Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: non dobbiamo perdere la fiducia nel potere del seme

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Don Umberto Cocconi

Si radunò attorno a Gesù tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti» (Vangelo secondo Matteo).
Quando leggo la parabola del seminatore ripenso a tutto quello che mi sento dire dalle persone che accolgo, un detenuto, un ex tossico o, più in generale, una persona che ha sbagliato: l’è ‘na bala persa, è un caso irrecuperabile! “Non perdere tempo, lascia stare, non cambierà mai, approfittano della tua bontà, usano la tua carità per evitare il carcere!”. So bene che non sempre andrà come spero, ma non mi arrendo e credo in ciò che faccio. Mi sembra di essere come quel contadino della parabola che ha “lanciato” un’opportunità e questa poi è caduta, come il seme lungo la strada, e nonostante l’impegno profuso non ha dato frutto. Spesso anch’io preso della paura di perdere la scommessa mi faccio sfiorare dalla tentazione di selezionare. Potrei benissimo investire le mie forze su persone di serie A. Ma poi tra me e me penso: “e con quelli della serie Z che facciamo? E agli ultimi chi ci pensa?”. Spes contra spem: sperare contro ogni speranza, proprio come quel contadino che crede in quel seme e spera che esso possa incontrare un terreno che lo accolga, allora porterà frutto, e quella vita sarà risorta! «Ecco, il seminatore uscì a seminare»: l’immagine è quella di un uomo che esce di casa con un unico scopo preciso: spargere la semente. In un certo senso è una parabola in atto: Gesù sta descrivendo quello che sta succedendo a lui nell’atto stesso in cui ne parla. Il contadino “spreca”, e così fa anche Gesù! Se la semina di Dio non è diversa da quella del contadino, è perché all’origine dell’agire di Dio c’è una sovrabbondanza di amore, che solo agli occhi dell’uomo può sembrare inutile spreco. La crescita del Regno di Dio è come quel seme: piccolo, semplice, che deve essere seminato con abbondanza e deve marcire nella terra per portare frutto. È una presenza che non si impone e che può anche apparire improduttiva e destinata al fallimento. I primi tre terreni, infatti, risultano improduttivi: sulla strada, sui sassi e tra le spine il seme non riesce ad essere fecondo. Ma c’è anche un terreno buono che dà frutto e lo dà in modo abbondante e sorprendente. Anche oggi è così, la semina comporta insuccessi, fatiche, errori e delusioni, ma il seminatore ha la certezza che una parte del seme porterà frutto. Ciò su cui il racconto sembra insistere è il contrasto fra la grande quantità di seme che viene sprecato e la piccola quantità che invece germoglia. Il discepolo/l’educatore deve pertanto vivere nella fiducia che la Parola annunciata porti frutto. Nella semina sono intrinseci l’accoglienza e il rifiuto: vi è chi lascia soffocare il seme e chi invece lo custodisce con passione. Nessuno se lo aspetterebbe, eppure a fianco dei tre terreni che rimangono sterili germoglia un raccolto inatteso, anzi, impossibile! Davanti alla tentazione di calcolare, misurare e valutare, ecco qui come si palesa la diversa logica di Gesù. Quello che a noi potrebbe sembrare uno spreco, per Gesù è gratuità. Quello che a noi potrebbe apparire noncuranza è, in realtà, lo svelamento di un amore traboccante e disinteressato. Quello che a noi potrebbe sembrare illogico, è invece l’unica logica adeguata ed efficace per gestire gli “affari” di Dio: l’amore per tutti senza misura. Il discepolo non misura, non seleziona, non fa previsioni, ma bensì sparge il seme della Parola ovunque, perché sa che essa è potente ed efficace di per sè. Proprio lì, dove mai nessuno avrebbe potuto immaginare, raccoglierà i suoi frutti più preziosi. Non dobbiamo stancarci di seminare, anche se può sembrare una battaglia persa già all’inizio, ma noi tutti, come il contadino, non dobbiamo perdere la fiducia nel potere del seme, prima o poi ti incontrerà, e allora diventerai un terreno esageratamente fecondo. Se ci pensiamo il fior di loto è uno dei fiori più belli, eppure esso nasce dal fango e fiorisce nel fango.

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