Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: neanche io ti condanno!

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Don Umberto Cocconi

Gesù all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mose, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed ella rispose. “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (Vangelo secondo Giovanni). 
Il racconto comincia con l’espressione temporale “all’alba”. E’ l’inizio di un nuovo giorno che allude innanzitutto al primo giorno della creazione, ma anche a quello della Resurrezione. Il perdono di Dio non è forse la “nuova luce” che irradia dalla Pasqua? Gesù, sedutosi davanti al tempio, ammaestra il popolo che gli sta di fronte. L’evangelista afferma che “tutto il popolo” va da Gesù, nello stesso modo in cui si era recato ai piedi del Sinai. «C’è qui, dunque, il ripetersi di quella scena ai piedi del Sinai per dirci come Gesù sia venuto a stabilire la nuova alleanza e a dare al popolo un nuovo insegnamento, non più basato sulla giustizia che punisce la colpa, ma fondato sull’amore misericordioso che perdona sempre e comunque» (Giovanni Leonardi). Gli uomini della legge, gli scribi e farisei, scaraventano davanti a Gesù una donna colta in flagrante adulterio. Anche oggi – tanti che si considerano giusti – «ti mettono sotto il naso un peccatore qualunque, potente o disgraziato, pensionato d’oro o migrante, gli appuntano sulla schiena il cartellino di qualche emergenza politica più o meno pretestuosa, di qualche cruccio giuridico più o meno cavilloso, e poi ti chiedono, petulanti: allora, non vieni a lapidarlo con noi? Che fai, lo difendi?» (Guido Vitiello). Secondo la legge di Mosè, una donna come questa, andrebbe lapidata. Essi, per giustificarsi dicono: “Mosè ci ha ordinato di lapidare donne come questa. Tu che ne pensi? Tu da che parte stai?”. La legge potrebbe anche sembrarci ingiusta, ma va osservata, viene da Dio, come possiamo metterci contro di essa? Possiamo noi uomini metterci contro il Sommo legislatore? E poi questa norma è per mantenere l’ordine, la concordia, per preservare il matrimonio contro pericoli ben più gravi. Di fronte a un comportamento adultero bisogna difendersi, altrimenti tutta la comunità si contaminerebbe. La donna non è altro che un pretesto per umiliare Gesù, per trovarlo in fallo. Oggi gli stigmatizzati sono gli immigrati, i delinquenti, le “famiglie anomale”, i poveri e tante altre minoranze. Gesù ci invita costantemente a spostare il nostro modo di agire, lasciando quella pratica del giudizio basata sul “giusto o sbagliato”, per adottare invece l’incondizionato amore verso il prossimo, ovvero la più potente arma, per una profonda trasformazione del mondo intero. Abbiamo reso il mondo un posto infelice dove, per non soccombere, ogni giorno recitiamo più parti… abbiamo reso la vita un triste teatrino, in cui l’unica cosa vera è la sofferenza esistenziale che tutto questo comporta. Oggi, come ieri, anche se spesso ce ne dimentichiamo, essere cristiani significa essere dei ribelli, degli anticonformisti, finché la conformità avrà il carattere dell’odio e della repressione. Che cosa fa, invece, Gesù? Ancora una volta ci sorprende: “si mette a scrivere con il dito per terra”. Forse perché si sente spiazzato? O prende tempo? Che cosa mai scrive Gesù di così importante per terra? Un lettura interessante dello “scrivere di Gesù per terra” ce la consegna l’antropologo René Girard. Questi afferma che Gesù si china a terra, non tanto per scrivere, ma per evitare gli occhi iniettati di sangue dei suoi provocatori: «Se Gesù ricambiasse il loro sguardo, questi uomini sovraeccitati, anziché interpretare il suo sguardo per quello che è veramente, lo trasformerebbero in uno specchio della loro collera». Proprio per spegnere la miccia della reciprocità e fermare il contagio mimetico della violenza, Gesù si china per terra e in tal modo ha cura di non incrociare quegli occhi iniettati di sangue. Solo dopo aver scritto per terra Gesù parlò. Proferì un‘unica frase, ma profondamente incisiva, autentica e spiazzante, una di quelle domande che scuotono la coscienza nelle sue più vive profondità impedendo così a quegli uomini di agire con violenza in nome della Legge: “se qualcuno di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. Chi di noi è senza peccato? La legge condanna anche me! La Legge non può salvare, poiché chi salva è solo Dio, il quale dona gratuitamente il suo perdono a tutti. Udito ciò i rappresentanti della legge se ne andarono, e in mezzo alla piazza, davanti al tempio, rimasero solo Gesù e la donna. Gesù alzandosi in piedi le disse: “neanche io ti condanno!”.

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