Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te…

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Don Umberto Cocconi

Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «… Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: “E’ tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”» (Dal vangelo secondo Luca).
Perché il fratello maggiore non accetta la festa per il ritorno del fratello? Perché non comprende la gioia del padre che ha riavuto sano e salvo il figlio perduto? Nel racconto non si afferma, che il padre si commuove e accoglie il figlio quando quest’ultimo è vicino a casa, si sottolinea, al contrario, che mentre “era ancora lontano, suo padre lo vide, si commosse, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò!”. E poi per il figlio ritornato, il padre “perde la testa”, gli dona il vestito più bello, gli mette l’anello al dito e i sandali ai piedi e per lui uccide il vitello grasso, dando così inizio ai festeggiamenti. Il figlio maggiore stava lavorando nei campi e, di fronte all’arrendevole e, secondo lui, ingiusto comportamento del padre non vuole partecipare alla festa, fermandosi proprio fuori dalla porta d’ingresso della casa del padre. Quando poi viene a sapere che il padre, in onore del “figlio ritrovato”, ha ucciso in suo onore anche “il vitello grasso”, va su tutte le furie. Sente che quella non è più la sua casa e per questo si rifiuta di entrare. Non riconosce più quell’uomo come un uomo giusto, anche se è suo padre. E si ribella nei suoi confronti affermando: “io” ti servo da tanti anni e non ho “mai” disobbedito a un tuo comando e tu non mi hai “mai” dato un capretto. Il suo cuore è colmo di risentimento nei confronti del padre. Come reagisce il padre nei riguardi del figlio maggiore? Esce dalla casa, mettendosi alla ricerca del figlio maggiore e trovatolo si mette ai suoi piedi e in ginocchio lo prega. «Ecco questo è il roveto ardente. Capite? Non siamo noi a tornare da Dio, ma Egli esce da sé stesso, in questo eccesso di amore, e si mette in ginocchio davanti a noi, si butta ai nostri piedi e ci prega» (Franco Giulio Brambilla). Gesù ci racconta l’uscita di Dio da sé, per venire incontro all’uomo, mettendosi in ginocchio davanti a lui, per sciogliergli il cuore di pietra. E pensate, quest’uomo che si chiude in se stesso, non è il peccatore, ma il giusto per eccellenza! Il figlio maggiore così si rivolge al padre: – sentite la meraviglia di questa risposta – “io” ti servo da tanti anni e non ho “mai” disobbedito a un tuo comando e “mai” mi hai dato neppure un capretto. Infinite volte ci sarà capitato di parlare come il figlio maggiore: “io”, “mai” e “sempre”. “Io, io, io … io ho sempre fatto questo e non ho mai ricevuto quest’altro”. Siamo sempre più concentrati su noi stessi, sulle nostre bravure e di queste ci lodiamo e vantiamo. «Ma ora che è tornato questo “tuo” figlio…»: questa è la frase più misteriosa di tutta la parabola. Figlio – vedete, lo richiama “figlio” – il fratello maggiore deve rientrare nella casa da “figlio”, così come lo è sempre stato – “tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo”. Sono parole queste del padre che richiamano i patti di alleanza! Il Padre avrebbe potuto dire il contrario: “tutto ciò che è tuo è mio”, in quanto sei mio figlio. Lo richiama al segreto di quel rapporto di amore e di alleanza che esiste tra padre e figlio, senza il quale non c’è vita donata, trasmessa ed ereditata. Per il padre è importante far festa e rallegrarsi perché suo figlio e il fratello del figlio maggiore era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. Il Padre e, noi con lui, attende da duemila anni di sapere se il figlio maggiore è tornato nella casa del padre! Il figlio maggiore è ciascuno di noi che deve decidere se rientrare in modo nuovo nella casa paterna, luogo del perdono e della festa, con il fratello minore ritornato e ritrovato! Da duemila anni e fino alla fine dei tempi, il Padre starà sulla porta ad attendere che rientriamo tutti come figli riconoscenti.

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