Parma di Alberto Bevilacqua

Alberto Bevilacqua, Scritture
Spread the love


Parma è la città dove sono nato.
 Una città che è sempre stata divisa in due parti nette, separate da un torrente: la parte degli eredi delle grandi aziende e dei duchi – oggi dei ricchi, titolari dei grandi capitali del mondo economico, e l’Oltretorrente – dove sono nato io, un quartiere povero, specialmente quando ero bambino, ma ricco di genialità. Qui ho assimilato i primi scontri sociali, le prime infamie razzistiche. L’Oltretorrente era di marca anarchica, mentre l’altra parte era bianca, di marca opposta.

L’Oltretorrente si era formato con Maria Luigia d’Austria; poi, con altre duchesse e altri principi, arrivarono, da ogni parte d’Europa, artigiani, intrattenitori, attori, tanto è vero che mia madre si chiamava Cantadori, un nome che rimanda allo spagnolo cantadores, cioè trovatori di strada.

Parma è la mia città di supporto, una città che ho “odiosamato”. Ma il mio ambiente, mio paradiso e mio inferno, è il Po. La sua vastità di acque – ora terribili, in piena, ora come mare trasparente -, le sue lanche, il gran bosco della Mesola che sembra un’Amazzonia, sono stati la mia ispirazione, il mio rifugio, il mio asilo. Qui ho trovato il filo di mistero che mi ha aiutato prima a vivere, poi a scrivere. Qui ho incontrato per la prima volta la magia, la follia creativa.

Una città in amore è la storia dell’anarchico più famoso che Parma abbia mai avuto: Picelli, che si inventò una forma di guerriglia contro Balbo in qualche modo giunta fino ad Alberto Bayo e ai guerriglieri cubani. A D’Annunzio che voleva andare a combattere con lui rispose: “Rimanga dov’è, questa è una città in amore della vita”.

Sono un parmigiano rossiniano: amo Rossini, che è ancora in parte sconosciuto, ma in alcune cose, come il Mosè, è un genio assoluto, paragonabile a Mozart.

Le mie preferenze pittoriche vanno all’Antelami, che ha scolpito il Battistero di Parma e la più grandeDeposizione del Duomo. Poi al Parmigianino: un pittore di quelli che ne nasce uno ogni mille anni e che fanno una triste fine.

Dal sito di Alberto Bevilacqua 

Lascia un commento