Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Non di solo pane vivrà l’uomo

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Don Umberto Cocconi

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”» (Vangelo secondo Luca).
Quali sfide, quali tentazioni un giovane deve affrontare e vincere, per diventare adulto? Le possiamo circoscrivere a tre: la sfida del tempo, la sfida del piacere della connessione e la sfida del narcisismo. Il noto psicologo Vittorino Andreoli sostiene che se vogliamo capire gli adolescenti dobbiamo fare i conti con la loro “percezione” del tempo: vivono senza tempo. Sovente essi sono privi della percezione del futuro. In altre parole, è come se vivessero un presente continuo, fatto di frammenti: “Adesso vivo questo frammento di tempo, poi un frammento successivo, poi un altro ancora”. Non c’è però un continuum, non c’è, cioè, la percezione di uno sviluppo che in questo tempo si può realizzare. E’ efficace l’immagine della “freccia ferma”: si vuole fermare il tempo che passa. Tutto diventa “presente eterno”. Questo processo di segmentazione del tempo, in attimi, interrompe il flusso temporale, con questa operazione si crea un tempo seriale senza storia: una collezione infinita di momenti, di qui ed ora, di foto, di selfie. Si può sempre annullare quello che si vive, ricominciare da capo, basta un clic. E tutto ricomincia. Si circoscrive la propria vita sempre più nell’attimo presente, non si pensa al domani, al futuro. Si può rimanere in questa nicchia atemporale rimandando ad un futuro oltre le tappe della propria storia. Avere la dimensione del futuro significa poter immaginare che domani cambierà la condizione che si sta vivendo, e persino di fare un progetto perché ciò avvenga. Una seconda sfida che un giovane deve raccogliere è la comunicazione digitale, che amplia le sue possibilità, a tal punto che si può vivere contemporaneamente l’immediatezza degli scambi e delle condivisioni. E’ inevitabile che questi scambi così accelerati creino il bisogno insopprimibile di rispondere subito ai messaggi ricevuti, oppure di inserire al volo le foto nelle proprie pagine per ottenere tantissimi like. L’appagamento di questo desiderio di approvazione urge e non si può procrastinare. La vita degli adolescenti sembra all’insegna della contingenza il che li spinge a fare scelte rapide e superficiali. Non c’è tempo per concentrarsi e riflettere. I giovani contemporaneamente studiano, sentono musica, scrivono, leggono messaggi sul cellulare, con vari focus, vivono l’esperienza del cosiddetto multitasking: si fanno più cose contemporaneamente e tutto questo li fa sentire vivi e adrenalinici. Danah Boyd afferma che: «quando gli adolescenti creano un profilo online sono allo stesso tempo individui e parte di un collettivo. La loro rappresentazione di sé è costruita attraverso ciò che esplicitamente trasmettono e condividono con i loro amici che si lega al modo in cui le altre persone rispondono loro». E ciò provoca, quella che possiamo chiamare terza tentazione: il piacere che si prova quando si ricevono delle conferme per se stessi. Si creano così al contempo connessioni continue, con cui ci si presenta agli occhi degli altri, con l’identità desiderata, oppure con un’identità difensiva, arricchita con informazioni, foto e immagini che vengono continuamente aggiornate. Facebook consente un nuovo approccio alla costruzione del proprio sé. «Gli adolescenti si confrontano con la propria immagine, costruendo una narrazione personale che verrà condivisa solo dagli amici che sono stati accettati in tempo reale ed in modo immediato. Possiamo paragonare i social media al muretto intorno al quale si incontravano qualche decennio fa i giovani, oppure al barino in cui stazionavano per ore rimandando continuamente il momento di ritornare a casa» (Massimo Ammanniti). Come possiamo noi adulti criticare questi giovani, o avere la presunzione di aiutarli se siamo pure noi caduti nella rete?

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