POLONIO KILLER

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(ANSA) ROMA – Un ‘killer’ potentissimo, poco conosciuto ed estremamente difficile da trovare sul mercato e, per questo, reperibile solo da parte di persone molto esperte. Così il chimico Antonio Malorni, dirigente al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), definisce il polonio 210, la sostanza radioattiva che ha ucciso l’ex spia del Kgb Aleksandr Litvinenko. Si tratta di un veleno micidiale che ha in chi lo ingerisce effetti immediati e la gravità del danno nei tessuti è legata alla quantità che si è assunta.

La particolarità della sostanza è la sua solubilità in ambiente acido e si distribuisce a tutti i tessuti dell’organismo provocando i suoi effetti deleteri alle arterie, al fegato , ai reni, ai polmoni , al midollo osseo. Il polonio 210 è una sostanza solida, appartenente alla categoria dei ‘metalloidi’, ed è un elemento chimico naturale e radioattivo. In natura però, spiega Malorni, il polonio "é estremamente raro: è infatti contenuto nei minerali dell’uranio che, a loro volta, rappresentano una piccolissima quantità per tonnellata di materiale".

La disponibilità di tale sostanza è quindi molto scarsa, anche se di polonio ne esistono 25 tipi: sono tutte sostanze radioattive e molto pericolose. Proprio il polonio 210, ‘incriminato’ per la morte dell’ex spia russa, è il più pericoloso tra i vari tipi esistenti. Per avere un’idea, basti pensare, sottolinea Malorni, che è "ben 5.000 volte più potente del radio e un milligrammo di polonio 210 equivale a 5 grammi di radio.

E’, insomma – afferma – la più pericolosa tra le sostanze radioattive, più dell’uranio e dello stesso radio". E’ reperibile soprattutto nelle zone di produzione dei minerali di uranio, come Africa e Siberia, ma resta una sostanza molto rara. Ma c’é un aspetto particolare che rende il polonio 210 così temibile, ed è la sua versatilità: pur essendo una sostanza solida infatti, afferma il chimico del Cnr, "ha anche una certa volatilità; inoltre, si scioglie a contatto con ambienti acidi, come è appunto il nostro organismo, e ciò vuol dire che, se ingerito, entra in circolo molto facilmenté. Quanto alle modalità con cui questo ‘killer’ è in grado di colpire, sono varie: "E’ possibile contaminare con il polonio 210 dei cibi o delle pastiglie, ma è anche possibile che venga inalato o che agisca per semplice contatto con la pelle in presenza di piccole escoriazioni".

Inoltre, per uccidere una persona, ne basta una quantità piccolissima: 7 miliardesimi di milligrammo è, infatti, ricorda Malorni, la quantità massima di tale sostanza radioattiva tollerabile dal nostro organismo. L’effetto sull’uomo è dunque devastante: "Si muore, naturalmente, per conseguenza della radioattività, in quanto – spiega lo specialista – si innesca un meccanismo per cui le cellule iniziano a morire ‘bruciate’. Si ha, cioé, un effetto massivo che l’organismo non è in grado di fronteggiare, perché non è capace di ‘rimpiazzare’ in tempi brevi la grande quantità di cellule ‘bruciate’". 

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