Riflessioni al Vangelo di Don Umberto Cocconi: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio

Spread the love
The Sermon on the Mount
Carl Bloch, 1890

Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi» (Vangelo secondo Luca). 
Davvero «la religione è l’oppio dei popoli?». Questa è la famosa e perentoria osservazione di Karl Marx volta a denunciare la pericolosità delle religioni, usate dalle classi dominanti e dai potenti per mantenere l’oppressione sui poveri. Non credo proprio che Gesù la pensasse così, anzi… la religione è rivoluzione, cambiamento, lotta, denuncia e profezia. Sarebbe davvero oppio, ovvero qualcosa dall’effetto narcotizzante, se neutralizzasse le energie e le forze vitali del popolo. Sul banco degli imputati, in prima fila tra le religioni c’era, secondo Marx, proprio il cristianesimo e, in particolare, quel messaggio di Gesù dai noi conosciuto come le “beatitudini”, in cui il Cristo proclama beati i poveri, perché proprio a causa della loro indigenza avranno il paradiso assicurato. Come si può affermare che gli afflitti e gli affamati sono beati, felici? Forse perché, dopo il calvario della loro esistenza, come “premio”, saranno portati in prima fila in paradiso? Se poi un ricco, prima di morire, avesse fatto un po’ di carità, si sarebbe dunque guadagnato il paradiso? È questo ciò che vuole affermare Gesù? No, anzi! Forse non abbiamo mai sentito parole così precise e nette nei confronti dei ricchi, dei sazi che hanno affamato, o dei gaudenti. Proprio a loro Gesù rivolge parole forti, terribili: “guai a voi”. Impressiona veder affiorare sulle labbra di Gesù maledizioni così forti, simili a quelle scagliate dai profeti contro la corruzione e le ingiustizie del loro tempo. Una bellissima poesia di Nelly Sachs, così recita: «Se i profeti irrompessero per le porte della notte incidendo ferite nei campi dell’abitudine; se i profeti irrompessero per le porte della notte, cercando un orecchio come patria; orecchio degli uomini ostruito da ortiche sapresti tu, oggi, ascoltare?». Tu sei nella schiera dei “beati”? Oppure a te è rivolta la parola “guai”? Cerchiamo dunque di scoprire cosa intende Gesù con l’espressione: “Beati voi poveri, beati voi che avete fame, beati voi che piangete, beati quando sarete odiati?”. Vuol dire che uno è beato perché non ha niente? O perché ha fame, piange, ed è perseguitato? Gesù vuole ricordarci che la vita si realizza pienamente solo col donare, mentre, al contrario, tenere per sé è morire. La nostra vita è fatta per donare, per condividere, non per trattenere. Meister Eckhart afferma che la vera povertà, consiste nel «niente volere, niente sapere, niente avere». “Niente volere” non significa rinunciare alla propria volontà, ma allontanarla dall’egoismo indirizzandola al “sia fatta la tua volontà”. “Niente sapere” invece, non è un inno all’ignoranza, il sapere che deve essere rimosso non è dunque quello sul mondo, sulle cose o sulla storia, ma bensì quel presunto sapere che riteniamo valore fondante delle nostre decisioni. “Niente avere” si riferisce invece alla negazione di ogni autosussistenza dell’essere. Le beatitudini, quindi, sono una proposta di felicità: “Vuoi essere felice?”. Vivi così! Per il mondo felicità è avere, per Gesù felicità è essere. Per il mondo felicità è avere cose, titoli, possedimenti, fama e gloria, per Gesù è avere relazioni autentiche. Per il mondo felicità è possedere, per Gesù felicità è essere liberi da tutto. Per il mondo la felicità va cercata fuori di sé: “Se avrò quella cosa… Se avrò quella persona… Quando sarò così…”, per Gesù la felicità è dentro di te. La vera beatitudine non sta nel possedere le cose, ma nell’essere sobri, autentici, sta nell’avere fame non tanto di cibo ma di parole: di Parola di Dio. Essere beati vuol dire prima di tutto partecipare alle sofferenze dell’uomo e nello stesso tempo sentire il dolore del mondo e combattere per la verità e la giustizia e questo di solito porta alla persecuzione, all’incomprensione, all’umiliazione da parte dei potenti di turno. Le beatitudini dicono: “Vuoi essere veramente felice?”. Vivi così! Le beatitudini infatti, non sono un comando: “Devi essere così”, ma sono e rappresentano la possibilità di una scelta: “Se vuoi essere vivo dentro, sentire la Vita, la gioia, vivi così!”.

Lascia un commento