Una centrale solare orbitante, la grande ambizione cinese

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Gli scienziati di Pechino sono convinti di poter catturare l’energia dalla stella mandando nello spazio una complicata “struttura”

Nei laboratori di Chongqing
Anche a notte fonda, anche di inverno, anche con le nuvole. La Cina è convinta di poter catturare l’energia del sole 24 ore al giorno, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno. Si può fare, assicurano i suoi scienziati, a patto di costruire una centrale fotovoltaica in un posto speciale. Non quaggiù sulla Terra, ma più in alto di albe, tramonti e delle bizze del meteo: in orbita, come un satellite. Sempre esposta ai raggi della nostra stella, infinitamente più capace di assorbirne l’energia. Fantascienza? Stando a quanto racconta il “Science and Technology Daily”, ufficialissimo quotidiano di regime, nei laboratori di Chongqing i ricercatori dell’Accademia cinese delle tecnologie spaziali stanno già lavorando per trasformarla in realtà. Non ancora a buon punto, bisogna ammetterlo, ma comunque abbastanza avanti per poter cerchiare in rosso alcune date sul calendario. Il primo prototipo dovrebbe decollare nel 2025, la struttura vera e propria nel 2050, iniziando ad illuminare fabbriche e metropoli del Dragone.
I test di Usa e Giappone
Tutto da prendere con il beneficio del dubbio, scientifico e non. Si sa che l’ansia cinese di accreditarsi come nuova superpotenza hi-tech spinge spesso i suoi scienziati a sacrificare il realismo. Ma che una centrale solare in orbita sia ipotesi percorribile, lo testimonia il fatto che tanti altri Paesi, dagli Stati Uniti al Giappone, ne abbiano ragionato per anni. La Cina ora rilancia il progetto, che sta all’incrocio di due delle grandi ambizioni epocali del presidentissimo Xi Jinping. Una terrestre: convertire la vorace economia nazionale, sfamata da tonnellate di carbone, alle rinnovabili, restituendo ai cittadini i cieli azzurri offuscati dallo sviluppo. E una celeste: sfidare la superpotenza americana anche nello spazio, fino a ieri colonizzato da bandiere a stelle e strisce. Pechino ha appena conquistato il lato oscuro della Luna, l’inizio della riscossa, sta per mandare in cielo una Stazione spaziale internazionale, che promette aperta al mondo, e una navicella su Marte, progetta passeggiate lunari per i suoi cosmonauti. «Siamo ancora molto distanti dalle potenze spaziali», ha detto di recente Wu Weiren, capo del programma di esplorazione della Cnsa, la Nasa cinese. «Dobbiamo accelerare».
La batteria celeste
E cosa meglio per alimentare il sogno di una inesauribile batteria celeste? «Fornirebbe energia per il 99% del tempo e a un’intensità sei volte maggiore rispetto ai campi fotovoltaici sulla superficie», spiega uno dei ricercatori dell’Accademia impegnati nello sviluppo. Al momento non si sono ancora visti disegni ufficiali della centrale orbitale, ma secondo alcuni esperti la forma ideale sarebbe quella di enorme costellazione di specchi, forse disposti a formare un cono, in modo da incanalare la luce verso un collettore posizionato al centro e convertire il calore in energia elettrica. Restano giusto da risolvere due o tre problemi ingegneristici di portata epocale. Il primo è come trasportare quel flusso di potenza giù sulla Terra. Un’ipotesi è quella di “sparare” delle microonde verso enormi campi di raccolta distesi sulla superficie. Diversi scienziati in giro per il mondo ci stanno lavorando, ma le incognite al momento restano enormi, inclusi gli effetti che questo potentissimo raggio potrebbe avere sull’atmosfera e la salute. Il secondo problema è come elevare a 35mila chilometri di altezza la struttura, il cui peso non sarebbe inferiore alle mille tonnellate, venti volte quello della Stazione spaziale internazionale. Qualcuno suggerisce di snellire i pannelli solari, altri, fantascienza che si aggiunge alla fantascienza, di realizzare gran parte della costruzione direttamente in orbita, con l’aiuto di enormi stampanti 3D.
Duemila Gigawatt
I più entusiasti tra gli esperti sostengono che la centrale potrebbe produrre un flusso costante di 2.000 Gigawatt, contro i neppure 2 del più esteso campo solare oggi in funzione sulla Terra. E che, oltre che quaggiù sulla superficie, la sua energia potrebbe essere indirizzata ancora più su, verso navicelle e satelliti, una sorta di stazione di servizio galleggiante per i veicoli spaziali della Cina.
Ovviamente il costo è proporzionato all’impresa: centinaia di milioni solo per avere il primo prototipo, un giocattolino in scala ridotta, miliardi per la struttura vera e propria. Le tasche del Dragone sono senza fondo, specie per i progetti che considera strategici, ma è ancora presto per capire se questo lo diventerà. 11 MARZO 2019
Fonte Link: repubblica.it

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