Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Lo Spirito Santo scenderà su di te

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Angelo Gabriele e Maria

Don Umberto Cocconi
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio. Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» E l’angelo partì da lei (Vangelo secondo Luca).
“La vergine si chiamava Maria”. Il nome rappresenta la nostra identità, rivela chi siamo. Esistiamo perché qualcuno dice il nostro nome e in questo modo ci chiama alla vita. «Non comincio mai una giornata perché apro gli occhi, ma perché parto dalla domanda: “quale voce mi chiama a svegliarmi?”. Vivo e la vita è attesa che Altri mi parli. Non si può vivere per ascoltare solo e unicamente se stessi» (Ignazia di Viboldone). A Maria viene annunziata una nascita, ma mediante l’ascolto di questo annuncio, di questa voce che la chiama e che dice in modo nuovo il suo nome, Maria stessa rinasce con un’identità nuova. Non si può vivere in modo anonimo e senza nome. Anche il figlio che nascerà da Maria porterà tanti nomi: sarà chiamato Gesù, Emmanuele, Santo, Figlio dell’Altissimo. Il testo, se letto in profondità, ci permette di comprendere come Maria non sia chiamata solamente con il suo nome aramaico Miriàm (che può significare altezza, sommità, eccellenza) o “l’amata dal Signore”, ma anche col nome che Lei stessa si darà, scrutando nel proprio cuore, dopo la chiamata: Ancilla Domini, ossia: “serva del Signore”. Noi ci portiamo un nome che abbiamo ricevuto in dono, ma dentro il nome personale, unico e singolare, abita un nome nuovo, un’identità nuova, alla quale il Signore ci chiama instaurando così con noi una relazione profonda. Ogni giorno la nostra vita fiorisce se sappiamo accogliere la sfida di rispondere a questa domanda: “quale voce mi chiama a svegliarmi? Quale nome nuovo ricevo e accolgo? Con quale nome chiamo le persone che sono accanto a me?”. Maria – quando l’angelo Gabriele (che significa “Dio si è mostrato forte”) la chiama per nome – sarà turbata, non tanto dall’apparizione ma dalle sue parole. L’annuncio a Maria avviene in una città disprezzata della Galilea, e proprio in questa periferia esistenziale Dio sta facendo qualcosa di centrale per la Storia Universale. L’annuncio delle meraviglie di Dio non avviene più nel Tempio, perché Dio ha trovato la “casa” di cui il Tempio era figura nella vergine Maria. “Rallegrati piena di grazia” è un saluto e un invito alla gioia. Il profeta Sofonia aveva scritto: “Gioisci, figlia di Sion! Fa festa, esulta, Israele! Rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!”. Maria chiede all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. L’obiezione richiama l’attenzione sull’impossibilità umana che deve essere superata dall’intervento di Dio e serve a capire chi è il figlio che nascerà. Lo Spirito Santo scenderà su di Lei: lo Spirito è il soffio vitale, è colui che dà vita. L’angelo dirà a Maria che l’Altissimo su Lei “stenderà la sua ombra”: come un giorno nel deserto la nube adombrò sulla tenda della Testimonianza, in cui era custodita l’arca dell’alleanza. La risposta di Maria è sorprendente, afferma: “Eccomi, sono la serva del Signore, mi avvenga secondo la tua parola”. La sua risposta è gioiosa. Adamo, al contrario, era fuggito di fronte al Dio che nel giardino dell’Eden lo cercava. Ora in Maria l’umanità dice: “eccomi” a Colui che da sempre ha detto “eccomi” a chi non lo cercava. In Maria l’umanità liberamente s’unisce al “sì” delle creature, in Lei la Parola agisce talmente da vivere, crescere ed essere donata a tutti gli uomini. “E l’angelo partì da lei”, ora la Parola si è ormai fatta carne, l’angelo può andare, perché ha compiuto il suo compito. Maria viveva sulla terra, non sulle nuvole. Viveva una vita comune a tutti, simile, cioè, alla vita della sua vicina di casa. Dio l’ha scoperta lì, in mezzo alla gente comune, ed è divenuta sua. Maria si è lasciata chiamare per nome e io quando mi lascerò chiamare con il mio vero nome?

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