e da questo ripartire per trovare la parole e le azioni sensate con le figlie e la famiglia di lei. E nel bere quel suo calice amaro sino in fondo sa trovare una via per rinascere. Fa questo resistendo alla “tentazione”  di reagire con disperazione e rabbia a tutto quello che gli sta accadendo. Sa ammettere i propri errori, quando chiunque al suo posto incolperebbe gli altri del proprio malessere. L’esperienza della morte fisica della moglie  che lo accompagna passo passo, lo rende consapevole della morte interiore in cui era avvolto. Nel diventare un uomo di famiglia che sa prendersi a cuore le relazioni e non solo le cose, recupera uno sguardo (sul) presente, cogliendo così anche il mistero della discendenza simbolizzato nel dono di una terra da custodire. Non vendere il terreno diviene il rito di Matt per raffermare l’uscita da un “sepolcro” dove si era rinchiuso con le sue stesse mani.

La quaresima è come direbbe iliberto Molossi «la venticinquesima ora che ti viene data, è il novantunesimo minuto che ti è concesso per fare quello che non hai ancora fatto. Ti sembra finita  e invece c’è ancora un pezzo da vivere. E qualcosa (o qualcuno) da salvare».

Questa è la quaresima. Un tempo che ti è dato per rifare intero quel mondo che avevi lasciato a pezzi.

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