Il Festival di Salisburgo alza il sipario

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(lastampa.it) VIENNA
Si alza oggi il sipario sul celebre Festival di Salisburgo, la principale rassegna europea di musica, teatro e letteratura, chiamata in vita nel 1920 da Max Reinhardt, Hugo von Hofmannsthal e Richard Strauss, in programma tutti gli anni per cinque settimane nella città che diede i natali a Mozart: quest’anno dal 25 luglio al 30 agosto.

«Il gioco dei potenti» è il motto che ispira questa edizione che segna anche l’ultima stagione firmata dal sovrintendente Juergen Flimm, il regista tedesco che lascia anzitempo perchè dall’anno prossimo andrà a dirigere la Staatsoper a Berlino accanto al direttore musicale Daniel Barenbooim (gli succederà l’austriaco Alexander Pereira sovrintendente ora a Zurigo). Come sempre, con un’offerta mammut di circa 200 recite complessive (oltre 250.000 biglietti venduti) il problema per il visitatore, oltre ai costi, è orientarsi. I biglietti, specie per le prime delle opere, costano svariate centinaia di euro (fino a 400) ma con un pò di fortuna, e comprandoli con ampio anticipo, si trovano anche a poco (10-15 euro i posti dove si vede male, e lontani dal palco).

Lo scorso anno le entrate dai biglietti sono state di 25 milioni di euro (su un bilancio di 49 milioni). Posto centrale spetta all’opera monumentale di Luigi Nono «Al gran sole carico d’amore», un’azione scenica senza classica drammaturgia. Collage di testi di Brecht, Gorki, Pavese, Rimbaud che rimandano all’eterno femminino nella vita, nella guerra, nell’amore e si alternano a frammenti e anticipazioni della rivoluzione cubana, quella russa del 1917, la Comune di Parigi e la Resistenza italiana. In fondo, scrive Flimm in una nota, «quest’opera è un grande Requiem alle speranze deluse e al fallimento delle utopie». La regia è dell’inglese Katie Mitchell, Ingo Metzmacher dirige i Wiener Philharmoniker.

L’onore dell’inaugurazione, stasera al Grosses Festspielhaus, va all’opera di Georg Friedrich Haendel, Theodora, diretta dal maestro Ivor Bolton. La regia della nuova produzione è del tedesco Christof Loy.

Sempre nel Grosses Festspielhaus si alternerà un’altra promessa di questa edizione: il nuovo allestimento dell’opera di ispirazione biblica di Gioachino Rossini, «Moises et Pharaon», con la regia, la sua ultima qui, dello stesso Flimm. Sul podio dei Wiener Philharmoniker, il maestro Riccardo Muti, un vero veterano del Festival con quasi 40 anni di ininterrotta (e celebratissima) presenza: a invitarlo la prima volta nel ’71 fu Herbert von Karajan, deus ex machina del Festival per decenni.

Altra nuova produzione è «Così fan tutte» con cui si chiude il ciclo delle tre opere del geniale duo Mozart-Da Ponte firmate dal regista tedesco Claus Guth (Don Giovanni è stato presentato lo scorso anno, mentre Le Nozze di Figaro viene riproposto anche quest’anno). Adam Fischer dirige i Wiener Philharmoniker nell’Haus fuer Mozart (casa per Mozart). Completa la lista delle novità, il Fidelio di Ludwig van Beethoven presentato in versione di concerto dal maestro Daniel Barenboim che dirige la sua Orchestra del West-Eastern Divan arabo israeliana.

Il programma, oltre alle riprese dei precedenti allestimenti, è arricchito inoltre da una fitta presenza grandi soliti e orchestre ospiti, oltre che da una nutrita sezione prosa. I maestri Nikolaus Harnoncourt, Pekka Salonen, Franz Welser Moest, Gustavo Dudamel, Mariss Jansons, Valery Gergiev, Simon Rattle, solo per citare i principali; i pianisti Maurizio Pollini e Martha Argerich; e i cantanti Thomas Quasthoff, Ronald Villazon, Anna Netrebko e Magdalena Kozena. Il discorso alla cerimonia di inaugurazione sarà tenuto dal giovane talento letterario austro tedesco, Daniel Kehlmann (La misura del mondo, Feltrinelli), che cura anche il programma letterario del Festival.

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