Commento al Vangelo dal Monastero di Bose: Gli fu messo nome Gesù

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1 gennaio 2019

Lc 2,21

21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Ricevere un nome, cosa c’è di più ordinario nella vita di una persona?

Tutti noi cominciamo il nostro cammino di individui ricevendo un nome, non scegliendolo, un nome che sarà per sempre legato alla nostra identità, che ci distinguerà come soggetti. Un nome pensato da chi ci ha generato, un nome a volte ricco della nostra storia familiare e culturale, che ci identifica come appartenenti a un luogo e a un’epoca, che dice qualcosa delle attese che i nostri genitori hanno su di noi, delle loro speranze e delle loro paure.

Quel nome cercheremo di incarnarlo per tutta la vita in quella incessante ricerca di equilibrio tra la libertà cui aneliamo e l’eredità che riceviamo.

Così Gesù riceve un nome, il suo Nome, e il brano del Vangelo di oggi ci presenta questo evento in modo molto scarno ed essenziale.

Otto giorni dopo la nascita, come era usanza del suo popolo, il bambino viene circonciso. È il segno dell’alleanza stipulata con Abramo, come troviamo nel libro della Genesi al capitolo 17. È l’alleanza nella carne che troverà il suo compimento nella nuova alleanza, profetizzata dal profeta Geremia (Ger 31,31-34), annunciata nell’ultima cena e compresa dopo la morte e la resurrezione di Gesù. E allora questi otto giorni rituali prescritti ci rimandano a quell’ottavo giorno, compimento della promessa e alba della resurrezione.

Quell’alleanza, nata con un arcobaleno, ponte tra Dio e l’uomo ai tempi di Noè, continuata con il padre dei credenti Abramo, sarà prefigurazione di quell’alleanza nuova che porterà ad avere la legge del Signore scritta non più su tavole di pietra, ma nei nostri cuori di umanissima e fragile carne.

Leggiamo: “Gli fu messo nome Gesù”. Chi è il soggetto? Maria, che aveva ricevuto questo nome dall’angelo che le aveva annunciato quanto sarebbe successo o Giuseppe, come suo compito in quanto padre legale, o ancora i pastori che avevano ricevuto la visita di una angelo e visto la gloria del Signore?

Nel nostro racconto irrompe adesso una breccia nell’ordinario che apre al mistero.

Non è un bambino come gli altri, ben due volte un angelo ne annuncia il nome.

La prima a Maria e una seconda ai pastori. E, come altre volte nella Scrittura, un nome consegnato da un angelo racchiude nel suo significato un compito particolare, un’attesa che si incarna nel bambino ancora prima della sua nascita.

Così era stato anche per Giovanni.

Zaccaria nel tempio aveva ricevuto dall’angelo Gabriele, oltre all’indicazione del nome del figlio, anche quello che sarebbe stato il suo agire nel mondo. Leggiamo in Lc 1,17 che Giovanni ricondurrà i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparerà al Signore un popolo ben disposto.

Consegna del nome e missione viaggiano in parallelo, così avviene per Gesù.

A Maria l’angelo Gabriele annuncia che Gesù sarà chiamato Figlio dell’Altissimo e che il suo regno non avrà fine, mentre ai pastori dirà che è nato un Salvatore, che è Cristo Signore.

E Gesù nella sua vita sarà il Dio con noi, l’Emmanuele e il Salvatore, il Cristo, Messia atteso, il nome pronunciabile di Dio.

sorella Elisabetta

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