Riflessioni sul Vangelo di don Umberto Cocconi: “l’oggi di Dio che ci viene incontro per invitarci a prendere parte al suo adesso”

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Don Umberto Cocconi
Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra Gesù. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!». Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò (Vangelo secondo Luca).
«Oggi si compie»: Gesù rivela a noi l’oggi di Dio che ci viene incontro per invitarci a prendere parte al suo adesso, che consiste nel «portare ai poveri il lieto annuncio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». L’adesso di Dio con Gesù si fa presente, si fa carne, si fa volto e amore di misericordia. In Gesù inizia e si fa vita il futuro promesso. Quando? Ora! Proprio noi che rimandiamo tutto a domani, a dopo, abbiamo perso l’adesso e dobbiamo dunque riscoprire che c’è, c’è un oggi che chiede di svegliarci e di agire, senza se e senza ma. Gli abitanti di Nazareth non capiscono perché questo loro conterraneo non li riempia di favori e di privilegi. Perché non compi per noi – sembrano dire – quei gesti di salvezza che hai compiuto a Cafarnao? Vogliono piegare Gesù alle loro aspettative, alle loro pretese, lo vogliono addomesticare. Papa Francesco afferma che anche nei nostri ambienti succede che «uno che è nato per essere profezia e annuncio del Regno di Dio viene invece addomesticato e impoverito. Voler addomesticare la Parola di Dio è una tentazione di tutti i giorni». Vogliamo un Dio a nostro uso e consumo, e se non risponde alle nostre richieste, lo “uccidiamo”, “lo buttiamo giù dal monte”. Ci facciamo un Dio a nostra immagine e somiglianza! Un Dio “su misura”, che risponda ai nostri più biechi desideri”. Gli abitanti di Nazareth erano disposti a credere in lui solo perché speravano di trarne un profitto! “Sei un salvatore potente, sei dei nostri, sicuramente ci ricolmerai dei tuoi benefici!”. Non dobbiamo dimenticare che il mondo greco-romano dell’epoca ruotava attorno a un sistema di favori e di amicizie – anche oggi non è cambiato molto il mondo – è così che gli abitanti di Nazareth immaginavano e volevano da Gesù: un amico potente, tutto per loro, al loro servizio. Questa è una prospettiva che Gesù assolutamente non accetta. Lui non è l’amico potente di nessuno, non è venuto per distribuire favori ai suoi. È come Elia, come Eliseo, come i grandi profeti: la Sua salvezza è per tutti! Poteva godersi almeno un po’ di popolarità pure a Nazareth, accettando la logica dei favori, ma non è così che Gesù intende la sua missione. Gesù vuole essere per tutti, nessuno escluso. Pertanto il Dio che a Nazareth Gesù ci fa conoscere, sorprende, spiazza. Noi, del resto: «non sempre crediamo che Dio possa essere tanto concreto e quotidiano, tanto vicino e reale, e meno ancora che si faccia tanto presente e agisca attraverso qualche persona conosciuta come può essere un vicino, un amico, un familiare. Non sempre crediamo che il Signore ci possa invitare a lavorare e a sporcarci le mani insieme a Lui nel suo Regno in modo così semplice ma incisivo. Ci costa accettare che l’amore divino si faccia concreto e quasi sperimentabile nella storia con tutte le sue vicissitudini dolorose e gloriose» (Papa Francesco). Anche noi ci comportiamo come i vicini di Nazareth, quando preferiamo un Dio che non scomodi, un Dio “addomesticato”. Questo perché un Dio vicino e quotidiano, un Dio amico e fratello ci chiede di imparare vicinanza, quotidianità e soprattutto fraternità. «Egli non ha voluto manifestarsi in modo angelico o spettacolare, ma ha voluto donarci un volto fraterno e amico, concreto, familiare. Dio è reale perché l’amore è reale, Dio è concreto perché l’amore è concreto. Ed è precisamente questa concretezza dell’amore ciò che costituisce uno degli elementi essenziali della vita dei cristiani» (Papa Francesco). Come afferma Luigi Giussani: «Il Mistero ha scelto di entrare nella storia dell’uomo con una storia identica a quella di qualsiasi altro uomo: vi è entrato perciò in modo impercettibile, senza nessuno che lo potesse osservare e registrare. Ad un certo punto si è posto; e per chi lo ha incontrato quello è stato il grande istante della sua vita e della storia tutta». È iniziato per lui il suo adesso.

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