Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?

Religioni e Spiritualità, Umberto Cocconi
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Don Umberto Cocconi


Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese (Vangelo secondo Matteo).
I Magi giunsero “da oriente a Gerusalemme”. Nell’immaginario biblico l’Oriente, lì dove sorge il sole, è il luogo dell’originario, dove tutto comincia. In questo senso i Magi sono figura di quanti, muovendo dalle esigenze originarie, costitutive dell’essere umano, vanno verso la Città di Dio. Non si va alla ricerca di Dio senza prendere una decisione, senza fare un taglio, sradicandosi dal contesto rassicurante del proprio piccolo universo. Il viaggio di ogni cercatore di Dio va dal proprio Oriente – e dunque dagli abissi del proprio cuore, dalle domande più profonde che ci abitano – verso la “città di Davide”, vero concentrato della rivelazione divina. Proviamo dunque a chiederci: “qual è il nostro Oriente”? Quali sono le domande più vere e importanti che abitano nel nostro cuore? I Magi compiono il loro viaggio lasciandosi guidare da una stella: il cammino dunque ha bisogno di una guida. Occorre avanzare nell’oscurità, pellegrini verso la luce, di cui la stella è annuncio e promessa. La stella guida il cammino dei cercatori di Dio, affacciandosi nei segnali di attesa che spesso gli uomini manifestano per dare un senso alla vita, nella ricerca di una giustizia più grande per tutti. L’esperienza della gioia è il segno distintivo di chi ha incontrato l’amore. Incontrare l’Amato, desiderato e cercato, è fonte di grandissima gioia perché ti fa sentire raggiunto da un amore infinito.
Nel cammino di tutti verso l’incontro con Cristo c’è l’Erode di turno: che cerca di depistare; c’è chi in qualche modo, mosso da ambizione, gelosia o avidità umane, cerca di rendere difficile o di ostacolare l’accoglienza del Dio fatto uomo. Questo avviene anche ai Magi: loro sanno perseverare nella loro scelta, nella loro decisione, e anche sanno, con saggezza, evitare il ritorno da Erode che sarebbe stato un ritorno certamente imprigionante o condizionante, per la loro libertà di testimoni. Il ritornare al loro paese per un’altra strada è per sottolineare come l’incontro con Dio non fa evadere dalla storia, dagli impegni della quotidianità e dalle responsabilità a cui si è stati chiamati. Incontrare il Figlio di Dio nel Bambino di Betlemme significa riconoscere l’umiltà del Dio incarnato, lasciandosi così trasformare dal Suo dono per diventare una creatura nuova, che canta con la vita il cantico nuovo di chi è stato reso nuovo dallo Spirito di Dio. Giovanni Papini scrive nello stesso anno della sua conversione: «Chi ricerca la bellezza nel mondo cerca, senza accorgersene, te che sei la bellezza intera e perfetta; chi persegue nei pensieri la verità, desidera, senza volere, te che sei l’unica verità degna d’esser saputa; e chi s’affanna dietro la pace cerca te, sola pace dove possono riposare i cuori più inquieti. Noi, gli ultimi, ti aspettiamo». Il cristiano è convinto che il cuore umano è stato fatto per Dio. Lo dice Agostino in maniera stupenda all’inizio delle sue Confessioni: «hai fatto il nostro cuore per Te ed è inquieto finché non riposa in Te». «Sì, siamo schiacciati, oltretutto da una continua massa di informazioni, da una continua forma di propaganda che ci viene propinata. Alzare lo sguardo, saper mirare in alto, saper prendere le distanze dall’immediato, dall’effimero, è un atto di libertà e di coraggio» (Bruno Forte).

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