Parma 2020, il vescovo Solmi: “L’anno della cultura non sia marketing e autocelebrazione”

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Il recupero della chiesa di San Francesco del Prato, il lavoro, la custodia del creato, la povertà e le disuguaglianze nel messaggio alla città in occasione di Sant’Ilario. “Parma 2020 riserva grandi potenzialità per ‘riparare’ l’intera comunità”

“La solennità di Sant’Ilario apre Parma 2020 Capitale italiana della cultura. Un’iniziativa promossa dal Governo alcuni anni fa e volta a “valorizzare i beni temporali e paesaggistici e a migliorare i servizi rivolti ai turisti”. La nostra città ha meritatamente raggiunto questo riconoscimento e si appresta a viverlo con molteplici iniziative. Credo di interpretare il pensiero di tanti nell’affermare la volontà di mostrare “lo straordinario patrimonio umano e artistico” di Parma, l’immagine, lo stile di vita proprio della nostra città che, acquisito nel tempo, contribuisce a delinearne lo spessore culturale. Più che una vetrina o una autocelebrazione, quest’anno rappresenta un’occasione unica per guardare in avanti, poggiandosi sulle spalle di una ricca storia.
 
UNA PROSPETTIVA PARTICOLARE 
Ad emblema consideriamo la Chiesa di San Francesco del Prato, il suo restauro architettonico e il suo recupero al culto. Lo assumiamo come esempio mettendoci in ascolto delle parole decisive che Francesco d’Assisi udì nella Chiesa diroccata di San Damiano: “Francesco va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Le coniugheremo con alcune realtà nelle quali si esplicita il significato di ‘casa’, senza dimenticare la casa in quanto tale. L’abitazione di persone e di intere famiglie, che rimane un problema aperto per la nostra città, come per tante altre. Portare a termine progetti concreti a tal fine è un indicatore della nostra cultura e responsabilità civica.

Parma è bisognosa di alloggi per situazioni disagiate, non possiamo dimenticare i 239 sfratti attuati nel 2019. Un dato inquietante da valutare con attenzione e da affrontare con proposte attuabili. Altrettanto urgente è la richiesta di case accessibili “per favorire il formarsi di nuove famiglie… Dobbiamo – infatti – riporre fiducia nelle famiglie italiane. Su di esse grava il peso maggiore degli squilibri sociali. Hanno affrontato i momenti più duri, superandoli. Spesso con sacrificio. Fornire sostegno alle famiglie vuol dire fare in modo che possano realizzare i loro progetti di vita. E che i loro valori – il dialogo, il dono di sé, l’aiuto reciproco – si diffondano nell’intera società rafforzandone il senso civico”.

Così ha affermato il Presidente Sergio Mattarella nel discorso di fine anno. “Francesco va’, ripara la mia casa” rappresenta un’esortazione che riferiamo alla Chiesa di San Francesco del Prato, alla città, “casa di tutti”, al Creato, la casa comune, e alla nostra comunità cristiana. Riparare è un verbo che parla al futuro. Riconosce infatti che occorre intervenire nel presente per preservare e migliorare qualcosa che si vuole far durare nel tempo. Lo accogliamo, allora, con piacere, con gratitudine ed anche con cosciente responsabilità.
 
PARLANDO DI “CULTURA”

La nostra è una comunità sempre più composita. La variegata realtà di persone e di mondi che la abitano crediamo guardi con simpatia l’autore del Cantico delle Creature ed accolga, con meno difficoltà di quanto si potrebbe pensare, la Voce che lo ha chiamato a “riparare la casa che è in rovina”.

La connessione tra San Francesco del Prato, la Città, la Chiesa e il Creato, parla di uno stile di vita della nostra collettività e lo riconosce dinamico, componendo la storia che ci ha segnati, con l’oggi nel quale si prospetta la città del futuro5. Una cultura “alta” e insieme spicciola, quotidiana, che fa unità nella definizione di san Giovanni Paolo II: “Ciò per cui l’uomo diventa più uomo”. Con una simile visione cerchiamo di specificare il significato del termine “cultura”. Lo troviamo in molti casi non lontano dal volto e dalla vita della città e della gente e gravido di sorprendenti e impegnative potenzialità.

“Parma 2020 capitale italiana della cultura” non è soltanto un crescendo di cose belle da vedere o un indotto che aumenta gli introiti, ma può e deve significare e stratificare livelli diversi di benefici, partendo da un rinnovato amore per la città, ponendo alla sua base la creativa armonia di “bello e buono” e di “giusto e vero”.

Parlare di cultura, infatti, significa osservare un poliedro che tutti esperimentano.  La mente va all’eredità trasmessa dalla storia, dal mondo classico, che ricorre ad un’immagine agricola, cara alla nostra terra: cultura (dal latino colere “coltivare”) come coltivazione dell’uomo nella sua vita interiore, mediante il vero, il bene, il giusto, il bello. Valori assoluti e universali. Un riferimento che si ripropone oggi nell’educazione, impegnativo dovere tra le generazioni: aiutare a crescere la persona è fare cultura! La cultura si estende anche al frutto di questa “coltivazione dell’umano” per indicare il patrimonio di verità e di bellezza acquisito ed espresso da una persona, per poi estenderlo, in forma analogica, alla collettività, alla nazione. Si identifica così la cultura, con le sue scuole e i suoi istituti, con la produzione filosofica, letteraria, giuridica, artistica, musicale. La concezione di cultura si è nel tempo arricchita di significati ulteriori andando ad esprimere la “totalità condivisa degli elaborati e dei comportamenti in tutti i campi di una specifica popolazione”.

Si può cogliere così che alcuni valori e atteggiamenti sono particolarmente rilevanti in una certa cultura e si può identificare, in essa, una gerarchia di valori, proposta e accettata. Ogni gruppo umano ha e manifesta una sua cultura. Da qui dovrebbe nascere il rispetto verso le molteplici espressioni del vivere, insieme al desiderio di dialogo nell’incontro tra stili di vita diversi, potenziali latori di un contributo significativo per l’altro. In questo senso parliamo di dialogo tra culture, ma anche di cultura del dialogo, intesa come disponibilità permanente ad accogliere i valori altrui e a confrontarsi con essi. Considerando queste facce del poliedro possiamo legittimamente fare riferimento a quella che si è rivelata nella storia, e nella nostra storia parmense, come cultura cristiana.

Essa elabora e attua, sulla fonte del Mistero dell’incarnazione, un percorso per “coltivare l’umano”; si manifesta in un popolo, la Chiesa, capace di innestarsi in ogni realtà con un confronto franco e dialogante; forgia uno stile di vita che si rivela, pure nell’arte, valorizzando tutte le sue espressioni, perché nulla che sia umano è alieno dalla fede nel Cristo, vero Dio e vero uomo, morto e risorto per tutti10.

Parma 2020 capitale italiana della cultura costituisce un grande impegno. Non può essere quindi soltanto lo scintillio di un momento, né un’operazione di marketingè per tutti il fermo immagine della nostra storia, per riprendere una proiezione sul futuro, senza l’esclusione di nessuno. Parma 2020 capitale italiana della cultura riserva infatti grandi potenzialità per “riparare” l’intera comunità. Utopia? La cultura, con il suo portato etico, offre un luogo, una casa all’utopia. 12 gennaio 2020

Fonte Link: parma.repubblica.it

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