Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: i giovani hanno bisogno dello sguardo pieno di compassione

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«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’»

Don Umberto Cocconi

Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose (Vangelo di Marco).

Lo sguardo della Chiesa durante il prossimo ottobre sarà rivolto ai giovani: ascoltarli, camminare con loro, abitare le loro domande, e cercare di comprendere i loro sogni e progetti. Come Pastorale universitaria, insieme alla Pastorale giovanile della Diocesi di Parma, abbiamo voluto metterci in cammino accanto ai giovani, lasciandoci guidare da loro per comprendere ciò che vivono e pensano. Ci siamo rivolti a giovani universitari di età compresa tra i 19 e i 30 anni, di qualsiasi appartenenza religiosa, inclusi i non credenti. 30 giovani si sono cimentati in queste interviste, coinvolgendo circa 300 loro coetanei universitari. Stiamo in questo tempo analizzando i tanti dati raccolti, ma quello che ora vogliamo condividere con voi è la gioia di questi 30 universitari che, al termine della loro mission hanno voluto raccontarci che cosa hanno sperimentato incontrando tanti giovani. Agnese: «Inizialmente non ero molto convinta di partecipare a questo progetto, sapevo che mi sarei sentita a disagio nell’intervistare le persone su tematiche così importanti come la fede, che non si affrontano tutti i giorni. Non pensavo neanche che i giovani avrebbero accettato e invece, mi sono ricreduta, perché tutti hanno accolto la proposta entusiasti». Pietro: «Sono rimasto molto entusiasta di questa proposta che ho ritenuto “innovativa” rispetto alle normali prassi che si seguono per incontrare i giovani della mia età. Di solito come Chiesa ci rivolgiamo sempre al mondo e ai giovani attraverso conferenze, incontri, campi di lavoro … tutte attività bellissime, eppure questo che mi è stato proposto è davvero una cosa che non avevo mai sentito prima: incontriamo i giovani dando loro la parola! E soprattutto come? Attraverso altri giovani come noi! Una cosa incredibile… fuori dagli schemi consueti, fuori da ogni forma di gerarchia, fuori dalla pretesa di incontrare i giovani per insegnargli qualcosa, un progetto che ha la capacità di dire: “You are OK!”, “Tu vai bene! Parla ti ascolto! Voglio sapere chi sei e cosa pensi”. Per me si è trattato di vivere la dimensione missionaria sotto l’aspetto dell’ascolto e dell’incontro con l’altro. Ho percepito una sete da parte dei giovani, quella di sentirsi ascoltati. Mi ha colpito che sia credenti che “diversamente credenti”, alla domanda: “Cosa dovrebbe fare la Chiesa per parlare di più ai giovani?” Hanno risposto quasi all’unanimità: “Dovrebbe essere più radicale!». Greta: «Mi ha colpita molto il rapporto che si veniva a creare, domanda dopo domanda, con le persone intervistate che si sono rese disponibili accettando di aprirsi con me, ed è stato interessantissimo ascoltare il loro punto di vista e le loro idee. Ogni incontro è stato una sorpresa, vedevo i ragazzi molto a loro agio, anche se con qualche perplessità iniziale. Alla fine però sono rimasti tutti abbastanza contenti dicendomi che gli ha fatto bene parlare di queste cose. Ho notato che per alcuni può risultare difficile questo momento, forse perché si trovano a mettersi a nudo su tematiche che di solito non trattano o per semplice vergogna di parlare di cose personali come la religione con un’altra persona». Giacomo: «Quest’esperienza mi ha permesso di avere uno sguardo nuovo sul modo con cui i giovani guardano alla fede e alla Chiesa. Inizialmente non nascondo di aver avuto qualche dubbio sulla possibilità di trovare ragazzi e ragazze disponibili a partecipare all’intervista, dati i temi importanti di cui parlare, ma non appena ho iniziato mi sono reso conto della grande disponibilità di chi mi trovavo davanti: tutti hanno apprezzato la possibilità di riflettere su loro stessi e sulla vita, cosa che non è facile fare nella quotidianità. Personalmente ritengo che questa esperienza mi sia servita molto sia perché ho potuto conoscere meglio il pensiero di alcuni coetanei, sia perché ho potuto riflettere sulle varie risposte che mi sono state date e ho potuto ampliare il mio sguardo sulle stesse tematiche». Elena: «Dopo essermi confrontata con i ragazzi, sugli aspetti evidenziati dal questionario, posso dire che ho imparato tanto; il mettersi a nudo di fronte ad una persona quasi estranea non è facile, il farsi scrutare nella parte più intima del proprio essere, il lasciarsi coinvolgere, è da apprezzare». M. Chiara: «La cosa che più mi ha meravigliato è stata la relazione confidenziale che si è instaurata con i vari intervistati nonostante con la maggior parte di essi non abbia nessun rapporto e diversi fossero proprio degli estranei per me. Ho proprio percepito che questo progetto sia stato voluto da Dio; dico questo perché ho sperimentato mentre facevo le domande agli intervistati che realmente è stato un dono reciproco. Ho potuto constatare che, se stimolati nella giusta maniera, c’è un mondo di giovani straordinari che hanno dentro di sé un bagaglio di valori molto più ampio e profondo di quello che si possa pensare! E’ stato come entrare in un film, perché dietro ogni intervistato mi si è aperto un mondo nuovo. Un altro aspetto positivo è che tutti gli intervistati mi hanno ringraziato per l’opportunità di riflessione Introspettiva che hanno vissuto grazie alle domande del questionario». Dall’analisi delle risposte emerge che i giovani hanno bisogno dello sguardo pieno di compassione di una Chiesa che sappia accompagnarli nel loro cammino, ma nello stesso tempo avvertono di aver bisogno di adulti che sappiano essere pastori che si spendano per loro.

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