Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: voi siete il sale della terra

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Voi siete il sale della terra

Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Vangelo secondo Matteo).
Gesù incoraggia i suoi discepoli, li “gasa” come nessuno mai, crede in loro, a prescindere da quelle ferite, piccolezze e fragilità che li caratterizzano. C’è mai stato qualcuno che ti ha detto che tu sei luce? Anzi di più: luce del mondo? Inoltre, l’espressione “sale della terra”, non afferma forse che tu sei sapiente? Tra le altre cose, da Gesù dobbiamo imparare anche l’arte di incoraggiare. Un termine questo che potrebbe essere traslitterato con “incuoraggiare”, ossia: infondere coraggio, instillare nell’altro forza e fiducia. Porre nel suo petto un cuore. Incoraggiare, per il carattere di coinvolgimento affettuoso e accogliente, non può dunque che “far rima” con il prendersi cura. Amare davvero è sempre e comunque incoraggiare. Chi di noi non ha bisogno di essere accompagnato e continuamente supportato per affrontare le sfide e le difficoltà del crescere, o per superare eventuali limiti o blocchi magari inconsapevolmente imposti? Secondo una storia popolare, il mezzo di cui si serve il diavolo per sconfiggere nel profondo l’Uomo è proprio lo scoraggiamento. Quando egli riesce a piantare questo sentimento corrosivo nel cuore di una persona, il male ha campo aperto. Mentre il maligno è all’opera per scoraggiare, Dio, il Sommo Bene, ci infonde costante coraggio. Il grande psicoterapeuta Alfred Adler pone il concetto di coraggio e quindi di incoraggiamento come uno dei punti focali del proprio modo di procedere sia teorico che pratico, per contrastare lo scoraggiamento del paziente. Chi soffre di un disagio, secondo l’ottica adleriana, è spesso una persona scoraggiata, con scarso senso del proprio valore e senza fiducia nella propria possibilità di realizzarsi nella vita, nei principali compiti vitali – amore, amicizia, lavoro – sul piano della partecipazione sociale è pervaso dalla paura di essere esposto al fallimento. In un momento i cui siamo sommersi da parole che umiliano e dividono, più volte il papa Francesco ci ricorda che le parole sono azioni e dunque sono responsabilità. Questo significa che parlando ci impegniamo su due piani: etico e teoretico. Il piano etico è il piano della relazione, della parola che accoglie, che consola, ma che quando serve denuncia. Il piano teoretico è quello della parola che ricerca, quella del sapere che rifiuta i pregiudizi, il “sentito dire”. I giovani vanno sostenuti, incoraggiati, ma anche dotati degli strumenti necessari per realizzare le loro capacità e il loro amore per il bene comune. “Delle parole dette mi chiederà conto la storia – diceva Tonino Bello – ma del silenzio con cui ho mancato di difendere i deboli dovrò rendere conto a Dio”. Le saliere sono inutili finché il sale non si mescola al cibo. Il sale che tu sei non è fatto per restare in una bella confezione. Sei fatto per mescolarti con la Storia, è per quello che sei nato. La passione per il mondo non vale qualche rischio? Quando guardiamo Assisi o un’altra antica cittadina costruita sul monte, il nostro sguardo non è affascinato da quelle case che svettano contro il cielo inondate di luce? La città non ha la luce, neppure la cattura, ma ne viene inondata. Non siamo che povera gente inondata da una luce non nostra. «Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi» (Corano V,48, Sura della mensa, circa le tre comunità ebraica, cristiana e musulmana). La lucerna non esiste per se stessa, non la si accende per renderla più bella, essa è in funzione delle persone e dell’ambiente da illuminare. La comunità cristiana è una lanterna che Qualcuno ha acceso. E se in lei qualcosa brilla, non è per lei stessa, ma per il mondo. È in funzione del mondo che esiste e deve pertanto lasciarsi porre in mezzo al mondo, altrimenti risulta inutile, come il sale scipito. La comunità deve sentire la nostalgia dei luoghi bui, deve trovarcisi a suo agio, perché è stata pensata per essi, per illuminarli. «Rechiamo tutti nelle nostre mani disarmate la luce d’un amore che nessuno riesce a scoraggiare», ha detto Giovanni Paolo II. «Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo», ha scritto Gandhi. Che cosa sei disposto a dare per la salvezza del mondo?

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