Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Simone prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca

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Raffaello Sanzio, La pesca miracolosa (particolare), 1515-1519, Victoria and Albert Museum, Londra.

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono (Vangelo secondo Luca).
Anche a noi, a volte capita di trovarci nella particolare situazione che sta vivendo Pietro: abbiamo faticato tanto e non abbiamo preso niente, ci siamo dati da fare senza riuscire a raggiungere i nostri intenti; questo tendenzialmente ci porta a sentirci vuoti e persi, come se il mondo intorno a noi stesse per crollare. Nella vita accadono eventi, esperienze che disincantano, facendoci così scoprire che la realtà è ben diversa da come ci eravamo illusi che fosse. Tutto sembrava scorrere secondo normalità, ma poi ci si accorge che, scavando, c’è una realtà più profonda e vera, con la quale dobbiamo fare per forza i conti. Pensavamo di essere invincibili, sicuri, padroni del nostro destino, ma poi la vita sembra schiaffeggiarci e noi ci sentiamo feriti nel profondo. Mentre Pietro e i suoi compagni sono alle prese con i loro fallimenti, con le loro frustrazioni, ecco che arriva un uomo a scompaginare del tutto il loro universo già precario. Questi pescatori, questi uomini, vivendo il fallimento proprio davanti a tutta la folla che attornia l’uomo di Nazareth, si trovano a sperimentare anche un profondo senso di umiliazione. Davanti agli occhi del mondo – in questo caso gli abitanti di Cafarnao – non sono più nessuno, sono nudi davanti a loro. Eppure quell’uomo non sembra perdere la fiducia verso quel gruppo di pescatori, chiede addirittura di poter salire sulla loro barca invitando poi Simone a scostarsi dalla riva. Pietro si ritrova così ad ascoltare le parole del Maestro. Forse avrebbe preferito andarsene a casa, aveva già tanti problemi, ma quell’uomo lo aveva pregato con insistenza, voleva a tutti i costi la sua barca, una barca che faceva acqua da tutte le parti, come la vita del suo proprietario. Non sappiamo di preciso cosa disse quel giorno Gesù, ma “solo” che annunciò la parola di Dio. Quelle parole devono di certo aver risuonato nel cuore di Pietro, perché lui dirà: “sulla tua parola getterò le reti”. Le parole “prendi il largo” che effetto devono aver fatto in Pietro? In un primo momento forse ha risposto quasi scocciato: “abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”! Ma poi ripensando alle parole di quel maestro, rigioca la sua vita… la vita che era prima nelle sue mani ora la pone nelle mani di un altro, si butta, si fida, per questo getta di nuovo le reti. Pietro mai avrebbe immaginato che lui e i suoi compagni potessero fare una pesca così straordinaria e inimmaginabile. Di fronte a questo dono inaspettato, sovrabbondante, Pietro si scopre peccatore. Quella notte aveva fatto l’esperienza di essere un fallito, un pescatore che tante volte si era vantato spavaldamente dei suoi successi, ora nel profondo di sé stesso scopre il male che lo abita, la miseria di cui si sente impastato, scopre di essere niente, anzi il peggio del peggio. Per questo, rivolgendosi al Maestro dice: “allontanati da me che sono un peccatore, non sono altro che un poco di buono”. Nella Bibbia la parola “peccato” significa primariamente “fallire il bersaglio”, come chi scocca la freccia sbagliando clamorosamente il centro. Il male, nella Bibbia, non è trasgredire un ordine, ma agire allontanandosi dal proprio bene. Proprio nel momento in cui Pietro sperimenta di essere un fallito sotto tutti gli aspetti, Gesù lo chiama e gli affida una mission impossibile: “ti farò diventare pescatore di uomini”! Le parole che Pietro ascolta dalla bocca di Gesù quella mattina, trovano in questa esperienza di fallimento la “terra buona” dove poter dar frutto abbondante; la vita di Pietro, che si era spenta ormai, all’improvviso rifiorisce. Io non sono il mio passato, io non sono i miei sbagli, i miei fallimenti, se qualcuno crede in me io posso essere “futuro”, nuova possibilità, un nuovo inizio sorprendente e inaspettato.

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