Riflessione sul Vangelo di don Umberto Cocconi: ci viene sempre chiesto da dove si viene, ma mai dove si va

Religioni e Spiritualità, Umberto Cocconi
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In quel tempo, Gesù disse alla folla: Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra .
Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra» (Vangelo secondo Matteo).
Sia al contadino che al mercante di questo brano di Vangelo, accade proprio un’occasione da non perdere.
Hanno trovato “cose preziose”, il primo casualmente, l’altro perché aveva un desiderio, e alla luce di questo vanno, vendono tutto e comprano quel tesoro. Queste due parabole, quella del “tesoro” e quella della “perla preziosa” presentano un particolare inatteso, non abituale. L’elemento inatteso non consiste nel tentativo di acquistare l’oggetto prezioso scoperto, ma nel fatto che i due scopritori pur di farlo proprio decidono di vendere tutto quello che hanno. È questo l’elemento anormale, insolito, estremo che accomuna le due parabole e sul quale il narratore vuole attirare l’attenzione degli uditori. La scoperta di questo tesoro innesca nel contadino un cambiamento radicale della sua vita. Colui che si è imbattuto in esso compie tre azioni: va (questo verbo indica un cambio di luogo); vende con gioia tutti i suoi averi, e infine compra quel campo. La serie di verbi, tutti al presente, sottolinea l’importanza della scelta fatta da chi si è imbattuto in quel tesoro. Per avere quel campo deve dare via tutto ciò che possiede. La vendita non è percepita come fatica, perdita o rinuncia, ma come atto volto a permette l’acquisto del tesoro. Il mercante scopre la perla di grande valore non per puro caso, all’improvviso, ma dopo lunghe e accurate ricerche. In questa parabola entra in gioco la dinamica del desiderio che diventa ricerca appassionata. Il contadino e il mercante sembrano i protagonisti delle parabole, ma in realtà i protagonisti sono il tesoro e la perla: il contadino e il mercante infatti danno priorità a quel tesoro e sono pronti a rinunce costose per farlo diventare loro.
Sia il contadino che il mercante di perle compiono la follia del desiderio, la stessa cosa compie Daniel, il protagonista del film Corpus Christi, ispirato a fatti realmente accaduti. Racconta la storia di Daniel, un giovane pregiudicato che ha trovato la fede in riformatorio e vorrebbe diventare prete, ma non può a causa dei suoi precedenti penali. Inizia il suo percorso di messa alla prova in una falegnameria, in un piccolo paese di montagna, ma il suono delle campane risveglia in lui il desiderio di essere prete, per questo indossa l’abito talare e viene così scambiato per un parroco. Dirà Daniel, “ci viene sempre chiesto da dove si viene, ma mai dove si va”. L’incontro con una piccola comunità in cerca di un nuovo sacerdote e una veste galeotta trascineranno Daniel in una nuova vita, figlia di un equivoco che diventerà allo stesso tempo assoluzione e calvario. Daniel si rivelerà un sacerdote coinvolgente, darà infatti nuova vita non solo alla parrocchia, ma anche a tutti gli abitanti del paese, aiutandoli a superare una recente tragedia. Una storia di redenzione, quindi, non solo per Daniel, ma per tutta la piccola comunità che, grazie al finto sacerdote, conoscerà il potere salvifico della compassione e del perdono. Il fatto stesso che la storia cominci a conversione già avvenuta sembra suggerire che non sia solamente Dio ad aver trasformato Daniel, ma pure la comunità che lo accoglie e che lo inserisce sempre più al suo interno. L’abito sacerdotale funge quasi da maschera, da nuova identità che garantisce a Daniel il rispetto delle persone che incontra e lo libera dai pregiudizi legati alla sua fedina penale. In questo senso, la parrocchia diventa per Daniel un nascondiglio, un porto sicuro in cui gli errori – e le persone – del suo passato non possono raggiungerlo. Daniel è un personaggio enigmatico, complesso. La macchina da presa lo segue attentamente, registrando ogni sua reazione, ogni suo movimento, insistendo particolarmente sui primi piani. Daniel si configura come un prete anticonformista, giovane, che beve birra, che dà suggerimenti amichevoli in confessionale, e che inscena le prediche a ritmo di rap. Proprio il suo tormento interiore, mai metabolizzato del tutto, è il motivo per cui conosce la vita, avendola vissuta. Il giovane dà alla comunità parole e significati, un senso, che quelle persone non avevano mai conosciuto. Mente, Daniel, ma dice e sente cose vere. È la molla con la quale saprà farsi amare dalla comunità, ricomponendo finalmente quella frattura che il sacerdote ufficiale, improntato al quieto vivere, non aveva voluto farsi carico. Per Daniel “perdonare non significa dimenticare, è amare, nonostante quale sia la tua colpa”. La comparsa di questo giovane e carismatico predicatore diventa l’occasione per la comunità, scossa da una tragedia avvenuta qualche tempo prima, per cominciare a rimarginare le sue ferite. Corpus Christi è un film doppio, perché il suo inizio e la sua fine insieme “tradiscono” e allo stesso tempo “elevano” Daniel, senza mai giudicarlo, piuttosto nel finale radicalizzando la sua definitiva alterità, la sua disappartenenza.

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