Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Dio ci ama tutti

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Don Umberto Cocconi

uno di voi mi tradirà

Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. Quand’egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (dal Vangelo secondo Giovanni).
Siamo nel contesto dell’ultima cena, quella della condivisione e dell’addio. Proprio durante quest’evento si compirà il tradimento di Giuda. Gesù è profondamente turbato e commosso perché uno dei suoi amici lo tradirà. I discepoli sono all’oscuro di tutto, totalmente ignari del fatto che tra le loro fila c’è una spia, un nemico, un traditore. Pietro, il leader del gruppo, rimane spiazzato da questa informazione, non ha il controllo della situazione che si è venuta a creare, è proprio all’oscuro di tutto. Forse, chiedendo al discepolo prediletto di rivelargli il colpevole, cerca di intervenire in estremis per fermarlo? Gesù smaschera il colpevole – dicendo a Giovanni – che il traditore è colui al quale intingerà un boccone e glielo porgerà. Il gesto che Gesù compie nei confronti del traditore, è paradossalmente un atto pieno di tenerezza. Per la cultura mediorientale, dare il boccone a uno dei convitati, significa dare importanza all’ospite, tributargli il primo posto a tavola, significa che il Signore si è consegnato a lui. L’evangelista Giovanni nota che, quando Giuda ebbe inghiottito il boccone, anche satana entrò in lui. Che significa tutto questo? Possiamo dire che nella bocca di Giuda c’è contemporaneamente l’amore e l’odio, la verità e la menzogna. Come satana era un tempo entrato nel giardino e aveva ingannato Adamo e Eva, ora entra nel cuore di Giuda, e lui non crede alla parola di Gesù, non crede a quell’amore che si dona. Ancora una volta il tentatore farà cadere l’uomo ingannandolo. La confusione che regna nel cuore di Giuda è data da quel riferimento che non è solo temporale: “ed era notte”. Proprio mentre si sta compiendo il tradimento, Gesù afferma che adesso fu glorificato il figlio dell’uomo. La glorificazione a cui allude Gesù è proprio la croce, che è il massimo della umiliazione, della sconfitta, dell’ignominia. Ma proprio la croce a cui sarà appeso il figlio dell’uomo rivelerà il suo amore estremo, rivelerà il volto di Dio. Già nel gesto della consegna del boccone a Giuda si rivela la gloria di Gesù, perché anche il quel gesto vi è un amore senza misura: assistiamo alla consegna di sé, al dono di sé. La Gloria di Dio, la sua essenza, è il suo amore. Il suo amore appare sulla terra per la prima volta proprio nei riguardi di Giuda, quando Gesù gli dà il boccone intinto, gli dona il suo corpo, gli dona sé stesso, amando Giuda senza condizioni. Il grande dono di Dio – l’Eucaristia – è la perla preziosa – è incastonato tra il tradimento e il rinnegamento. Prima di fare la comunione diciamo: “o Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa … ma di soltanto una parola …”. Se non mi riconosco peccatore non celebro degnamente l’Eucarestia. Perché l’Eucaristia è il dono gratuito dell’amore di Dio; se io “merito” quell’amore, profano l’Eucaristia, perché vado a prendere il salario dei miei meriti, non il dono dell’Amore di Dio. L’amore è lavare i piedi a Pietro che lo rinnega, l’amore è dare sé stesso a Giuda che lo consegna e lo tradisce; l’Amore è sapere amare in un modo assoluto e incondizionato l’altro come altro, prescindendo anche dai suoi meriti. Questa parola “come” non vuol dire semplicemente: vi ho indicato “come” amare, ti ho dato le istruzioni e ora seguile; questo “come” vuol dire “siccome”. «Cioè la causa dell’amore che tu hai è l’amore che io ho per te. Se tu sei amato, puoi amare. Quindi, come io ho amato voi, dal momento che io ho amato voi, con l’amore con il quale io ho amato voi, anche voi potete amarvi gli uni gli altri, perché? Perché l’amore, in fondo, è una cosa che uno riceve. Gesù è venuto a trasmetterci, a donarci totalmente l’amore di Dio per ciascuno di noi. Un amore tale che giunge fino a dare la vita per noi» (Silvano Fausti). Il Signore Gesù mi ha amato non quando ero bravo, ma quando ero peccatore; proprio così ha rivelato il suo amore gratuito per me; mi ha amato quando l’ho tradito, mi ha amato quando l’ho rinnegato, mi ha amato e mi ama quando gli sono infedele. Dio ci ama tutti, prescindendo da quelli che noi chiamiamo meriti o demeriti; ci ama tutti perché non può non amarci, perché l’amore vero non ha una ragione. Non può non amarci, perché Lui è amore.

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