Riflessioni sul Vangelo di don Umberto Cocconi: vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo

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Don Umberto Cocconi

Mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni (Vangelo di Marco).

Questo brano del Vangelo è caratterizzato dalla presenza di un forte contrasto tra la sua parte iniziale e quella conclusiva. Mi immagino questo giovane pieno di entusiasmo. Forse avrà sentito parlare Gesù quel giorno nella sua città: Gerico. Un incontro che gli ha cambiato la vita. Le parole del figlio di Dio l’hanno talmente colpito da indurlo a porsi quelle domande fondamentali sulla vita, sul suo significato e su come rendere la propria esistenza meravigliosa. Si avvicina così all’uomo di Nazareth chiamandolo Maestro … questo testimonia e ci dice come questo ragazzo consideri Gesù un uomo saggio, una maestro di vita, colui che può dare un senso profondo alle sue domande. Ma c’è di più, il giovane riconosce che in lui c’è bontà, Gesù è buono, un maestro che non inganna, un maestro autentico, vero e affidabile. Si può credere in lui! Ecco allora che gli pone la domanda: “Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. È una domanda centrale, che forse noi non ci poniamo più, visto che siamo presi solo dalle cose “sensibili”, materiali. A questo giovane invece interessa che la sua vita abbia una profondità, che non sia preda dell’effimero … è alla ricerca di una vita piena di significato, che sappia andare oltre il tempo e le apparenze. Gesù allora gli ricorda che per entrare nella vita eterna basta osservare i comandamenti. Ciò che colpisce è che Gesù, parlando di come sia possibile guadagnare la vita eterna, gli ricorda che i comandamenti da osservare sono quelli della seconda tavola, quelli legati al prossimo. Si poteva ipotizzare che per entrare nella vita eterna bastasse amare Dio, invece Gesù ci spiazza: per entrare nella vita bisogna amare il prossimo, fare del bene prendendosi cura di lui. Gesù gli rammenta l’importanza dei comandamenti lo guarda e lo ama …ricordandogli così che una sola cosa gli manca se vuole essere felice: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato. Perché questo tale non ha il coraggio di fare il salto mortale, di liberarsi da tutte le sue ricchezze? La parola ascoltata lo ha, però, ferito nel profondo, gli ha fatto comprendere che non è libero bensì prigioniero delle cose di cui gli è impossibile liberarsi. È incastrato, come se esse esercitassero un potere avvolgente e totalizzante su di lui. Ma io vedo in quello sguardo di Gesù: “fissatolo lo amò”, un futuro. Sì, se ne ritornò triste a casa, ma non potrà di certo dimenticare quello sguardo, posato proprio su di lui da parte del maestro buono. Forse ripenserà a quel giorno in cui lungo la strada lo vide e gli corse incontro, gettandosi poi in ginocchio davanti a lui per fargli quella domanda: “che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. E ora lo sapeva che per avere in dono la vita eterna era necessario camminare dietro a Gesù, andare con lui. Ma lui era come bloccato, le cose che possedeva gli impedivano di andare … il maestro si allontanava e lui era fermo … Solo se avesse osato di più, rischiato di più, la sua vita sarebbe stata completamente diversa. Gli risuonavano dentro le parole di quel maestro … una cosa sola ti manca … “Tra me e me mi chiedevo: Una sola? Non mi aveva chiesto mille cose da compiere … ma di compiere un passo verso di lui … e io ho detto no. E da quel giorno sono diventato triste. Ho perso la voglia di vivere, il mio entusiasmo. Sento che mi manca davvero qualche cosa nella vita, forse ho dato importanza e dunque focalizzato l’attenzione solo sulle mie cose, su me stesso, sui miei obiettivi, sulle mie necessità e sul mio ego. E, paradossalmente, è stato questo a rendere la mia vita un inferno. Aveva ragione”.

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